Se quasi eravamo sul punto di credere che la famiglia, l’istituzione che conosciamo novecentesca, «società complessa non soltanto di interessi e di affetti, ma soprattutto dotata di una propria consistenza che trascende i vincoli che possono temporaneamente tenere unite due persone» (così la definisce Moro nel 5 novembre 1946 – la citazione la si può leggere in un saggio: Vittorio Caporrella, La famiglia nella Costituzione italiana, La genesi dell’articolo 29 e il dibattito della Costituente, in www.storicamente.org, che fornisce un quadro importante), se credevamo che nella sua forma, nata romantica, cresciuta mononucleare, quella bizzarra e affascinante fioritura della storia in cui l’amore di due esseri umani pretende di fondare qualcosa di più pesante di se stesso, qualcosa di prolifico, legato al resto della società, radicato e volto al futuro, se pensavamo che la famiglia non fosse ormai che un fiore spampanato, secco, destinato a concimare qualcos’altro, abbiamo dovuto ricrederci.
La famiglia così come l’abbiamo conosciuta ha ancora una grandissima forza d’attrazione. Da un po’ di tempo le famiglie omogenitoriali dimostrano che la forza propulsiva dell’idea di famiglia fondata sull’amore – sulla libertà dell’amore, sulla scelta reciproca dei coniugi – e su una coppia che ha come orizzonte la procreazione, non si è esaurita affatto. Se è chiaro che il dettato costituzionale non teneva conto, non aveva considerato, la possibilità dell’unione prolifica di due uomini o di due donne, è vero che non c’è nulla nell’art.29 che possa escludere dal novero delle famiglie quella speciale “società complessa” formata da due uomini o due donne e dai loro figli biologici o non biologici; tranne forse il concetto di “società naturale”, concetto controverso, che non riesce a liberarsi dell’impronta dell’alveo che lo ha prodotto (l’idea cattolica di diritto naturale), che non riusciva all’epoca ad essere condiviso e a maggior ragione non ci riesce adesso.
La famiglia è viva e come suo nucleo propulsore rivendica ancora la libertà. Ma c’è dell’altro. Le famiglie omogenitoriali esercitano oggi una loro intensa fascinazione: sono famiglie con una componente progettuale molto forte, famiglie coscienti della propria funzione civile, orientate a rivendicare e a giocare fino in fondo il proprio ruolo nella formazione e nella trasformazione della società. Famiglie in cui, come in certe famiglie cattoliche impegnate nel sociale solidalmente e in ciascuno dei membri, la coscienza di essere famiglia e dell’importanza dell’essere famiglia, è massima: famiglie consapevoli. Ho idea che la Repubblica italiana all’epoca della sua formazione avrebbe ringraziato se avesse visto moltiplicarsi famiglie così: non tutte uguali, diversamente orientate in politica, diverse per fede religiosa, ma mai distratte rispetto al proprio vivere civile, famiglie consapevoli, di se stesse, e della società che vanno formando.
Varrebbe la pena, da parte libertaria, ma anche da parte cattolica, invece di schierarsi pro o contro il matrimonio omosessuale, raccogliere la provocazione che c’è nell’evidenza della persistenza della forza d’attrazione della famiglia. Come mai è così vivace, mentre la davamo per spacciata. Cosa c’è da buttare nelle famiglie, cosa c’è da salvare? Possiamo provare a capire insieme, famiglie etero e omogenitoriali, cosa serve alle famiglie per farsi nutrimento, nidi di libertà e coscienza e non precipizi di oppressione e cecità. La famiglia può rivelarsi un campo ben più aperto di quanto taluni di noi hanno immaginato. È chiaro, la famiglia è una struttura di potere, di potere ineguale e lo è per forza, anche nella massima parificazione giuridica tra i coniugi, sancita dalla Costituzione, perché rimane la sperequazione di potere rispetto ai figli. È inevitabile. La consapevolezza aiuta a fare i conti con quel potere che non è per forza demoniaco. Può diventarlo, certo, ma non per forza. Alcuni e alcune di noi hanno pensato che la famiglia si esaurisse in quel potere e che quel potere fosse antitetico, nemico della libertà. Ma se si vogliono crescere i bambini, con il potere è necessario fare i conti. È una occasione. Sappiamo dalla storia, che la trasmissione attraverso le generazioni, che si è dipanata all’interno di alcune famiglie ancora prima che nella scuola, è stata talvolta, in Italia in epoca fascista, un incubatore per un seme di libertà che passava dai genitori alle figlie e ai figli, dalle zie ai nipoti, il seme di una pianta che non è mai morta e che sta germogliando ancora.
Libertà e potere nella famiglia giocano insieme, non può che essere così. Perché non giochino nel modo peggiore, è bene che la società sappia essere bilanciamento del potere familiare, ma perché lo sia deve essere in primo luogo capace di accogliere, di riconoscere le famiglie e le questioni che pongono. Perché i rischi che corrono davvero le famiglie sono la solitudine, l’isolamento, la povertà, l’abuso di potere, la violenza, la mancanza di libertà e di autonomia dei suoi membri. Questioni che riguardano l’intero tessuto sociale e, allo stato dei fatti, le famiglie eterogenitoriali ben più delle altre.
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