Se il tumore va via
col mocio Vileda

Grazia De Michele Pubblicato da
il 16 maggio 2012.
Pubblicato in Queer.

Hai avuto un cancro al seno? Sei una donna e in quanto tale rischi di averlo, visto che ormai una donna ogni otto in Italia si ammala? Vileda ha la soluzione per te! Sì, avete letto bene. Vileda, quella del mocio. Oggi, anno domini 2012, comprando secchio, scopa e mocio Vileda, di rosa vestiti per l’occasione, potrete aiutare la ricerca sul cancro. Che ricerca? Quella finanziata da Susan Komen Italia, primo affiliato europeo della ben più nota organizzazione statunitense Susan Komen for the Cure. Quest’ultima è in realtà da tempo nell’occhio del ciclone. Per promuovere il suo impegno nella “lotta” contro il cancro al seno, Komen non disdegna infatti di farsi sponsorizzare da catene di fast-food e dall’industria cosmetica e alimentare i cui prodotti contengono sostanze sospettate di essere correlate con il cancro al seno. A destare critiche sempre più forti è anche, tuttavia, la cosiddetta “cultura del nastro rosa” promossa dalla fondazione. Sono ormai centinaia i prodotti disponibili negli Stati Uniti, ma anche in Europa e in Italia, che si rifanno il look in occasione delle manifestazioni più varie convocate in nome di una non meglio identificata “battaglia” contro il morbo. Si tingono di rosa, il colore simbolo del femminile, almeno nel mondo occidentale. Di un femminile domato, da cui non ci si aspetta troppe domande. Domande come “perché il numero di casi di cancro al seno aumenta sempre di più?”, “perché si ammalano donne sempre più giovani?”, “perché dopo decenni di ricerche non si conoscono ancora le cause della malattia?”.

Da febbraio del 2000 Komen è presente anche in Italia e organizza ogni anno “Race for the Cure”, una maratona il cui scopo – così si legge sul sito – è quello di “esprimere solidarietà alle donne che si confrontano con il tumore del seno e di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione”. La maratona diventa l’occasione per promuovere tra i partecipanti l’acquisto di mercanzie varie, i cui produttori sponsorizzano la manifestazione. Quest’anno tra gli sponsor c’è anche Vileda con la sua “Linea Rosa” di cui fa parte – ci annuncia lo spot (televisivo?) – Super Mocio 3 Action, i guanti Sensitive, la Scopa viStyle, il panno in cotone e microfibra. Tutti rigorosamente rosa. Tutti rigorosamente per le donne che, abbiano o meno avuto il cancro al seno, saranno ben felici di utilizzarli per tenere pulito il focolare domestico, luogo di cui madre natura le ha fatte regine. E anche quando il cancro le avrà colpite non si sentiranno certo sole. A far loro compagnia ci saranno le migliaia di donne che ogni anno si ammalano in numero sempre crescente in Italia e nel mondo. Ci sarà Komen a far fare loro un po’ di moto con una corsetta una volta l’anno. Ah certo, ci sarà anche il Super Mocio 3 Action Rosa, loro fedele alleato, che, come una bacchetta magica, scaccerà via il male per sempre. E tutti vissero felici e contenti.

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10 Responses to Se il tumore va via
col mocio Vileda

  1. Maria Riccardi.

    22 maggio 2012 at 09:29

    Grazia… Sei proprio fuori strada! Ma tu la conosci la Komen Italia? Hai mai partecipato ai loro programmi di prevenzione? Hai mai speso due minuti del tuo tempo per capire cosa fa invece di vomitare livore? Sono una donna operata… e sono stata operata in tempo perché partecipando con un’amica alla Race for the cure sono stata convinta a fare quei controlli che non avevo mai voluto fare… e patatrac… scoperto il mio tumore in fase iniziale. Io alla Komen dico grazie!!! E chi se ne frega del Mocio…. Io so solo che con la Komen facciamo tantissime iniziative di prevenzione in tutta Italia insieme ad altre associazioni e tante donne riescono ad avvicinarsi alla prevenzione e ad alimentare il passaparola. La Komen forma medici e infermieri a sue spese, finanzia programmi di supporto psicologico a donne operate, viene nelle scuole e nelle parrocchie a sensibilizzare le donne più dure d’orecchie, acquista macchinari per ospedali (lo sai sì, che non gira più un euro per la sanità??)… ma tu pensi al mocio e ti senti sguattera se qualcuno usa lo straccio rosa e contribuisce alla causa… Quanto livore inutile e quanto veleno sputato solo per sentito dire… Fosse per quelle come te gireremmo tutti la testa dall’altra parte ogni giorno… Fiera di essere volontaria di una associazione che aiuta noi donne. E tu che fai, oltre a parlar male delle cose che non conosci?

    • Grazia De Michele

      22 maggio 2012 at 11:20

      Cara Maria,

      io non vomito livore, al massimo dolore. Mi presento: ho scoperto di avere un cancro al seno con metastasi linfoniodali e molto aggressivo alla veneranda eta` di 30 anni. Stavo per finire il mio dottorato di ricerca in storia contemporanea e col mio compagno programmavo una famiglia di almeno 10 bambini. Sono stata operata, ho fatto la chemioterapia, la radioterapia, un anno di anticorpi monoclonali, la terapia ormonale che continuero` per altri cinque anni. Non potro` avere figli, non potro` adottarne. D’altra parte non so nemmeno se sopravvivero`, ma questo vale per tutte le donne con il cancro al seno. Io me ne sono accorta da sola, tu grazie a Komen. Cerca di guardare piu` in la` del tuo naso, pero`, perche` negli Stati Uniti, dove Komen e` nata nel 1982, migliaia di donne sono arrabbiatissime. Non per il mocio, che la` non si chiama nemmeno Vileda, ma per il profumo contenente sostanze cancerogene che Komen aveva commercializzato e vendeva per raccogliere fondi. Vedi? La mia unica colpa forse e` solo leggere, leggere molto. Mi e` sempre piaciuto. Che ci posso fare. Forse leggo troppo e per questo poi vomito. Ricordati, pero`, quando si tratta di cancro al seno e del mio futuro rubato, vomito solo dolore.

    • antonia cannone

      22 maggio 2012 at 20:51

      Signora mia lei che pure si autodefinisce una volontaria che fa tanto bene all’umanità non sa una cosa fondamentale cioè che per le ragazze giovani qualunque diagnosi precocea è impossibile soprattutto quando non c’è familiarità per il cancro al seno,ma la cosa che più mi colpisce è che alcune forme di volontariato(come quella che lei dice di esercitare)la fanno sicuramente sentire un angioletto,ma un angioletto come quelle bimbe che vanno in processione con le ali finte attaccate alla schiena.La sera torna a casa si sente tanto buona perchè ha fatto del bene,quello che lei ha deciso sia il bene delle persone(vedi donna Prassede(personaggio di quel tal Sandro).Se avesse la capacità di riflettere,si renderebbe conto che il discorso di Grazia De Michele è rivolto contro coloro che curano il cancro con i farmaci perchè studiarne le cause ecercare di non farlo insorgere in tutti e in ragazze sempre più giovani non aumenterebbe gli enormi profitti delle multinazionali farmaceutiche.Allora si dedichi al suo volontariato,si senta buona,ma non lo è perchè altrimenti non avrebbe rovesciato il suo,sì,ilsuolivore un po’ sospetto su una ragazza che si è limitata solo ad esprimere il suo dissenso da questa non so come definirla (le va bene angelica organizzazione).Inoltre la prego,io ho insegnato tanti anni a sviluppare nei miei alunnila capacità di pensare con la propria testa,ma con lei sono certa che sarebbe fatica sprecata.Mi ci vorrebbe uno sforzo sovrumano che alla mia età mi potrebbe essere fatale.

  2. Wrustel

    19 maggio 2012 at 06:06

    Hai proprio una bella penna. Complimenti.
    Sto fatto del mocio e’ proprio orribile. Da strumento per pulire la casa a panno per “pulire” le coscienze.
    Le campagne andrebbero fatte sull alimentazione, associando il problema del cancro agli ingredienti che si usano. Chiediamolo a quella massara della Clerici!

    • grazia de michele

      19 maggio 2012 at 17:35

      Grazie, Wrustel! Concordo in pieno. Anzi, passiamo all’azione. Pressiamo la Clerici e, perche` no, anche Benedetta Parodi, la massara raccomandata ;)

  3. Margentina73

    17 maggio 2012 at 14:50

    Immetti prodotti sul mercato compiendo le peggiori nefandezze per produrli? Non c’è problema, ormai c’è sempre qualcuno pronto a sbiancarti la reputazione, tanto ormai i pubblicitari hanno anche le “buone cause” a catalogo. Vita sempre più difficile per il consumatore, per quanto consapevole voglia essere.

    • grazia de michele

      17 maggio 2012 at 15:16

      Vita difficilissima per le donne che si beccano o rischiano (ma veramente grosso) di beccarsi il cancro al seno e continuano ad essere relegate nella sfera domestica nel ruolo di sguattere. E intanto l’agenda della ricerca e` dettata da interessi che niente hanno a che fare con la loro salute, di scoprire le cause e prevenire sul serio la malattia non gliene frega niente a nessuno. E non gliene frega nemmeno alle femministe che probabilmente pensano che parlare di cancro al seno porti sfiga

  4. grazia de michele

    16 maggio 2012 at 10:15

    Cambieranno pure i tempi, ma qua ci si continua ad ammalarsi e “pinkificarsi” col tacito assenso anche delle sedicenti femministe

  5. Marco Tarantino

    16 maggio 2012 at 09:30

    Una volta per vendere un prodotto i pubblicitari facevano leva sulla bellezza e sul successo, oggi sul buonuomo moralista. Tempi che cambiano