La “crisi” non è un modo di dire. Significa avere meno soldi in tasca, meno lavoro e diritti centellinati. La “cura” non è un modo di dire. Significa scelte, tagli, chiusure e profonde trasformazioni. “Lacrime e sangue” non fu, nei giorni dell’insediamento del governo Monti Napolitano, un modo di dire. Alludeva a qualcosa di profondamente lacerante e concreto. E ora il Paese inizia a insorgere. Un mezzogiorno di fuoco, con il simbolo arcaico del forcone, che dal Sud sale piano piano verso i centri del potere politico ed economico. È una rivolta popolare, che la sinistra, orfana dell’alibi del berlusconismo e impastata di dogmi vecchi di quarant’anni, fatica ad accettare. In preda ai soliti consunti automatismi, grida al “fascismo”, all’infiltrazione mafiosa, allo spontaneismo violento, vestendo ancora una volta gli abiti della reazione.
Noi siamo con i forconi.
E in edicola, venerdì.
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A Napoli, in piazza Garibaldi, un gruppo di aderenti al movimento che ormai si chiama “dei forconi” ha esposto uno striscione con questa scritta: “Insorgere è giusto”. Di fronte alla crudezza delle misure economiche del governo Monti, e al colpo serissimo ricevuto dai ceti medi e dai ceti più poveri della nostra società, era necessaria una reazione politica. Non c’è stata. Avevamo chiamato i partiti e i sindacati a scendere in piazza. Del tutto inascoltati: in Calabria come al centro e al Nord. Purtroppo i grandi partiti e i sindacati non esistono più, sono finzioni. C’è da stupirsi se di fronte alla resa e alla scomparsa della società politica si leva la protesta e la rabbia di molti settori del popolo?
Che vuol dire “insorgere è giusto”? Vuol dire che se la politica si dilegua, se i sindacati boccheggiano, se l’establishment sa mostrarsi solo coi volti di Monti e di Passera, al popolo vengono a mancare gli strumenti tradizionali della lotta democratica e il popolo deve trovare il modo di intervenire in forma diretta nella battaglia. Appunto: “Insorgere”. Cioè farsi sentire, chiedere che le proprie idee e le proprie esigenze pesino lì dove si prendono le decisioni che riguardano tutti.
Era prevedibile che il disagio sociale si tramutasse in protesa esuberante. Forse però nessuno immaginava che a dare il via alle proteste fosse il Mezzogiorno. Invece è stato così. Il movimento dei forconi è nato in Sicilia e rapidamente si è esteso in Calabria e poi in tutto il Sud, guidato da categorie di lavoratori che raramente, in passato, hanno avuto una centralità nella politica italiana: i trasportatori, i camionisti, gli agricoltori, i pescatori. I quali, però, hanno mostrato di avere una forza molto grande: hanno paralizzato l’Italia. E hanno gettato questa loro forza, che ha intimidito l’opinione pubblica, sul piatto del negoziato col governo. Il governo per ora non ha capito, sembra sbigottito, non sa come reagire. E’ normale che sia così: non è un governo politico, è un governo tecnico e gli manca la capacità e la forza che una volta avevano i partiti politici. Non è capace di misurarsi col problema complicatissimo del consenso e del rapporto diretto con la società e coi ceti sociali più deboli. La forza della politica stava nell’avere questa capacità, la politica – ritirandosi all’ordine del Presidente della Repubblica – ha lasciato un vuoto immenso che oggi appare molto pericoloso.
Quando si insediò il governo Monti noi parlammo – più o meno provocatoriamente – di “colpo di Stato” non violento e non autoritario. Il governo Monti si è insediato in violazione della legge elettorale e privo di mandato popolare. Per questo a noi è sembrata una cosa molto simile a un colpo di Stato. E tuttavia il governo Monti non è un governo autoritario o illiberale. Proprio questa doveva essere la sua caratteristica principale e la sua forza: governo del presidente, governo forte non democratico ma non autoritario. Il problema è che probabilmente è molto difficile fare un colpo di Stato rinunciando all’autoritarismo. Perché se si sceglie la via della forzatura istituzionale, della sfida alla società, della durezza e delle “frustate sociali”, e non si possiede un apparato illiberale e di autorità che permetta di imporre queste scelte, allora è un guaio. È tutta qui la clamorosa debolezza del governo Monti. E il fatto che i partiti lo votino in Parlamento conta pochissimo, perché i partiti non esistono più, paradossalmente “uccisi” dallo stesso governo Monti che oggi ne avrebbe un tremendo bisogno.
(Il governo ieri ha proposto addirittura l’abolizione della cassa integrazione straordinaria, e cioè sta ideando una politica economica che nemmeno la destra più di destra della destra americana oserebbe mai immaginare. Tutto ciò, secondo voi, può avvenire nel silenzio generale?).
L’Italia “perbene” è molto spaventata dalla protesta popolare. A spiegare e dichiarare apertamente questo grande spavento ci ha pensato domenica un giornale giovane e di successo come Il Fatto Quotidiano, che ha affidato l’editoriale a uno dei suoi commentatori più prestigiosi: Paolo Flores D’Arcais. Il quale ha scritto un articolo intitolato “Per non ripetere Reggio” nel quale chiede alla società politica, e in particolare alla sinistra, di ripetere il clamoroso errore di quarant’anni fa, quando si schierò anima e corpo contro la rivolta popolare di Reggio Calabria, al fianco degli “oppressori”, determinando una clamorosa rottura tra Nord e Sud e anche tra Sud e movimento operaio, che non si è mai più ricomposta.
Nei mesi scorsi abbiamo scritto molto sui “boia chi molla” e sul perché quella grande stagione di lotta non era affatto l’espressione di un rigurgito fascista, o reazionario, ma al contrario era una sommossa popolare. E abbiamo ricordato come già allora delle menti politiche moderne della sinistra – come quelle di Vittorio Foa, di Valentino Parlato, di Adriano Sofri – intuirono la grandiosità della protesta e anche la sua modernità. Dobbiamo rassegnarci all’idea che la sinistra torni a commettere quel drammatico errore, stavolta schierandosi apertamente in difesa del governo Monti, del potere delle banche e delle multinazionali?
Speriamo di no. Speriamo che la rivolta dei forconi non venga repressa e zittita. Come si diceva una volta: “boia chi molla”
rita
1 febbraio 2012 at 12:51
Kiwayo
cerca almeno di essere un po’ magnanimo e concedi a quei pochissimi che si oppongono al governo Monti di continuare a farlo.
Tanto più se consideri il fatto – il fatto – che lo stesso gode della più larga stima e fiducia da parte della maggior parte dei mezzi di informazione, degli intellettuali, ecc e che anche le poche critiche che alcuni fanno, sembrano fatte quasi con timore e giusto per dovere, perchè, che so, ci si chiama “Il Manifesto” e quindi si è molto di sinistra e alternativi e qualche obiezione bisogna pur farla ! …
Tu amalo questo governo, siete in tanti no? che problema c’è! non sei un isolato e non dovresti neanche aver bisogno di ricorrere a certi termini (becero, squallido) davvero poco eleganti.
andrea colombo
1 febbraio 2012 at 11:55
Difficilmente mi viene in mente un ragionamento non più becero, caro kiwayo, ma più decerebrato, e come molti decerebrati presuontuoso e spocchiosetto di quello per cui il governo monti si giudica sul paragone con quello precedente. questa rivista non è nuova e non sei pregato di legegrla ancora
e adesso vatto sobriamente a godere il governo monti
Kiwayo
31 gennaio 2012 at 21:23
Con curiosità, ho letto qualche articolo su questa “nuova” rivista, nella speranza di leggere qualcosa di indipendente. E invece trovo la solita paccottiglia complottista (il “golpe Napolitano”), il solito fango contro il governo Monti (chiunque dotato di senno, purchè privo di malafede, è in grado di cogliere la differenza formale e sostanziale tra il govrrno attuale e il precedente), il solito populismo becero dei rivoltosi sulla falsariga dell’”assalto aui forni” di manzoniana memoria (ormai sono ampiamente documentate le infiltrazioni neofascidte e criminali dei movimenti che hanno oltraggiato il sud nelle scorse settimane). Manca solo la chiosa “Monti è massone” per chiudere questo quadro squallido e desolante.
Assogna Gioacchino
26 gennaio 2012 at 08:51
Esprimo forti perplessità sul movimento dei Forconi, guidato da personaggi “politici” e aiutato dalle infiltrazioni mafiose. Infatti sono gruppi minoritari che organizzano con metodi violenti queste manifestazioni in Sicilia ed ora (con una settimana di ritardo) vede agganciati i soliti autotrasportatori, che comunque hanno già avuto riconosciuti nel Decreto Legge i contributi per il costo del Carburante e per i pedaggi autostradali. Non a caso non vi partecipano i Sindacati dei lavoratori e quelli degli Artigiani che hanno concordato con il Governo Monti la quantità e la modalità trimestrale di versamento dei contributi.
Basta con le corporazioni che non pensano ai sacrifici di tanti poveracci. Basta ai privilegi.
Felice Besostri
26 gennaio 2012 at 08:27
Persino il Riformista e noti socialdemocratici nel gruppo di discussione del circolo Rosselli, un socialista liberale, sono molto critici nei confronti della sinistra e dei progressisti, che non hanno colto le imlicazioni politiche delle rivolte sociali e di categoria. E’ evidente che c’è di tutto, ma appunto i vuoti si riempiono da soli. Chi non fosse d’accordo con certe forme di protesta sarebbe più forte se sapesse indicarne altre e offrisse una sponda politica ai manifestanti. Detto questo smettiamo di criticare il governo non per quello che fa, ma per come è sorto. “Il governo Monti si è insediato in violazione della legge elettorale e privo di mandato popolare”. La vogliamo smettere di considerare il golpe costituzionale della legge elettorale porcellosa come il massimo di democrazia?. E’ il parlamento privo di mandato popolare, perchè composto di nominati, scelti da non più di una ventina di paersone. L’ultimo parlamento della prima repubblica ottenne il 52% dei voti: nessun governoi della Secondas con mattarellkum e porcerllum ha mai avuto una tale percentuale di consenso. La nostra costituzione disegna una forma di governo parlamentare e non una sotto specie di semi-presidenziale con elezione diretta del primo ministro grazie ad un premio di maggioranza che la Corte Costituzionale in due sentenze (n. 15 e 16) del 2008 chiese espressamente che un giudice gli rimettesse. Per non farlo Consiglio di Stato e Cassazione statuirono che nessun giudice è competente per giudicare in materia di costituzionalità d una legge elettorale. Questi sono i colpi di stato in guanti bianche. eppure silenzio da destra a sinistra perchè le liste bloccate fanno troppo comodo a tutti. nelle giunte delle elezionoi di camera e senato, anche i partiti, che ufficialmente sno contro il porcellum hanno votato all’unanimità che quella legge andava bene. Il prossimo 22 marzo( simbolicamente l’ultimo giorno della sollevazione popolare vittoriosa contro il dominio austriaco) la Corte d’Appello di Milano ,quattro anni dopo, può assolvere alla richiesta della Corte Costituzionale e ciò nel più totale silenzio mediatico, con direttori di grandi giornali che proibiscono ai loro giornalisti di occuparsi del fatto. Autorizzo la pubblicazione della mia email fc.besostri@libero.it per chidesidera saperne di più
Sam Moser
25 gennaio 2012 at 13:46
E’ stato un “colpo di Stato”. “L’emergenza”, le sirene del disastro continuo che suonavano quotidianamente con le punte di angoscia “spread” “spread” “spread”, i mass media di regime che continuano a martellare sulla fine, il fallimento, il default, il “crack” dell’Italia e su Berlusconi che deve dimettersi, Casini, Bersani, Fini & Co. che vanno avanti ed indietro da King George e Monti investito in fretta e furia sia come Senatore a vita che come Presidente del Consiglio in tempi record…tutta una serie di ossequi e messianici rituali e messe per solidificare il suo governo creato in 12 secondi con tutta l’agguerrita stampa esperta in Olgettine, nipoti di Mubarak e milioni di ore di intercettazioni del criminale numero 1, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che nemmeno mette in discussione come si e’ arrivati a questo colpo di mano e senza nemmeno indagare su tremila altre cose ( la posizione della Germania, la telefonata della Merkel, le posizioni ricoperte da Monti in Bilderberg & Co. ) insomma tutto questo e’ passato liscio come l’olio e come l’avvento di un profeta si e’ accettato con una sorta di fede e misticismo indotto. Ecco la gente che la famosa “solidarieta’” al Sud doveva aiutare si e’ stancata e ha iniziato a ribellarsi…la massa monetaria facente parte della “solidarieta’” al Sud si e’ visto anche come sia misteriosamente scomparsa per decenni e non si sappia dove sia finita ma per un processo di eliminazione si sa che la gente, il popolo, i cittadini, i “bisognosi” , il Sud non hanno ricevuto quasi nulla. Dov’e’ il “malloppo”? Questo colpisce sia il nord – che potrebbe usare meglio queste risorse depredate – sia il Sud – in quanto non riceve o riceve male cio’ che arriva e non puo’ sfruttare questo beneficio. Il Sud e’ stato prima depredato della sua gioventu’ – emigrati al nord per lavoro – della sua cultura, delle sue famiglie lasciando donne, vecchi e bambini al “paese” e creando un’ esercito di migranti che ha nel lungo periodo continuato ad impoverire il Sud, poi una volta trovato il “colpo di genio” dei fondi al mezzogiorno, le cattedrali nel deserto, e tanti, tanti denari scomparsi nel mentre, adesso si trova a dover affrontare, sfiancato anche dalla solita’ omerta’, burocrazia, mafia e camorra, etc., una mazzata terribile con armi spuntate rispetto al resto del paese. E’ ovvio che la protesta sia partita da li.
Io spero che la protesta continui e porti ad un crollo e ad una rifondazione del paese e dei suoi valori che non sono e non possono essere questi di Monti ne’ della sua cricca, ne’ della casta pappona ne’ tantomeno di PDL, PD & Co. C’e’ tanta voglia di “nuovo” di “diverso” di “cambio” …. Ci hanno raccontato tantissime frottole e tutti i mass media di regime stanno nascondendo tra Schettino e Terremoti l’enorme portata anti-democratica delle manovre ed azioni in corso a livello nazionale ed Europeo. E’ il “nuovo ordine mondiale” che marcia e sta iniziando a marciare sui corpi e le anime dei cittadini.