Festival del giornalismo… E se facessimo festival della corruzione?

Piero Sansonetti Pubblicato da
il 1 maggio 2012.
Pubblicato in Attualità.

Si è chiuso il 29 a Perugia il festival del giornalismo. Festival del giornalismo? Lo spread economico tra l’Italia e l’Europa in realtà è assai modesto. Se si esclude la Germania, possiamo dire che più o meno la nostra economia è al livello di tutte le altre economie europee. Siamo la seconda potenza europea – dopo la sola Germania – nella produzione manifatturiera, siamo la terza potenza europea per Pil, abbiamo un’economia non lontanissima da quella francese o da quella spagnola, persino da quella britannica. Stesso discorso vale per la cultura, per la scuola, per la sanità, addirittura per la pubblica amministrazione. Il livello che raggiungiamo in questi campi è grosso modo dentro la media europea. Ci sono due soli campi nei quali tra noi è il resto dell’Europa e dell’Occidente c’è un abisso: la corruzione e il giornalismo. Il giro di affari della nostra corruzione è di cinque o sei volte sopra la media europea. Il grado di qualità del nostro giornalismo e del nostro sistema di informazione è di dieci volte più basso di quello di qualunque altro paese civile. Vogliamo provare a fare un confronto tra i giornali italiani e quelli americani, o tedeschi, o spagnoli, o francesi, o quelli della Svizzera, del Belgio, del Lussemburgo eccetera eccetera? E’ impossibile, la distanza va molto, molto oltre lo spread che divide noi e la Germania per quello che riguarda il debito pubblico. Il debito di credibilità dei giornali italiani è oltre ogni immaginazione. Qui da noi non si stampano giornali ma fogli di propaganda o strumenti di azione di gruppi politici ed economici. I giornalisti non sono professionisti indipendenti ma agenti dei giudici, o dei partiti, o dei potentati economici, e più spesso di tutti e tre. Obbediscono, non pensano. La ricerca della verità non è considerata un’opzione ma una follia, un segno di “terzismo”, cioè di tradimento.

Ecco, mi piacerebbe capire una cosa: ma in queste condizioni che senso ha organizzare addirittura un “festival” del giornalismo? Sarebbe come organizzare un festival dell “corruzione”. Dire al mondo: ecco, questi sono i terreni nei quali noi italiani facciamo più schifo!

Un festival? Ma cosa c’è da festeggiare? A che serve tutta quella boria, quell’intervistarsi a vicenda, quel lodare i reciproci fantomatici coraggi? Non vi pare una farsa di dimensioni gigantesche? Non sarebbe meglio vergognarsi un po’, in silenzio, per questi ultimi quindici anni di agonia e di morte del giornalismo, e provare a ricominciare da capo, magari spazzando via la vecchia generazione, mettendo sul banco degli imputati tutti i vecchi editori, e cercando di vedere se dai giovani può nascere qualcosa di nuovo?

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6 Responses to Festival del giornalismo… E se facessimo festival della corruzione?

  1. daniele

    3 maggio 2012 at 16:10

    Grande Piero, sono completamente d’accordo con te.
    Mi domando inoltre sempre nell’ottica di quello che scrivi, se sia il caso o no di votare Grillo alle prossime elezioni, proprio per far capire alla casta che non ne possiamo più di loro e preferiamo quindi un comico, almeno sappiamo quello che è.

  2. Piero Sansonetti

    piero sansonetti

    1 maggio 2012 at 23:14

    Lei forse sa, signor Anzilli, che sono stato cacciato da Liberazione perchè – giustamente – mi accusavano di non fare propaganda. E di “violare” la linea del partito. Era proprio così: avevanop ragione. Noi a Liberazione ci eravamo convinti che fare un giornale fosse fare un giornale e che gli interessi del “vero” fossero superiori agli interessi del partito. Dicevamo – ripetendo le parole di Pintor – “un giornale è un giornale è un giornale”. Un giornale di partito è un giornale che appartiene a un partito non è un giornale che obbedisce a un partito e alle sue raguioni. Perché un giornale non può mai essere obbediente.
    Assai prima di dirigere Liberazione ho lavorato all’Unità. E lì, già alla fine degli anni settnata, la battaglia della mia generazione di giornalisti dell’Unità fu per l’autonomia”. Ci scontrammo anche aspramente col partito e alla fine cancellammo quella scritta – “organo del partito comunista”- dalla testata del giornale. Ci scrivemmo: “Giornale fondato da Antonio Granmsci”. Pensi che qualche anno prima di questa svolta – della quale fui protagonista insieme al direttore dell’epoca che era Renzo Foa – noi dell’Unità in un giorno nel quale erano assenti sia il direttore Chiaromonte sia il condiretore Mussi, pubblicammo l’articolo di uno studioso sui rapporti tra Gramsci e Togliatti e lo pubblicammo con questo titolo: “Fu fatto tutto per salvare Gramsci?”. Accusammo in sostanza Togliatti di avera abbandonato Gramsci in carcere. Lo facemmo in un periodo (anni ottanta) nel quale Togliatti era ancora inattaccabile. Era il padre di tutti. Successe il finimondo. Avemmo tutto il partito contro. Volevano cacciarci. Ci difese solo ChiarProprio soltanto lui. omonte. Ci fu un processo a Botteghe Oscure, in piena regola, e sul banco degli accusatori c’erano fior di “patriarchi”, da Natta a Pajetta a Napolitano a tanti altri. Fu un fuoco di fila di accuse e contestazuioni furiose. Beh, è incerdibile: vincemmo noi. Li convincemmo che un giornalista prima è giornalista e poi comunista, e che deve difendere la sua oindipendenza costi quel che costi. Ci lasciarono al nostro posto e fu sancita in modo ufficiale l’autonomia del giornale. Due anni dopo, Foa, che aveva guidato quella piccola secessione, fu nominato direttore: Bei tempi! Altro che Festival di Perugia!
    Pensi che questa storia di Gramsci e Togliatti l’ho ritrovata proprio ieri, scritta da Paolo Mieli, sul “Corriere della Sera”. Noi arrivanmmno con una ventina d’anni d’anticipo…

  3. Pier Luigi

    1 maggio 2012 at 20:13

    Non ho mai condiviso le idee politiche di Sansonetti nè ho mai letto i giornali che ha diretto, ma ultimamente quando lo sento parlare in TV è uno dei pochi che dice cose sensate senza timore di pestare a destra e a sinistra. Probabilmente ha modificato in parte il suo pensiero e anche queste affermazioni sul giornalismo italiano sono veritiere: fa pena.

  4. Luca Anzilli

    1 maggio 2012 at 16:47

    Mi scusi, ma lei in questi quindici anni di cui parla che mestiere ha fatto? Non ha diretto – al di là di come è finita – un giornale di partito, dunque di propaganda? So che potrebbe sembrare pura polemica, ma mi piacerebbe invece una risposta.

  5. Angela Azzaro

    Angela Azzaro

    1 maggio 2012 at 15:57

    E no stefano perchè fuori da certe consorterie vive un giornalsimo davvero indipendente e libero che non puó oggi piú di ieri assolutamente lasciare il campo

  6. Stefano

    1 maggio 2012 at 15:35

    Io sogno di fare il giornalista professionista un giorno a poter vivere con i frutti del mio lavoro e tutto ciò mi angoscia e mi fa venir voglia di mollare tutto…