Era libertario e antigiustizialista:
cosa c’entra De André con Saviano?

Piero Sansonetti Pubblicato da
il 15 maggio 2012.
Pubblicato in Queer.

Quello che non ho è il titolo della trasmissione televisiva della coppia Fazio-Saviano. È anche il titolo di una canzone di Fabrizio De Andrè. I primi versi dicono: “Quello che non ho è una camicia bianca, quello che non ho è il segreto in banca…”. Speriamo che stavolta Fazio e Saviano – rispettando la canzone – ci comunichino l’ammontare esatto del loro cachet e del costo della trasmissione, evitando le polemiche dell’anno scorso.

Ma il problema, come sempre, non sono i soldi ma le idee. Pongo questa domanda – con linguaggio un po’ brusco -: ma che cazzo c’entrano Saviano e Fazio con Faber?

Proviamo a ragionare senza pregiudizi. Fazio e Saviano sono i rappresentanti e un po’ i simboli di una sinistra girotondina e post-girotondina che ha cercato a ricostruire uno scheletro di ideologia – dopo il crollo dei muri, la fine del comunismo, il trionfo bushista, il dilagare del berlusconismo – su alcuni valori semplici ed essenziali: quelli della legalità, della buona educazione, del ristabilimento di un principio di autorità, della sobrietà e della morigeratezza sessuale. Il nuovo moloch di questa sinistra – che ha preso il posto della classe operaia – è la magistratura. La magistratura è diventata il nuovo “principio di autorità”. Stiamo parlando di quel troncone di sinistra che è cresciuto intorno a due grandi giornali (uno vecchio e uno giovane) e cioè Repubblica e il Fatto, e ai loro leader riconosciuti (De Benedetti e Travaglio), e ha “smussato” il santorismo, rendendolo meno spigoloso, meno estremista, più accettabile anche da un’opinione pubblica di centro.

C’è qualcosa di male in tutto ciò? Assolutamente no. Magari qualcuno – per esempio noi di questo giornale – può credere che il girotondismo (e dunque il fazismo, il savianismo, eccetera) sia una spinta molto forte verso destra, cioè un fenomeno che sposta su posizioni conservatrici l’opinione pubblica, perché trasforma in legalitarismo – e dunque in difesa dello status quo – la “tensione” alla rivolta contro le ingiustizie della società. Detto ciò, non si può che prendere atto del fatto che una parte molto grande, largamente maggioritaria, della sinistra italiana, è girotondina e travaglista, o savianista. Punto.

Il dubbio però è questo: è intellettualmente onesto prendere come simbolo del legalitarismo (vedete: siamo molto prudenti, e proprio per evitare eccessi polemici non usiamo la parola “forcaiolismo”) il volto di Fabrizio De Andrè? Diciamo la verità: no, non è onesto. Forse è persino un po’ blasfemo.

Fabrizio De Andrè può piacere o non piacere. Può essere considerato un modesto cantante o un grandissimo artista. Io personalmente lo considero non solo un artista ma anche un maestro. Si, proprio un maestro, un mito. Non ho altri miti politici, nel mio personale Pantheon: né Marx, né Mao, né Che Guevara. E neppure Berlinguer o Ingrao. L’unico mito è De Andrè: da sempre. Da quando cantava Bocca di Rosa, e io facevo il ginnasio, fino alla Storia di un impiegato – il più sovversivo e grandioso dei suoi dischi – e poi al De Andrè che parlava in modo dissacrante e ironico di amore, di sesso e spessissimo di puttane (ma con gentilezza, con affetto, quasi con venerazione: non con la ferocia sprezzante di Paolo Flores e un po’ di tutta la sinistra girotondina di oggi…).

In ogni caso, qualunque sia il giudizio su De Andrè, una cosa è certa, e cioè che aveva due bersagli, due idiosincrasie: la legalità e i giudici. Una delle sue canzoni più belle – anche se non la scrisse lui ma il suo maestro francese Georges Brassens – è quella che racconta in modo un po’ scurrile la storia di un gorilla che si incula un giudice. Il giudice è preso come simbolo di tutte le miserie, gli egoismi e l’idiozia umana. Trascrivo gli esilaranti ( e amari) versi finali di quella canzone: “…piangeva il giudice come un vitello/ e negli intervalli gridava mamma/ gridava mamma come quel tale/ che il giorno prima come ad un pollo/ con una sentenza un po’ originale /aveva fatto tirare il collo…”.

De Andrè era antilegalitario, anticonformista e libertario. Ha scritto canzoni contro la legge, contro la violenza (ma anche per la violenza) contro i sindacati (specialmente la Cgil), contro il Pci, contro la borghesia, contro il maschilismo, contro la sessuofobia, ha difeso il movimento del ’77, gli anarchici, e persino la lotta armata. E’ assolutamente inutilizzabile da un punto di vista “travaglista”.

Naturalmente c’è un’obiezione: gli artisti sono artisti e le canzoni sono canzoni. L’artista le scrive, le canta e poi le lascia là. Ognuno è autorizzato a trovarci quel che vuole, a interpretarle come gli pare. Giusto. Recentemente s’è aperta la polemica sui fascisti che hanno utilizzato due versi di Guccini per ricordare i caduti della Repubblica di Salò. Una polemica infondata.

E’ vero. L’operazione di Saviano e Fazio è molto simile a quella dei fascisti che hanno “rubato Guccini”, ed entrambe sono intellettualmente ardite ma legittime. Bisogna dire, però, che le canzoni di Guccini sono sempre di sinistra, ma non hanno come caratteristica essenziale l’antifascismo. E dunque il “furto”, forse, è più ragionevole. Per De Andrè le cose sono un po’ diverse. Per lui l’antigiudicismo, l’amore per l’illegalità e per la violazione della legge, sono un marchio – preventivo – di fabbrica. E infatti ci manca, De Andrè. Ci manca molto. E’ proprio De André – il bombarolo – quello che non abbiamo.

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22 Responses to Era libertario e antigiustizialista:
cosa c’entra De André con Saviano?

  1. Francesco

    17 maggio 2012 at 00:00

    E’ incredibile. La scaltra strumentalizzazione operata da Sanguinetti mi fa veramente incazzare. Vogliono che il criticismo ci annebbi la vista e ci paralizzi di fronte all’azione concreta. Se non siamo in grado di capirlo, forse ci meritiamo il peggio.

  2. GAETANO

    16 maggio 2012 at 14:56

    SCRITTO FANTASTICO…..
    MA ANCHE….IO ED IL COMPAGNO BONIFACIO DICEVAMO QUESTE COSE PRIMA ANCORA DI GOMORRA…
    P.S SANSONETTI MA QUEST’ARTICOLO L’HA SCRITTO BONIFACIO?

    • Bonifacio

      17 maggio 2012 at 16:58

      Caro Gaetano, grazie della citazione; effettivamente ne abbiamno parlato più volte in epoca non sospetta (quando Fazio fece quella serata in TV, purtroppo assieme a Dori e Cristiano).
      Il ricordo che mi rimarrà impresso tutta la vita (e che ha contribuito in parte a forgiare il mio spirito libertario) è quello di una serata dell’ottobre 1968 (ero appena arrivato a Firenze a studiare) quando due ragazzi della FIGC cercarono di convincermi che non bisognava ascoltare le canzoni di De Andrè perchè così …. gli avevano raccomandato in sede….
      Li ringrazio ancora, perchè da allora ho iniziato ad amare ancor di più Fabrizio e ad evitare di finie in mezzo a figiciotti e loro fratelli maggiori!

  3. Roberto

    15 maggio 2012 at 18:39

    madonna che incubo il pensiero che con vendola in parlamento tornerete a prendere soldi pubblici.

    • gli Altri Online

      gli Altri Online

      15 maggio 2012 at 22:59

      tornerete? e quando mai li abbiamo presi. Ma speriamo che il suo incubo si avveri, ovviamente. Per noi sarebbe un sogno.

  4. Antonio Altieri

    15 maggio 2012 at 14:25

    Rido. Andrea e Piero sembrate (sembriamo) quelli del film RED del 2011.
    L’avete visto? Il problema è che quelli come Trippa… pensano che è nato tutto oggi (Ego espanso ‘sto tipo…) e dimenticano che si viene da lontano…..

  5. Andrea Bassani

    15 maggio 2012 at 13:25

    Potrei rispondere con la solita citazione di Tolstoj da me appena appena rivista. Personalmente non ho idoli, in qualsiasi ambito, musicale, politico, sportivo… E’ necessario poter imparare da chiunque, anche da chi non è considerato un maestro. Non credo nel gruppo ma nella “cooperazione di individui”, un approccio che può dare frutti davvero grandi. Allora trovo anch’io a priori fuori luogo citare qualcosa se quel qualcosa non è assolutamente e totalmente aderente al contesto ed al proprio pensiero. Purtroppo c’è troppa “non cultura” generata sulle citazioni piuttosto che sulla elaborazione individuale delle medesime.
    Condivido il pensiero di Sansonetti e da buon musicista… anche quello di Susanna riguardo al suono inascoltabile di quei termini :) ))

  6. Karlo Rizzi

    15 maggio 2012 at 09:41

    Ah, per chi mi precede intendevo tal Trippalippa, non Fulvio Abbate.

  7. Karlo Rizzi

    15 maggio 2012 at 09:39

    Sulle questioni sollevate in merito alle “appropriazioni indebite” di De Andrè e Pasolini straconcordo (ci sarebbero mille altri esempi di pensatori/artisti, nella storia, che ogni tanto vengono riesumati strumentalmente per interessi di partito, schieramento, “giustificazioni ideologiche”) e pure sulle mille riserve legate a figure come quelle di Saviano, Fazio o Santoro (trasmissioni al seguito, che non riesco a seguire da sempre per contenuti e impostazione). Sono d’accordo però anche con chi mi precede nel dire che la credibilità di chi scrive è quantomeno “discutibile” (il discorso sarebbe lungo e non è forse il caso di approfondire qui). Ciò su cui non mi sento di condividere del tutto è comunque quest’univocità nel trattare fenomeni come i “girotondi”, il “travaglismo”, il “legalitarismo” quasi fossero in tutto e per tutto associabili, senza sfumature di tono e di merito. Lo stesso paragone tra Repubblica e il Fatto è improprio o comunque limitativo (chi legge il Fatto sa, per esempio, quante critiche siano piovute nel tempo da parte di firme – anche tra le più insospettabili – proprio all’indirizzo dei Grillo, dei Santoro, dei Fazio, degli stessi Saviano…portando argomenti non tanto distanti da questi). Quest’esigenza di contrapporre tesi e posizioni diverse senza permettersi il lusso di fare opportune distinzioni non l’ho mai capita, non solo da parte di Sansonetti. La sfida “dogmatica” che si legge tra le righe sembra essere quella tra difesa della classe operaia e difesa della magistratura tout court. Probabilmente, penso, è tutto un attimo più complesso. E lo dico senza negare che lo stesso Fatto viva anche di molti limiti editoriali, “ambiguità” e esagerazioni. E’ insomma su questo versante un ragionamento in larga parte condivisibile ma dal mio punto di vista fin troppo schematico. Comunque ribadisco, sul nocciolo della questione “De Andrè” le stonature sono chiare e rimarchevoli.

  8. Fulvio Abbate

    15 maggio 2012 at 08:08

    Caro Piero, non hai considerato, almeno secondo me, il punto essenziale: sono diritti d’autore, per ogni secondo di musica che passa, utili per l’amica Dori.
    Credetemi, il punto sostanziale è tutto lì. Anche a “Che tempo che fa” la sigla è del medesimo.

  9. lukino

    15 maggio 2012 at 01:13

    Commento di Andrea Colombo azzeccatissimo, nulla da aggiungere!

  10. marco tarantino

    15 maggio 2012 at 01:12

    Bell’articolo. Mi ritrovo nei commenti di Colombo e Susanna Schimperna. Aggiungo solo che la sorte dei “maestri”, quando non si riesce ad “addomesticarli”, come è stato fatto con De Andrè e Pasolini, è quella di banalizzarli e rimuoverli, come si fa da molti anni con Gaber. Chiudo con una nota su Guccini: anche usare una canzone in cui si invoca il “trionfo della giustizia proletaria” in un contesto neofascista sia un abuso intellettuale

  11. luciano

    15 maggio 2012 at 00:54

    o non so leggere…o ci sono un paio di contraddizioni,
    cit:la polemica sui fascisti che hanno utilizzato due versi di Guccini per ricordare i caduti della Repubblica di Salò. Una polemica infondata….Loro possono usare i versi di un artista che non ha nulla a che fare con i fascisti(guccini)e fazio/saviano passano per blasfemi,va da se che , mia opinione personale entrambi potevano scegliere altro,probabilmente i nostalgici hanno esagerato un po di piu nella scelta di guccini!!mi pare una polemica simile a quella messa in piedi sulla scelta di Guccini!!

  12. susanna schimperna

    15 maggio 2012 at 00:02

    il girotondismo, il fazismo, il savianismo. capisco che sembrerà superficiale, ma la prima considerazione è fonica: suonano molto poco interessanti. sansonetti non ha aggiunto il travaglismo, che forse avrebbe potuto regalare un trillo di inquietudine non fosse altro per il suo etimo (oddio, magari proprio solo per quello, l’etimo).
    mai trascurare il potere delle parole. ma certo c’è altro.
    andrea colombo ha detto tutto benissimo (leggo che ha avuto una giornata storta, la logica però ne è uscita dritta che di più non si può). pasolini e de andré “patrimonio comune” e quindi da una parte intoccabili e adorati e dall’altra smembrati, rubati a pezzi. da tutti.
    «era scomodo», proclamano quelli che nominano pasolini un po’ come arma e un po’ come amuleto. ma raramente sanno quello che dicono, sanno fino a che punto e perché fosse scomodo davvero. era arrivato a predicare il rifiuto totale (il contrario della partecipazione), l’assurdo (contro il buonsenso), l’abolizione della scuola dell’obbligo (contro il mito dello studio per tutti prolungato il più possibile), e usava tranquillamente le parole “negro” e “frocio”.
    sì, per me viva pasolini. anche per tutto questo. ma voi che lo tirate fuori continuamente, avete davvero voglia di confrontarvi con il suo pensiero?
    fabrizio de andré, avesse pubblicato il suoi album oggi, avrebbe regalato infiniti motivi di rabbiosa indignazione a destra, sinistra e centro. anche a me piace più di ogni altro “storia di un impiegato”. e lì non ci sono quattro righe di fila che reggano alla correttezza politica, al legalismo, al moderatismo, alla retorica, al buonismo, al giustizialismo. li metto tutti insieme perché lo sono: in un circolo vizioso, facce della stessa impotenza, dello stesso conformismo intellettuale e morale.
    bello anche l’album “non al denaro, non all’amore né al cielo”, dove un altro giudice, questo alto un metro e mezzo (e chiamato “nano”), si vendica dei maligni attraverso il suo potere, come un boia: “fu nelle notti insonni/vegliate al lume del rancore/che preparai gli esami/diventai procuratore”… e: “giudice finalmente/arbitro in terra del bene e del male”.

    condivido tutto quello che ha scritto sansonetti e avessi letto il suo editoriale prima avrei detto cose simili a quelle di colombo.
    aggiungo che tra i vari paradossi di questi ultimi anni c’è stato il proporre agli italiani la scelta tra i giudici e il presidente del consiglio, il potere giudiziario e il potere esecutivo. molti italiani, troppi, hanno abboccato. ma tirare dentro a questo gioco delirante fabrizio de andré è talmente fuori posto che viene da domandarsi come sia possibile, quanto coraggio o quanta inconsapevolezza ci vogliano. altre ipotesi sui motivi di questa scelta sarebbero facili da immaginarsi, ma proprio perché facili preferisco non considerarle.

  13. claudio rocchi

    14 maggio 2012 at 20:33

    Caro Sansonetti, credo davvero che il tuo far sorgere non raramente il quesito “Ma che c’entr/i/ate Tu/Voi con la Sinistra” sia tra i crediti più luminosi cui un’onesta analisi intellettuale possa ambire. Lo stesso varrebbe per l’apparentemente opposta Destra. Ma davvero ancora così numerosi sono gli “abbonati” alla statica risibile posizione Left/Right? Domanda ovviamente retorica perché è chiaro che ahimè è davvero così. Che c’entra il giustizialismo Savianese con la Sinistra direi io, ma anche con il progressismo liberal, persino con il Cristianesimo aggiungo provocando. Nulla. Il Maestro De Andrè, e tra musicisti (@ rita)ci si chiama così senza evocare drammatiche mitizzazioni, era naturalmente e sapientemente libertario con il gusto dell’empatia umana celebrata a pelle contro i legalitari, l’Autorità in genere che non fosse quella nata dall’Autorevolezza delle persone, bocche floreali o talenti romantici che fossero. Mi piace leggere qualcuno che dribbla l’inutile, risibile e stupido luogo comune RIGHT/LEFT. Che qualcuno se la prenda sempre non fa che confermare il bersaglio centrato Piero: la freccia è l’intelligenza.

  14. valerio

    14 maggio 2012 at 20:20

    Concordo con Massimo, bellissimo articolo. Analisi che condivido pur non professandomi di sinistra.

    saluti

  15. andrea colombo

    14 maggio 2012 at 17:29

    Per molti versi l’operazione che stanno facendo su de andrè ricorda quella fatta su pasolini. diventati icone e miti li vogliono tutti, ci si riconoscono tutti, li santificano tutti e così non si capisce più bene cosa avessero di particolare e perché fossero così scomodi. la condivisione superficiale del mito impedisce di capire come e perché siano diventati miti.
    Per dire: tutti si ricordano la prima parte di quell’articolo in cui pasolini diceva di sapere chi aveva messo la bomba a piazza fontana e si commuovono ogni volta che lo citano. Però non ci voleva tutto questo anticonformismo per dire di sapere quello che allora pensavamo e dicevamo di sapere tutti.
    L’anticonformismo era nel dire che invece brescia era stata fatta sempre dal potere democristiano ma per mettere in mezzo i fascisti come a piazza fontana si volevano mettere in mezzo i rivoluzionari di sinistra. quello sì che alllora (e anche oggi) era “indicibile”, giustifica l’aura che circonda PPP. Ma quella parte se la sono dimenticata tutti.
    idem per de andrè, il cantautore che prima descriveva le fantasie di strage in parlamento di un wanna be terrorista e poi commentava: “se non del tutto giusto quasi niente sbagliato”. o che dei magistrati diceva: “vagli a spiegare che è primavera, e poi lo sanno ma preeriscono vederla togliere a chi va in galera”. Definitivo.

  16. Massimo

    14 maggio 2012 at 16:51

    Complimenti, Sansonetti. Lei scrive cose lucidissime. Peccato che in Italia (e a sinistra) intelligenze come la sua siano sempre più rare. Le parole che ha scritto su De Andrè mi hanno commosso…

  17. rita

    14 maggio 2012 at 16:43

    sono d’accordo su tutto, tranne che sulla blasfemia e sul mito, su De Andrè come “maestro” dato che credo invece sia bene, sempre, rifuggire dalla tentazione di crearsi miti terreni.
    Vale per De Andrè così come per l’infinito elenco di mitizzati.
    Più che di blasfemia parlerei del vecchi vizio di Fabio Fazio e, più di recente, anche di Saviano, il paraculismo.

  18. gli Altri Online

    gli Altri Online

    14 maggio 2012 at 16:13

    Trippalippa, quell’IO maiuscolo è da analisi. ma di quelle imperiture.
    saluti

  19. andrea colombo

    14 maggio 2012 at 15:52

    Come si fa a darti mezza piotta se non ti firmi cocco bello?
    Marchetta, nei viali dove evidentemente passi il tuo non utilissimo tempo, significa prendere soldi per fare qualcosa. Ti risulta che piero abbia preso soldi o qualcos’altro da casapound? Se è così hai tutte le ragioni. Se non è così sei un pezzente calunniatore, e oltretutto anonimo,come si conviene ai pezzenti nell’animo.
    La donmanda siu cosa c’entriamo noi con la sinistra in effetti è interessante, se detta sinistra è incarnata da persone interessanti come te e simili.
    Comunque di solito le cazzate di questo genere non mi fanno venire tanto le madonne. Ma oggi sto nervoso e così mi dai ai nervi persino tu con le tue fregnaccette e la tua mezza piotta che fa tanto proletario del cazzo.
    Figurati che giornata che ha a esse.ciao caro
    Andrea Colombo

  20. Trippalippa

    14 maggio 2012 at 15:26

    Tutto vero Sansonè, tu però sei sempre quello che faceva le marchette a Casa Pound, quindi la domanda che IO pongo – con linguaggio un po’ brusco – è: “Ma che cazzo c’entri tu colla sinistra?”.
    D’altronde in questi tempi bui sei in ottima compagnia nel tuo essere fuori luogo.

    Distinti Saluti

    P.s. Me dovete ancora da’ mezza piotta, pulciari.