Se battessimo ai rigori
i padroni del mondo

Darwin Pastorin Pubblicato da
il 6 marzo 2012.
Pubblicato in CALCIO di Pastorin, Rubriche.
Il calcio di rigore. Il momento più emozionante, palpitante, “soffocante” del football. Uno contro l’altro, il portiere contro l’esecutore. Quei secondi, l’attesa e la concentrazione dell’estremo difensore, i pensieri del calciatore, la tensione, poi… la gloria o la caduta. Non esiste pareggio. Importanti coppe sono state decise dagli undici metri. L’icona resterà il tiro fallito da Roberto Baggio nella finale del mondiale statunitense del ’94 al Rose Bowl di Pasadena, in California. Taffarel tra i pali, la conclusione alta del Divin Codino. Le sue lacrime. La gioia della Seleçao. La fine del sogno sacchiano. Baggio diventò, in quel momento, il nostro Achille.
Il mio Palmeiras vinse la sua prima, e per ora unica, Coppa Libertadores ai rigori, contro i colombiani del Deportivo Cali. Festeggiai, con la camiseta del Verdao addosso, all’alba, a Cologno Monzese, insieme a due amici fraterni: José Altafini e Massimo Tecca, che avevano commentato la diretta su Tele+. La Juventus alzò la sua prima Coppa Intercontinentale dopo aver piegato, dal dischetto, l’Argentinos Juniors, grazie alle prodezze di Stefano Tacconi. Ricordo il successo, in Senegal, per la Coppa Africa, della Costa d’Avorio sul Ghana dopo una interminabile serie di penalty. E, in ogni occasione, il pathos si rinnova, anche durante una semplice partita di campionato, un’amichevole estiva.
Ernesto Che Guevara fu anti-imperialista e anti-rigorista! Io smisi di tirare i rigori dopo un errore, macroscopico, in una semifinale studentesca. Giocavo centravanti, ed ero il cannoniere della mia squadra e del torneo. Ci venne assegnato il penalty e io, senza ombra di dubbio, dissi ai miei compagni: «Ci penso io!». Tiravo, di solito, di interno destro sulla destra dell’estremo difensore. Palla bassa e angolata. Ma pochi giorni prima avevo visto in tv il mio idolo, Pietro Anastasi della Juve, oggi opinionista a Quartarete, battere sulla sinistra del portiere (Albertosi del Cagliari). Così, mi venne in mente, in un lampo, di imitarlo. Morale: tiretto fiacco, centrale, bloccato (bloccato!) a terra dal portiere. Fu una delusione. Per fortuna Romeo, la nostra ala sinistra – con due gol – ci permise di raggiungere la finalissima, poi da noi vinta grazie a un rigore… calciato dal nostro capitano, Marcello Arduino.
In letteratura, un penalty è stato magistralmente raccontato da Peter Handke nel romanzo, un giallo-psicologico, Prima del calcio di rigore (Universale Economica Feltrinelli, traduzione dal tedesco di Bruna Bianchi, Milano, 152 pagine, 6,20 euro). Il punto di vista è quello del protagonista, Josef Bloch, elettroinstallatore «che era stato un portiere di qualche fama».
«Fu concesso un calcio di rigore. Tutti gli spettatori corsero dietro la porta. “Il portiere si domanda in quale angolo l’altro tirerà”, disse Bloch. “Se conosce il tiratore, sa quale angolo si sceglie di solito. Può darsi che anche l’incaricato del calcio di rigore calcoli che il portiere di pensa. Quindi il portiere pensa che oggi, per una volta, il pallone arriverà nell’altro angolo. Ma se il tiratore continuasse a pensare insieme al portiere e decidesse quindi di tirare nel solito angolo? E così via, e così via”. Bloch vide che a poco a poco tutti i giocatori uscivano dall’area di rigore. L’incaricato del calcio di rigore si aggiustò il pallone. Poi arretrò anche lui fino a uscire dall’area di rigore. “Quando il tiratore prende la rincorsa, il portiere indica involontariamente col corpo, poco prima che il pallone sia calciato, la direzione in cui si getterà, e il tiratore può tranquillamente calciare nell’altra direzione”, disse Bloch. “Il portiere avrebbe altrettante probabilità di sbarrare una porta con una pagliuzza”. Improvvisamente il tiratore si mise a correre. Il portiere, che indossava un vistoso maglione giallo, rimase perfettamente immobile, e l’incaricato del calcio di rigore gli calciò il pallone nelle mani>.
Oggi, cosa desidero? Una disfida decisa da un penalty al 91′. In porta, i Padroni della Finanza Internazionale. Sul dischetto, il Proletariato Unito. Si decide la sorte del mondo, della gente, dei nostri figli. Il Proletariato Unito prende la rincorsa, proprio come ai bei tempi, e con un sinistro sotto l’incrocio dei pali mette in ginocchio i Padroni della Finanza Internazionale, che vengono – finalmente! – eliminati. La festa, per la vittoria, è infinita. Si abbracciano operai, studenti, comunisti, poeti, invisibili, emarginati, e tutti coloro che si sono battuti per la libertà, la tollerenza, l’uguaglianza. Io sono tornato in tribuna-stampa e sto scrivendo il mio servizio per Gli Altri e per il Giornale dei Ribelli, dei Sognatori e dei Fuggitivi.
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