Sono stato a vedere lo spettacolo di Raffaele Curi, a Roma, nel quale recitava Bertinotti. Recitava non interpretando qualche personaggio, ma interpretando, col suono caratteristico della sua voce, una poesia molto bella di Elliot. Non sono esperto né tantomeno critico teatrale. Lo spettacolo di Curi – prodotto dalla Fondazione Alda Fendi – è un’opera difficile, che non ha niente di tradizionale, che mescola tecnologia, musica, vita e recitazione, sovrappone filmati e situazioni “viventi”, adopera, per comunicare, la musica, le pareti e anche il soffitto del “teatro”, la sua urbanistica speciale e persino il pubblico, i suoi movimenti, le sue reazioni e la sua estetica. Racconta una storia complicata – concettuale – forse di ottimismo, forse di disperazione, che riguarda il pianeta, o l’universo intero, o solo le donne e gli uomini, o alcuni di loro: non saprei. Siccome non è il mio mestiere capire e giudicare il teatro, mi sono limitato a guardare e ad emozionarmi. Mi sono emozionato e alla fine dello spettacolo Curi mi ha detto che a lui bastava questo: non gli interessava se avessi capito qualcosa, non voleva farmi capire: voleva farmi “sentire”.
Un paio di giornalisti di due grandi giornali (purtroppo – scusate il purtroppo – quelli che vengono considerati i due più importanti giornali della sinistra italiana e cioè “La Repubblica” e “Il Fatto”) hanno scritto il giorno dopo sullo spettacolo e hanno espresso le loro critiche. Le critiche non riguardavano lo spettacolo in sé ma Bertinotti (si capisce: era l’attore più famoso, anche se non il più bravo). Non riguardavano però la sua recitazione bensì la sua persona. Ed erano critiche feroci, demolitorie. Sostenevano questa tesi: un dirigente politico, o un ex dirigente politico, commette reato di blasfemia se decide di dedicare la sua persona, la sua intelligenza la sua voce, a una attività che non sia politica. Diventa sacrilego e merita disprezzo e derisione.
Non mi interessa polemizzare con quei due giornalisti (uno dei quali Filippo Ceccarelli, conosco da decenni, l’altro credo che sia una giovane promessa del giornalismo italiano e si chiama Malcolm Pagani e probabilmente però conosce pochissime cose della biografia del grande e poliedrico leader afroamericano che gli ha prestato il nome). Mi interessa invece osservare – con somma preoccupazione – come la caduta del Berlusconi non si sia portata con se le scorie avvelenate che il berlusconismo aveva lasciato sulla cultura della sinistra italiana. Quali scorie? Il “grettismo” e la “bigotteria”. La bigotteria sessuale che ha guidato una feroce caccia alle streghe, cioè alle troie, cioè alle “donne vendute” che ancora non si è conclusa e che ha spinto di due o tre decenni indietro la civiltà italiana; il grettismo di chi sa solo ripetere i dogmi che gli hanno insegnato e che considera qualunque “fuoruscita” dai binari del “perbene” come un inaudito e agghiacciante atto di sovversione, da denunciare e schiacciare.
Le scorie della bigotteria hanno portato la sinistra italiana a diventare reazionaria. Già: esattamente reazionaria: non a caso il pensiero di Filippo Ceccarelli, oggi, assomiglia moltissimo a quello della mia bisnonna (che peraltro, come Ceccarelli, era una donna molto simpatica). E hanno mescolato in modo clamoroso e inestricabile gli assetti ideali della cultura italiana. E’un peccato. Anche perché questo sacrificio della propria autonomia di pensiero non ha portato la sinistra ad ottenere qualche successo politico, l’ha solo guidata verso la morte intellettuale.
Se poi, in coda a questo pezzo, devo esprimere un giudizio sulla recitazione di Bertinotti, vi dirò che a me è piaciuta molto. Naturalmente io voglio bene a Bertinotti, e quindi capisco che le emozioni che mi provoca vederlo sul palco, fuori dal suo ruolo, sono anche personali, non solo artistiche. Penso però che Curi lo abbia scelto proprio per il suono e l’impostazione della sua voce, che sono molto caratteristici, incisivi, quasi clamorosi nella loro “specialità”. La parlata di Bertinotti è stata spesso oggetto di sarcasmo (sarcasmeggia molto Malcolm, nel suo articolo, sulla ripetizione della “r” bertinottiana, che è quasi una “vu”: ma non capisce che Curi, credo, ha scelto Bertinotti proprio per quella pronuncia, perché la poesia, – sospetto, sempre da profano – anche quando è tradotta da un’altra lingua e quindi interpretata preventivamente, è suono, e ciascun artista la pensa e la vede e la sente con un certo suono, e la ripetizione frequente di una “erre” può essere la leva di una poesia… Non so però se quel che sto dicendo sia molto marxista…).
Sono sicuro che Bertinotti non si farà intimidire, spero che continuerà a recitare, e che magari si inventi anche altri gesti trasgressivi. Certo, gli diranno sempre che ha il cachemire, anche se dovesse recitare in costume da bagno…
Elena Bibolotti
24 aprile 2012 at 12:03
Da sempre i critici non vanno a teatro e gli spettacoli se li fanno raccontare, si sa, li ho visti, ho praticato il palco per anni. Detto ciò, amo Bertinotti e credo possa avere un buon successo come attore. Mi spiace solo che come sempre “il Teatro” venga messo da parte per far posto agli interpreti. E dire che un tempo, quando era “puro” , gli attori recitavano nascosti da maschere e su alti calzari. Se solo si riuscisse a recuperarne il senso anche noi potremmo emozionarci di più e sentirci più vicini a dio (chiunque e dovunque sia).
giuseppe.s.
23 aprile 2012 at 14:42
secondo me sono delle critiche dovute a dei residui storici…poichè ci sono dei precedenti che hanno macchiato il “leninismo” di Bertinotti… penso ..e come me tantissimi altri…che un leader comunista non poteva candidamente frequentare i salotti ” vip” di Roma e Milano ,brindando ed ammiccando con gli industriali e l’alta borghesia e..poi l’indomani parlare con e di proletariato !!! No dissento fermamente, mi spiace per il compagno Sansonetti ,ma è così ..un giorno l’infausto Bertinotti ebbe a dire ad un suo pupillo …Bellucci, valido giornalista romano,che gli rimuoveva le stesse perplessità..” la mia vita privata non inficia la mia vita politica, uno può tranquillamente frequentare il jet.set ed occuparsi poi dei problemi della povera gente”…non è affatto così!!!..tu nn puoi mangiare col diavolo e dormire con l’angelo!!!!Quindi anche io memore di ciò ,nn biasimo i 2 giornalisti…p.s Susanna, nn riuscendo a postare questo mio commento ,se riesci ,ti do il permesso di farlo tu a nome mio,a firma sanfilippo g.
Paola
23 aprile 2012 at 01:22
Come nei film di fantascienza, dev’esserci un virus che porta l’umanità alla follia, la crisi ne è una conseguenza e anche i due giornalisti in questione ne sono stati colpiti.
Nicoletta Costantiino
22 aprile 2012 at 23:47
Se altri politici mostrassero di avere un interesse ed una partecipaziione attiva alla poesia e all’arte forse potremmo contare suL loro valore umano ,certi della loro comprensione delle nostre esigenze di immagine al di la dei bisogni materiali…Bertinotti e’stato attaccato dagli invidiosi non per questioni politiche , ma per la sua POESIA..Non dimentichiamo che in Italia gli artisti sono ancora simbolicamente sepolti fuori le mura. (Nicoletta Costantino)
eugenio tassitano
22 aprile 2012 at 22:57
Premetto che non ho visto lo spettacolo e quindi non posso esprimermi sul punto. L’importante è che tutto lo spettacolo, e non solo Bertinotti, abbia comunicato delle emozioni positive, il pubblico deciderà se l’operazione è riuscita. Tanto per fare un nome, a Veltroni è stato addirittura commissionato un testo teatrale un paio di anni fa, non mi pare che allora qualcuno abbia gridato al sacrilegio, anche se probabilmente non aveva mai scritto un copione teatrale in vita sua.
O forse si può fare di tutto tranne esibirsi su un palcoscenico?
FEDERICO
22 aprile 2012 at 20:52
Del proprio privato ognuno fa ciò che vuole…..Se Bertinotti recita, evviva ! (d’altra parte è pur sempre un politico….cosa fanno d’altro, se non continuamente recitare?).
Chi fa teatro, chi si esercita nella negromanzia e nel commercio di diamanti, chi, per spirito profondamente religioso, preferisce vedere le Consigliere Regionali vestite da suora, e via dicendo, è tutto un gran carnevale……anche Noi ne siamo parte. Sugli uomini pubblici, diceva mio nonno: “Nessun uomo è grande agli occhi del proprio lacché”.
Francesco Verdinelli
22 aprile 2012 at 17:56
Ho letto solo alcuni commenti, l’argomento è interessante, ho letto fra i pochi quello dell’amica Susanna Schimperna.
Ero in sala a vedere il lavoro di Raffaele Curi, con, fra gli altri, Bertinotti in scena.
Bertinotti è stato bravo, ha interpretato con una leggerissima enfasi, e con grande naturalezza, comunicando emozioni. Non era “stonato” difetto che talvolta qualche attore blasonato ha. Ha trasmesso delle emozioni e questo è l’importante. Mi occupo di musica e teatro da una trentina di anni, amo emozionarmi, qualunque spettacolo dal vivo a mio parere ha ragione di essere, se emoziona.
In quanto a Bertinotti in scena sono dell’idea che se non fai una cosa per esibizionismo, e fai la tua figura, che ben venga! Prima di vederlo ero scettico, la pensavo esattamente come Susanna, dopo averlo visto ho cambiato idea. La grande naturalezza con la quale ha fatto questa cosa me lo ha fatto apprezzare. Consapevole che la cosa ha potuto riguardare solo le persone che erano in sala quella sera, e che le critiche alle quali si è esposto invece riguardano tutti, devo dire che sulla scena è risultato vincitore. E non è poco.
Francesco Verdinelli
FEDERICO
22 aprile 2012 at 17:52
La solita mania di giudicare (e criticare) il comportamento di personaggi pubblici in relazione al loro privato. Sbagliato ! Se a Bertinotti piace recitare, perché mai non dovrebbe ? O se il Cavaliere preferisce le consigliere regionali vestite da suora (ovviamente non in Consiglio Regionale Lombardo) dove sta il problema? A me Vendola non piace in quanto comunista e mi pare che la sua direzione della Puglia sia opinabile, ma sulle scelte personali (cattolico/laico, omosessuale piuttosto che eterosessuale) non mi permetto di giudicare. Nello spazio privato ognuno esprime il suo io: Amintore Fanfani dipingeva, non mi risulta che la Storia dell’Arte lo annoveri come un novello De Chirico peraltro. Certo l’extreme gauche è tutta una serie di anatemi e reciproche scomuniche……Vale la pena ricordare un aneddoto. In campagna pre-elettorale, quando si doveva ancora decidere in Francia il candidato socialista, Segolene Royale (che partecipava alla competizione) chiese alla stampa se qualcuno ricordasse qualcosa di notevole compiuto da Hollande. Saputolo, Hollande agitò la manina con quattro dita alzate (i figli che ebbe con la Royale) ed aggiunse beffardo: “Più i lavori preparatori…….”. Vi immaginate fosse successo qui ? Maschilista, etc.etc. etc……
ALESSANDRO ORSI
22 aprile 2012 at 14:58
Mettiamola così; dopo esser stato per anni presidente della Fondazione della Camera (no dico, Fondazione della Camera, impianto di cui non se ne capisce/motiva l’esistenza), per me può fare tutto ciòche vuole, non mi interessa più. Sono una persona piena di difetti ma di certo una virtù è in me, sono un serio elettore, e un serio elettore deve avere il coraggio di poter licenziare i politici che ha scelto se ne vede la giustezza. Ho votato RC fin dalla scissione e ho smesso quando, guarda caso, hanno smesso tanti altri compagni… un motivo ci sarà, no?
elisabetta
22 aprile 2012 at 14:47
Evidentemente questi signori mancavano di argomenti. Prendersela con Bertinotti, per carità non esente da colpe, (e anche, se vogliamo, pensionato d’oro) tuttavia persona sobria nonchè colta, riporta a quello squallido “populismo” di cui si riempiono invece la bocca certe persone che preferiscono etichettare e attribuire il fenomeno in modo superficiale, anzichè attribuirlo a ciò che rappresenta, cioè la profonda e vera insoddisfazione verso realtà ambigue e traballanti dello squallido scenario attuale. ecco questi giudizi verso Bertinotti trovo siano “popululisti”. ce ne fossero di politici in pensione che recitano poesie,ma di che stiamo parlando?
gianclaudio
22 aprile 2012 at 12:07
non sono stato un estimatore del bertinotti politico e neanche prima,ma non vedo perche’ non possa fare l’attore, del resto ha frequentato una buona scuola all’interno delle sedi
rita
22 aprile 2012 at 11:31
Hai ragionissima Susanna!
Per alcuni questa scelta di Bertinotti è inaccettabile per via del rigore e della famosa sobrietà, una parola e un concetto che mi erano cari fino a “ieri” ma che da qualche mese detesto!
P.S. ma .. si dice “disgustevole”?
Claudio Esposito
22 aprile 2012 at 11:25
Purtroppo, ogni manifestazione espressiva che si discosti dal clichè della persona, viene bollato come azione poco ortodossa, se non addirittura scorretta o negativa.
E appartenere alla cosiddetta stampa “di sinistra” talvolta, come in questo caso, non vuol dire essere esenti da questa sciagurata propensione…
Spero che Bertinotti se ne infischi altamente, e continui a fare ciò che più gli aggrada, liberamente e non curando tutte le becere etichettature di giornalisti sussiegosi e bigotti.
macchinadelpopolo
22 aprile 2012 at 09:49
Unn’ho tempo di leggere gli altri commenti.
Io dico la mia:
1) Bertinotti l’è solo una saggia scelta di marketing e i’ffatto che se ne discuta molto (così mi pare) lo conferma;
1)Bertinotti unn’è anda’o a puttane, ma ha recitato una poesia. Quindi se si limita a questo pò fare icchè gli pare.
Scusate ma un sò scrivere.
Marco Tarantino
22 aprile 2012 at 08:31
Quello di criticare Bertinotti è un hobby molto comune per molti mezzi di informazione, soprattutto della stampa moralista, e sovente negli anni si è esercitato non tanto verso le sue idee ( cosa legittima e anche utile), ma verso la sua persona, e questo non solo quando ricporiva incarichi politici, ma anche adesso che (ed è uno dei pochissimi) è fuori dalla scena politica vera e propria. Queste critiche spesso prendono di mira una (vera o presunta) frequentazione eccessiva di salotti romani, una tendenza all’indulgere nel lusso (celebre il terribile “Bertynight” di Dagospia), come se per essere di sinistra e volere un mondo in cui tutti stiano meglio si debba incarnare il pauperismo come stile di vita. Il punto vero, però, a me pare un altro: in questo paese si continua ad addossare, impropriamente, a Bertinotti la caduta del primo governo Prodi e la responsabilltà dell’ascesa di Berlusconi, come se da quell’evento siano magicamente derivati tutti i guai del centro – sinistra. Io non la penso così (tra gli altri, ricordo un bellissimo articolo di Rina Gagliardi sul Manifesto che spegava il senso di quella rottura), ma questo moloch esiste e opera, nelle relazioni politiche e personali tra uomini politici ( e popoli di elettori) da allora. Ecco, credo che sia giunto il momento, tra forze politiche e uomini che lavorano per una nuova riorganizzazione e ricomposizione di una alleanza di Centro – sinistra, di provare a costruire una memoria condivisa di quegli anni, aprendo un confronto che finora è mancato, e credo che questo giornale possa dare un importante contributo in tal senso. Se questa operazione di verità non verrà fatta, questo moloch resterà, anche se rimosso e negato, e continuerà a svolgere la sua funesta azione.
Luciano
22 aprile 2012 at 07:59
Non capisco perchè, in un mondo dove tutti fanno tutto, spesso male, il povero Bertinotti non possa declamare dei versi in pubblico….È da folli solo il metterlo in discussione….
susanna schimperna
22 aprile 2012 at 07:13
Mai attività non politiche se si è o si è state/i donne o uomini politici. Figuriamoci leaders. Peggio ancora se di sinistra. Il rigore, il rigore! E ancora: poverismo, scomodità, gusti dozzinali, possibilmente rozzezza. E’ così che si deve essere. Qualunque deragliamento è inammissibile, disgustevole, risibile.
Perché qualcuno ha deciso, chissà quando e come non importa, che politica e vita non possano andare d’accordo, e quindi amore, arte, amicizia, gioco, divertimento, fantasia, senso estetico non possano avere diritto di cittadinanza nelle espressioni pubbliche di una donna o un uomo che fa o ha fatto politica.
Prima e dietro a questo, la più odiosa
delle dittature: pretendere di incatenare un individuo, chiunque egli sia, a un ruolo, per sempre.
Sei un ballerino? Non permetterti di esprimere altre opinioni che sulla danza. Sei una modella? Non sognarti di proporti candidata in un partito. Sei un deputato? Scrivi pure un romanzo, ma ricordati che “noi che sappiamo” lo giudicheremo, per principio, una colpevole digressione. Tutto questo, quasi inutile aggiungerlo perché è ovvio per tutti e l’hanno sottolineato “Repubblica” e “il Fatto” parlando di Bertinotti sul palco a leggere Eliot, naturalmente vale sempre di più quanto più ci si sposta a sinistra. Un ribaltamento del senso stesso della parola “liberazione”.
Max Stirner, di cui abbiamo perso memoria trovando più comodo relegarlo in poche righe dei testi scolastici di filosofia (di solito parole “feroci e demolitorie”, esattamente come Sansonetti definisce le critiche a Bertinotti che si è prodotto in un reading), scrisse: «Bisognerebbe che ci si cacciasse in testa che il supremo obiettivo dell’uomo non è l’istruzione o l’incivilimento, bensì la libera creatività».
Vale per tutti, anche per chi fa politica.
Bob
21 aprile 2012 at 23:37
Non posso credere che due testate giornalistiche del calibro di quelle citate siano diventate in un battibaleno due testate di ca..o! Oh mio Dio, tutto ciò trasuda noia, non me lo deve dire certo la costituzione o un bieco partito se posso o meno recitare in teatro… e non vado oltre checché sostengano gli altri.
Pingback: «Bertinotti non può recitare, non è perbene» Quanto siete bigotti, colleghi giornalisti | Fondo Magazine di Miro Renzaglia
marco
21 aprile 2012 at 22:36
Non ho votato Bertinotti alle ultime politiche, preferendo sprecare il voto dandolo a Sinistra Critica. Rimane pero’ una delle poche persone ragionanti della sinistra italiana (un politico ? che io sappia ha fatto il politico di professione solo dal 1995 al 2008 ). Per me puo’fare tutto quello che vuole, mi piacerebbe pero’ che dedicasse sempre un po’ del suo tempo alla politica e lo facesse con convinzione.
Lo Scrocco
21 aprile 2012 at 22:12
Recitiamo tutti almeno una volta nella vita. Se non ci è concessa neanche la libertà di farlo su un palcoscenico, continuiamo a farlo nella vita. Non vedo perché i giornalisti si indignino.
Alberto
21 aprile 2012 at 22:09
Bertinotti e’ un libero cittadino ,ha il diritto di fare quello che vuole
Carlo Alberto Turrini
21 aprile 2012 at 22:00
Detesto vedere politici in tv. Tutti i politici, perché di solito non hanno alcuna qualità per meritare di pontificare in settemila programmi. Non hanno qualità, ma potere, grazie al qli vediamo a tutte le ore. Diverso è il discorso su un politico che si metta in gioco in teatro. Chi lo fa ha tutta la mia stima. A meno che4 sia palese che il ruolo è immeritato. Non mi pare il caso del quale stiamo discutendo, perciò, per una volta, plaudo al coraggio di Bertinotti.
quintilio
21 aprile 2012 at 21:45
Bertinotti è un libero cittadino italiano, come tutti i cittadini ha diritto di fare ciò che lo aggrada!
Chi si può arrogare il diritto di negare ciò?
Chi è mondo scagli la prima pietra!
Serenità
patrizia
21 aprile 2012 at 20:54
Ho sempre pensato che la sua figura fosse sprecata per fare solo il politico,una bella presenza,un discreto carisma,un intellettuale della politica,forse uno dei pochi che ha saputo farla senza renderla volgare..Ora,sarà padrone di fare un po’ quello che gli pare? E figuratevi se si cura di due sconosciuti giornalisti…Certo che ha fatto bene. Se Luxuria va a finire all’isola dei famosi perchè Fausto non può recitare poesie?
gli Altri Online
21 aprile 2012 at 20:52
In aggiunta da quanto detto dal nostro direttore si puó sottolineare come
1) ceccarelli non abbia visto lo spettacolo e ne abbia scritto sulla base delle considerazioni fatte da dagospia. Dagospia fonte di repubblica? Siamo messi bene.
2) la Fondazione Alda Fendi che produce lo spettacolo non si è mai occupata di moda. Si occupa di cultura che finanzia con i suoi soldi, senza sperperare quelli pubblici. Le sorelle fendi hanno venduto il marchio dieci anni fa. E comunque anche se fossero rimaste nella moda che male c’era?
3) repubblica è il giornale piú padronale che c’è in giro e si stupisce che bertinotti reciti a teatro per fendi?
claudio
21 aprile 2012 at 20:44
Sulla Repubblica di giovedi ho visto l’articolo di Filippo Ceccarelli e dopo una sbirciatina al titolo – Da Falce e martello all’alta moda. Bertinotti recita Eliot per Alda Fendi – ho tirato dritto intuendone la vena polemica. Ecco, anche ora penso che stia dedicando anche fin troppo tempo a questa “notiziona”.Ho una riserva limitata di parole e di pazienza e la uso nella giusta maniera,preservandola per questioni decisamente più interessanti che criticare o difendera la libertà di Bertinotti di fare un po’ quel che gli pare nella sua vita.
Attilio
21 aprile 2012 at 20:32
meglio sul banco degli imputati che su un palco
sebbene lui preferirebbe un comodo tavolo per massaggi in una Spa a spese dei cittadini. vecchio furrrrrrrrbone
Alfredo
21 aprile 2012 at 20:25
Cosa leggeva Bertinotti, The waste land?
Forse si tratta di un uso ironico dell’uomo politico inteso come demiurgo della desolazione in cui viviamo?
Ma la sinistra italiana, poi, non è sempre stata così? Non mi sembra una novità sostanziale: il PCI era l’altra faccia della DC, sostanzialmente il suo specchio: Togliatti si trombava la Iotti, tutti lo sapevano ma non lo si poteva dire. Oggi la sinistra (?) se la prende con le notti hard del Berlusca…non è cambiato nulla.
rebecca
21 aprile 2012 at 20:20
noi di sinistra se non indossiamo IL CILICIO non siamo contenti.
Bertinotti discusso è vero, il suo “senza se e senza ma”, “”ridistribuire la ricchezza” sono ormai un culto, begli slogan, ma Bertinotti forse è stato lasciato solo e appunto le parole non sono mai diventati fatti!
Pio Antonio Caso
21 aprile 2012 at 20:20
non solo io non sono un critico teatrale, ma nemmeno l’ho visto lo spettacolo e nemmeno ho avuto la curiosità di andare a cercare gli articoli di giornale citati in questo “pezzo”. Allora, che commento sarà mai il mio? Un buon tacere non ha mai fatto danni, però un cenno al dogmatismo e al livore presenti nella vita quotidiana, credo lo si possa fare. Quel tanto necessario per autodifesa e perché no, per continuare a pensare con la propria testa, per dare delle valutazioni, seppur soggettive, ma che abbiano ancora un minimo sindacale di autonomia. Bertinotti attore fa discutere? Perché le esercitazioni di burlesque sono cose serie?