Giovanardi e la nostra sessualità guardona

Susanna Schimperna Pubblicato da
il 13 febbraio 2012.
Pubblicato in Diritti, gli Altri, Sesso.

«Due donne che si baciano per strada? A lei che effetto fa se uno fa pipì? Se lo fa in bagno va bene, ma se uno la fa per strada e davanti a lei, può darle fastidio».
Nel grande clamore per l’uscita del senatore Carlo Govanardi (che a dire la verità come fustigatore di costumi non si fa prendere sul serio, causa sfacciata e pervicace fissazione alla fase infantile escrementizia), nessuno sembra essersi accorto che ancora una volta l’accento è sulla sessualità “vista” piuttosto che “agita”, sul piacere o dispiacere di “guardare” anziché di “fare”.

Ma la libertà sessuale per cui ci si batteva negli anni 60, era quella di fare sesso o di venir guardati mentre si faceva sesso? Era quella di usare i propri corpi nel modo preferito, magari ovunque o con chiunque, o quella di metterli a disposizione delle fantasie altrui, dietro compenso?

Invece da almeno un paio di decenni tutto pare essersi ridotto al diritto di vedere e non vedere. Con un interesse spropositato, ad esempio, sulla pornografia, per alcuni mostruosità e per altri bandiera di liberazione. Ma la questione non è se la libertà della pornografia sia o meno una libertà. La questione, piuttosto, è che non ci stiamo accorgendo che ormai la libertà sessuale viene identificata, puramente e semplicemente, con la libertà di produzione, circolazione e consumo della pornografia. Dove l’azione spontanea non esiste nemmeno per chi la pornografia la “fa”. Ci si muove, ci si accoppia, si sorride e si grida e si sussulta cercando di interpretare il gusto medio del cliente senza nome, senza volto e senza storia che acquisterà la cassetta, o il giornale. È tutto calcolato, il numero degli orgasmi e le variazioni sul tema. È tutto stereotipato. E questo ci rende più tranquilli.

Si obietterà a questo punto che i vari clubs di sadomasochisti, scambisti e quant’altro, hanno potuto nascere e proliferare ed essere in certo modo ufficiosamente accettati proprio perché ormai si è raggiunta (attraverso anche la pornografia) una discreta dose di “libertà” o perlomeno di “tolleranza” rispetto al sesso. Ma l’idea di doversi riunire in associazioni e circoli, di fare di quella cosa follemente sconvolgente che è il sesso una specie di hobby relegato ad ore e luoghi fissi, non vi fa proprio alcuna impressione? È come raggrupparsi accomunati da uno stesso interesse – gli scacchi, i cavalli, la briscola… – e poi tornare ciascuno alle proprie occupazioni, dopo essersi “sfogati”. È questo davvero il massimo che possiamo raggiungere? Che qualche pornoattrice vada in un programma familiare delle 11 del mattino e dica, con le signore del pubblico paciose e niente affatto turbate, che lo scambismo è un buon mezzo per conservare l’armonia di coppia?

Bisogna ricominciare a pensare che l’amore e il sesso siano sconvolgenti. Nel senso etimologico: sconvolgere vuol dire rovesciare, mettere sottosopra, turbare profondamente. L’amore-sesso ci fa sperimentare il baratro della sorpresa, della scoperta, dell’anomia, dell’unicità. Al di là di questo (o prima di questo, o parallelamente a questo) possiamo anche giocare, ma tenendo presente che il gioco (soprattutto quando vale poco) non sostituisce la dimensione autentica dell’amore-sesso.
È incredibile quanto tutto e tutti cerchino di negarla, questa dimensione irriducibilmente rivoluzionaria. Con occhio malizioso, si può vedere questo tentativo di ammansire, smorzare, illanguidire e, insomma, togliere ogni potenzialità esplosiva al sesso, anche “accettazione” del diverso, che viene accolto e coccolato a patto che rinunci alla propria  diversità di sostanza, e mantenga soltanto la sua diversità di apparenza, che solletica tanto la curiosità, fa chic nei salotti e fa vendere se sbattuta sulle copertine dei giornali. Il problema del “diverso” non si esaurisce nella varietà dei gusti sessuali e delle identità di genere, naturalmente. “Diverso” è anche l’uomo rispetto alla donna, “diversa” è la donna rispetto all’uomo. Ma la vera consistenza, addirittura la vera nozione di tale diversità, sempre più vengono rifiutate, temute.

L’uomo finisce, come scriveva Katherine Mansfield, per sposare una copia di sé un po’ più morbida nelle forme, con la voce meno bassa, le mani più delicate… Ma questi rapporti con delle “copie”, con dei “compagni”, al massimo possono garantire una sterile tranquillità (al minimo, dei surrogati di emozioni). Mentre la polarità, che esiste in natura a qualunque livello, chimico, biologico, fisico (e che può ovviamente esserci, psicologicamente parlando, tra due persone qualunque, come può non esserci tra un “maschio” e una “femmina”), e fa scoppiare quella cosa incredibilmente pericolosa che si chiama attrazione sessuale, amore, innamoramento, non garantisce proprio nulla, e si limita ad aprire un ampio ventaglio di possibilità: scontro, fusione, inferno e paradiso. Possibilità che, evidentemente, ci terrorizzano.

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12 Responses to Giovanardi e la nostra sessualità guardona

  1. Roberto block

    16 febbraio 2012 at 01:28

    Ma che bravi! Sempre a discettare sui massimi sistemi! Però…sono un po’ confuso… non mi ricordo più… se mi porto la paletta e il sacchettino di plastica (ecologica!), perché non posso fare la cacca per strada? Naturalmente vicino ad una fontanella, così dopo mi posso anche lavare…

  2. Giovanni De Caprio

    14 febbraio 2012 at 23:46

    mi permetto di osservare che Giovanardi, proibizionista militante, assieme ad altri è stato l’artefice della modifica alla legge 309/90 sugli stupefacenti. Fondamentalmente un irresponsabile, che di fronte alla tragedia del commercio illegale della droga che arricchisce le mafie, preferisce voltare la faccia dall’altra parte. Pensate che una coscienza simile possa esprimere concetti più alti della pipì?

  3. Peppe D'Aietti

    14 febbraio 2012 at 13:42

    Affascinante la riflessione sulla sessualità… il tema è molto più alto delle sparate di giovanardi, che non andavano commentate, ma scavalcate con la forza del cuore e delle idee… quanto a giovanardi, che dire: anche lui avrà le sue ragioni… “che la ragione non conosce!”

  4. Aurelio

    14 febbraio 2012 at 02:32

    Assolutamente d’accordo…
    aggiungerei solo alla tua analisi un sessualità come merce da consumare … ( e non parlo di prostituzione…) e una sessualità malata… specchio della nostra società…
    Il web CMQ ha superato tutti i media che tu citavi…

  5. Marino

    14 febbraio 2012 at 02:27

    Il sesso è una virtù privata. Non è nè maschile nè femminile a mio parere, è fantasia condivisa, è liberazione dei sensi. Se ristretta dentro uno schema perde la sua funzione. Giovanardi cosa pensa del sesso solitario per esempio? E’ il più praticato, non servono statistiche per dimostrarlo. E’ forse più “lecito” del sesso praticato con partners ( e qui il vocabolario non aiuta molto ad esprimere correttamente il concetto ) dello stesso sesso?

  6. Claudio

    14 febbraio 2012 at 02:19

    Bell’articolo denso di spunti di riflessione, e del resto non avevo dubbi. Fai bene ad allargare il discorso alla sessualità, a come viene vissuta e a come dovrebbe essere praticata, invece che soffermarti sulla banalità del solito Giovanardi. Che ormai mi sembra come il personaggio negativo del film Choccalat, con Julitte Binoche e Jhonny Deep, che nega il piacere per paura, finchè non lo conosce e fa un’orgia di dolciumi. E quanta letteratura si è ispirata a questa ipocrisia? Ne sono piene le biblioteche da sempre. Vero che tutta la gloriosa lotta per la liberazione sessuale degl’anni sessanta, Hippie e Contestatori del 68, iniziata con la Beat Generation, William Reich, è finita ad essere buona solo per la vendita commerciale di ogni prodotto, da un’auto a un sigilltante, e che in una società che ci isola sempre più la pornografia solitaria davanti ad un pc, e lo scambismo sessuale, sono una normalità, per milioni di uomini e donne. Anche in questo non si è andati avanti, anzi si è tornati tragicamente indietro. Rietra tutto nella crisi profonda che investe ogni spazio sociale, culturale e vitale.

  7. Diana

    14 febbraio 2012 at 01:03

    Bell’articolo con vari spunti di riflessione.
    Non mi piace la frase di Giovannardi, sa di persona con molte barricate innalzate.

  8. agnese

    14 febbraio 2012 at 00:53

    Articolo molto bello e vero. Il rischio di vedere e riconoscere l’altro, questo è eros.

  9. a.pizzola

    13 febbraio 2012 at 23:34

    Grazie Susanna. Dello spunto di riflessione ma soprattutto per non aver risposto alle istanze del precedente commentatore Sam Moser. Perchè la risposta sarebbe stata inutile quanto l’affermazione del Giovanardi e le risposte che a questa hanno dato i notabili menzionati dal sig. Moser

  10. Susanna Curci

    Susanna Curci

    13 febbraio 2012 at 23:32

    Bell’articolo, proprio perché prende le distanze dal contesto delle affermazioni di Giovanardi, della risposta ridicola della Bindi e quella scontata della Concia, per andare a indagare un tema sicuramente più affascinante e per nulla scontato.

  11. Paolo 'Neupaul' Palmacci

    13 febbraio 2012 at 22:57

  12. Sam Moser

    13 febbraio 2012 at 20:35

    Bell’articolo …. diciamo intellettualmente buono ma il succo rispetto al contesto delle affermazioni di Giovanardi, della risposta ridicola della Bindi e quella scontata della Concia?