Le torture del Viminale,
finalmente la verità

Pubblicato da
il 9 aprile 2012.
Pubblicato in Diritti.

Lo scoop dell’Espresso (leggi qui) conferma finalmente ciò che da anni le vittime di quelle torture vanno ripetendo. Pubblichiamo di seguito un articolo scritto per noi da Paolo Persichetti.

Il governo, per voce del sottosegretario agli Interni prefetto Carlo De Stefano, ex direttore centrale della Polizia di prevenzione (l’ex Ucigos) dal 2001 al 2009, ha risposto giovedì 22 marzo all’interrogazione parlamentare sulle torture presentata lo scorso dicembre dalla deputata del partito radicale Rita Bernardini, sostenendo che dei fatti in questione se ne è già discusso ampiamente durante l’ottava legislatura con «ampi e circostanziati dibattiti parlamentari nonché inchieste giudiziarie».

Inutile tornarci sopra, dunque. «Su tali fatti, pertanto, – ha affermato De Stefano – non è necessario che io indugi anche se una serie di inchieste giornalistiche e iniziative culturali ne stanno riproponendo l’attualità. Un’attualità che mantiene il collegamento con i fatti di allora, in relazione all’operato delle Forze dell’ordine, ora oggetto di uno specifico quesito degli on. interroganti».

In realtà dall’ottava legislatura ad oggi sono emerse molte circostanze nuove grazie ad una inchiesta giornalistica condotta nel 2007 da Matteo Indice sul Secolo XIX, poi rilanciate da un recente libro di Nicola Rao, Colpo al cuore. Dai pentiti ai “metodi speciali”: come lo Stato uccise le BR. La storia mai raccontata, (Sperling & Kupfer, 2011), riprese in una mia inchiesta apparsa su Liberazione del 13 dicembre 2011, nella quale si tracciava dettagliatamente il profilo professionale e culturale del professor De Tormentis lasciando chiaramente intendere chi fosse il personaggio che si nasconde sotto quello pseudonimo, e che al momento delle torture era un funzionario di grado elevato dell’Ucigos. Un dirigente delle Forse di polizia perfettamente conosciuto dai vertici politici dell’epoca, come riconobbe anche Francesco Cossiga (una foto lo ritrae alle spalle del ministro dell’Interno in via Caetani, davanti alla Renault 4 nella quale le Brigate rosse fecero ritrovare il corpo di Aldo Moro), sempre a Matteo Indice in una intervista del 25 giugno 2007. Novità riproposte in una puntata della trasmissione di Rai tre, Chi l’ha visto, dell’8 febbraio scorso che spinsero il Corriere della sera e poi il Corriere del Mezzogiorno ad intervistare nuovamente il “professor De Tormentis” nella sua casa sulle colline del Vomero a Napoli, senza omettere questa volta il nome che ormai circolava da tempo sul web: Nicola Ciocia.

Il prefetto De Stefano ha pensato di cavarsela a poco prezzo rivendendo merce scaduta

Il primo dei quesiti posti da Rita Bernardini ai rispettivi ministeri di competenza, Interno e Giustizia, chiedeva di «verificare l’identità e il ruolo svolto all’epoca dei fatti dal funzionario dell’Ucigos conosciuto come “professor De Tormentis”» ed ancora se non si ritenesse opportuno «promuovere, anche mediante la costituzione di una specifica commissione d’inchiesta», ogni utile approfondimento «sull’esistenza, i componenti e l’operato dei due gruppi addetti alla sevizie, ai quali fanno riferimento gli ex funzionari della polizia di Stato citati nelle interviste».

Il sottosegretario De Stefano non solo ha completamente evaso ogni risposta su queste nuove circostanze ma ha addirittura preso in giro la parlamentare radicale, e con essa quei milioni di cittadini che si recano regolarmente alle urne confermando la propria fiducia nell’istituzione parlamentare, spacciando per un gesto di cortesia istituzionale la consegna agli atti della Commissione di una scheda riepilogativa, elaborata «in base alle risultanze istruttorie nella disponibilità del Dipartimento della pubblica sicurezza», nella quale si ripropone una sintesi succinta dell’arci-nota inchiesta avviata nel 1982 dal pm di Padova Vittorio Borraccetti, e conclusa con il rinvio a giudizio firmato dal giudice istruttore Giovanni Palombarini dell’allora commissario Salvatore Rino Genova (guarda caso unico nome citato dal sottosegretario), di tre agenti dei Nocs e di un ufficiale del reparto Celere, tutti condannati a brevi pene per le torture inflitte a Cesare Di Lenardo.

Nel 2004 l’ex commissario Salvatore Genova aveva scritto al capo della polizia chiedendo l’apertura di una commissione d’inchiesta sulle torture

E’ davvero singolare che negli armadi del Dipartimento della pubblica sicurezza il prefetto De Stefano non abbia trovato traccia delle denunce presentate dall’ex commissario della Digos, Salvatore Genova, divenuto nel frattempo primo dirigente. In una intervista al Secolo XIX del 17 giugno 2007, Genova denunciava che «nonostante ripetute sollecitazioni a fare chiarezza, lettere protocollate e incontri riservatissimi, ci si è ben guardati dall’avviare i doverosi accertamenti». Sul tavolo della sua scrivania – annotava l’intervistatore – «ci sono i carteggi degli ultimi quindici anni con l’ex capo della polizia, Fernando Masone, e con l’attuale numero uno, Gianni De Gennaro. Informative “personali”, “strettamente riservate” nelle quali Salvatore Genova chiede l’istituzione di Commissioni, l’acquisizione di documenti e l’interrogazione di testimoni. Vuole che venga fatta luce su una delle pagine più oscure nella storia della lotta all’eversione».

Di tutto questo nella risposta del sottosegretario non c’è traccia! Singolare omissione, come singolare appare il fatto che l’unico nome citato sia quello di Salvatore Genova, che guarda caso è l’unico funzionario che in questi anni ha vuotato il sacco raccontando per filo e per segno i retroscena delle torture, mentre si mantiene il massimo riserbo sugli altri e non si risponde sulla identità di “De Tormentis”. Circostanza che, anche a non voler pensar male, lascia trasparire l’esistenza di un forte fastidio per le rivelazioni di Genova, quasi si trattasse di un dispetto, per non dire una rappresaglia.

A questo punto non si può non ricordare come Carlo De Stefano non sia affatto una figura neutra o di secondo piano. Si tratta di un funzionario che ha realizzato per intero la sua carriera nell’antiterrorismo. Nel 1978, quando era alla digos, fu lui ad arrestare Enrico Triaca, torturato da Nicola Ciocia che lo racconta nel libro di Nicola Rao, e perquisire la tipografia delle Br di via Pio Foa’ a Roma. Si tratta dunque di un personaggio che inevitabilmente è stato a conoscenza di molti dei segreti conservati nelle stanze del Viminale, in quegli uffici che si sono occupati delle inchieste contro la lotta armata. Non foss’altro perché è stato fianco a fianco di tutti i funzionari coinvolti nelle torture.

Vederlo rispondere all’interrogazione depositata dalla deputata Rita Bernardini è stato come sentire il lupo dare spiegazioni sulla scomparsa dell’agnello….

Fino al 1984 le convenzioni internazionali non ponevano limiti alla ricorso alla tortura morale, in caso di ordine pubblico e di tutela del benessere generale di una società democratica

Nonostante l’atteggiamento evasivo nella risposta del sottosegretario De Stefano agli altri quesiti posti dall’interrogazione parlamentare sono emersi dei dettagli interessanti. Rivelatore è apparso l’excursus storico fornito dagli uffici del ministero della Giustizia nel quale si ricorda che fino al 1984, a livello internazionale, sia la Convenzione di Roma per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sia la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948, non ponevano divieti all’uso della tortura «morale e in caso di ordine pubblico e di tutela del benessere generale di una società democratica». In sostanza queste convenzioni internazionali vietavano l’uso della tortura contro il nemico esterno, in caso di guerre tra Stati, ma tacevano sul ricorso a torture contro il nemico interno (i cosiddetti “terroristi”), a meno che non si trattasse di Paesi sotto regimi dittatoriali. Una logica che se condotta fino alle sue estreme conseguenze sanciva il divieto di torturare solo per le dittature, ritenute una forma di governo illegittimo, mentre paradossalmente lasciava alle democrazie la possibilità di farlo.

Citando questo passaggio il ministero della Giustizia ha voluto forse farci intendere che nel 1982, quando Nicola Ciocia, alias De Tormentis, insieme alla sua squadra di “acquaiuoli” (così erano definiti negli ambienti della polizia per la loro specializzazione nel waterboarding, la tortura dell’acqua e sale) supportata dai vertici dell’Ucigos sotto l’ordine e la tutela del governo, torturava durante gli interrogatori le persone sospettate di appartenere a gruppi armati, lo faceva senza violare la normativa internazionale.

Tuttavia dal 1984, prima l’assemblea generale delle Nazioni unite, poi dal 1987 anche il Consiglio d’Europa, hanno adottato una Convenzione per la prevenzione specifica della tortura e dei trattamenti degradanti, in vigore in Italia dall’11 febbraio 1989. In tale ambito, «la tortura al pari del genocidio – ricorda sempre la nota del ministero via Arenula – è considerata un crimine contro l’umanità dal diritto internazionale». E i crimini contro l’umanità sono considerati imprescrittibili.

Be Sociable, Share!
Puoi seguire gli aggiornamenti di questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Both comments and pings are currently closed.

2 Responses to Le torture del Viminale,
finalmente la verità

  1. Eddy Merx

    15 aprile 2012 at 15:27

    Primo, le Br non hanno mai torturato nessuno.

    Secondo, le torture – come sta emergendo dalle confessioni di alcuni responsabili del ministero dell’Interno – non sono il frutto di comportamenti individuali ma il risultato di una scelta politica del governo Spadolini. La scala delle responsabilità gerarchiche è ormai chiara come ricostruito dallo stesso Salvatore Genova: Rognoni convoca De Francisci, capo dell’Ucigos, che a sua volta convoca gli uomini a lui vicino: Improta, Fioriolli, Genova, Ciocia, per dargli il via libera sulle torture. Tutti funzionari saliti ai più alti gradi della carriera pubblica, con ruoli di prefetti, questori, addirirrura deputati con vitalizio come è il caso di Genova. Tutti impuniti ovviamente.

    Terzo: se usiamo a categoria delle vittime (alquanto impropria perché stiamo parlando di soggetti pienamente consapevoli dei ruoli e delle responsabilità che rivestivano nella gerarchia economica, politica, istituzionale e repressiva dell’Italia, non certo di ignari cittadini) allora per definizione non esitono vittime di serie A e di serie B. Anche tra le fila delle persone che hanno fatto la lotta armata si contano almeno 70 morti, più diversi feriti e decine di torturati. Nessuno può vantare il monopolio del dolore, anche se mi sembra che alcuni ne facciano ampio mercimonio.

    Quarto: quanto al giudizio politico sulla vicenda della lotta armata, svelare le torture non implica affatto un giudizio politico favorevole. In ogni caso se dovessimo assumere il parametro della vicinanza al fascismo come propone Sam Moser, credo che le leggi speciali, le torture, le carceri speciali, le stesse imputazioni utilizzate (copia incolla di quelle contestate agli antifascisti), prese da un codice Rocco ulteriormente irrigidito, siamo molto più prossime allo Stato etico mussoliniano che la scelta di prendere le armi fatta da militanti che si richiamavano al comunismo rivoluzionario. Anche se la cosa non ti sta bene, te la devi ingoiare.

    Quinto: chi sarebbe poi il nuovo mostro? Non mi dire che sei uno di quei fans delle procure che come risultato ci hanno dato 20 anni di berlusconismo e ora un governo golpista? Se è così, ben ti sta!

  2. Sam Moser

    14 aprile 2012 at 01:06

    Meglio guardare al futuro e accorgersi che le schifezze fatte dalle BR e da chi le sosteneva son ben piu’ grandi delle nefandezze fatte da qualche individuo che comunque mai e poi mai saranno pari al dolore e alle vittime causate da questi pezzenti deviati : alcuni di loro non hanno ancora pagato il dovuto ne’ alla societa’ ne’ alle famiglie delle vittime. Alcuni si sono rifatti vite e familgie…ben per loro ma questa opportunita’ non e’ stata data ai familiari delle vittime che mai potranno tornare a fare una vita normale in societa’ perche’ sotto terra o marcati a vita…mi dispiace sono stati come e peggio dei fascisti per cui non mi interessano oggi tanto queste battaglie o pseudo sensi di colpa e pentimenti al rovescio. Concentriamoci ad abbattere il nuovo mostro che ci si e’ presentato sulla strada e lasciamo le baggianate di ideologie decotte e sconfitte e lanciamoci su nuovi e ben piu’ importanti ideali lasciando che i cadaveri del passato se li portino via i vermi della storia.