La fuga di Casini e l’immobilismo del Pd: indovinate chi vince?

Peppino Caldarola Pubblicato da
il 21 aprile 2012.
Pubblicato in Politica.

Pierferdinando Casini ha preso la fuga. I tre corridori stavano affiancati sulla montagna dandosi la voce l’un l’altro e tirando la corsa col patto segreto di arrivare insieme al traguardo e lì si sarebbe visto. Invece uno di loro, il leader dell’Udc, ha visto per primo l’ultimo chilometro e si è fatto beffa degli altri due. La scelta di Casini di lanciare il partito della nazione nasce da questa voglia di “fregare” i suoi compagni di fuga prendendosi un vantaggio incolmabile. Non so se Casini riuscirà nell’intento. Ho molti dubbi che gli elettori italiani stiano aspettando il gran circo barnum dei moderati per decidere dove stare. La crisi mi pare assai più profonda delle formule politiciste. Casini ha certamente ragion quando pensa che col suo partitino e con i suoi alleati attuali non va da nessuna parte. Ha certamente ragione quando pensa che la grande fuga di elettori del PdL e della Lega ha bisogno di un riparo sicuro. Quello che sottovaluta è che questi mondi storditi dalla crisi cercano non aggregati moderati ma progetto sociali. Non è il 92-94 quando di fronte alla crisi dei due maggiori partiti di governo, Dc e Psi, all’avanzare della Lega e alla temuta crescita degli ex comunisti, Berlusconi penò di contrapporre un cartello anticomunista.

Qui la faccenda è resa più complicata da una crisi sociale che sembra appena agli inizi e che chiede risposte sociali e non formule politiciste. Se questo è vero per Casini lo è maggiormente per la sinistra. Il Pd sembra affascinato dal motto Queta non movere e sta lì fermo in attesa che i voti lo premino. Nel frattempo al suo interno l’ala legata Fioroni, nel suo mensile Il Domani, teorizza la rifondazione del Pd con il motto “farsi centro” e l’ala montiana sta acquattata in attesa di azzardare la mossa vincente. Bersani, invece, non sembra attratta dall’idea che da questo gran casino si debba uscire con una forte proposta di sinistra, qualcosa che assomigli al modo in cui le socialdemocrazie affrontano i passaggi d’epoca, cioè proponendosi come i più radicali riformatori del capitalismo. Probabilmente a star fermi si fanno meno danni, ma a star fermi si rischia anche di perdere il treno del voto di protesta.

In questo area sta montando il favore verso Grillo e la sua ricetta che prima di esser antipolitica è anti-crisi. Il dato principale del movimento del comico genovese non sta solo nell’attacco a tutti i partiti ma nell’emergere della tematica del non pagamento del debito, della fuoriuscita morbida dall’euro, delle utopie non sviluppiste. Una sinistra che si rispetti dovrebbe saper rispondere sia sul terreno della difesa dell’idea dei partiti, ovviamente da riformare radicalmente, sia sulla questione del debito. E dovrebbe farlo prospettando un sogno, quello cioè di una fuoriuscita equa dalla crisi che sarebbe come dire una fuoriuscita di sinistra. Bisognerebbe perciò non stare fermi, anzi muoversi un po’ per raccogliere tutte quelle forze della sinistra che hanno voglia di battersi per un paese nuovo che non cada né nelle mani del nuovo populismo né dei neo-democristiani.

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2 Responses to La fuga di Casini e l’immobilismo del Pd: indovinate chi vince?

  1. Sam Moser

    21 aprile 2012 at 15:52

    sono d’accordo con Riccardo.Qui non si tratta piu’ di destra o sinistra. Le vecchie impostazioni ed ideologie sono ormai cosa del passato, muffa da rimuovere come i partiti politici. Si tratta appunto di tornare alla “polis” e cio’ che la Lega ha fatto e quello che Grillo sta facendo non e’ altro questo : essere presenti sul territorio, sentire cosa vuole la gente, rappresentarla e non invece dal centro da un trono “imperiale” di burocrazia dettare leggi e leggiucole che si appiccicano ad altrettanti cavilli cresciuti nei secoli per creare il casino in cui adesso siamo.

    Parliamoci chiaro : c’e’ stato un “golpe” da parte di un “non eletto” , c’e’ stata l’imposizione di un “tecnico” in tempi folgoranti, c’e’ stata un’ammucchiata dei partiti principali in questo matrimonio osceno tra tecnica e politica con la benedizione di banche e finanza internazionale nonche’ da un’oligarchia antidemocratica centralista Europea. A tutti e’ stato chiesto un sacrificio e la mano in tasca, a tutti sono stati imposti tagli nello stile di vita ed una imposizione astronomica…a tutti MENO che ai partiti ed ai politici nonche’ pappamentari.

    Quelli sono da spazzare via senza pieta’ e dovrebbero essere portati in tribunale per restituire il maltolto: i beni dei partiti dovrebbero essere confiscati e portati in dotazione allo Stato, alla comunita’dei cittadini…

    La politica quella vera deve nascere di nuovo dalla gente e deve ridurre sia la burocrazia, i dipendenti pubblici e i costi ed i numeri dei pappamentari e politici ovunque.

    Lo scandalo e’ che la gente e’ assuefatta e si e’ abituata ad una droga che da anni ha iniziato a sbilanciare – con il contributo comunque gravissimo di sindacati e certa sinistra – la nazione veso una pletora enorme del pubblico che non produce nulla e grava completamente su chi lavora.

    Grillo e’ un pagliaccio ma cavalca una tigre reale, la Lega e’ stata presa di mira ma anche loro cavalcano un leone vero…queste bestie azzanneranno i deretani dei nostri politici che sono piu’ preoccupati a cercare nuovi nomi o creare nuovi partiti piuttosto che trovare soluzioni nuove per i problemi gravissimi generati dalla scelleratezza dei vari governi degli ultimi 40 anni…

  2. riccardo

    21 aprile 2012 at 12:33

    Le utopie? Ridurre la crescita sarà un obbligo, altro che utopie!

    Difendere i partiti? E riformarli? Ah davvero? E chi riforma i partiti…se non i partiti stessi? Ma lo vedi, amico, che la contraddizione è nei termini?

    L’introduzione dell’euro è stata la più grande truffa del secolo..legalizzata, per di più!

    E’ la cultura politica movimentista quella che si sta facendo largo: è la cultura della partecipazione, del radicamento sul territorio, della discussione al posto dell’imposizione. Questa non è “anti-politica”: questo è esattamente il contrario. E’ il ritorno della politica alla “città”, alla polis, da cui e per cui la politica è nata.

    Partiti e Stati hanno fatto il loro tempo: ora si tratta di andare oltre.