Censurare Dante e la Commedia?
Sarebbe come negare la storia
(e la Bibbia)

Pubblicato da
il 14 marzo 2012.
Pubblicato in Cultura, Diritti, gli Altri, Sesso.

L’organizzazione no-profit per i diritti umani Gherush92 muove tre accuse (azzardate, quantomeno) contro Dante e la Divina Commedia: antisemitismo, islamofobia e omofobia. Un terno al quale i versi del poema guardano stupiti e un po’ increduli. Nella Divina Commedia Dante ci mette di fronte alle credenze, agli usi e costumi delle società che lo hanno preceduto, da quelle classiche a quelle medievali. L’opera, prima di essere poesia, è una registrazione storica degli eventi che hanno portato l’Uomo a essere smarrito, corroso dal pregiudizio e da un’errata capacità di giudizio. La Commedia è infatti un testo basato sui principi della giustizia. Viene punita ogni forma di pochezza o esagerazione diretta al male dell’individuo e della società tutta.

Ma Dante non si arresta di fronte a nessun perbenismo, è severissimo contro ogni errore umano perché ispira i suoi principi al dogma cristiano. Alighieri è un grande conoscitore della Bibbia, e riguardo all’antisemitismo si sa che nel libro dell’Esodo intorno alla fuga dall’Egitto, nel libro di Ester e nel Libro dei Maccabei, per esempio, ci sono frasi ingiuriose contro i giudei, come e soprattutto nel Nuovo Testamento. Molti vangeli sono di origine ebraica, quindi tutti gli accenni di antisemitismo rimandano a scontri interni allo stesso popolo ebraico. Già nel 325 con il Concilio di Nicea e la proclamazione della separazione tra religione Cristiana ed Ebraica pose la questione del rapporto tra fedi. Una questione, ovviamente, anche sociale.

Ci si stupisce che Maometto sia collocato nell’Inferno, ma è immagine comune medievale trovarlo in prossimità di Lucifero. Nell’affresco di San Petronio a Bologna è rappresentato mentre viene torturato da un demone. In Dante, che deve rimanere fedele alla sua regola del contrappasso, il profeta si apre il petto dichiarandosi seminatore di offese e di separatismo religioso. Ma la par condicio viene rispettata. Se un papa trae profitto dalla predicazione della propria fede, brucerà all’inferno conficcato a terra come un palo. Niccolò III, Clemente V e Bonifacio VIII fanno da contraltare alla figura di Maometto. Studi recenti stanno mettendo alla luce molte più connessioni tra la Commedia e il mondo islamico di quanto si sia mai creduto.

Nella Bibbia le frasi omofobe sono ricorrenti e molto dure. Nel mondo cattolico l’omosessualità è da sempre stata oggetto di persecuzione. Dante tra i sodomiti incontra il suo maestro Brunetto Latini, una delle personalità basilari nella fase comunale fiorentina e nello sviluppo intellettuale che portò al «Dolce stil novo». Nei pochi passi che gli sono concessi fare insieme, Dante è reverente nei confronti del maestro. Riconosce quindi l’omosessualità, punendola per ragioni legate più alla tradizione.

Si dovrebbe discutere molto più a lungo su queste tre accuse, sviscerando tutte le ragioni che non ci permettono di accogliere la proposta dell’organizzazione Gherush92, che chiede o una censura o l’espulsione del poema dalle scuole. Viviamo per seguire virtute e canoscenza, giusto?

*Valerio Cappozzo è Assistant professor alla University of Mississippi

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