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Sanremo? Uno spreco di retorica. E io propongo una class action dei camionisti (capito, Lucio Dalla?)

Susanna Schimperna Pubblicato da
il 19 febbraio 2012.
Pubblicato in Cultura, gli Altri.

Un grande spreco. Di intensità, passione, fiato, retorica. Per cantare cose di nessuna rilevanza, quando non leggermente ridicole. Emma che vince urlando una rabbia sindacalista populista in abito da sera con strascico e trucco/parrucco alla Jean Harlow. Alza pure un braccio in stile capopopolo, istigando alla battaglia. E racconta di un figlio trentenne (ma lei di anni ne ha meno). Un mix stridente. Non è più richiesto un minimo di senso, ormai una sorta di “estetica dell’impegno” mangia tutto, annulla tutto, domina e travolge. Convincendo? Non è richiesto. Non ci si pone il problema.

Carone-Dalla, un’altra dose di retorica. Lei è una che batte il marciapiedi, attacca a piovere e «non ti puoi riparare, c’è il camionista da accontentare». Camionisti cattivi, rozzi e brutali. Una class action dei truck drivers, subito.

In genere canzoni drammatiche, piagnone. Cantate spesso col birignao, in una lotta all’ultima storpiatura (Nina Zilli trionfatrice di modulazioni stirate e allargate, con uno stretching vocale che le fa terminare con la parola “fame” che diventa “fa…mmmmè”). La coppia Berté-D’Alessio, stravagante su carta, in un brano dimenticabile che ricalca Battisti è alla fine una lezione di professionalità misurata, e chi l’avrebbe detto. Dolcenera in strascico pure lei si accalora su un altro slogan barricadero, «la chiamano libertà questa falsa moralità che non sa volare», roba da rifletterci su per anni senza speranza di venirne a capo. Noemi con una canzone molto orecchiabile, come quella di Renga che ancora una volta ha dimostrato di saper cantare. Bersani senza sorprese (ma non è detto siano indispensabili), Arisa con un altro piagnisteo (ma fatela parlare, è deliziosa!), Finardi sicuramente il migliore (e infatti nemmeno arrivato tra i primi sei).

Stupidina la scena d’apertura con balletto: coppie che si baciano cercando di essere politically correct ma riuscendoci solo a metà (nero e bianca, nera e bianco, ma due uomini no, due donne nemmeno), e tante bandiere della pace. Che il sesso agito tenga lontani dalla guerra potrebbe anche essere e così noi pensiamo e speriamo, ma par condicio vuole che si dia spazio anche alla voce dissenziente della linea Tolstoj-Gandhi, che sosteneva esattamente il contrario.

A proposito di political correctness, Gianni Morandi non ce la può fare. L’altro giorno quella battuta sugli omosessuali, poi la seduta di José Feliciano, oggi l’esultanza perché chi vince non si sa, ma evviva comunque perché di sicuro sarà una ragazza (ovvero: siatene felici e magari ringraziateci pure, donne). Morandi è bravo, è simpatico. Non pretendete cose strampalate da lui, lasciatelo in pace che poi si impiccia.

Di una disinvoltura unica Geppy Cucciari. Non può però fare a meno di parlare di Celentano, anche lei. Certo che un festival articolato in cinque serate che ruota tutto intorno a un ospite… Ma l’attesa per “lui” è grande. Arriva. Non si rimangia nulla, spiega e approfondisce: non ho il potere di chiudere giornali, ma bisognerebbe che parlassero di Dio e del paradiso, invece che di quello che accade sulla Terra; come vi immaginate Dio? E il Paradiso? «È su questi temi che dovrebbero basarsi Famiglia Cristiana l’Avvenire». Una botta di reazionarismo cattolico mica male. Fantastica. De Maistre in confronto a Celentano è un pensatore timido. Ma perché no. Sarebbe interessante che qualcuno riprendesse l’opinione di Celentano e se ne dibattesse. In questo piattume, vedi mai. Sarebbero state interessanti domande, invece arrivano contestazioni dalla sala, basta chiacchiere e si canta.

Duetto. Gianni Morandi più bravo, Celentano malignamente accusato da qualcuno di mancare gli attacchi, invece ha proprio sbagliato l’intonazione un paio di volte, però bene così. L’arte come la bellezza non è perfezione tecnica e insieme i due sono una meraviglia.

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20 Responses to Sanremo? Uno spreco di retorica. E io propongo una class action dei camionisti (capito, Lucio Dalla?)

  1. Peppe D'Aietti

    25 febbraio 2012 at 19:04

    Cara Susanna… grazie per avermi coinvolto ancora!
    Purtroppo non ho molto da dire, in merito a questo Festival, perché non l’ho seguito affatto, se non (indirettamente) grazie ai media e al chiacchiericcio che ne è seguito, e quindi potrei dire delle sciocchezze… in vita mia, credo di aver seguito scientemente (cioè per mia libera scelta) due o tre festival, perché non amo questo tipo di manifestazioni, pur riconoscendone l’importanza, ed il valore simbolico, per il nostro paese.
    Comunque, in generale, mi sento di dire che non ho apprezzato Celentano nelle vesti di predicatore, sia perché trovo che non sia arte sua, sia perché non ritengo che possa salire su quel tipo di pulpito. Ha fatto bene a devolvere l’intero compenso in beneficenza e ad accollarsene anche l’onere fiscale, ma la Rai (e quindi noi contribuenti) ha dovuto comunque sborsare quella cifra esorbitante, che in tempi di crisi avrebbe dovuto essere drasticamente ridotta; di più, se ha fatto questa rinuncia è certamente per le polemiche che aveva destato l’introito per la sua precedente partecipazione al festival, davvero scandaloso.
    Questo, non perché un grandissimo artista (ma lui lo è davvero?) non meriti di essere gratificato per quello che vale, quanto perché l’interesse pubblico dev’essere al di sopra di quello personale… mi spiego meglio: ogni volta che il privato collabora con un ente pubblico (con una perizia, un appalto, una riparazione, una partecipazione artistica, ecc), il parametro non può essere quello privatistico, perché tutti noi dobbiamo avere il senso dello stato e della cosa pubblica; se per la costruzione di un immobile privato il giusto profitto è di 100, per un’edifico pubblico il giusto compenso dev’essere 50 o ancora di meno; se per un concerto il giusto compenso è di 50, per un’esibizione alla Rai il compenso dev’essere di 10, e così via… io questo penso!

    Ora (a parte la qualità dei contenuti, che ho trovato bassa), delle due l’una: o fai la morale e ti comporti di conseguenza, o pretendi quanto ti spetta, canti e taci… a proposito, sarà che non è il mio genere musicale, ma dagli anni 80/90 in poi, non ritengo che Celentano rappresenti più un’eccellenza artistica!

    Del resto, il supermolleggiato è sempre in buona compagnia, ed anche questa volta, per tutti Sanremo è stato un grande business… che dire del compenso di Belen?

    Naturalmente, ovvia l’obbiezione: “però l’audience è stata altissima, quindi quei danari sono stati un’ottimo investimento”… io però la penso diversamente: penso che l’emittente pubblica (foraggiata dal canone e dal bilancio pubblico, oltre che dalla pubblicità) non debba badare all’audience, ma promuovere cultura e qualità. Invece, ci siamo ridotti ad inseguire Mediaset sul suo terreno… il più basso che ci possa essere: quello del mero profitto d’impresa.

    A proposito: un’altra nota negativa è il predominio (diretto o a scoppio ritardato, come quest’anno) di talenti figli di “Amici”… Insomma, Susanna… non mi è piaciuto!
    Un caro saluto e scusa se ho scritto delle banalità!

  2. Rosanna

    22 febbraio 2012 at 17:20

    Vero, ma stiamo parlando della preistoria… Vita spericolata è stata l’eccezzione e l’innovazione
    a canzoni di qualità in pieno spirito sanremese, vero che frà un Toto Cotugno, gli ex coniugi Carrisi e i ricchi e poveri si alternavano perle come quelle di Mia Martini, Buonocore, De crescenzo, cammariere… o forse siamo solo noi semplicemente demodè…

  3. rita

    21 febbraio 2012 at 10:53

    Rosanna,
    mi fai venire in mente che proprio il tuo nome dava il titolo a una bellissima canzone di Nino Bonocore in un Sanremo di tanti anni fa … almeno a me piaceva molto.
    La canzone che io associo a Sanremo però è “Ancora” di De Crescenzo.

  4. felicefacile simeone

    20 febbraio 2012 at 23:44

    Il pur simpatico Celentano avesse accusato la chiesa di pedofilia o di aggiotaggio e d”indifferenza verso i più deboli..nonchè di complicità col berlusca e i mafiosi..avrebbe si fatto un figurone..così invece si conferma un barbone del protagonismo a tutti i costi..accenna ma non dice..degusta ma non sputa ..classico degli opportunisti..Motivi carini pochi..forse bersani..ma anche lui e finardi con ritornelli ripetuti alla nausea,Personaggi finti su testi chiaramente populisti (hanno imparato la lezione da quel furbetto di vecchioni..) niente di vero insomma..persino le lacrime,,cipollose..l”ho visto registrato solo oggi il festival..mi stavo addormentando..sarebbe bastata..anche una scoreggia..ma vera..a farmi sobbalzare..macchè…

  5. Rosanna

    20 febbraio 2012 at 23:27

    Io forse sono di un’altro pianeta ma l’unica canzone che associo pensando a Sanremo è Vita spericolata… poi c’è il buio… predicozzi farfalle torcicollo non mi tentano ecco posso dire che un sussulto l’ho avuto l’anno scorso con Vecchioni ma leggero assai…

  6. valentina cois

    20 febbraio 2012 at 20:52

    Tutti che pontificano sul festival della canzone e nessuno che parli mai di musica. Mi ricordate quei tromboni del XVIII secolo che giudicavano le opere a partire dai libretti.

  7. Andrej Adramelek

    20 febbraio 2012 at 17:40

    IL TEATRINO SANREMO: IL COLOSSAL DEL FIASCO. Canzoni di qualità scadente, teleprediche terminate in elemosina con i soldi dei contribuenti, catuli, farfalline e parolacce a gogò, ma soprattutto l’apoteosi delle solite facce e lo spreco delle risorse nell’artificio della teleipocrisia a piramide. GIU’ SANREMO. CREIAMO UN ALTRO FESTIVAL CON TUTTI GLI ARTISTI D’ITALIA AD ESIBIRSI IN UNA GIGANTESCA ESIBIZIONE DELL’ARTE NUOVA! http://www.youtube.com/watch?v=U9i3pipGmks

  8. isabella

    20 febbraio 2012 at 10:14

    Tagliare le spese…ad esempio Sanremo(mai piaciuto il Festival,figuriamoci oggi)Secondo me,quello che propongono a Sanremo in termini di canzonette è un immagine che non corrisponde alla realtà.

  9. claudio faCCHI

    20 febbraio 2012 at 09:24

    i sanremo degli anni 70..i delirium.i gruppi progressive,battisti..non è essre nostalgici.è la presa d’atto che la musica italiana è caduta in un baratro dal quale è difficile uscire.sanremo è solo la battaglia di potentati dei medie e case discografiche..ora abbiamo la bertè.prima c’era sua solrella mia martini.ecco il paradigma.ogni tanto uno sprazzo come i negramaro..ma poco troppo poco per il costo troppo ma tropo alto.sei stata troppo buona.

  10. Ottimo

    20 febbraio 2012 at 09:06

    Scusa le storpiature di scrittura ma scrivo dalla tastiera qwerty di un touch screen :-) arisa non aria :-)

  11. Ottimo

    20 febbraio 2012 at 09:04

    Cara Susanna ho letto con interesse tutto l’articolo, ma la sostanza è nel titolo . corretta ,divertente,vera ,sagace ……la descrizione delle storpiature e delle stonature con tutto il corollario davvero sapientemente strutturato di descrizione dei vari registri vocali è meravigliosamente efficace . fallo anche per altri cantanti, ma non di San Remo S.v.p :-) e per favore…non dire più che aria è deliziosa quando parla…per i cartoni animati ci sono canali appositi :-) stack

  12. giovanni foletti

    20 febbraio 2012 at 01:52

    Susanna, anche Finardi …. testo cervellotico, poco chiaro e i soliti gorgheggi esagerati, insomma nella media ….

  13. claudio rocchi

    19 febbraio 2012 at 20:00

    Grande Susanna! Attenta e al punto. Precisa e divertente. Ironica e caustica. Che piacere leggerTi !!! Non vedo l’ora di tornare a vederTi e AscoltarTi. ( I mean TV&Radio). Hugs

  14. Antonello Cresti

    19 febbraio 2012 at 19:54

    Il miglior articolo che abbia letto sull’argomento. Anche se io sarei stato ancora più velenoso ;-)

  15. BobSaintClair

    19 febbraio 2012 at 18:29

    Come in letteratura accade, la fantasia può stravolgere la realtà ed un autore può immaginare per il protagonista del suo scritto di essere persino un marziano, senza per questo creare destabilizzazioni in chi fruisce dell’opera, perché si sa che quella, la fantasia, non ha confini.
    Invece, una canzone oltre a portare un messaggio musicale, ne può incorporare anche uno testuale, magari impegnato polticamente o umanamente – a seconda del tema scelto dagli autori, come in letteratura – , a prescindere dall’età e dall’abito di colui che si esibisce cantando quel messaggio (che è poi la canzone), sul palco o sotto la doccia.
    La canzone di Dalla – che posso dire non mi ha fatto sollevare da terra per musica, interpretazione e testo – è da te criticata ancora e però sotto l’aspetto, e lo fai giustamente, testuale.
    Il fest della canzone deve essere giudicato innanzitutto per la musicalità, Je pense, dato che una grande orchestra è data in usufrutto ai cantanti, e via via
    scendendo in scala di giudizio o simpatia sino al vestito, (possibile considerare anche il capello o la pettinatura) indossato dai concorrenti. Siamo liberi di farceli piacere o meno in ogni modo, ma principalmente ricordarsi che si parla di MUSICA/CANZONI e non di coerenza interpretativa del testo cantato.
    Col tempo Sanremo è diventato uno show di intrattenimento sempre più variegato e complesso e quindi i suoi contenuti “artistici” si sono espansi con la
    partecipazione di star dello “spettacolo” a cui è demandato di diversificare la proposta, ma anche di attirare l’audience, l’interesse.
    Morandi ha dalla sua un bel curriculum tale da poter accedere in veste di (com)primario tra le fila di chi muove i fili del Fest; sicuramente nelle vesti di
    presentatore in molte occasioni ha fatto acqua e c’è da rimpiangere il buon Baudo (chi meglio di lui?), sebbene non siano mancati momenti piacevoli, grazie al bravo Papaleo che ha avvalorato… certo il bigottismo conservatore di Morandi ha il puzzo dell’uomo di parte che in genere non dovrebbe trasparire in chi svolge quel ruolo e da cui ci si aspetta un comportamento da vero gentleman o quantomeno imparziale entro i limiti della decenza del buon senso civico.
    Non so cosa rimarrà di questo Fest, dal canto mio un grande show con buona musica, arrichita con le versioni eseguite con gli artisti stranieri.

  16. Cinzia

    19 febbraio 2012 at 18:01

    Menomale che è finito..di una noia assoluta…ti dirò che a me non è piaciuto nessuno in particolare, tutte canzonette..vittoria scontata, come del resto sembra ormai una cosa fissa questi ultimi anni far vincere i ragazzi della De Filippi…riguardo Celentano, meglio che si limiti a cantare, non ce lo vedo proprio nelle vesti di predicatore, so che a tanti italiani è piaciuto, sinceramente non capisco il perché, con tutti i problemi che abbiamo in Italia e che avrebbe potuto denunciare…ma in Italia basta scagliarsi contro la chiesa per ottenere consensi, quasi che tutte le colpe fossero dei preti, di famiglia cristiana e quant’altro..se problemi ci sono non si possono discutere e relegare nello spazio di mezz’ora né, tantomeno, senza dare spazio di risposta alle controparti e aprire un dibattito serio..certo questo non in un festival della musica..gli spettatori vogliono musica, vera, vogliono una gara, almeno questo è il mio pensiero.

  17. Emanuele

    19 febbraio 2012 at 17:11

    Paolo Di Orazio, da ciò che scrivi sembri essere un uomo di noia ed antipatia mortali, spero di non avere mai troppo a che fare, nella vita, con persone come te.

  18. Emanuele

    19 febbraio 2012 at 17:08

    Paolo Di Orazio, spero di non avere mai a che fare, nella vita, con te o con persone come te: da ciò che scrivi sembri essere un tipo di noia e antipatia mortali!

  19. eugenio tassitano

    19 febbraio 2012 at 16:52

    C’è ben poco da dire, ormai da anni il festival serve solo alla TV, per vendere tanti spazi pubblicitari e far vincere personaggi che sono venuti fuori da programmi TV. Insomma, è televisione, non musica.

  20. Paolo Di Orazio

    19 febbraio 2012 at 16:35

    Sanremo è solo un grosso appalto multifacciale tra radio, etichette e manager. Le canzoni, sempre uguali da 62 anni, stesso tema al 99%, l’amore, questo maledetto amore, sono l’ultimissimo dettaglio di una macchina al di sopra dei comuni mortali. Altro che Dio. Canzoni noiose, tristi, piagnone, appunto. Gente senza voce, Morandi e Papaleo in vena di bradipismo e mosci come arance ammuffite, e le solite soubrettone ornamentali per accontentare il palato fine dei camionisti di Dalla. Bertè e d’Alessio, battistiani e inutili, galleggiano in una festa dove le idee sono al bando (come in editoria): gli ultimi brividi risalgono al al 1984 (Radioclima, Garbo), 1999 (Rospo, dei Quintorigo) e 2006 (Processo a me stessa, Anna Oxa). Senza contare che, a casa, il missaggio della musica era di un piattume senza grinta e colore sonoro… Pupo che fa finta d’inveire contro Morandi e Celentano… pollice verso e Amen. Davvero.