Gigi Buffon, dicono le verginelle del calcio italiano, doveva dare il buon esempio e confessare. In buona sostanza il portiere juventino avrebbe dovuto fermare il gioco, avvicinarsi all’arbitro e ammettere che sì, la palla era proprio entrata in porta. Ma grazie a Dio Gigi Buffon è un ragazzo perbene e ha evitato a tutti noi questa pagliacciata. Certo, ora ci toccherà sentire gli strepiti degli indignati di regime che son lì a recriminare sulla grande occasione perduta. Hanno in mente, costoro, un calcio fraterno, sportivo e leale. Un calcio che non esiste e che, vivaiddio, mai esisterà. Son sempre lì a sperare in nuove catarsi. Ad augurarsi l’ennesima, insopportabile e penosa redenzione. Ma il calcio è “guerra”. E’ un dramma shakespeariano. E’ sangue e merda. C’è l’odio e l’amore. L’inganno, il tradimento, l’ipocrisia, la slealtà. C’è la vita.
La realtà è che Juve-Milan è diventata una grande partita proprio grazie a quel’errore e grazie alla faccia tosta dei giocatori juventini che neanche sotto tortura avrebbero ammesso di aver visto la palla oltrepassare la linea di porta. E non lo avrebbero mai fatto perché sono persone leali. Leali alla maglia che indossano e ai propri tifosi. Certo, sono anche affezionati al discreto gruzzoletto che intascano a fine mese. Ma non l’hanno fatto per quello, non l’hanno fatto per i soldi. La stessa identica scena si sarebbe vista in un campaccio polveroso di terza divisione e perfino in una partita scapoli ammogliati. Rassegnatevi cari indignati di professione: il calcio è questo e non riuscirete mai a rovinarlo.
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marco tarantino
27 febbraio 2012 at 16:47
Siamo esseri umani, non “animali morali”, alla faccia di De Monticelli and company. Chi sostiene che si sarebbe comportato diversamente è solo in malafede.P.S. non sono juventino
piero sansonetti
27 febbraio 2012 at 15:12
gene gnocchi sulla Gazzetta di oggi. “Buffon: non ho visto, e se avessi visto avrei taciuto”. Provenzano: mica male ‘sto picciotto!”