Bettini: «Basta frammentazioni, un campo unico per la sinistra»

Davide Varì Pubblicato da
il 25 febbraio 2012.
Pubblicato in gli Altri, Politica.

Cuce, tesse, riannoda, crea relazioni e – flemmatico ma instancabile – rilancia progetti e immagina nuove strade. Nuove vie. Goffredo Bettini è un maratoneta della sinistra italiana e certo è da sempre un riformista in senso classico. Ma più della riflessione analitica sul termine, con lui vale la pena entrare direttamente nell’arena quotidiana. E quando in un convegno romano te lo ritrovi al fianco di Fausto Bertinotti, la domanda nasce spontanea: quale diavoleria politica avrà in mente, ora, Bettini? Un indizio sta proprio nel titolo di quel convegno: «Un solo grande campo del cambiamento». Ecco, ci risiamo. Eccone un altro che vuol fondare un grande partito riformista di centro-sinistra. O di centrosinistra, senza trattino. Un altro che sogna quella grande unione tra laici e cattolici, tra moderati e riformisti che già l’incompreso Occhetto (ricordate? il segretario della svolta…) provò a lanciare circa vent’anni fa. Eppure qualcosa di diverso c’è nell’idea di Bettini. Di diverso, tanto per cominciare, c’è il cosiddetto quadro politico. Di fronte a questa desertificazione qualcosa di nuovo, stavolta, si può davvero provare a inventare.

Bettini, come mai si è ritrovato a ragionare di questo nuovo progetto politico insieme a Bertinotti?

Il nostro convegno si è mosso da un confronto tra una serie di personalità con sensibilità culturali e posizioni politiche molto diverse tra loro. Personalità diverse che però si sono ritrovate unite su un giudizio molto critico sulla situazione attuale dei partiti e sull’esigenza di un rinnovamento radicale del centrosinistra.

E cosa unisce lei e Fausto Bertinotti?

Intanto la necessità di recuperare una rilettura del capitalismo italiano e internazionale. Una critica al capitalismo finanziario, a quel “turbocapitalismo” o “finanzcapitalismo”, come l’ha battezzato Luciano Gallino, che sta dominando l’economia e sta determinando la politica europea.

Critica, capitalismo, dominio… Ha ripescato i vecchi arnesi della sinistra. Cosa vuol costruirci?

Dobbiamo lavorare per un campo unitario delle forze del cambiamento. Un campo laico, democratico, inclusivo e che, soprattutto, riesca a tenere insieme non le correnti ma i cittadini, il popolo, se mi è concesso. Credo che in Italia ci sia un elettorato unitario che sa andare oltre gli steccati dei partiti. In questo senso la lezione delle amministrative di Milano e Cagliari, per non parlare della straordinaria esperienza delle primarie di Genova, mette in luce la maturità politica del nostro elettorato, spesso più saggio dei nostri dirigenti.

Nel frattempo la sinistra è di nuovo “frazionata”?

Pd, Idv, Sel… 
Non c’è nessuna ragione profonda che giustifichi questa divisione. Il fatto è che a sinistra c’è una grande area dominata da uno spirito di autoconservazione dei dirigenti che, proprio grazie a queste divisioni, difendono le proprie nicchie di potere. Ed è per questo che ho organizzato un convegno insieme a Bertinotti e Gasbarra, due personalità politiche diverse ma che vedono con favore la possibilità di un grande campo unitario di cambiamento.

E il Pd non basta? In fondo era nato proprio per questo, per mettere insieme esperienze politiche diverse…

Certo, il Pd era nato con questa ambizione ma evidentemente qualcosa non ha funzionato. E’ dominato da oligarchie e attraversato da miriadi di correnti. Questo campo unitario, invece, deve formarsi e trovare legittimazione direttamente alla fonte della politica. Le persone devono tornare a partecipare attivamente. Gli iscritti, per esempio, devono poter decidere anche le grandi questioni, le linee programmatiche e non solo i leader.

Quindi immagina delle “primarie” sui grandi temi della politica e dell’economia?

In un certo senso sì. Dobbiamo rompere le intercapedini burocratiche, spezzare i metodi verticistici. Dobbiamo spalancare le porte ai cittadini che devono tornare a esercitare responsabilità politica individuale attraverso l’esercizio della partecipazione.

Ma nel frattempo c’è Monti il quale, non solo ha messo tra parentesi i partiti ma, a occhio e croce, ha tramortito qualsiasi forma di partecipazione politica.

La mia idea di Monti è chiara: il suo non è un governo tecnico ma, direi, superpolitico. E temo che la sua non sia una parentesi ma una situazione che rischia di cristallizzarsi e radicarsi. Ma d’altra parte ora sarebbe davvero pericoloso farlo cadere. E allora utilizziamo questo tempo di sospensione della politica per costruire qualcosa di diverso.

Eppure a sinistra c’è già chi vorrebbe candidarlo, il professor Monti. La rottura di Veltroni sull’articolo 18, tanto per dirne una, sembra che vada proprio in quella direzione…

Certo, e il rischio è quello di spezzare la nave del centrosinistra.

E forse non è un male. Lei ci spera?

No, io spero che si riesca a costruire un unico grande campo democratico.

Immagina una grande forza riformista?

No, direi che dentro questo campo politico devono convivere radicali e riformisti.

E i leader?

Noi, per ora, abbiamo soltanto fatto un convegno per cercare di smuovere le acque. Partiamo dalle idee, i leader verranno dopo…

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4 Responses to Bettini: «Basta frammentazioni, un campo unico per la sinistra»

  1. Nando Marincione

    27 febbraio 2012 at 13:12

    Speriamo che quella di Bettini non sia soltanto una voce dal sen fuggita e che abbia un seguito anche all’interno del PD che sembra invece veleggiare verso altri lidi lontani dalla Sinistra Unita

  2. Davide Nota

    Davide

    26 febbraio 2012 at 00:27

    Postilla a freddo, sedati i furori.
    Potrebbe anche darsi che non sia affatto una polpetta avvelenata ma un semplice tentativo di Bettini di riciclarsi, riposizionandosi con un colpo da maestro da destra a sinistra.
    In ogni caso… resto perplesso.

  3. celeste murgia

    25 febbraio 2012 at 22:08

    Bettini non lo conosco, Bertinotti è stato un grande, pensiamo, per esempio, alla “Sinistra Europea” . Però oramai queste proposte sono aria fritta, fuori tempo e fuori luogo. Inoltre a costoro manca la testimonianza (quella vera) e hanno perso gli orientamenti.
    Come posso sostenere ciò? Rivedendo, grazie anche alle vostre indicazioni, le interviste e le registrazioni su Youtube di Carmelo Bene.
    Certo va interpretato e aggiornato, certamente con poco sforzo, vista la sua attualità e il taglio profetico, però oggi capisco più la sua rabbia che il mezzo sorriso di sufficienza di chi allora lo ascoltava incredulo o con disprezzo.
    Saluti
    celeste

  4. Davide Nota

    Davide

    25 febbraio 2012 at 15:55

    Scusate ma Bettini politicamente ha da sempre aderito e talvolta guidato la deriva a destra dell’Ulivo e del PD, deus ex machina del centrosinistra romano, del rutellismo prima e del veltronismo poi, cioè di quel capolavoro di fedeltà alla grande borghesia e ai grandissimi patrimoni (agevolati rispetto alle piccole imprese) con una verniciatura casual talmente ipocrita che ha consegnato il voto popolare e delle periferie romane alla destra.
    Quando ripercorriamo il periodo che ha portato il centrosinistra a deragliare a destra fino alla mutazione completa del proprio dna, ripercorriamo esattamente la storia di Bettini.
    Puzza di strumentalizzazione per la faida interna al PD lontano 1000 miglia. E sinceramente, tra burocrati dalemiani e gli american boys di Veltroni che inneggiano al grande capitale, alla guerra umanitaria e al liberismo dal volto umano, a ‘sto punto io parteggio per i burocrati – che almeno hanno buon senso e non solo senso comune, per utilizzare i concetti dell’Adelchi di Manzoni.
    “Ma non hai letto l’intervista?” mi chiederete.
    Certo, e si sente l’odore della polpetta avvelenata lontano mille miglia.
    L’alleanza tra Veltroni e sinistra DS vi ricordate dove ha portato? Alla sinistra fuori dal Parlamento e a Veltroni che difende Marchionne.
    Il loro unico interesse è destabilizzare D’Alema, poi tanti saluti a Bertinotti, a suon di bombe democratiche per aiutare il Dalai Lama e Marchionne ministro del lavoro.
    Inorridisco… No grazie.