Il coming out degli scout cattolici:
l’omosessualità ci riguarda tutti

Aurelio Mancuso Pubblicato da
il 5 maggio 2012.
Pubblicato in Attualità.

L’Agesci si riunisce in convegno per parlare di omosessualità e accade il finimondo (leggi qui). La storica associazione degli scout cattolici italiani invita relatori che hanno posizioni precise rispetto ai gay, soprattutto in caso siano educatori, che nel caso sarebbe meglio tacessero il loro orientamento sessuale (atteggiamento diffusissimo) o è meglio che se ne vadano, perché il loro comportamento potrebbe influire negativamente sui ragazzi. Per questi ultimi poi, è consigliabile nel caso si percepissero omosessuali, parlarne subito ai genitori e indicare il ricorso agli psicologi.

Insomma, il mondo cattolico proprio non ce la fa ad affrontare il tema omosessualità senza alzare immediatamente muri di paura, montagne di pregiudizi, immensi oceani di sciocchezze teologiche. Però bisogna anche dire che il goffo tentativo dell’Agesci, che dopo le polemiche di ieri, immediatamente ha tenuto a precisare che le posizioni espresse dai relatori erano di tipo personale e che l’associazione non intende fornire giudizi definitivi, ma continuare un percorso di riflessione,  è indice di una inedita pubblica attenzione.

Sottotraccia, per chi conosce almeno un po’  il linguaggio della galassia associativa cattolica, c’è una clamorosa ammissione: l’omosessualità è anche dentro di noi e dobbiamo occuparcene.  Certo che gli omosessuali ci sono, rimangono accuratamente nascosti in tutti i gradini della gerarchia dell’Agesci, e di tutte le altre associazioni cattoliche, fino ai vertici. A un’organizzazione come quella della chiesa cattolica dove comandano soli gli uomini, dove il sesso è pubblicamente tollerato solo se consumato nel matrimonio, dove il silenzio è la regola, il mormorio la pratica, è infantile chiedere svolte clamorose, inclusioni improbabili, ritrattazioni storiche.

Ci vorrà tempo, tanto tempo, affinché queste organizzazioni, che in tanti campi prestano un’opera generosa di formazione e di accudimento, riconoscano l’errore fondamentale che continuano a perpetrare nei secoli: agire sullo sviluppo dei bambini fino alla loro età adulta occultando la verità scientifica, la concretezza della loro intimità, che al meglio comunque presenterà il suo conto e si libererà, al peggio rimarrà repressa, procurerà danni irreparabili sulla personalità propria e sugli altri. In questo caso avere il coraggio del cardinale Martini, piuttosto che degli studiosi Gesuiti, aiuterebbe questi giovanotti a diventare davvero cattolici adulti.

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2 Responses to Il coming out degli scout cattolici:
l’omosessualità ci riguarda tutti

  1. rita

    6 maggio 2012 at 22:44

    E’ molto vero, nella Chiesa Cattolica il silenzio è la regola, il mormorio la pratica.
    E questo non va certo bene.
    E anche la finzione dei capi di cui parla O.T. Nad mi sembra emblematica di un atteggiamento e di una mentalità ancora molto radicata: infatti, nelle comunità parrocchiali si parla poco di certe questioni e sembra davvero che si faccia finta, che so, che nessuno abbia rapporti prematrimoniali o che non si usino contraccettivi meccanici o chimici quando la realtà è esattamente l’opposto.
    Ma questi silenzi e queste ipocrisie, seppur biasimabili, alla fine non fanno danni gravi.
    Il tema dell’omosessualità è diverso e i danni possono essere devastanti come tutti sappiamo e vediamo.
    Per questo, pur detestando il ricorso a certi aggettvi esagerati, condivido Grillini quando parla di documento disumano, intendendo questo termine nel suo senso stretto, letterale.

  2. O.T.Nad

    6 maggio 2012 at 14:38

    Credo che l’immagine che si dà del fenomeno scout in questo post e, in generale, all’esterno del fenomeno stesso è fortemente travisato. Non credo di sentirmi un’eccezione nel dire che ricordo i miei anni da esploratore (11-16 anni) come un’esperienza di vita piacevole ed educativa alla vita in natura e solo in via secondaria improntata sull’insegnamento cattolico. E’ vero che questo era una componente integrante, ma mai in maniera oppressiva o preponderante.

    Aggiungerei di aver avuto fra le mie prime esperienze con l’altro sesso, nei limiti della giovane età, proprio da scout presso l’AGESCI. E’ chiaro che non ci era teoricamente concesso o agevolato, ma gli stessi capi (ragazzi o adulti cattolici ma di certo non bigotti) tendevano a “non pensarci” o a far finta di non vedere. Non accade forse questo anche nelle scuole o in qualunque punto di educazione?

    Tornando all’omosessualità, tema del post, non ho vissuto personalmente la presenza di ragazzi o ragazze omosessuali nel mio gruppo, ma credo (anche qui) di non essere un’eccezione nel ritenere che non sarebbe, in modo alcuno, stato un problema o una fonte di imbarazzo eccessivo.