Giuliano Amato: il socialista,
lo statista, l’uomo, il topo

Fulvio Abbate Pubblicato da
il 16 maggio 2012.
Pubblicato in Politica.

Dunque, dunque… Ah, sì, ricordo che un’amica, Miriam Mafai, diceva di lui esattamente queste parole: “Penso che potrebbe dare un grande contributo di idee alla sinistra e, soprattutto, al paese”. Bene, sappiate che per questa ragione, meglio, per questa sua frase, Miriam, da un certo momento in poi, non ricevette più le mie telefonate d’amico e vicino di casa. Infatti, per questa sua affermazione piena e spassionata, personalmente, l’ho perfino, lo dico con sincerità politica, molto detestata.

Alla fine, qualche anno dopo, ci siamo ritrovati, e il nome di Giuliano Amato non ha fatto più ombra alla nostra amicizia, essendo rimasto sepolto sotto un manto di macerie e di silenzi, le macerie della sinistra e il silenzio della pietà verso un uomo che non merita commenti da parte di chi voglia “cambiare la vita”. Anche, se poi, giorni fa, andando a rendere omaggio alle sue ceneri al Cimitero Acattolico do Testaccio, lo stesso dove sta Gramsci, in un filmato realizzato per la mia Teledurruti, accanto all’omaggio commosso, non ho potuto fare a meno di ricordare quel suo neo che prendeva proprio nome e fattezze di Giuliano Amato.

Fra le molte ottime ragioni che possono, infatti, nutrire succosamente il sacro fuoco, ma che dico, molto di più, l’herpes dell’antipolitica troviamo l’esistenza stessa di Giuliano Amato, socialista, craxiano, ex bi-presidente del Consiglio, pensionato come pochi al mondo, se è vero che il suo mensile ammonterebbe a molti dobloni; e non scrivo ex perché non mi pare che la pubblica presenza dell’uomo sia mai stata, ahimè, cancellata dalla prassi politica italiana. Quanto alla pensione percepita, Giuliano Amato, almeno secondo “Il Giornale” riceverebbe ben 31.411 euro lordi, una somma che rende possibile ogni genere di capannello infuocato, soprattutto vista la sua partecipazione dirette e indiretta alle varie riforme dell’Inps. Durante la trasmissione “Otto e mezzo”del 12 settembre 2011 egli, il Meritevole (dimenticavo: quando anni fa posi la questione a un dirigente degli allora Ds in quota D’Alema mi sentii rispondere “gli spettano tutti”) ha commentato queste ricostruzioni, dichiarando di percepire, al netto delle imposte, circa 11000 euro di pensione, in gran parte derivanti dalla sua attività nell’Antitrust, da sommare agli oltre 5000 euro di indennità parlamentare. Minchia!, direbbe il mite.

Rammento che Bettino Craxi, già suo principale, di cui chi scrive ebbe l’onore di curare una mostra di opere d’arte quando questi era ancora in vita (sì, Craxi, fra molto altro, è stato anche un interessante esponente della Pop Art italiana) con modalità warholiana, dal suo esilio da latitante, ne aveva mascherato il volto aggiungendo all’immagine il titolo storico-onorifico di “Extraterrestre”. Il sottotesto dell’opera dovrebbe essere assai facile da intuire: e tu dov’eri?

In verità il “Problema” Amato non riguarda il passato, i trascorsi, la persistenza, l’inaffondabilità, la faccia di bronzo, il punto è semmai, volendo rispondere al nostro tema in modo pertinente, la “Prospettiva”, la continuità di Giuliano Amato presso Giuliano Amato stesso, cioè il fatto che, come fosse la scatola contenente la Marlboro (o magari il gettone telefonico) in vendita presso “La Bottega di Fulgenzi” negli anni Settanta con su scritto: “In caso di bisogno rompere il vetro”, sembra che di Amato il Palazzo non possa fare a meno. Sorge perfino il dubbio che perfino se la Brigate rosse, o anche i Nar o perfino Sendero Luminoso, o magari i Compagni di Baal (dai, una formazione terroristica o setta segreta a scelta) avessero preso il potere pefino questi altri si sarebbero posti il problema di cooptare Giuliano. E questo perché Amato, come diceva la sua amica Miriam Mafai, potrebbe dare un grande contributo… ecc. ecc.

Da questo punto in poi, come nel jazz, l’improvvisazione su una figura tra le meno significanti che siano mai venute al mondo della politica, è un dovere; a meno che uno si voglia attenere al ricatto in grisaglia che il volto medesimo di Amato, già raffigurato nelle vignette come le orecchie del topo di Walt Disney, sembra suggerire in modo permanente.

Giuliano Amato rappresenta il carburante migliore per ogni sussulto di jacquerie che voglia gustosamente, eroticamente dare l’assalto ai forni della politica nella sua forma più grigia e istituzionale che non può fare a meno di inquadrare le banche, le lobby, le logge, le caste e qualche altro potentato a scelta, una sorta di variante depotenziata dal punto di vista della suggestione narrativa e iconica di quel che fu lo sciasciano “Todo modo” allora riferito ai mostri democristiani campioni di mostruosità piena, non per nulla Giuliano Amato indica attraverso la sua figura il punto più basso di fantasia che un narratore abbia mai potuto riscontrare nell’ambito delle povere istituzioni repubblicane. Il suo potere, i suoi emolumenti svaniscono di fronte alla insignificanza mitopoietica del personaggio, e così alla fine non resta di lui che l’immagine che lo vede accanto a Craxi nella sala della direzione del Psi in via del Corso, sotto i terribili quadri di Deanna Frosini narranti l’epopea socialista, da Turati al primo Cesare Battisti, da Nenni a Bettino, ad Amato; lì il padrone ride mentre intanto l’altro trattiene una compassatezza da Grande Usciere diligente. Se un giorno in Italia dovesse mai scoppiare la rivoluzione purificatrice non sarà certo grazie al volto di Giuliano Amato. E questa la più crudele delle considerazioni che si possano riservare all’uomo, al socialista, allo statista, al milionario, al topo.

Be Sociable, Share!
Puoi seguire gli aggiornamenti di questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Both comments and pings are currently closed.

5 Responses to Giuliano Amato: il socialista,
lo statista, l’uomo, il topo

  1. Duccio

    25 maggio 2012 at 14:15

  2. Tepozzino

    17 maggio 2012 at 14:55

    Amato più che topo è un topos. Da quando non esistono più le mezze stagioni, Giuliano incarna il toponimo (o il topo omino) dell’uomo buono per tutte le stagioni. Infatti oggi nell’era dell’ampiamente prevedibile e previsto eurodisastro, lui, uno dei più convinti artefici del nEuro, ci spiega alla Tivvì tutte le misure che al tempo non ha pensato, formulato, adottato, ma che sarebbe stato saggio approvare per evitare la crisi.

  3. Antonio Altieri

    16 maggio 2012 at 19:53

    Ma il topo non è un rivoluzionario. Lui è un riformista
    Infatti,caro Fulvio, quando tu ed io saremo cibo per topi simil a lui, Egli, Lui, sarà ancora lì, a riformarsi, imperituro.

    • Fulvio Abbate

      20 maggio 2012 at 11:44

      Sarà pure così, ma dirgli in faccio ciò che di lui pensiero è già un passo avanti.

  4. Duccio

    25 maggio 2012 at 14:21