Uno resiste tutta la vita, e poi cede. Cede alla legge italiana secondo la quale il compagno o la compagna di una vita non hanno diritto alla nostra eredità se improvvisamente lasciamo questo pianeta. Cede Vasco Rossi, che sposerà Laura Schmidt, madre del suo ultimo figlio e moglie in pectore da venticinque anni. Non avrebbe voluto sancire questa unione con una cerimonia burocratica, ammette il cantante. Ma i sessant’anni sono arrivati, le preoccupazioni sulla salute anche, mica sono tutti come i Rolling Stones. Vasco si mostra infragilito, forse è rimasto colpito dal mancato testamento di Lucio Dalla, probabilmente pensa spesso alla morte, ai figli, alle donne che ha amato.
Resta il fatto che ha voluto sottolineare come le prossime nozze con Laura non sono dettate dal sentimento bensì dalle norme sull’eredità. E chi davvero ha a cuore il matrimonio dovrebbe irrigidirsi, arrabbiarsi, urlare allo scandalo. Mi sposo per i soldi, non per amore: questo è il messaggio di Vasco a coloro che rifiutano le coppie di fatto perché sono convinti che soltanto una firma in Municipio, o meglio in chiesa, garantisca la vera famiglia. Il cantante rovescia tutto, agisce come quei vecchietti che decidono di sposare la badante in extremis, usa il sacro matrimonio per concedere benefici alla futura moglie, Laura, e non certo per ribadire che tra loro esiste un sentimento molto forte.
La mossa di Vasco è tutto sommato ordinaria, ma proprio per questa estrema mancanza di ipocrisia, e perché è un personaggio famoso, fa riflettere sulla ampia divaricazione tra sentimenti privati e accordi pubblici, e soprattutto tra forma e sostanza. La sostanza, il fare famiglia e stare insieme volendosi bene, esiste nella vita di Vasco e Laura; la forma, il guscio obbligatorio che le istituzioni pretendono per riconoscere la famiglia, è soltanto una “cerimonia privatissima” che avverrà questa estate, senza fronzoli né fiori, un salto in comune e poi tutti a casa.
E’ quello che succede quando le persone che vivono nel mondo reale – ovvero quasi tutte – si stancano delle vecchie formulazioni polverose e cominciano a utilizzarle per comodità, e non certo per fervore. E’ quello che forse vogliono i cattolici: sposatevi, purché vi sposiate. Non ci interessa quello che c’è dietro il palcoscenico, se amore o interesse o stanchezza o cupidigia o noia, vogliamo il banchetto nuziale.
rita
11 maggio 2012 at 23:25
credo le scelte controcorrente comportino il fatto di mettere in conto di rinunciare a ciò che spetta alla maggioranza.
poi ci si può battere per i diritti, però si deve evitare ad esempio di presentare la propria scelta come la scelta migliore, neanche paragonabile a quella dei più.
E nella scelta di Vasco Rossi, ma no solo, anche di tutti quelli che si sposano per misere questioni legate all’eredità, alla reversibilità della pensione, ai soldi insomma, c’è qualcosa che non torna.
Peppino Englaro è rimasto in Italia e ha aspettato tanti e tanti anni per ottenere quel che voleva.
Avrebbe potuto fare all’estero ciò che riteneva giusto per sua figlia ma non l’ha fatto e aveva messo in conto di sicuro anche il fallimento della sua protesta.
Un altro esempio: conosco una donna che è guarita dal tumore al seno con il famoso protocollo Di Bella. Ha speso un sacco di soldi che nessun servizio nazionale le rimborserà, a lei come a tanti altri.
Mi vengono in mente anche i finti rivoluzionari e anticonformisti come Sabina Guzzanti che, dopo aver irriso per anni stili di vita piccolo borghese, poi cade nella truffa dei Parioli. Per cosa? Per la pensionicina, povera!
daniele
11 maggio 2012 at 12:39
Sinceramente qualcosa non mi quadra. Premesso (anche se è inutile e fuori tema dirlo) che sono un totale senzadio, non capisco perché si continui a parlare dell’istituto giuridico del matrimonio accostandolo a un discorso sul sacro, o sulla religione (questi ultimi, due fenomeni non completamente sovrapponibili). Per chi crede può essere anche questo, ma il matrimonio per tutti gli atei non ha nulla a che fare con Tarcisio Bertone. Se in Italia auspicabilmente le leggi non le dettassero i capoccia della Cei, l’immenso Vasco non si sarebbe dovuto sposare perché avrebbe già da anni sottoscritto con la sua Laura un patto di unione di fatto (diciamo Pacs) in qualche bell’ufficio del comune di Zocca. Tutti felici e l’Italia sarebbe un paese sicuramente più civile. Ma se invece di firmare un Pacs ci si sposa davanti a un assessore, cosa cambia? Per chi non crede in dio, intendo. Quello che dobbiamo o meno accettare è far entrare lo stato (o dio) dentro un rapporto d’amore. Pacs o matrimonio hanno solo un diverso gradiente d’intrusione. Non vedo cedimenti a Bertone. L’unica cosa scandalosa che rimane è l’impossibilità per gay e lesbiche di sposarsi. Questo sì che cambierebbe la vita materiale di migliaia di cittadini.
Feliciana
10 maggio 2012 at 22:04
Però almeno si sposa solo civilmente. Questo non la dà vinta alla Chiesa, sposatevi per qualsiasi motivo purchè vi sposiate.
E’ successo anche a due miei conoscenti, conviventi da molto tempo: lui ha avuto un leggero ictus e si sono resi conto che, in ospedale, lei non aveva diritto di dire nè a nè ba, niente di niente. Se avesse avuto un ictus più grave tale da essere invalidante, lei non avrebbe potuto prendere nessuna decisione in vece sua. Comprensibile.