Lettera all’onorevole Silvio Berlusconi
Onorevole Berlusconi,
pare ormai che le speranze riposte nel cambio di governo, affidandoci alla tecnicità e alla credibilità di Monti, per un’immediata inversione di tendenza dell’economia saranno viepiù disattese: la Borsa continua a precipitare, bruciando miliardi di ricchezza, e i nostri titoli di Stato valgono sempre meno. Per quante misure si approvino, qualcuno, qualcosa sposta la linea d’arrivo sempre più in là, costringendoci a una corsa senza fine.
I motivi per i quali ci hanno ammannito questa emergenza pasticciata – le Sue dimissioni, un tecnico eletto in quattro e quattr’otto senatore a vita e nominato premier con altrettanta celerità, il rinvio delle naturali elezioni in nome di una catastrofe che si doveva e poteva evitare urgentemente – non solo sono ancora tutti lì (lo spread è schizzato a livelli mai visti, piazza Affari è alla deriva e forse si vedrà costretta a sospendere certi titoli), ma si sono aggravati. Il rimedio è stato peggiore del male, o uguale. Ci si potrebbe obiettare che continuando con il Suo governo ci ritroveremmo esattamente allo stesso punto, ma non si fa economia e politica con le palle di vetro, e poi allora a che sarebbe valso cambiare? Tanto valeva tenersi Lei. Oppure votare: questo andava fatto, chiamare gli italiani a esprimere il loro voto. Dopo un voto, qualsiasi cosa, qualsiasi decisione sarebbe stato il risultato di schieramenti, di scelte, sarebbe passato cioè attraverso la conta di una maggioranza reale, popolare, sociale e non solo della politica, dei partiti.
Benché non abbia mai avuto un briciolo di condiscendenza nei confronti del Suo governo e del Suo partito, mi rivolgo a Lei perché non saprei a quale altro santo della maggioranza che sostiene il professor Monti possa io votarmi: non a Bersani, che mi pare si sia costretto da sé nella parte di un convinto sostenitore del nuovo governo; non a Casini o a Fini che su questo governo, e soprattutto sulla Sua uscita di scena, hanno riposto tutti i calcoli politici per un ciclo vincente. E poi Lei detiene ancora la golden share di questa insolita maggioranza: è, insomma, l’unico determinante, quello che può davvero staccare la spina.
In molti – tra i giornali-partito che hanno fatto re Monti – scrivono che però è cambiato lo stile e non ci dobbiamo più vergognare internazionalmente. Come se i mercati finanziari se ne impipassero qualcosa degli stili dei premier, e come se Bill Clinton non fosse stato rieletto nonostante una discutibile performance sessuale e una altrettanto incerta giustificazione pubblica: ma l’occupazione saliva, l’economia tirava di nuovo e questo contava per gli elettori e i mercati. E per la “faccia” internazionale dell’America.
Al Suo governo veniva rimproverato di non fare nulla per la crescita e Lei stesso rimproverava al Suo ministro dell’Economia di stare più attento ai conti che alla crescita. Tra i critici puntuali c’era proprio il professor Monti, con salaci editoriali dal «Corriere della Sera».
Ma dovrebbe essere ormai chiaro che le parole “crescita” e “Europa” non possono essere combinate in alcun modo in una qualsiasi singola lingua, da una qualsiasi nazione. Sembra adesso che anche il professor Monti se ne sia convinto, perbacco. Dovrebbe, per ciò stesso, rassegnare le dimissioni, per onestà intellettuale, viste le premesse del suo mandato. O la “crescita” diventa un progetto europeo o è meglio affrontare questa tempesta finanziaria andando direttamente nell’occhio del ciclone – è così che fanno i marinai, perché è così che c’è una speranza di salvezza, ai margini o cercando di allontanarsi c’è di sicuro la fine.
E l’occhio del ciclone è proprio l’Europa, questa Europa.
Io credo che questa Europa non farà ora quello che sarebbe necessario, quello che sta lentamente portando gli Stati uniti a tirare la testa fuori dal sacco in cui l’aveva infilata. Non può farlo perché è ancora – io mi auguro che un giorno possa diventarlo – priva della capacità di assumere decisioni politiche di lungo respiro. Non era la testa di Augusto su una moneta a far sì che la sovranità politica e le leggi di Roma fossero riconosciute dal Tago a Pergamo, da Cartagine a Aquitania. Avremmo perciò dovuto, e lo possiamo ancora, prendere atto di una situazione nazionale ormai al collasso e pilotare una transizione che pur tenendoci dentro l’Europa ci restituisse libertà di manovra sulla moneta. Quello che, insomma, ha fatto la Gran Bretagna di Camerun. Loro per difendere quanto hanno, noi per porre le basi reali di una ripresa. Tra sacrifici, certo, ma con un percorso tutto nelle nostre mani. Andiamo ora con il cappello in mano questuando tra le principali cancellerie europee e non è un bel vedersi: non lo dico per spirito patriottico, perché sia umiliante, ma perché è inutile. Sia Sarkozy che la Merkel hanno prossime elezioni incombenti e “salvare il soldato Italia” non è tra le priorità delle loro strategie elettorali. Per adesso, ogni nazione europea è affidata a se stessa. Ma il nostro “per adesso” deprimerà ulteriormente la nostra economia in una spirale recessiva. Il 2012 potrebbe essere un anno cupissimo.
Le elezioni, invece, oltre a darci un governo legittimamente eletto dovrebbero assumere il carattere di un referendum, come quello che il premier Papandreou avrebbe voluto tenere in Grecia. Ci sarebbe uno scontro di posizioni, un ventaglio di idee e proposte, un netto schierarsi per questa cosa o quella. Abbiamo la maturità politica per affrontare questo scontro, aspro, duro, senza paura che possa sfuggire di mano e senza la tutela di chicchessia. Se la politica non torna a essere il fattore di coesione nazionale, direi anzi: la lingua nazionale, questa assurda idea del “tecnicismo” come salvezza prenderà piede e si darà forma. La nostra democrazia, che è stata robusta finché poggiava sui movimenti politici, si infragilirà. L’antipolitica prenderà la forma dell’extraparlamentarismo. Credo che in questo – che ora Le è ritornato contro – Lei abbia avuto un peso determinante.
Io non so se Lei vorrà di nuovo presentarsi come leader di uno schieramento. Capisco il Suo desiderio di rivincita ma ci precipiterebbe di nuovo in un gioco “berlusconismo-antiberlusconismo”. Questo giornale da cui Le scrivo ha sempre considerato questo schema una iattura (oltre che una rendita per tanti, troppi, e forse ci tireremo addosso critiche anche per questa mia lettera che Le rivolgo). Comunque, sono affari Suoi, anche se io penso che sarebbe meglio non dover affrontare ancora questa questione che finirebbe, irresponsabilmente, con l’oscurare le altre. Quello che è certo è che Lei è l’unico, in questo momento, che può consentirci di tornare a ragionare popolarmente, elettoralmente di crisi, crescita, Europa. Di restituire, cioè, l’economia alla politica e non alla tecnica, all’accademia. È paradossale, per me, ma è così.
Perciò, Glielo chiedo con convinzione: mandi a casa Monti. Andiamo al voto. Con questo sistema, un altro, non importa adesso: il mondo è pieno di Scilipoti, pronti a andare in qualsiasi lista. Se la Consulta accetterà il referendum si approvi presto una qualche modifica e si voti. Se no, si voti lo stesso. Piuttosto che sfiancarci in discussioni su modelli elettorali, parliamo di programmi per lo sviluppo. Pochi provvedimenti e chiari fin da subito per ciascun schieramento: euro, patrimoniale, fisco, pensioni, occupazione, debito pubblico, investimenti.
Non avrà certo il mio voto – e non per “ideologia” ma perché non sono mai stato d’accordo neppure con una delle politiche del Suo governo – ma di sicuro la mia considerazione da “nemico”.
Distinti saluti
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mimmo gallo
11 gennaio 2012 at 00:35
Caro Lanfranco, leggo la tua lettera come un gesto di disperazione e di insopportabilità verso una situazione che per certi versi ha dell’incredibile sul piano della democrazia. Considero la tua missiva al cavaliere come una provocazione perchè altrimenti sarebbe come “raccomandare le pecore al lupo”. Oggi Berlusconi non sa che pesci pigliare , diciamo che è finito come laeder, e quindi non se la sente di affossare l’uomo robot, il professore della Bocconi.
Colgo però la provocazione e concordo che il Pdl è il partito che può consentirci di andare al voto per eleggere il nuovo parlamento e approvare per lo meno una parvenza di programma politico.
Non so se tua “supplica” all’ex unto dal signore produrrà gli effetti desiderati, ma tentar non nuoce.
Scrivendo un pò sul serio, il vero dramma è che sul piano della politica alternativa e quindi della proposta sulle cose serie di questo paese,
c’è il nulla assoluto. Basta pensare che la parte politica più avanzata, almeno sul piano della semplicità delle parole, è quella di Di Pietro che almeno cerca di parlare al cuore della gente. Il resto è appiattimento assoluto o nel migliore dei casi subalternità. Questo è il vero problema e da qui traggono la loro forza i professori del governo Napolitano.
Quella che farebbe al caso, sarebbe una grande forza d’urto popolare e un grande movimento contro l’ingiustizia e per il lavoro. Questo servirebbe e dovremmo lavorare tutti in questa direzione.
Comunque la tua lettera a Berlusconi non farà incazzare gli elettori degli “altri” perchè sarà considerata come un commovente tentativo di far cadere un governo estremamente pericoloso.
mimmo.gallo@nuovasinistrapertorino.it Mimmo Gallo
Lanfranco Caminiti
10 gennaio 2012 at 07:28
vorrei provare a circoscrivere i ragionamenti alla “anomalia italiana”, e spero perdonerete la grossolanità dell’analisi.
per tutto il dopoguerra fino al grande boom economico, la sinistra nn ha mai governato. nn aveva i numeri, fermandosi intorno al trenta per cento, al massimo. però, la crescita dei diritti (nn dico solo del benessere, che a quello ci pensava il capitalismo, con il suo periodo espansivo d’oro), su salute, istruzione, tempo libero, cittadinanza, famiglia, giovani, è stata incredibilmente alta, come in nessun altro luogo dell’occidente.
avevamo cioè una democrazia “bloccata” (il fattore k, l’impossibilità dell’alternanza nel quadro di sicurezza militare atlantica) formalmente, ma una democrazia sostanziale in continua espansione, un diritto positivo fortissimo.
la sinistra parlamentare, elettorale, quasi mai era motore delle trasformazioni, ma riottosamente si trovava a gestire istanze che partivano, si sviluppavano, crescevano fuori d’essa (il 68 studentesco, il 69 operaio, il divorzio, l’aborto ecc). tutto questo diventava poi leggi, non solo “costume materiale” degli italiani. in qualche modo, c’era un circolo virtuoso tra sviluppo economico, modernizzazione del paese, ricchezza materiale, partecipazione sociale, istituzioni e leggi. ogni riforma era il risultato di questo intreccio.
da metà degli anni settanta (dalla prima vera crisi dell’occidente, quella del petrolio) la sinistra ha progressivamente conquistato fette di potere democratico, di governo, senza che i suoi numeri siano mai sostanzialmente cambiati (sempre intorno al trenta per cento, al massimo, 33 dopo la morte di berlinguer, e poi solo a scendere) trovandosi a gestire lo spezzarsi del circolo virtuoso. l’economia cominciava a ritrarsi, i movimenti a non riflettersi in leggi e istituzioni, le rappresentanze partitiche a autonomizzarsi.
dentro il quadro della democrazia ancora bloccata nell’alternanza, la sinistra ha dato una prima risposta alla crisi sempre in una forma anomala, ma stavolta tutta dalla parte della rappresentanza. fu un processo ambivalente: nei territori la credibilità della sinistra era forte (i primi sindaci a roma e napoli, a esempio, cioè era fattore di aggregazione larga) ma nn a livello statale, centrale. perché per quanto il “compromesso storico” potesse essere una grande intuizione se fosse diventata una trasformazione sociale (per il carattere fortemente religioso di questo paese) il suo momento e il suo inveramento si tradusse in un “patto” tra partiti e nn poteva essere altrimenti, dato che economia e movimenti giravano da tutt’altra parte. la sinistra scelse di difendere lo stato, magari con l’idea di modificarlo, ma partendo dal principio che era l’argine a qualsiasi costo.
alla crisi successiva, quella della politica, quella dei partiti, e quindi quella della forma-stato italiana, cioè a tangentopoli, la sinistra immaginò poter godere della fine del blocco dell’alternanza e di riprodurre a livello centrale quella capacità di aggregazione che aveva sperimentato a livello periferico. si trovò cioè a governare, in piena crisi della politica e in piena crisi della produzione industriale e nel passaggio verso la finanziarizzazione (qualcuno ricorda l’icastica definizione del governo d’alema come una merchant bank? o dei “capitani coraggiosi” alla colaninno? la scalata unipol è solo la riproduzione in sedicesimo di quei momenti).
in sintesi, la nostra storia dice che quando c’era sviluppo e la sinistra nn governava, andavamo come treni sul piano dei diritti e del benessere sociali; quando ci sono crisi (di economia, di politica) la sinistra governa e si riducono diritti e benessere sociali.
dal che nn se ne può dedurre che se la sinistra stesse fuori adesso, ci sarebbero più diritti (anche se l’enorme manifestazione di cofferati fermò ogni riforma dell’articolo 18, e potrei citare altri esempi sul piano dell’interdizione dei propositi di destra). ma se ne può dedurre che i governi delle crisi da parte della sinistra producono sempre restrizioni.
la sinistra, cioè, non ha una teoria politica della crisi (come volgerla in positivo) ma una pratica di gestione d’essa che è disastrosa. la destra invece ha una teoria della finanziarizzazione e della crisi della finanziarizzazione. contro una tale formidabile squadra e il loro continuo possesso palla forse sarebbe meglio giocare di contropiede. anche perché capita che la sinistra sia spesso conservatrice e la destra riformatrice.
non essendoci all’orizzonte una teoria politica sulla crisi (che nn è temporanea), riformista, di sviluppo, di ripresa, di diritti, convincente, e dato che la gestione di questa crisi sarà (lo è già) sempre più disastrosa, ne deduco che:
- preferisco una campagna elettorale che, proprio per il momento stringente, costringa a prese di posizione e programmi chiari e definiti: ci sarà sempre una componente pregiudiziale (fa parte un po’ del nostro carattere nazionale) ma ci sono buone ragioni per ritenere che un candidato debba pure dire cosa farà sulle pensioni, sul lavoro, sul debito pubblico e dove e come troverà i soldi;
- preferisco al limite un governo politicamente eletto da destra, con cui esercitare un potere di interdizione, che parte dalle piazze e si esprime in qualche modo in parlamento, cioè l’esistenza di uno straccio sostanziale della democrazia rappresentativa, a un governo che “tratta” con le consultazioni nei cunicoli del senato o negli incontri separati, cioè in tecnicismi.
insomma, va rotta questa democrazia bloccata in piena crisi. che è proprio l’opposto della democrazia bloccata in pieno sviluppo. e che, cmq la si voglia mettere, è proprio il contrario dell’america, dove gli schieramenti politici si vanno incarognendo, ma almeno sono chiari e sarà chiaro il risultato (tra obama e romney o santorum passa una differenza che nn è certo riscontrabile tra monti e tremonti o tra monti e casini o monti e bersani).
vorrei dire che preferisco una democrazia sostanziale nei luoghi di lavoro e di cittadinanza, ricca di partecipazione sociale, capace di esercitare influenza e monitoraggio continui sui suoi eletti, ecc ecc.
come vorrei pure dire che preferirei un governo capace di redistribuire il debito, di programmare investimenti e occupazione, e via così verso il meglio.
ma stiamo parlando di una congiuntura e su questo si discute del perché chiedo elezioni subito.
la mia ingenuità sta tutta nel credere, nello sperare che questo “costringerebbe” la sinistra a ragionare di crisi non dal lato del suo governo ma dal lato della sua uscita. cmq andasse, sarebbe più virtuosa dopo.
mimmo gallo
9 gennaio 2012 at 23:19
Caro Lanfranco, leggo la tua lettera come un gesto di disperazione e di insopportabilità verso una situazione che per certi versi ha dell’incredibile sul piano della democrazia. Considero la tua missiva al cavaliere come una provocazione perchè altrimenti sarebbe come “raccomandare le pecore al lupo”. Oggi Berlusconi non sa che pesci pigliare , diciamo che è finito come laeder, e quindi non se la sente di affossare l’uomo robot, il professore della Bocconi.
Colgo però la provocazione e concordo che il Pdl è il partito che può consentirci di andare al voto per eleggere il nuovo parlamento e approvare per lo meno una parvenza di programma politico.
Non so se tua “supplica” all’ex unto dal signore produrrà gli effetti desiderati, ma tentar non nuoce.
Scrivendo un pò sul serio, il vero dramma è che sul piano della politica alternativa e quindi della proposta sulle cose serie di questo paese,
c’è il nulla assoluto. Basta pensare che la parte politica più avanzata, almeno sul piano della semplicità delle parole, è quella di Di Pietro che almeno cerca di parlare al cuore della gente. Il resto è appiattimento assoluto o nel migliore dei casi subalternità. Questo è il vero problema e da qui traggono la loro forza i professori del governo Napolitano.
Quella che farebbe al caso, sarebbe una grande forza d’urto popolare e un grande movimento contro l’ingiustizia e per il lavoro. Questo servirebbe e dovremmo lavorare tutti in questa direzione.
Comunque la tua lettera a Berlusconi non farà incazzare gli elettori degli “altri” perchè sarà considerata come un commovente tentativo di far cadere un governo estremamente pericoloso.
mimmo.gallo@nuovasinistrapertorino.it Mimmo Gallo
Sam Moser
9 gennaio 2012 at 21:38
Direi che e’ ora di gettare alle ortiche titoli, sigle, ideologie ammuffite e preconcetti e dedicarsi ad una sana lotta per la tutela e la difesa di una democrazia che non si e’ mai completamente compiuta in Italia.
Io sono d’accordo con Sansonetti e Caminiti e con l’impostazione del giornale. SI trova aria sana e pulita e tollerante piu’ qui ceh altrove e NON necessariamente per i c.d. “di sinistra”.
Direi che bisognerebbe rifondarsi e chiamarci “democratici” o “non democratici” tanto per iniziare.
Da li poi si possono fare tutte le discussioni ma la realta’ e’ che in una “democrazia’ si presentano le proposte per cui dei “politici rappresentanti” vogliono operare delle “politiche” ed azioni per la nazione e su quelle si decide, si da il voto ed il mandato.
Chi vince deve avere la possibilita’ di portarle a termine sulla base di quanto promesso agli elettori in rappresentanza di essi.
Non vengono mantenute: si va al voto al termine del mandato e li si decidera’ se rieleggere o mandare a casa.
Poi all’interno non ci dovrebbero MAI essere piu’ di due mandati e accavallarsi di cariche…per cui il ricambio e’ garantito ( inclusa l’eliminazione dei senatori a vita ).
Ma deve essere il popolo a decidere nel bene o nel male … non una “tribu’” non eletta, staccata dalla realta’ che non ha speso 1 parola o non ha sentito 1 commento dagli elettori.
CerinoReni
9 gennaio 2012 at 18:38
@ rossano,
cominciamo ad allineare i punti di vista e di questo mi rallegro: trovo il tuo quadro condivisibile nelle sue linee generali.
ma se vogliamo esercitare fino in fondo il pessimismo della ragione dobbiamo riconoscere che non solo bonapartismi e plebiscitarismi sono un ostacolo per la libera determinazione della volontà popolare… le declinazioni contemporanee della democrazia occidentale mica scherzano: ovunque risultati elettorali manipolati (e contestati), liders impresentabili, sovrapposizione e coincidenza delle proposte politiche di destra e sinistra, svuotamento dei poteri elettivi e forzature costituzionali, clientele, nepotismi e corruzione.
incominciando dagli U.S.A. “culla” della democrazia (che schifo, come mettere un neonato in un letamaio), per continuare con messico, honduras e colombia (per fare un esempio degli antipatici), nicaragua e venezuela (per fare un esempio dei simpatici), costa d’avorio e repubblica democratica del congo, francia e italia, russia, iran, india.
democrazie presidenziali e parlamentari, governi di destra e di sinistra in TUTTO il mondo, solo i primi che mi tornano in mente.
se dovessimo operare un sillogismo stretto: la democrazia (nel terzo millennio) NON funziona. eppure (spero) condividiamo il fatto che va difesa, cambiata e fatta funzionare.
con le buone o con le cattive.
il governo monti è legale, ma non legittimo… berlusconi lo era sicuramente di +! e questo lo dico senza nutrire NESSUNA stima per il precedente governo.
qui si disquisisce non di bene assoluto, ma di male minore: i sondaggi di due mesi fa davano vincente la coalizione PD/IDV/SEL e la federazione della sinistra quasi in parlamento
xsonalmente preferivo fare la sinistra di (o l’opposizione da sinistra a) un governo così. penso con angoscia crescente a scenari elettorali primaverili, autunnali e del prossimo anno.
per quanto riguarda la centralità delle idee cominciamo subito, questo giornale a me aiuta parecchio, x quanto a nessuno si da credito totale (siamo materialisti dialettici o no?).
ebbene confrontiamoci: io x esempio dico che il populismo, nell’accezione tradizionale latinoamericana, victor haya della torre per capirci, dal punto di vista economico, politico e sociale è stato molto più inclusivo ed emancipativo nei confronti della classi subalterne rispetto alla prosopopea dell’ortodossia marxista.
persino quello destreggiante come il giustizialismo, per quanto mi faccia orrore in alcune sue forme.
e ti dirò che il referendum in grecia era una soluzione eminentemente populista che avrebbe scatenato una salutare casino chiamato default, rimettendo in gioco non la necessità, ma la maniera di pensare l’europa, sulla cui democraticità non condivido affatto la tua fiducia.
Rossano
9 gennaio 2012 at 17:09
Nulla di illegale è successo nel passaggio da Berlusconi a Monti. Tutte le procedure costituzionali sono state rispettate.
Il bonapartismo, come concetto, si basa su plebisciti, elezioni su leader taumaturgici. Un po’ come durante il fascismo e i regimi comunisti, dove si vota, con regolarità, senza che ci fossero alternative.
E vero il dibattito non dovrebbe concentrarsi su Monti si Monti no. Ma il parlamento ha votato la fiducia al governo e il parlamento è sovrano. La soluzione è stata trovata dal Quirinale perché la politica si è accartocciata su se stessa. Alternative non ce ne sono al momento.
Ribadisco un concetto che mi sembra centrale: cosa si vuole fare?:
1) Quale legge elettorale?
2) Che sinistra?
3) Che modello costituzionale?
4) Quale modello di europa?
5) Quale modello di welfare?
A me sembra tanto che su queste domande risposte chiare ed univoche non ve ne siano
Bertinotti ricorda che andare al governo ora non significherebbe potere incidere in modo significativo sulla direzione della “locomotiva” ed ha ragione
Le idee che rappresenta oggi Monti sono egemoniche. Una egemonia costruita pazientemente da più di trent’anni, da quando cioè è uscito il libro “La crisi della democrazia”
Prima di tornare al governo, anzi, prima di porsi il problema di tornare al governo, occorrerebbe porsi il problema su cosa si vuole fare al governo.
La sinistra è totalmente frantumata grazie all’atteggiamento lungimirante dei suoi leaders, Vendola, Ferrero e Diliberto.
In particolare Vendola non ha neppure chiarito in quale gruppo politico europeo si riconosca. Il parlamento europeo ha oggi molti poteri, anche se li usa male, anche se la maggioranza nel PE è di destra. Non si può sempre dire che se le decisioni favoriscono solo alcuni allora queste decisioni sono sbagliate. Le persone hanno votato.
Sono d’accordo che la democrazia sia in gran parte svuotata di contenuto ma appunto occorre ridarglielo il contenuto con dei progetti.
A me sembra che noi, perché io sono di sinistra, elettore orfano di Rifondazione, di progetti non ne abbiamo, allora mi auguro che in questi mesi di vacanza forzata della politica, i politici ritrovino capacità di aggregazione.
Mi auguro che chi si dice di sinistra ritrovi il senso e non elogiare figure come Di Pietro. Mi auguro che una mentalità di sinistra porti alla condanna ferma di Ferrero che ha distrutto rifondazione pur di diventare segretario, e Vendola che gli ha dato il colpo finale pur di diventare capo della coalizione di sinistra.
Mi auguro poi che si ritrovi l’orgoglio delle tante battaglie combattute nel novecento e che quindi non si releghi il secolo scorso nel dimenticatoio o, anche peggio, lo si consideri un secolo globalmente nefasto. Mi auguro poi che si ridia centralità alle idee e non alle persone, ai luoghi dove la politica si esercita, come, ad esempio, le sezioni di partiti.
Insomma parliamo un po’ più di noi invece di parlare sempre delle malefatte degli altri.
CerinoReni
9 gennaio 2012 at 11:16
@ alessandro
ci sono due sillogismi ENORMI nel tuo intervento di cui mi sfugge la logica:
1) perchè non si può essere di sinistra e CONTEMPORANEAMENTE aver contrastato governo berlusconi e berlusconismo e contrastare il governo monti?
2) perchè elezioni e parlamentarismo sono in contrasto fra loro?
in una discussione col mio capo di un mese e mezzo fa, lui in piena euforia da caduta “caimano” (sigh!), richiedeva governo tecnico, io elezioni immediate.
lui poneva il problema della legge elettorale: gli concesi un’utilità ideale di governo tecnico a patto che facesse: a. nuova legge elettorale; b. una patrimoniale pesante.
aggiunsi che entrambe le cose erano impossibili con un parlamento così, un presidente del consiglio così (monti), un presidente della repubblica così…
c.v.d.
andrea colombo
9 gennaio 2012 at 10:52
Alessandro, la tua è una specie di ossessione. scriviamo da anni che l’antiberlusconismo alla repubblichese è solo una guerra civile tra aree distinte e belligeranti del capitalismo italiano ed europeo
siamo contro il governo Monti per le sue politiche, per la missione che è stato incaricato di portare a termine dalla Bce e anche per le modalità con cui è stato nominato.
Fra questi tre punti c’è omogeneità. Io penso che oggi, qui e ora, non sempre e per sempre, il comando abbia bisogno di restringere molto drasticamente gli spazi di democrazia a tutti i livelli, nei luoghi di lavoro, nella società e nelle istituzioni. E’ quello che fa Marchionne. E’ quello che fa Draghi. E’ quello che fa Napolitano.
Personalmete ritengo la democrazia un valore importante in sé, tu su questo punto non concordi , ok. Ma qui non stiamo parlando della demcorazia come valore liberale: stiamo parlando della necessità strutturale, ripeto “strutturale”, del capitale di restringere gli spazi di democrazia, nei luoghi di lavoro e nella società, come condizione necessaria per continuare a esercitare il comando incontrastato che esercita da trent’anni, cioè da quando ci harotto le ossa in tutto il mondo.
Questo progettino, a mio parere discutibile, passa anche per Monti, cioè per la sostituzione del plebiscitarismo peronista (non fascista) berlusconiano con una tecnocrazia in grado di muoversi dovendo rispondere solo a poteri altrettanto tecnocratici. Napolitano è immerso in questa manovra fino alla pelata.
Su Napolitano, lo ammetto, c’è per quanto mi riguarda un particolare in più. Prima che ci rompessero le ossa, nel piccolo del caso italiano che però allora non era affatto piccolo, è stato, con il suo partito, uno di quelli che più hanno contribuito ad agevolare la sconfitta. e lo faceva allora esattamente in nome delle stesse cose, con le stesse parole di oggi. al punto da citarsi da solo nel discorso di fine anno: come nel ’77.
Come se nel ’77 lui e il maledetto pci non avessero sbagliato uttto e posto le basi, va beh, diciamo aiutato a porre le basi, per il disastro sociale che ci si è abbattuto addosso dopo la sconfitta operaia.
Lanfranco Caminiti
9 gennaio 2012 at 09:49
ho la sensazione che sul giudizio politico sul governo monti finiremo con il ricreare uno schieramento pro e contro di principio, esattamente uguale a quello su berlusconi.
un giudizio complessivo su qualunque governo richiede del tempo, ma il governo monti è nato, ha tutto il suo senso in una urgenza, in un’emergenza che doveva immediatamente essere invertita. c’era (ricordo enrico letta, fra gli altri, veltroni, ma anche fior di economisti), chi calcolava il “valore di rendimento” del governo monti sullo spread, in circa 100 punti. a scendere. ma siamo invece saliti.
c’è faziosità, contro ogni evidenza delle premesse e dei numeri che sono seguiti e continuano a seguire, da chi lo ha voluto e lo sostiene (in particolare la repubblica, e non stupisce) e c’è una uguale faziosità (anche se ancora non del tutto espressa, ma lo si legge già in certi giornali come Libero) in chi ha mal digerito il passaggio di mano.
insomma, sembra che chi voleva far fuori berlusconi a qualsiasi costo, sostiene monti senza se e senza ma. non discute cioè monti, ma trova sollievo solo nel fatto che berlusconi non ci sia più.
se le cose si stanno mettendo così, non ne usciremo vivi. ogni ragionamento continua cioè a essere segnato dall’accoppiata berlusconismo-antiberlusconismo.
ora, pur ammettendo che non ci sia stato nessun strappo formale alla democrazia parlamentare (lo si potrà definire: una interpretazione estesa dei poteri del presidente della repubblica?), a me sembra si possa già dire che il governo monti è il risultato di un imbroglio e di un sotterfugio.
l’imbroglio sta nell’averci garantito che ci sarebbe stata una immediata inversione di tendenza dei mercati finanziari. ora invece si sottomette qualsiasi piano di crescita a una decisione complessiva dell’europa. nessuno può dire che questa nn fosse esattamente la posizione di tremonti (che ha sempre sostenuto gli eurobond) e anche di un ventaglio di posizioni e idee lontane da tremonti. cioè: qual è il valore aggiunto di monti?
il sotterfugio: la politica si è sottratta agli impegni da prendere. vale per la destra come per la sinistra. la destra nn aveva una maggioranza e cominciava a dilaniarsi; la sinistra nn ce la faceva a diventare maggioranza e si sarebbe dilaniata sulle decisioni da prendere. uno stallo.
il governo monti è il risultato di uno stallo della politica. se è così, può dormire sonni tranquilli.
ora, la posizione di questo giornale è semplicemente questa: senza politica la democrazia formalmente sarà pure integra, ma sostanzialmente si intacca.
per questo, chiedevamo e chiediamo un voto, le elezioni.
perché la supplenza della politica (che la sinistra ha già sperimentato e desiderato e sostenuto con tangentopoli e la magistratura) porta guasti, non soluzioni.
meglio il conflitto, aperto. meglio una decisione anche contraria alle mie idee ma approvata con una partecipazione popolare.
trovo bizzarro, perciò, che si critichi di tentazioni bonapartiste questo giornale.
il bonapartismo (in sedicesimo), o comunque si voglia definire la supplenza della democrazia, è semmai quello che stiamo già vivendo, sotto forma di tecnicismo.
anche un colpo di stato è tecnico. si chiamava proprio così il manuale dei golpisti: tecnica di un colpo di stato. non siamo al golpe dei colonnelli, certo. e ogni cosa va messa nel proprio contesto e nella propria misura.
putin, a esempio, chiama democrazia guidata il suo regime.
che ragionamento è che siccome i poteri economici pilotano la democrazia, allora sospendiamo la democrazia? nn sarebbe più giusto battersi per una democrazia capace di far fronte ai poteri economici?
infine, proprio per eliminare ogni traccia di pregiudizio: io sarei ben lieto se le misure di monti risollevassero la nostra economia. non gioco allo sfascio e non credo al tanto peggio tanto meglio. è che le misure di monti ci sprofondano nella recessione. e i conti saranno pure in ordine ma la recessione ci costringe giorno dopo giorno a inseguire gli spread.
se ne può parlare senza i paraocchi?
Alessandro
9 gennaio 2012 at 09:04
Chissà perché agli Altri dà tanto fastidio questo presunto potere del presidente (le cui basi gli Altri non riescono comunque ad indicare in nessun modo, basta consultare questo sito per rendersene conto ) mentre non hanno nulla da eccepire sul potere economico che ha sempre condizionato e sempre condizionerà le elezioni “democratiche”.
Comunque resto dell’idea che gli Altri stiano facendo del loro meglio per supportare il governo Monti, mettendo in burletta le posizioni di chi a tale governo si oppone.
Sam Moser
9 gennaio 2012 at 07:22
…direi ILLEGALMENTE
andrea colombo
9 gennaio 2012 at 00:18
mi correggo, volevo dire che il centro del nostro ordinamento NON è diventato Montecitorio, bensì il Quirinale….
andrea colombo
9 gennaio 2012 at 00:17
Cancellato cosa, rossano?
devi avere le idee un po’ confuse comunque. o siamo bonapartisti o siamo ossessionati dall’idea delle elezioni. le due cose insieme non vanno.
perché dovremmo essere contro il parlamentarismo, scusa? per il solo fatto di volere una vera centralità del parlamento e non la burletta attuale? ma guarda che quello vuol dire essere parlamentaristi sul serio e non di facciata….
il centro del nostro ordinamento, casomai ti fosse sfuggito, è stato negli ultimi anni palazzo chigi. adesso le cose sono cambiate in effetti: è diventato montecitorio.
guarda che non lo dico io, ma tutti i commentatori infoiati per il sobrio hanno segnalato, certo di sfuggitae come se nulla fosse, che questo è un governo del presidente. s’intende della repubblica, sia chiaro, non della bocciofila sotto casa.
Rossano
8 gennaio 2012 at 19:33
È buffo che si consideri Monti peggio o uguale a Berlusconi. È populista che si voglia andare a votare. Per chi di grazia? Oppure pensiamo abbia senso inverire le gerarchia, prima hai un’idea e poi la proponi.
No qui l’unica cosa che viene in mente è: andiamo ad elezioni, tanto fa tutto schifo, poi se peggiorerà tanto meglio.
Poi sto giornale è veramente ossessionato dalle elezioni… il parlamento, anche se da queste pagine Andrea Colombo ne sostiene l’inutilità, salvo poi cancellare il post, è ancora il centor del nostro ordinamento. Quindi questo governo è tanto legittimo quanto e più di tanti altri nella nostra storia democratica.
Quanto poi ad energie usate per salvare sto martoriato paese non vedo chi altri potrebbe fare meglio. Oppure vogliamo, come è tipico della retorica populista, fare credere a qualcuno che i problemi possano essere risolti facilmente con una bacchetta magica.
Io veramente non riesco a capire quali siano i confini ideologici e ideali che voi, che dite di essere di sinistra, vi stiate dando.
Siete contro il parlamentarismo, probabilmente contro il sistema elettorale proporzionale, suppongo contro i partiti giusto? Il vostro modello qual è: il plebiscitarismo bonapartista?
Sam Moser
8 gennaio 2012 at 18:30
I N C R E D I B I L E A R T I C O L O !!!!!!!!!!!
Lanfranco Caminiti se avete il coraggio di scrivere queste cose su Gli Altri meritate non solo un premio ma un’applauso.
Questa e’ real-politik e democrazia.
Sono esterrefatto dalla vostra unica voce che trova molte cose condivisibili…
Coraggio.
( Ma non solo per quello che avete scritto adesso ma anche per tutto il resto )
Basta che non faciate la fine di tanti “epurati”…ma non credo…credo sarete una valenza ed un gruppo fondante della nuova Italia che dobbiamo ricostruire cacciando tutti questi sciacalli.
Silvio Berlusconi
8 gennaio 2012 at 13:06
Cribbio, che caduta di stile!
Sarà dovuta all’astinenza da uso di matita copiativa?
Con affetto
Silviio Berlusconi
Lanfranco Caminiti
8 gennaio 2012 at 12:54
Gentile alias berlusconi,
quanto a infilare, vedo che Lei ha la compulsione di far capolino qui con questo o quel nome – ha persino! abusato del mio.
Ci faccia un piacere – e mi scusi la ruvidezza: vada a giocherellare altrove e si tolga dai coglioni.
Silvio Berlusconi
8 gennaio 2012 at 12:35
Egr. Sig. Caminiti
la politica non è cosa per Lei, si fidi.
Dei suoi suggerimenti non so che farmene, comunque non si preoccupi, quando sarà il momento opportuno andremo alle elezioni e Lei finalmente potrà dare sfogo al Suo disturbo ossessivo compulsivo consistente nell’infilare schede nelle urne elettorali.
Con comprensione
Silvio Berlusconi