Il sacrificio di Rosy Mauro, bastonata a suon di scope, e la terribile figura caprina di Renzo Bossi detto il Trota danno implicitamente ragione al trevigiano Giancarlo Gentilini, che dall’alto dei suoi 80 anni si può permettere di dare un calcio al Capo senza l’incubo dell’espulsione: esiste la Lega dei politici ed esiste la Lega degli amministratori. E poiché i primi hanno dimostrato la solita ingordigia italica di soldi e poltrone, questi ultimi ora vogliono maggiore peso all’interno del Carroccio.
Il rappresentante degli amministratori è certamente Flavio Tosi, in corsa per il secondo mandato come sindaco di Verona. Nei mesi scorsi, quando la cartellina “The family” e le lauree del ragazzo Bossi erano ancora lontane, ha rischiato la rottura con la Lega perché voleva presentare anche una lista con il suo nome e senza simbolo padano, per catturare i voti dei non-leghisti veronesi. A giudicare dalle classifiche, Tosi infatti risulta uno dei sindaci più amati ed apprezzati d’Italia. E l’Umberto, dopo un difficile tira e molla, ha ceduto. Ad appoggiarlo, nella città scaligera, ci sono rutelliani e finiani e non soltanto per il semplice calcolo politico secondo il quale Tosi sarà primo cittadino per altri cinque anni. Il fatto è che il giovane sindaco ha smesso da tempo l’urlo e il furore leghista per abbracciare un profilo decisamente sobrio e molto, molto democristiano. Cancellati gli slogan razzisti e le passeggiate con il giaguaro per le vie veronesi, il nuovo Tosi pronuncia spesso parole di buon senso. E giudica la Padania un orizzonte buono per i filosofi, non certo per qualcuno che quotidianamente deve amministrare una città ricca e multietnica come la sua. Sarà lui a diventare il nuovo segretario della Lega in Veneto, succedendo al suo acerrimo nemico Gian Paolo Gobbo, fedelissimo di Umberto Bossi, nel congresso per la segreteria regionale convocata per la fine di questa primavera.
Paiono questioni di poco conto, eppure è questa la nuova Lega maroniana che avanza e che vuole continuare a mantenere una buona egemonia nel Nord. Sì, è vero, Roberto Maroni in una intervista al Corriere della Sera rispolvera la secessione, eppure non ci crede nessuno. Dichiarazioni buone a non spaventare troppo i militanti duri e puri, che però sono soltanto una minoranza all’interno del bacino elettorale leghista. Se Tosi riuscirà a presiedere la Lega veneta, l’ex ministro dell’Interno farà scacco matto: con il suo Matteo Salvini nuovo segretario regionale in Lombardia, con il maroniano Luca Zaia a governatore del Veneto, ed eventualmente con il governatore piemontese Roberto Cota che, evidentemente, vuole capire che aria tira per poi obbedire al nuovo Capo, Maroni si prepara a rivoltare il partito come un calzino. Ed è un lavoro al quale si preparava da tempo immemore.
Stando ai quotidiani locali, gli è piaciuto molto un manifesto firmato da dirigenti e amministratori leghisti veneti che si sono riuniti per presentare una corrente al congresso di giugno, sperando di vincere la partita. Il manifesto, pubblicizzato soltanto a livello territoriale, è invece un perfetto esempio di come la Lega potrebbe davvero cambiare volto e attirare ancora molti voti. Diciotto punti programmatici che restituiscono al Militante – con la emme maiuscola – il ruolo di «motore della elaborazione politica» in una sorta di democrazia partecipativa che prende dai grillini e dalle Fabbriche di Nichi uno spunto gigantesco. Non solo: il suddetto Militante, per poter davvero accedere al Carroccio, deve avere un lavoro retribuito per evitare che prenda la politica come un bancomat. E anche in questo caso sembra una risposta per niente velata alla candidatura di Renzo Bossi – mai digerita dai leghisti – e all’antipolitica che percorre le vene del Nord. Basterà per convincere i delusi a votare ancora? La nuova Lega, che si affiderà a Maroni per rinascere, vuole anche dare centralità ai sindaci e desidera ardentemente abbandonare la xenofobia: «Le dichiarazioni xenofobe, i richiami a una chiusura localista, l’invocazione di un tradizionalismo di facciata hanno nuociuto alla causa e alla crescita della Lega. I popoli che hanno conosciuto l’emigrazione, sanno coniugare l’accoglienza col necessario rigore per il rispetto delle regole. L’autonomia locale intesa come autarchia è anacronistica, mentre concepita quale valore dischiude all’apertura internazionale, come insegna la gloriosa storia veneta. Quanto alla tradizione, essa non va confusa col tradizionalismo». Le sparate razziste verranno lasciate al Movimento 5 Stelle del’ex comico genovese? L’intolleranza verso gli stranieri è sicuramente una delle componenti pseudo-politiche da tenere in conto, e il vuoto lasciato dalla Lega dovrà in qualche modo essere riempito. Tuttavia, tralasciando l’elettorato culturalmente meno complesso, in questi anni la questione settentrionale ha cambiato profilo e l’immigrazione ormai viene data come elemento strutturale. Ciò che davvero importa è dare risposte alla crisi, al tessuto sociale sfilacciato dalla globalizzazione e dai troppi centri commerciali che anche la Lega ha permesso di costruire. Non è un caso che uno dei punti fondamentali è quello che riguarda l’economia: «Le vere sfide sulle quali si deve rifondare la politica della Lega sono il rilancio delle imprese, il recupero dei posti di lavoro, l’offrire una chance ai giovani, la ritessitura delle reti di solidarietà a fronte del rischio che collassi il sistema di welfare pubblico». Parole presenti in qualsiasi programma politico. Eppure a favore della Lega gioca il fatto che vive all’opposizione del governo Monti, mentre Pd e Pdl appoggiano l’esecutivo. Coloro che oggi si rifiutano di ri-votare Lega per tutto ciò che hanno letto a proposito di “Kooly Noody” e Porsche pagate coi soldi del finanziamento pubblico, al momento del voto capiranno che l’alternativa praticamente non esiste, tranne un voto di protesta o l’astensionismo, e che un leader per il momento pulito e integro come Maroni potrebbe davvero dare risposte al Nord.
La secessione, poi, diventa federalismo alla tedesca. Nessuna spinta autonomista, il tricolore va rispettato e insomma la Lega dismette i panni del contadino ribelle ed eversivo e vuole un profilo meno scollacciato, più serio e notevolmente centrista. Il documento, firmato dall’ideologo eretico leghista Giuseppe Covre e da alcuni sindaci veneti come Antonio Da Re – primo cittadino di Conegliano (Tv), al voto nelle prossimo amministrative e forse è per questo che Da Re inverte la rotta e da bossiano si trasforma in mite agnello maroniano – tratteggia in poche righe la sotterranea trasformazione del linguaggio leghista. Non è, infatti, una toppa sul buco delle inchieste che travolgono la “family”, bensì una riflessione che da tempo apparteneva ad una parte importante del leghismo ma che spariva al cospetto del carisma distruttivo di Umberto Bossi.
Flavio Tosi incarna perfettamente lo spirito del nuovo manifesto: una forza politica nata scalciando a destra e sinistra e che ora si vuole avviare furbescamente verso la maturazione. Diciamo, appunto, “furbescamente”: non è detto che l’operazione riuscirà. Specialmente dovranno sparire i casi di corruzione che hanno avvelenato la Lega anche a livello locale, e non sarà semplice.
Ultimi commenti
della politica, della democrazia.
come l’intergruppi degli anni Settanta
(che è di sinistra) in tempi di crisi
Le donne del Pd tacciono
È ora di pagarlo: Emma for president
una mano potente a Berlusconi
della politica, della democrazia.
della politica, della democrazia.