La vulgata giornalistica afferma che alle elezioni amministrative ha vinto l’antipolitica perchè hanno vinto Grillo e grillini. Compiacimento e dati accompagnano l’affermazione. Ma è proprio vera?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima porcene un’altra. Grillo rappresenta davvero l’antipolitica? Il comico genovese è riuscito sicuramente a identificarsi con tutto quello che secondo l’attuale umore nazionale non va bene. Con lo scontento e con la insoddisfazione, giustificata o ingiustificata che sia, e anche con le ubbìe, i cattivi umori, le pulsioni più immediate e poi con lo sdegno moralista, con la paura antieuropeista, con la depressione da crisi economica e, persino, con più riflessive meditazioni sul cattivo funzionamento del sistema politico.
Ed ecco che nell’immaginario collettivo si è gonfiato, è diventato il gigante che si contrappone ai nani della politica, ai partiti sconfitti e incapaci. A pensarci bene è questa identificazione fra il comico genovese e l’antipolitica che fa parlare in termini così assoluti di una sua vittoria che si racconta eclatante. E qui sta l’errore. Grillo fa politica, i suoi seguaci sanno dire bene che cosa, ad esempio, contestano delle attuali scelte del governo Monti, danno un giudizio sui partiti e sulla loro condotta, criticano il sistema di informazione, ma nello stesso tempo partecipano alle elezioni, vogliono eleggere i loro candidati e sono pronti anche a lanciarsi nella sfida delle politiche per arrivare in Parlamento.
Certo sono mossi da una critica irrefrenabile e senza sconti ai partiti che, peraltro, hanno fornito loro molte ragioni, certo danno segnali di non voler partecipare al sistema mediatico e Grillo non da interviste e non va in televisione e non si candida. Certo criticano le scelte economiche e non hanno timore di parlare di argomenti tabù come l’uscita dall’euro, ma sono entrati pienamente nel gioco della politica. E’ solo una comoda finzione quella di raccontarsi sulla soglia della porta, su quel terreno ambiguo che consente loro di dire che sono fuori.
Partiti e giornali farebbero bene quindi ad abbandonare la favola dell’antipolitica rappresentata da Grillo. E a riflettere sul fatto che quest’ultima è, se mai ,rappresentata da chi non va a votare e da chi è totalmente disinteressato al dibattito pubblico. Anche dalle ultime elezioni amministrative è evidente che sono tanti e tendono ad aumentare. E farebbero bene a guardare in faccia alle proposte del Movimento Cinque stelle, a verificarle, e a combatterle, se lo ritengono necessario, riconoscendo pienamente a Grillo un ruolo politico. Insomma a tirarlo al di qua della porta. Si scoprirebbero alcune cose ovvie, ma importanti.
Il comico genovese non è la causa, ma l’effetto, uno degli effetti, conseguenti alla incapacità delle forze politiche di svolgere un ruolo nella crisi italiana. Non è un caso che il movimento Cinque stelle abbia registrato una affermazione nelle prime elezioni durante in governo Monti, nel momento in cui più alta è stata la incapacità delle forze politiche di svolgere un ruolo. Si scoprirebbe, inoltre, che questo effetto non si identifica con l’antipolitica, ma con alcune proposte che private del contorno di scontentezza, protesta, rabbia, demagogia, si rivelerebbero per quello che sono: alcune fragili, altre interessanti, la maggior parte già contenute nella attuale discussione pubblica.
Che cosa diventerebbe Grillo privato del contorno esaltante e oggi per molti nobilitante dell’antipolitica e riportato al dibattito reale? Che cosa diventerebbe in pochi mesi se si andasse al nocciolo delle cose che propone? In alcuni casi sarebbe sconfitto, in altri ridimensionato, oppure sarebbe inglobato in programmi di altri. Questo avverrebbe se la si finisse con le accuse di populismo e di antipolitica e si tornasse alla politica. Se solo qualcuno avesse questo coraggio.
francesco arcuri
12 maggio 2012 at 17:37
Non è antipolitica, anzi tutt’altro.
I grillini non si sono isolati, non sono andati sull’aventino nè hanno ripiegato sull’astensionismo. Si sono mossi, sono scesi in piazza, e anche se a tanti dispiace hanno conseguito risultati lusinghieri.
Siamo sicuri che non abbiano nessuna proposta?
Mandare a casa una classe dirigente corrotta che attraversa trasversalmente tutti i partiti, è poca cosa?
Chiedere una gestione trasparente della cosa pubblica è antipolitica?
Lottare contro gli sprechi (di soldi nostri), contro i corrotti, contro una casta di “nominati” dalle segreterie di partito, contro Chi pretende ancora di rappresentarci dopo essere stato colto con le mani nel sacco, come chi non sa se qualcuno gli ha pagato la casa o se ha o meno svenduto un bene del suo partito a suo cognato o, ancora, pretende di rappresentare il “nuovo” e di volere solo il bene pubblico dopo essere stato condannato (con sentenza passata in giudicato) per tangenti.
Chiunque si muova contro queste situazioni per me non è antipolitica.
puzzailsignorvincenzo
10 maggio 2012 at 13:43
Al di la delle beghe locali, la politica nazionale dovrebbe volare ben al di sopra delle sparate qualunquiste di Grillo. Credo che per smontarlo basterebbe informare la gente di quanto influisce il costo della politica sull’intera spesa pubblica italiana, cioè circa il 2%. Ossia, anche se la elimini completamente (e tra l’altro non sarebbe nemmeno giusto) non si è risoloto proprio niente.
roberto
10 maggio 2012 at 10:14
Signora Armeni, ha perfettamente ragione!
Quando i politici parlano si schieramenti (Vasto, 3Polo, Montezemolo, ABC…) ed invece siamo toccati dai “problemi”, è chiaro che siamo interessati a chi i problemi li affronta!
(io non ero in un comune in cui si vota, non sopporto il moralismo e l’uso strumentale della rabbia altrui che fa grillo, però se qualcuno mi desse tra 20anni un TAV in meno, per una linea di metro in pià tra 3 anni, sarei contento!)
Carlo Drago
10 maggio 2012 at 10:02
…sagge parole: verranno ascoltate? Ho i miei dubbi..