A Calabria Ora, quotidiano diretto dallo stesso direttore degli Altri, è arrivata una lettera della Fai, la Federazione anarchica informale. Tra le altre cose indica due futuri bersagli: il presidente di Equitalia Sud e Mario Monti. Ci sono dubbi sull’autenticità della lettera ed è difficile dire quanto sia da prendere sul serio il messaggio. La Fai ha già colpito una volta, ferendo a Genova l’ad di Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi: che non scherzi è dunque certo. D’altra parte è difficile pensare a un gruppo armato che indica in anticipo i nomi dei suoi bersagli, giusto per consentire al ministro Cancellieri di rimpinguare per tempo la sorveglianza.
Quanto al presidente del consiglio, prenderlo di mira sarebbe stato proibitivo anche per le Br degli anni ’70, che avevano effettivi, fiancheggiatori e doti militari acquisite sul campo ben superiori a quelle della Fai. Difficilmente i due obiettivi indicati tanto platealmente diventeranno davvero oggetto di attentati. Ciò non toglie che un’insorgenza violenta in Italia c’è, è reale e la Fai ne è solo un aspetto. Sorvolando sul fiume di sciocchezze retoriche e per lo più ipocrite con cui la stampa commenta questo fattaccio inedito da oltre vent’anni e forse addirittura trenta, la cosa stupefacente è solo che queste scintille di insorgenza arrivino così tardi e che siano ancora, appunto, solo scintille.
Non è che siano poi tanti gli elementi che spingono alla violenza. Uno, quello fondamentale, è la chiusura di ogni spazio democratico: quasi sempre ricorre a strumenti estremi chi ritiene di non averne più a disposizione altri. Fu così negli seconda metà degli anni ’70, quando l’aberrazione del compromesso storico chiuse ogni spazio e moltiplicò in misura esponenziale gli arruolamenti nei gruppi armati e le violenza diffusa. Oggi la democrazia reale è stata garrotata ancora più di allora. Stavolta nemmeno c’è stato bisogno di elezioni finite in parità, come nel ’76. Il podestà straniero, quel commissario liquidatore che risponde al nome di Mario Monti, lo hanno imposto senza bisogno di alcun voto.
Un secondo elemento necessario è la disperazione. Nella seconda metà dei ’70 ce n’era parecchia, eppure era quasi un’età dell’oro a paragone della prigione a cielo aperto che banchieri e politicanti d’accatto hanno costruito chiamandola Europa. Quella disperazione può prendere due strade: l’autolesionismo, da cui i suicidi degli ultimi mesi, o la violenza. Difficile sostenere che tra le due opzioni la peggiore e meno vitale sia la seconda.
Non significa che dietro l’angolo ci sia un nuovo terrorismo come quello degli anni ’70. Le cose sono troppo diverse da allora, per fortuna, e il solo fatto che quella stagione ci sia stata rende impossibile una sua ripetizione. In compenso è probabile che la pace sociale e la totale assenza di illegalità e violenza che ha segnato l’ultimo trentennio sia finita.
Ci si perdoni la bestemmia, ma non c’è da stracciarsene le vesti. L’anomalia storica sono stati questi tre decenni senza conflittualità sociale, mica il contrario. Quella pace sepolcrale, in fondo, era il segno e il fiore all’occhiello della dittatura sociale che abbiamo subito da tre decenni e che ha portato le cose al punto catastrofico in cui sono. Proprio non c’è da rimpiangerla, Fai o non Fai.
andrea colombo
18 maggio 2012 at 08:22
Antonio, ma perché “strano”? Certo che questi non contano una mazza, ma buona parte di quelli colpiti dal terrorismo dei 70-80 non contava una mazza. Chi gli sparava non lo capiva, e pensava di “disarticolare” il fronte nemico. Oppure lo capiva e pensava che anche il caporale in fabbrica non contava un cazzo, però era lui che sorvegliava (e puniva) per conto di chi contava…
Ilragionamento di Tepozzino invece mi pare davvero dietrologioco. Se uno lo prende per buono allora finisce dritto dritto a condividere le paranoie di Flamigni e della dietrologia propriamente detta sul terrorismo dei ’70. Ora io non ho la minima idea di chi siano questi della Fai, però ho un’idea molto chiara di chi erano i teroristi di allora. So che la dietrologia, in quel caso, ha solo confuso le acque e aiutato a non capire niente. Sospetto che riapplicare quel metodo all’oggi otterrebbe lo stesso risultato.
Tepozzino
18 maggio 2012 at 09:34
Vabbè, è a casa sua e mi pare ineducato replicare ulteriormente cercando di argomentare la differenza tra dietrologia e approccio critico. +
La ammiro molto per quello che scrive (di solito).
Con immutata stima.
Marco Tarantino
17 maggio 2012 at 19:48
Il punto centrale, secondo me, è il rapporto tra democrazia e conflitto. Uno stato che non consenta almeno un certo livello di conflittualità sociale, ma che anzi la neghi totalmente, è come una pentola a pressione che, prima o poi, farà sentire dei borbottii sempre più forti. Questa dinamica è dimostrata nei fatti più o meno recenti. Ovviamente le forme che il conflitto ha preso finora, tra “anarchico” e proclami deliranti delle “nuove BR”,sono assurdi prima.che inaccettabili. Vi vorrebbe invece una forza politica capace di leggete e orientare la conflittualità sociale
andrea colombo
17 maggio 2012 at 19:02
Proprio non posso essere d’accordo con questi interventi e mi pare di risentire i discorsi di quarant’anni fa, quando le Brigate erano “sedicenti” rosse.
Non trovo una sola argomentazione a favore dell’ipotesi dietrologica e complottarda se non la logica più fuorviante che esista: quella del cui prodest. Se c’è un ragionamento che non andrebbe mai e poi mai fatto è proprio quello che si basa sul cui prodest: si sbaglia quasi sempre.
Poi, anche sul terrorismo “storico”, non sarebbe male chiarire alcune cose. Personalmente penso che abbia una gravissima colpa sul piano umano, quella di aver ammazzato gente inutilmente, e che, almeno per quanto riguarda le Br, fossero organizzazioni politicamente inaccettabili perché staliniste e vetero-comuniste.
Ma la responsabilità storica che una vulgata bugiarda gli attribuisce, quella di aver provocato la sconfitta storica degli anni ’70, quella il terrorismo italiano proprio non ce l’ha. Le cose sarebbero andate esattamente allo stesso modo con o senza le armi. La controffensiva che ci ha sfondato nell’80 ci sarebbe stata comunque, e infatti c’è stata ovunque anche nei paesi che la lotta armata non l’avevano conosciuta. Avrebbero vinto comunque, e avrebbero costruito la dittatura che hanno costruito anche se bierre fosse stata solo una marca di birra.
Le minchiate sulla sconfitta provocata dal terrorismo, su Moro che se non l’ammazzavano avrebbe reso l’Italia un paese quasi socialista,sul complotto che a impedito all’Italia (si scrive così ma si legge Pci) di raggiungere magnifiche sorti e progressive che lo attendevano sono frutto solo di unba riscrittura della storia fatta apposta per giustificare le innumerevoli cazzate fatte dal Pci medesimo.
Tepozzino
17 maggio 2012 at 19:41
Che il PCI abbia fatto innumerevoli cazzate è un punto che mi trova d’accordo. Dalla svolta antigarantista, all’alleanza con la magistratura (specie quella inquirente) scelte che hanno modificato irreversibilmente il DNA dell’elettore medio di sinistra. Però l’attentato di Genova mi lascia perplesso. Innanzi tutto per l’obiettivo: un manager di un’azienda di Stato facente parte di un Gruppo da tempo nell’occhio del ciclone delle Procure di mezza Italia. Un Gruppo Statale che nei piani di Berlino (ma direi pure di Washington) deve essere spezzettato e privatizzato per essere infine probabilemnete cancellato dal mercato. Se fossi un inquirente mi chiederei, chi si oppone allo spezzatino? Non di certo l’attuale maggioranza parlamentare. Forse il management interno? E più in generale, siamo sicuri che l’annunciato dispiegamento dell’esercito a tutela di ben 14.000 obiettivi sensibili non serva per presidiare le piazze e scoraggiare anche la protesta pacifica? Ripeto, la rivendicazione con una settimana di distanza dal fatto mi sembra fuori tempo massimo. Oltre pure i non tempestivissimi tempi della Falange Armata.
Antonio Altieri
17 maggio 2012 at 20:03
Andrea, io ho solo scritto che le ragioni del conflitto non stanno qui e che quindi è strano prendersela con gli pseudofantasmi che si agitano qui, perchè costoro non contano una mazza.Le decisioni e le responsabilità sono altrove. O non lo credi?
Tepozzino
17 maggio 2012 at 11:49
L’ipotesi dietrologica è l’unica credibile. Oltre tutto questo FAI ricalca i tempi di rivendicazione della Falange Armata che negli anni 90, dopo l’ascolto del TG, rivendicava tutto il rivendicabile. Insomma questo FAI svolge la funzione del cacio sui maccheroni, piattino rinomanto della premiata trattoria napolitana Draghi&Monti.
mario
17 maggio 2012 at 08:51
io, invece, sono molto stupito da questo articolo. dici, giustamente, che non siamo di fronte a un nuovo terrorismo tipo anni 70 però in qualche modo sembri far intendere che dietro questi “terroristi” ci sia qualcosa di autenticamente legato alla protesta e al disagio. non riesco a crederci. con tutta la buona volontà mi è impossibile pensare che possano esistere delle persone così profondamente idiote nella scelta degli obiettivi e dei tempi e, allo stesso tempo, così organizzate e determinate. mettere a rischio la propria vita e la propria libertà per far del male a persone (mediaticamente e politicamente) totalmente sconosciute con il solo (ovvio) risultato di prestare il fianco a politiche repressive per il governo è una cazzata troppo evidente per essere vera. Non so, magari abbiamo a che fare con una nuova generazione di terroristi “diversamente abili”, una sorta di dislessia del terrore. l’altra ipotesi, quella dietrologica mi sembra molto più probabile.
Antonio Altieri
16 maggio 2012 at 19:27
Tutto giusto quello che scrivi Andrea ma c’è una cosa che salta agli occhi, una differenza sostanziale tra gli anni ’70 ed oggi. Allora il conflitto era politico, o,meglio, tra politica e politica.
Il Partito Armato scatenò una guerra civile contro una Classe Politica (torva ed agguerrita) che aveva la sua Cabina di regia qui,in Italia.
Oggi, senza essere degli appassionati cultori di Paolo Bernard, è del tutto evidente che la Cabina di regia è altrove e che il conflitto è tra Finanza e “customers” (loro chiamano così i cittadini)… disobbedienti perchè troppo pensanti.
Troppe coincidenze.
A maggio quelli del Bildenberg si riuniscono e subito dopo saltano le teste di Berlusca e Papandreu e arrivano super Mario e Papademos.
Tu mi dirai: ma queste sono cose che sappiamo bene.
Appunto!
Possibile che solo quelli del FAI non le sappiano? Che si mettano a stilare proclami, gambizzare dirigenti,minacciare sfracelli…ma dove? Qui?
Qui c’è il nulla, è una amara constatazione, ma è così: una Classe Politica di pugili suonati assolutamente ininfluenti.
Le decisioni si prendono altrove e i “servi sciocchi” si limitano ad applicarle,qui, come (hanno tentato) in Grecia e poi Irlanda ecc…
Solo il FAI non lo sa? Ma davvero?
Non senti..lontano lontano…un certo odore di bruciato?