Ricordate che facevate la sera del 27 dicembre 2010? No, tranquilli non è la formula per ricercare un’eventuale colpa o un possibile alibi. Allora lo ricordate? Probabilmente alcuni di voi consumavano ancora gli avanzi di lauti pasti di Natale, altri si incontravano con amici per l’organizzazione del capodanno imminente, alcuni forse guardavano distratti le pubblicità natalizie alla tv.
Sapete, ci sono circa 200 persone che ricordano bene cosa facevano quella sera. Ora direte: beh molte più persone ricordano gli avvenimenti di una sera in particolare, ma io voglio raccontare di quei 200 pastori sardi che quella sera si radunarono nel porto di Olbia per prendere una nave che li avrebbe condotti a Civitavecchia, per raggiungere Roma e fare un sit in davanti al ministero delle politiche agricole.
Da qui non so se è storia conosciuta o meno. Io vorrei che i più la conoscessero dato che, anche se i protagonisti erano pastori sardi, con quell’episodio è venuto a mancare per tutti un sacrosanto diritto: la libertà.
La mattina del 28 dicembre, sbarcati nel porto di Civitavecchia, furono da prima letteralmente sequestrati dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa e poi, da quest’ultimi, identificati, malmenati, strapazzati. Volete sapere il motivo di cotanta buona accoglienza? È presto detto. Giorni prima un botta e risposta tra le questure sarde e quelle laziali metteva in moto una grossa macchina coercitiva pronta a fermare “ad ogni costo” questa piccola ondata sarda che voleva raggiungere la capitale per “mettere in atto eclatanti manifestazioni di protesta per richiamare l’attenzione sulle problematiche del settore”. Alla luce del fatto che nei mesi precedenti, in Sardegna “gli aderenti a detto movimento hanno dato vita a diverse manifestazioni senza preavviso, e quindi non autorizzate… spesso sfociate in incidenti con le forze dell’ordine”. Queste non sono ovviamente parole mie, ma provengono dagli atti che raccontano, secondo la questura di Roma, quel giorno, quella fredda mattina di dicembre.
A distanza di due anni si è aperto il 2 maggio il processo a Civitavecchia a carico di tre pastori sardi, con pesanti accuse di reato. Per ora vi è solo un rinvio a giudizio che rimanda al prossimo ottobre eventuali decisioni. I pastori del movimento, in quella occasione, pur considerando l’eccesso di zelo e di potere da parte delle forze dell’ordine, non procedettero con nessuna contro denuncia, nonostante alcuni pastori avessero riportato spalle, braccia, nasi e caviglie fortemente mal ridotte, perché convinti, così come era stato dichiarato, che fossero state aperte due indagini parallele: una per stabilire le responsabilità dei pastori, l’altra le responsabilità delle forze dell’ordine. Poco tempo dopo giunse notizia che la seconda era stata chiusa, rigettata, archiviata! Le responsabilità erano solo a carico dei pastori. Ma… udite, udite in questi giorni gli avvocati dei pastori hanno avuto modo di capire che nessuna indagine è mai stata aperta per stabilire eventuali responsabilità delle forze dell’ordine!
Ora sembra abbastanza palese quanto la cornice narrativa di questa storia sia una perfetta combinazione di pregiudizio e prevenzione nei confronti del Movimento pastori sardi, che nel suo “alzare la testa” era diventato monito ed esempio per altre categorie messe in ginocchio dalla crisi. Ma quell’eccesso di preconcetto e preclusione ha pensato che circa 200 persone, tra le quali donne anziane e bambini, dovevano essere tenute a bada da circa 60 tra poliziotti e carabinieri nel porto, altre forze dell’ordine si trovavano a decine stanziate presso la stazione di Civitavecchia, presso l’autostrada A/1, presso la stazione Termini, veniva al contempo attivato il servizio Digos, il servizio polizia scientifica (con squadre costituite da un cineoperatore e fotosegnalatore), altre squadre erano in ogni dove nei punti sensibili della città di Roma con sbarramenti e nuclei di pronto intervento e dulcis in fundo… l’immancabile vigilanza aerea. Ma non sarà stato un tantino esagerato?
Di certo c’è che se non ricordate che facevate quella sera, provate ed invitate tutti a ricordare che in quell’occasione la libertà è venuta meno per tutti, non solo per i pastori sardi. A proposito di questo voglio ricordare una donna del movimento che quella mattina in mezzo al tumulto con megafono alla mano e le labbra viola per il freddo recitava così : «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale…».
PeppeLuisiPala
9 maggio 2012 at 01:31
…cand’est chi medas Sardos ant a cumprender chi Nois non semus ialianos,…e gasie nons tratant…comente cussos Africanos e de ateras partes de su mundu,chi arribant dae su mare de mesu…