Straordinaria Sabina,
una parodia così reale da sembrar vera

Giorgio Cappozzo Pubblicato da
il 15 marzo 2012.
Pubblicato in Cultura, Donne, Queer.

Eppure in sonno m’è venuto il sospetto: e se “Un due tre stella” fosse stata una straordinaria parodia? L’arena informal-borghese dello studio – ho pensato – le luci smorzate, Sabina sempre in piedi con abuso di inquadrature “all’americana”, gli interlocutori stravaccati e a gambe tese, quel generale senso di caciara controllata delle assemblee di sezione (o di condominio), il rimpallo costante di vocaboli come “crisi”, “debito”, “marchionne”, i giovani brillanti-a-cui-tarpano-le-ali. Cos’altro se non una gustosa parodia de L’Infedele di Lerner?

Geniale il casting: il cantante rap (nome d’arte Rap-arelli) che spiazza tutti presentandosi come leader di movimento, parlantina svelta e sociologica tanto nell’«articolazione del conflitto» quanto nella rima free style su base hip hop. Carina la trovata dell’intellettuale scapigliato e di maglione vestito (Ugo Mattei) che interviene per puntualizzare e definire. Superbo l’economista in giacca grigia e selva di penne nel taschino (Andrea Fumagalli) che imbarazzato confessa: «Sì, ho studiato presso Monti, ma non sono un macellatore sociale». Sottile poi la frecciatina a certo grossolano classismo di Se non ora quando? (donne probe e donne indegne) con la collocazione a centro palco della ragazza-che-legge-solo-inserti.

Ma il punto più alto, converrete, è stata la parodia dell’intervista a Michael Moore, il veneratissimo gabibbo americano. Ammiccamenti, domande ardite tipo: secondo lei Marchionne vuole salvare i lavoratori o il profitto?, grandi pacche sulle spalle e ciao, alla prossima. Ma più in alto del punto più alto è lo stesso Michael Moore, così fisso nel suo ruolo da sembrare l’ennesima imperdibile interpretazione di fratello Corrado.

Come brava è stata la sorella minore, Caterina, nella parodia (un po’ convenzionale) dell’antagonista vulgaris come se fosse una di Casa Pound. Slogan presi in prestito dal fidanzato e ripetuti a pappagallo, per un finissimo sdoganamento dei fascisti del terzo millennio che – ci giuriamo – irriterà più di un collettivo.

Peccato per Frassica, che conosce solo una lingua, quella della comicità piaciona e surreale, ottimo come siparietto distensivo per show politici, meno per satirycon alla Un due tre stella.

Presente a se stesso il pubblico, spontaneo come neppure a Forum.

Un discorso a parte andrebbe fatto per il tipo che ha interpretato il piddino di sinistra, Stefano Fassina. Attore da Oscar. Messo in mezzo da un canovaccio “alla Travaglio”, da processo de’ Bischeri su No-Sì Tav, il personaggio Fassina ha reagito, inforcato da una spiritata Sabina con spunti dialogici come «ti rendi conto che hai delle idee sbagliate?», con un misto di panico sudato e un’espressione alla «ma-ndo-me-trovo?» che… chapeau! Questo è recitare, avrebbe detto sir Olivier. O confondere (ulteriormente) le acque.

Sì, è stata una parodia, non ci sono dubbi. Per quanto timida e dai numeri incerti, è questa la nuova forma del linguaggio televisivo del post antiberlusconismo. Preceduta dall’ex collega della Tivvù delle ragazze, Serena Dandini, (che su La7 fa il verso al suo divano), o da esordienti come Luisella Costamagna (che canzoneggia l’amico Santoro con domande fuori tempo massimo), o ancora da vecchi maestri come Nanni Moretti che recita il “Moretti di piazza Navona” nella speranza che tutto possa riavere un inizio, Sabina Guzzanti ha dato pollini e vento al nuovo corso, aggiungendo qualcosa in più, ciò che abitualmente chiameremmo il tocco da maestro: far apparire tutto desolatamente vero.

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