Stamattina, dopo aver bevuto il mio caffelatte, ho accesso il computer convinto di trovare una versione speciale del logo di Google, per celebrare la giornata mondiale contro l’omofobia. E invece no: c’era la solita homepage colma di bianco per le banali giornate in cui non si festeggia nessun compleanno, nessun anniversario, nessun evento storico. Sono quei giorni in cui il nostro amato motore di ricerca sembra dirti: “Fila a lavoro, non c’è nulla da festeggiare, non c’è nulla da commemorare oggi”. Sarà, ma secondo me un piccolo sforzo creativo i nostri amici della Google potevano farlo.
Il 17 maggio infatti non è una data come tante, ma è il giorno in cui si festeggia l’uscita dell’omosessualità dall’elenco delle malattie. Sono ormai passati ventidue anni da quando, con uno scandaloso ritardo, l’Oraganizazzione Modiale per la Sanità prese questa decisione, segnando una delle vittorie più importanti per il popolo LGBTIQ. Da allora di strada se ne è fatta tanta: nei paesi più civili si sono approvate leggi che permettono alle coppie di gay di contrarre unioni civili, di sposarsi, di adottare bambini o di ricorrere a tecniche di inseminazioni artificiale, cancellando di fatto ogni tipo di discriminazione per orientamento sessuale. In Italia, si sa, siamo ancora all’anno zero per quanto riguarda i diritti civili e soffocate dalla cappa clericale e/o cattocomunista nè la destra nè la sinistra sono ancora riuscite ad approvare una legge che tuteli le coppie gay tantomeno una legge contro l’omofobia. Io oggi alla politica, o meglio ai tecnici, mi sento di chiedere questo: una piano nazionale contro la omofobia. Non penso a una normativa basata sulla repressione e sull’inasprimento delle pene per chi commette violenze per odio verso la comunità LGBTIQ, non m’interessa e non penso sia utile perpetuare la violenza attraverso lo strumento obsoleto del carcere. Vorrei piuttosto che si stanziasero fondi per una ingente campagna di prevenzione nelle scuole, nelle famiglie, nei centri di aggregazione per iniziare un lavoro culturale in grado di fermare la mattanza di suicidi, violenze, depressioni che l’omofobia causa, esattamente come la crisi economica. Vorrei che che ci riprendessimo il nostro diritto alla felicità, che alla sobrietà e al silenzio su questi temi, contrapponessimo la libertà e la voglia di essere ciò che si è, anche con il colore, anche con l’eccesso se ci va. Nel 2012 l’omosessualità deve sapere pronunciare il suo nome ( e meriterebbe pure un doodle).
rita
17 maggio 2012 at 21:48
Il nodo centrale è la Chiesa cattolica che, secondo una bella fetta di opinione pubblica, interferisce, invade la sfera politica, non si limita a dire la sua come ovviamente ha diritto di fare (e questo lo dico io, perchè per invece qualcuno la chiesa non ha neanche il diritto di esprimere opinioni).
Allora c’è un modo per dare un taglio a questa prassi ed è a costo zero, non abbisogna dello stanziamento di fondi: smetterla di far battezzare i propri figli, smetterla con quel conformismo religioso che dà la nausea, oggi molto più di ieri e che pure, oggi come ieri, si traduce in un 90 per cento e passa di battezzati.
Quando la percentuale diminuirà drasticamente e gli “iscritti” saranno molti di meno, ecco che le gerarchie ecclesiastiche perderanno immediatamente molto del loro potere.