Lingua e migrazioni:
l’Italia prima dell’Italia

Darwin Pastorin Pubblicato da
il 6 marzo 2012.
Pubblicato in CALCIO di Pastorin, Rubriche.
Giovanni Arpino mi disse: «Sotto terra si parla italiano». Stavamo discutendo, nella sua bella casa nel quartiere “Crocetta” di Torino, della presenza dell’Italia nel mondo. Quanta gente era partita dal nostro Paese, soprattutto dalla fine dell’Ottocento ai primi Anni ’60, per andare a cercare lavoro e futuro in qualche anfratto, più o meno grande, più o meno accogliente, del mondo. Abbiamo esportato di tutto: le nostre fatiche e la nostra creatività, ma anche la mafia. A lungo, eravamo visti come “rifiuti della società”. Gente che era meglio evitare: far crepare nelle miniere, ma tutto doveva finire lì. “Vietato l’ingresso ai cani e gli italiani”, veniva scritto sui cartelli fuori dai bar di Zurigo. Eravamo neri, sporchi e cattivi. Ma abbiamo costruito grattacieli, città, ponti, abbiamo portato in tante scuole la nostra cultura, la nostra scienza, il nostro sapere insomma. Come sapete, sono figlio nipote e pronipote di emigranti. E la mia famiglia, dalla parte di mio padre, è più brasiliana che non italiana, in alcuni casi il nostro cognome ha addirittura preso una “i”: da Pastorin a Pastorini. So che mio bisnonno ha fatto molto, sotto il profilo agricolo, nel Minas Gerais, a tal punto da meritare una piazza con il suo nome. Di recente, ho “recuperato” due cugine a San Paolo.
L’Italia è in ogni dove, in ogni anfratto, probabilmente c’è una pizzeria anche sulla luna. Provate a prendere la guida telefonica di Buenos Aires, e sfogliate quelle fitte pagine: i cognomi italiani impazzano, sembra di essere in Veneto o in Calabria, in Piemonte o in Sardegna. Ricordo, nel quartiere Mooca di San Paolo, un anziano napoletano, che riusciva a farsi capire parlando soltanto nel suo dialetto. Un personaggio dotato di una straordinaria umanità, monumento vivente alla nostra storia di migranti. New York possiede molte delle nostre vene, delle nostre braccia, delle nostre menti: anche se Little Italy, poco alla volta, sta cedendo il passo a Chinatown. Mi piace passeggiare per quelle strade, respirare aria di casa, i nostri profumi, ascoltare i racconti di chi non è più riuscito a tornare e si commuove nel recuperare volti, pietre, nostalgie. Seguire le dirette delle partite del nostro campionato, tra poster i ingialliti di Omar Sivori, Sandrino Mazzola, Gianni Rivera e Diego Armando Maradona.
A Helsinki, in una libreria, lo spazio per i nostri autori era ampio. Da Goldoni a Veronesi, da Manzoni a Tabucchi. Per non parlare di Parigi, la meravigliosa Parigi, dove le iniziative culturali dedicate al Bel Paese sono tantissime, tra mostre e presentazioni di libri, reading poetici.
Per capire dove, come e perché viene studiata la lingua italiana nel mondo consiglio un libro assolutamente da non perdere: Paese che vai, italiano che trovi (collana “Le opere e i giorni” diretta da Marco Onofrio, EdiLet, 400 pagine, 15 euro) di Valeria Neri, Alessandro Masi e Giammarco Cardillo. Prefazione di Pier Luigi Vercesi: «Da Francesco Petrarca a Ugo Foscolo diffondevamo nel mondo l’italiano prima che l’Italia esistesse sulla carta geografica. Perché il nostro idioma è un luogo dell’anima, il megafono del nostro intelletto e della nostra storia. L’italiano non fu mai – come il francese prima e l’inglese poi – lo strumento delle diplomazie, nemmeno quando prestavamo denaro a mezzo mondo ed eravamo una sorta di agenzia di rating delle monarchie europee, ma la fonte principale per abbeverarsi alla cultura umanistica sì. Nel Novecento la nostra bella lingua ha continuato a proliferare e a popolare il mondo grazie all’emigrazione, a milioni di persone andate in cerca di fortuna in ogni angolo del globo tenendosi aggrappate alle proprie tradizioni, alle parole apprese dalla madre, pur nelle mille sfumature delle regioni d’origine». Il libro, da portare dietro in ogni viaggio, analizza la presenza della nostra lingua in 21 nazioni, dall’Argentina alla Turchia, dalla Francia agli Stati Uniti d’America, dalla Cina al Portogallo.
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