Che cosa vuol fare Nichi Vendola? Che prospettive ha l’alleanza con Di Pietro? Chi saranno i protagonisti del cantiere aperto ufficilamente ieri dai leader di Sel e Idv? Nascerà un polo per l’alternativa oppure c’è spazio per coinvolgere il Pd di Bersani e aggiornare la “foto di Vasto”? Sono alcune delle domande al centro del focus che Gli Altri dedica all’iniziativa di Sinistra Ecologia e Libertà e Italia dei Valori sul numero in edicola da oggi 27 gennaio.
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Che cosa vuol fare Nichi Vendola? Un Quarto polo alleandosi più strettamente con Di Pietro e, di fatto, mettendosi in concorrenza con un Pd collocato irrimediabilmente troppo a destra e troppo vicino a governo Monti? Oppure, seconda ipotesi, vuole usare una vicinanza con l’Idv non per costruire un altro schieramento ma per impedire “una svolta a destra per la sinistra”, per mantenere aperto nel partito di Bersani lo scontro fra i “liberisti” schiacciati sulla linea Monti ed una sinistra legata alle richieste della Cgil?
L’asse con Di Pietro testimonia la volontà di non lasciare isolato il leader dell’Idv, fino a prefigurare la nascita di un polo alternativo qualora il Pd compisse una robusta svolta a destra. Ma sembrano pesare di più, ai fini della costruzione di un centrosinistra, le dichiarazioni di Vendola all’assemblea di Sel del 22 gennaio («Non voglio creare il quarto polo ma il primo polo per governare») e ribadite ieri in conferenza stampa insieme a Di Pietro: «Oggi si apre di fatto un cantiere ed è necessario che ci siano i partiti come Sel e Idv, ma speriamo anche che ci sia il Pd».
La strada di Vendola appare quindi stretta, ma sostanzialmente delineata. Il Quarto polo non è una prospettiva reale, ma una possibilità che, per quanto non voluta, è necessario evocare di fronte alla linea filo Monti seguita finora da Bersani. È un modo per ricordare che a sinistra del Pd c’è un elettorato del 15 per cento che non apprezza quella linea. Ma non è l’inizio della costruzione di una nuova sinistra sul modello di quella “arcobaleno” né la chiusura dei rapporti con il partito di Bersani.
Il punto è che Vendola ha capito (con un po’ di ritardo ci permettiamo di aggiungere) che la strada delle primarie è definitivamente tramontata. Che il rapporto con il popolo della sinistra, ancora largamente rappresentato dal Pd, non si può mantenere in attesa di una competizione elettorale che, scegliendo il leader, scelga anche di fatto il progetto politico e, quindi, ha deciso di spostare la competizione sul piano diretto dei contenuti. In sostanza il leader di Sel non cancella la foto di Vasto, quella che lo ritraeva insieme a Di Pietro e a Bersani, ma pensa che con gli stessi protagonisti ne vada fatta un’altra («da allargare e non da restringere» ha ripetuto ieri), con un nuovo sfondo e nuovi colori. Fuori di metafora, con un confronto diretto sui contenuti, sui giudizi a proposito delle decisioni di Monti e sulle concrete prospettive di un futuro governo della sinistra.
Vendola sa bene che il percorso del governo dei tecnici sta creando nel Partito democratico grandi tensioni, sa anche bene che queste tensioni, almeno per il momento, non producono alcun cambiamento di atteggiamento nei confronti di Monti e dei suoi ministri. E neppure, a quanto pare dai sondaggi, un calo dei consensi nei confronti del partito di Bersani. Il quadro politico appare irrigidito se non paralizzato, concentrato sulle conseguenze delle decisioni che vengono dai centri finanziari internazionali, terrorizzato dalla possibile conclusione dell’esperienza dell’euro. Una situazione che certo non agevola una sinistra che intenda insieme costruire un’alternativa di governo, e non solo di opposizione, quale è quella di Sel.
Da questa consapevolezza la decisione di gettare un sasso nello stagno. La riconferma dell’alleanza con Di Pietro, l’assemblea con i movimenti e gli amministratori locali legati a Sel, l’invito al Pd a riprendere un ruolo politico e non di mera consulenza del governo costituiscono i primi passi della nuova strategia vendoliana. La sua efficacia si potrà verificare solo nelle prossime settimane, quando le misure del governo saranno completate e tutti i partiti dovranno fare un loro bilancio interno. Per adesso possiamo solo constatare la ripresa di una iniziativa progettuale e politica.
Giovanni De Caprio
29 gennaio 2012 at 00:46
Mi sfugge cosa possa unire Vendola con Di Pietro. Forse comincio ad essere vecchio davvero, tra tre mesi ne compio cinquanta e l’andropausa avanza, ma forse i miei anni sono abbastanza per ricordare i comizi di Almirante e dei missini negli anni 70. Che dicevano le stesse cose di Di Pietro. O meglio Di Pietro dice le stesse cose, teorizzando uno Stato di Polizia, il ricorso alla custodia preventiva indiscriminato, l’abolizione dei gradi di giudizio e via dicendo. sarà per calcolo politico, sarà per scuotere la sinistra, ma non capisco come questa alleanza possa porre le basi per una società nuova, per un nuovo modo di pensare i rapporti sociali. Mi sembra che le basi culturali siano talmente diverse da rendere improponibile un connubio fecondo tra SEL e IDV. Penso alle recenti prese di posizione di Di Pietro sull’ampliamento dei poteri alla Polizia, in occasione delle manifestazioni di dicembre, quando auspicava la riesumazione di un vecchio Decreto legge degli anni di piombo. E via dicendo.
ma forse sono io che non capisco
Sam Moser
28 gennaio 2012 at 17:10
Di Pietro e Vendola fanno pena. Questa politica, questi individui sono da rigettare cosi’ come il fallimentare Ggiggino a’ purpetta a Napoli.
Individui nefasti e nefandi, retaggio di un sud politicamente, retoricamente e socialmente indietro di 50 anni.
E il suo miglior esponenete di punta, il Re Napolitano, lo dimostra.
CELESTE
27 gennaio 2012 at 14:15
l’articolo è puntuale, però conferma l’asfissia della politica, incuneata oramai in un tunnel senza sbocco. Vendola conferma di essere prigioniero, all’ergastolo, dei tentacoli del potere della vecchia politica, oramai morta . Anche lui è avulso dalla realtà dolente nonostante decanti con acutezza proposte e rimedi.
Oggi rivendico al necessità della politica ma non so con quale partito collaborare e non saprei quale partito votare.
Come indicava Pintor classe politica e classe dirigente non hanno saputo intravedere i nuovi scenari, ” individui non atomi”. “Ora è un’area senza confini. Non deve vincere domani ma operare ogni giorno e invadere il campo. Il suo scopo è reinventare la vita in un’era che ce ne sta privando in forme mai viste. ”
Purtroppo da allora le fauci dell’abisso si sono ingrandite.
Per esempio chiediamoci se è esagerato parlare di segregazione e/o deportazione per quanto sta succedendonel centro e nelle periferie romane tra i disperati senza casa e/o senza servizi?