«Proviamo noi a immaginare il futuro». L’appello del Quinto Stato

Roberto Ciccarelli Pubblicato da
il 21 aprile 2012.
Pubblicato in Lavoro.

Sono il “grande assente” dal dibattito sulla riforma del lavoro. Si definiscono “quinto stato” e all’inizio dell’appello “Se chi ci governa non sa immaginare il futuro, proveremo a farlo noi” stilano una sintetica fenomenologia dei lavori, autonomi indipendenti o precari, svolti da un terzo della forza lavoro attiva in Italia. Tra di loro ci sono le maggiori associazioni del lavoro autonomo non iscritto ad un albo professionale (Acta, i traduttori, i grafici o gli archeologi) che denunciano l’aumento dell’aliquota contributiva per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps di sei punti (dal 27,72 al 33% entro il 2018), una misura che peggiorerà la condizione di vita e dilavoro di almeno 1,300 milioni di persone già dal prossimo settembre.

Scorrendo le firme pubblicate su www.ilquintostato.it, si trovano anche gli architetti e gli ingegneri che un ordine professionale ce l’hanno, ma temono che la norma stabilita dal governo sulle “false partite Iva” (ad esempio, l’obbligo di assunzione delle partite Iva monocommittenti dopo sei mesi) peggiorerà drasticamente la condizione dei giovani professionisti che svolgono un lavoro subordinato camuffato da prestazione da “liberi professionisti.

Oltre ai giornalisti precari del coordinamento Errori di Stampa, e ai precari della Rai, c’è la rete dei teatri occupati, dal Teatro Valle di Roma al Coppola di Catania, fino al Garibaldi di Palermo, gli scrittori della Generazione Tq, i redattori precari di Rerepre . L’appello promosso da 29 soggetti diversi è riuscito ad unireuniversi che solo raramente si sono incontrati fino ad oggi. Il testo al quale hanno aderito in poche ore 35 tra teatri, movimenti e associazioni come l’Arci, oltre a innumerevoli singoli, esprime un’inequivocabile presa di posizione contro l’azione inefficace del governo rispetto alla precarietà di almeno 4 milioni di persone. La soluzione del “contratto di apprendistato”, valido fino ai 29 anni, è irrisoria rispetto ad un universo schiacciato da 46 forme contrattuali, alle quali manca ogni garanzia di sostegno al reddito.

Il testo stigmatizza inoltre l’Aspi che, allo stato attuale, escluderebbe 9 “precari” su 10. Ma ciò che sembra più rilevante in questa esperienza inedita è la sua visione generale della società. Non era scontato che da una compagine così ampia, ed eterogenea, emergesse la consapevolezza di estendere le tutele e le garanzie a tutti i lavoratori, rinunciando così ad ogni tentazione di opporre “garantiti” e non “garantiti”, dipendenti e indipendenti, giovani e anziani. Senza considerare quello che viene definito un desiderio di “coalizione, oltre le singole categorie” che prospetta un’altra pratica della cittadinanza laboriosa. Questa inedita coalizione progetta una “campagna di mobilitazione” a partire dal prossimo 5 maggio, dalle 10 alle 14, quando si svolgerà un’assemblea nazionale alla Città dell’Altra Economia di Roma, minacciata di sgombero dal sindaco Alemanno.

L’appello lo potete leggere QUI.

 

 

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