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Celentano, facile fare il populista col canone degli altri

Vincenzo Sparagna Pubblicato da
il 1 febbraio 2012.
Pubblicato in Cultura, gli Altri.

Tanti anni fa, quando l’Italia era un paese rovinato dal fascismo e politicamente congelato dalla guerra fredda, ma vivo di speranze e impegnato nella sua ri/costruzione civile, le figure intellettuali che illuminavano la nostra società si chiamavano Croce, Gramsci, Pasolini, Rodano, Bobbio. Oggi, in un’Italia devastata da venti anni di berlusconismo e bipolarismo, con il futuro ridotto a zero da una crisi strutturale del sistema che inquina anche i cervelli, i nuovi intellettuali alla moda sono teste vuote, voci senz’anima, affaristi del vaffanculo, barzellettieri di regime.

Così siamo bombardati ogni giorno dalla retorica patriottarda dell’ex piccolo diavolo Benigni, dalle senili banalità dell’ex giullare Dario Fo, dai disonesti comizi dell’ex craxiano Giuliano Ferrara, dalla pseudosatira scatologica dell’ex stalinista Vauro, insomma da “mostri” che metterebbero di malumore anche Dino Risi.

Una delle più importanti figure di questa apocalisse culturale è senza dubbio Adriano Celentano. I suoi celebri monologhi televisivi sono minestroni di ovvietà, stupidaggini allo stato gassoso, ammiccamenti silenziosi al nulla, pseudodissenso privo di senso. Fossero gratuite, le sue esibizioni parafilosofiche sarebbero già insopportabili. Invece per essere presente al prossimo Festival di Sanremo l’ex cantante rock, oggi guru degli imbecilli, prenderà 300 mila euro (di soldi pubblici) a serata, l’equivalente in venti minuti di venti anni di salario di un povero cristo qualsiasi (e non conta il fatto che li darà in beneficenza). È la dimostrazione che il pensiero dominante non è più né forte, né debole, ma molleggiato, anzi disgustosamente molle.

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8 Responses to Celentano, facile fare il populista col canone degli altri

  1. zil

    6 febbraio 2012 at 10:45

    Ma chi altri in televisione o in politica o nello spettacolo, ha dato in beneficenza il compenso totale pagandoci sopra pure le tasse? Se poi il compenso è alto, chiedete conto alla Rai e non a Celentano.

  2. Giuliano Caruso

    6 febbraio 2012 at 01:54

    E’ pure vero che è invitato al festival di Sanremo!

    (Voglio dire, il problema non è la carta che si sceglie, ma proprio il gioco che si sta giocando. Oggi lo spazio per quegli intellettuali non esiste proprio, e credo che gli sia stato tolto perché dava fastidio al padrone. No?)

  3. Renato

    4 febbraio 2012 at 18:26

    Condivido “l’esternazione” per quanto riguarda il compenso a un personaggio come Celentano (il silenzio è d’oro dicevano i nonni). Un personaggio di una banale vuotezza, di elementari ovvietà e di ridicole conclusioni da apparire per questo come lo specchio di questa Italia (odierna) sprecona e inconcludente. Con lo spot, martellante, del canone per invogliare più persone a pagarlo, bisognerebbe stare attenti a come vengono spesi i soldi che si vogliono raccogliere (poi detto fra noi ma vogliamo trovare un sistema per farlo pagare a tutti?). Anche devolvere l’importo non è poi quella grande trovata, di solito la beneficenza si fa con i propri soldi e in privato. Anche se bisogna dire che un artista bisogna pagarlo se esercita (creiamo delle tariffe più eque) ma per questo in una puntata si inviti un operaio, pagandolo, e si esibirà magari nell’aggiustare una poltroncina, in prima fila, su cui è seduto il potente di turno. Detto questo mi dissocio dal colpevolizzare Benigni, Fo e Vauro (Ferrara si può consolare con il suo Foglio …), loro nel loro piccolo hanno punzecchiato, irriso, denunciato, canovacciato il Potere (perchè non si nomina Grillo? Per i grillini? …).Gli intelletuali hanno il pregio-difetto di comunicare fatti e vite con competenza e serietà (troppa forse), per questo sono ostici a molti. Mentre i comici arrivano a tutti e una buona risata ci fa sentire più felici e forti. Anche se mio nonno diceva che alla fine di una risata ci sono sempre le lacrime. Chi ci salverà? …

  4. rita

    3 febbraio 2012 at 13:06

    piero,
    la beneficenza è stata praticamente estorta dopo tutte le polemiche che sono seguite e “ovviamente” nolto sbandierata. Molto edificante direi, più dignitoso tenerseli quei soldi secondo me.
    In ogni caso Celentano dovrebbe fare lo sforzo di realizzare che i suoi soldi li può regalare a chi gli pare, a Gino Strada oppure al ministro e ammiraglio Giampaolo Di Paola; i suoi però, non quelli pubblici.

    andrea,
    l’unità d’Italia, il patriottismo, addirittura l’inno di Mameli: tutti valori che in generale la sinistra ha riesumato, appropriandosene indebitamente e solo per via della Lega, ma che erano del tutto estranei alla sua cultura.
    Benigni ha pensato bene di allinearsi diligentemente, tanto da trasformarsi da quel piccolo diavolo dissacratore e irriverente che era (non so se ricordi Benigni ai tempi di Arbore), a una specie di sacerdote civile come qualcuno l’ha definito; e aggiungerei anche leggermente paraculo.

  5. andrea

    2 febbraio 2012 at 18:42

    Beh, Celentano non sarà il massimo della vita ma non lo paragonerei a Fo e BEnigni…Penso che l’ospitata al festival 2011 con relativo monologo sull’unità d’Italia sia stato uno dei punti più alti toccati dalla Rai intesa come servizio pubblico…Dario Fo è un premio Nobel e il suo Mistero Buffo è una pietra miliare mondiale della comicità impegnata tanto cara a noi della sinistra. Non credo che Gramsci o Bobbio (solo per citarne due richiamati nell’articolo) sarebbero daccordo nel criticarli ferocemente e gratuitamente….sul fatto di cosa penserebbero dell’accostamento Benigni Fo – Celentano preferisco non esprimermi…

  6. piero

    2 febbraio 2012 at 14:30

    Non condivido, Celentano almeno il compenso lo dà in beneficenza,e i vari Minzolini e Masi che se lo sono intascato? Non li chiedete indietro quei compensi?

  7. Giovanni De Caprio

    2 febbraio 2012 at 01:39

    Anche io condivido quasi integralmente…..un vuoto davvero mostruoso, ma sinceramente mi sfugge perchè inserire tra i sacerdoti dello squallore culturale nel nostro paese Giuliano Ferrara di cui si possono non condividere le idee liberiste o le scelte morali ( ad esempio aborto o eutanasia ) ma le cui idee sono sempre motivate e argomentate con riferimenti culturali ben precisi. Anzi le pagine del suo giornale sono sempre interessanti, mai superficiali o banali, nel panorama desolante di una società che ha affidato la sopravvivenza culturale al viatico di maestri di pensiero della statura di Mara Venier o Alba Parietti, sono una delle poche luci ( ovviamente con Gli Altri ! )
    Poi, ripeto, si possono non condividere le sue idee – e mi rendo conto che la sua vicinanza a Berlusconi ne ha fatto un facile bersaglio – ma questa è un altra cosa.
    Per il resto sono d’accordissimo soprattutto sull’ennesima presa per i fondelli del compenso in beneficenza: non c’è da entusiasmarsi del gesto di Celentano, credo piuttosto che ci sia da incazzarsi – soprattutto in un momento in cui ci impongono di vivere sempre con meno – che con i soldi del canone si debbano dare 300.000 euro a Celentano!
    Purtroppo questo è il paese delle celebrazioni, della retorica dell’unità nazionale in un paese dove esiste ancora Poggioreale con le sue celle da 15 persone ammassate come animali, dove si regalano centinaia di milioni alla mafia con il proibizionismo e poi si creano gli eroi dell’antimafia, il paese che rinuncia alle elezioni e applaude ai banchieri quali salvatori della patria come applaudiva cento o trecento anni fa a questo o quel sovrano.
    Questo è il paese ideale per Celentano

  8. rita

    1 febbraio 2012 at 18:47

    Condivido (soltanto soffro un po’ quando si bastona troppo Giuliano Ferrara che, tutto considerato, continua a piacermi).
    Anche Vittorio Sgarbi ne ha scritto efficacemente sul Giornale; in particolare quando dice così: “Si ha la sensazione che non sappia bene il significato delle parole e che scambi per semplice un pensiero inutile, per comprensibile una considerazione banale, per chiaro quello che è ovvio”.
    Il riferimento poi alla beneficenza secondo me rende la cosa ancor più squallida e ridicola: avesse continuato a rivendicarli per sè quei soldi, avrebbe fatto miglior figura.