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Napolitano e quella voglia di ’77: «Lavoratori, pagate e tacete»

Andrea Colombo Pubblicato da
il 1 gennaio 2012.
Pubblicato in Attualità, gli Altri, Politica.

Come nel ’77. La chiave del raggelante discorso con cui, ieri sera, Giorgio Napolitano ha spiegato ai lavoratori che devono tirare praticamente da soli la cinghia sta tutta in quella non casuale citazione storica buttata là dal presidente proprio a metà del suo messaggio.

Che c’azzecca il ’77 con quel che sta succedendo oggi? Il problema di allora, l’inflazione, è sotto pieno controllo. Il mostro di oggi, il debito pubblico, era all’epoca in culla e nessuno immaginava quali proporzioni avrebbe in seguito raggiunto. Le piazze di quell’anno erano in fiamme: il 15 ottobre 2011 in piazza San Giovanni si ripeteva puntuale ogni sabato, elevato a ennesima potenza. I partiti godevano di una fiducia inversamente proporzionale a quella inesistente che li circonda oggi. Il guaio, casomai, era che s’impennavano i consensi anche di quello che faceva politica con le armi.

Certo, allora come ora c’era una bizzarra maggioranza formata da partiti che si erano presentati come insanabili rivali alle elezioni. Ma non a questo alludeva l’uomo che nel ’77, per sconfiggere la crisi, propose di tagliare i salari operai. Non si rivolgeva ai partiti esortandoli a storicamente compromettersi. Parlava alle forze sociali, ai sindacati, ai lavoratori e alle loro rappresentanze.

A loro il capo dello Stato ed ex responsabile delle politiche economiche del Pci chiede oggi di nuovo quel che lui e il suo partito imposero allora: che i lavoratori si facciano di fatto da soli carico del risanamento. Che dimostrino di essere “classe generale”, capace di incarnare l’interesse nazionale e non quello particolare, cioè il loro. Che accettino sacrifici durissimi senza pretendere nulla in cambio.

Proprio in quell’anno il capocorrente di Giorgio Napolitano, Giorgio Amendola, “il Giorgione”, sbottò di brutta nel corso di un tempestoso comitato centrale. A chi insisteva per sapere quale contropartita i comunisti avrebbero chiesto dopo aver costretto la loro base elettorale a svenarsi, rispose con un ringhio: «Nessuna. Non abbiamo mica chiesto contropartite ai tempi del Risorgimento».

I sindacati si uniformarono. Misero il collo di chi avrebbero dovuto difendere nel capestro che Giorgio Napolitano aveva insaponato. Nel gennaio del ’78 ufficializzarono il nuovo corso con la cosiddetta svolta dell’Eur. In ottemperanza alla dottrina del Giorgione e del Giorgino non chiesero per i lavoratori nulla in cambio, e nulla gli fu dato.

Il capo dello Stato ha parlato ieri di lotta alla corruzione e all’evasione fiscale col tono di chi recita un doveroso mantra e comunque premurandosi di sottolineare che quelle sono faccende lunghe, richiedono tempo e studi e progetti calibrati al millesimo. Storie di dopodomani. Qualcuno i sacrifici deve invece farli subito. Oggi, e meglio stamattina che in serata. Le forze sindacali devono capire che quel qualcuno non possono che essere i loro rappresentati. Smettano di schiamazzare e accettino con stoicismo comunista la loro sorte.

Anche perché altrimenti c’è il rischio che nella loro massacrata base circolino umori di comprensibile rivolta. Nel ’77 quel rischio fu tenuto a bada in nome della lotta al terrorismo che non a caso il presidente della Repubblica ha voluto citare anche in assenza del pur minimo episodio a giustificare la minacciosa rievocazione.

Quel sibillino e torvo passaggio, in effetti, lo si spiega solo sostituendo il termine terrorismo con quello di conflittualità sociale, e interpretando la citazione come monito a tutti e a ciascuno, ma soprattutto alla Cgil, perché evitino di riattizzarla. Si ricordino che tra le loro alte responsabilità c’è quella di sedare sul nascere eventuali spiriti ribelli o peggio rivoltosi, che in Italia quella strada rischia per definizione di sboccare in via Fani.

Se l’esempio storico scelto da Napolitano non è peregrino, e in effetti non lo è, conviene ricordare come sia andato a finire quel precedente. Il Pci ne uscì schiantato: alle elezioni anticipate del ’79 perse due milioni di voti rispetto a quelle di tre anni prima e non si riprese più dalla mazzata. Finì nell’angolo, non ne uscì mai più.

I sindacati e il movimento operaio furono ripagati come meritavano: sgominati in campo aperto nei 35 giorni della Fiat, costretti nel decennio seguente a una crescente impotenza. Nonostante i vaticini di Giorgio Amendola l’Italia non risorse: finì nella deriva craxiana. L’inflazione fu piano piano sconfitta a spese dei lavoratori. Così nel decennio successivo si poté passare all’incremento selvaggio del debito pubblico e andò anche peggio.

Siamo proprio sicuri che valga la pena di fare come nel ’77, presidente?

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11 Responses to Napolitano e quella voglia di ’77: «Lavoratori, pagate e tacete»

  1. Sam Moser

    5 gennaio 2012 at 18:49

    Un voto, un contratto di lavoro uguale per tutti, una tassa uguale per tutti + un “surplus” di tassa sui redditi piu’ alti …. anni ugluai per tutti per pensionabilita’ uguale per tutti ( ad eccezione di lavori logoranti ovviamente e per i parlamentari che NON dovrebbero aver alcun diritto al conteggio degli anni serviti come parlamentari ma allo stesso parametro MEDIO di tutta la media di TUTTI gli Italiani e che comunque dovrebbero essere ridotti a solo 2 mandati al massimo )…tutti uguali…

  2. obiettivo

    3 gennaio 2012 at 17:38

    che ridere questi commenti! si criticano i sindacati per non essere ribelli/rivoltosi e si propongono i referendum! ahahahah

  3. rita

    3 gennaio 2012 at 17:19

    concordo, Bombacci.
    Il dramma secondo me è che in questa gigantesca e orrenda farsa, anche la finta disponibilità al dialogo, breve o lungo che sia, è proprio quello che i sindacati vogliono, di sicuro i confederali: abbiamo visto cosa sono stati (in)capaci di fare per le pensioni. Deliberatamente.
    E di quegli “spiriti ribelli o peggio rivoltosi” cui accenna Andrea Colombo in questo interessante articolo, io non vedo traccia, neanche nella CGIL.

  4. BOMBACCI

    3 gennaio 2012 at 16:45

    @Rita
    sono d’accordo con lo strumento referendario..mi permetto di aggiungere che, come in moltissimi casi, gli strumenti giuridici si piegano dinanzi ad una chiara volontà rfiformatrice (in questo caso in direzione di eliminare la miriade di contratti che come hai detto giustamente tu sfruttano/ricattano nella stragrande maggioranza dei casi i lavoratori).
    Dal 2007 solo il 30% di neoassunti sono a tempo indeterminato: la dimostrazione lampante che si è arrivati al paradosso che ormai è il contratto a tempo indeterminato che è diventato atipico (letteralmente parlando) rispetto al contratto tipico (cioè quello da precario)…se hai avuto la pazienza di leggere il mio primo commento, la mia paura è che questo esecutivo sia purtroppo perfetto per rappresentare il vero governo dell’offensiva definitiva ai danni del lavoro e del valore del Pubblico ( ma come si può parlare di dialogo/concertazione con i sindacati se è una finta disponibilità a tempo)..a Gennaio c’è il primo incontro di Monti con i partner europei..il duo Merkozy chiederà a Monti:” hai fatto i compiti a casa?” (non è deprimente?). Insomma una disponibilità a dialogare con i sindacati a tempo, con l’appoggio (almeno sembra sempre più evidente) di Napolitano non è disponibilità al dialogo. A Monti manca il maglioncino…

  5. rita

    3 gennaio 2012 at 16:11

    Bombacci, ma come si fa a eliminare tutto quel vasto assortimento di contratti atipici che le aziende hanno a disposizione da anni per sfruttare/ricattare al meglio i lavoratori?
    Nella mia beata ingenuità io penserei a un referendum per cancellare le leggi che portano i nomi di Treu e di Biagi, dato che giudico il precariato ancor più devastante del nucleare e in considerazione del fatto che l’atipico sempre più sta diventando tipico.

  6. BOMBACCI

    3 gennaio 2012 at 13:46

    @obiettivo
    ho capito che di normativa sul lavoro non capisci nulla!
    Se parlo di reddito da disoccupazione, di eliminare tutta una serie di contratti di lavoro fasulli, di porre prima la tutela del lavoro e poi qualsiasi ipotesi di prendere in considerazione l’art. 18 significa porre un fuoco di sbarramento eccezionale e definitivo a qualsiasi ipotesi di riforma propuganata dall’attuale esecutivo. Per valenza ridimensionata intendo che verrebbe a cadere qualsiasi richiesta di modifica dell’art.18 con simili riforme sociali verrebbe meno l’offensiva dei padroni contro i quali io mi batto da anni..tu non so. Hai capito cosa significa reddito o sussidio o chiamalo come vuoi di disoccupazione? sai che art. 18 o meno purtroppo in Italia si licenzia eccome (ed è per questo che ritengo pretestuosa e strumentale da parte dell’esecutivo anche tutta sta pressione sull’art. 18)..ed è per questo che propongo un rete di protezione totale come il reddito da disoccupazione..ma ci sei o ci fai? o giochi a fare il barricadero duro e puro scrivendo insulti dozzinali (non riesci a essere originale neanche nella polemica..).. se hai meno di 16 anni devi crescere se ne hai di più ..non dirmi che ne hai di più che la situazione vira nel patetico..in ogni caso la spiega te l’ho fatta, adesso commenta come ti pare e divertiti nel tuo rivoluzionario onanismo..

  7. Sam Moser

    2 gennaio 2012 at 21:04

    Purtroppo un retorico ed inadatto personaggio prima osannato ma poi ci si e’ resi conto della sua pochezza e anti-democraticita’…le uniche cose che ai lavoratori in generale possono essere richieste sono si lacrime e sangue ma accompagante da tagli sulle tasse che gravano sia su lavoratore ed impresa e che a monte vogliono dire TAGLI a costi della politica ( inizi King George the 1st con i suoi appannaggi ridicoli ed il costo della Presideza che e’ faraonica comparata a qualunque altro Stato ) tagli a politici, parlamentari, costi pubblici negli sprechi ( guardiamo la vergognosa azione della Polverini per esempio ) e un ridimensionamento di tutto cio’ che e’ Stato e Governo sia locale che centrale dando cosi’ vita’ ad un circolo virtuoso di risparmi e spesa : certo si possono pagare di piu’ tante cose…basta dare piu’ soldi… e dove si trovano? Ma basti guardare ai 2 partiti principali dove il “rimborso spese” e’ un furto legalizzato : 380 Milioni di rimborsi contro 80 Milioni di spese effettive…devono essere fatte tante cose e in vari passetti ma importanti per rimettere le cose in sesto e nulla di questo si e’ sentito nel discorso di King George…

  8. obiettivo

    2 gennaio 2012 at 19:06

    “in un’ottica del genere la valenza dell’art. 18 potrebbe anche essere ridimensionata…”
    il Bombacci fascistello proprio non ce la fa a non tradirsi, da un’altra parte si è dimostrato un razzista, qui un servo dei padroni…

  9. Adalberto Bagarini

    2 gennaio 2012 at 18:41

    Condivido l’articolo totalmente.
    Giorgio Napolitano….. l’uomo che osteggiò alacremente nel PCI “la questione morale” del mai abbastanza compianto Enrico Berlinguer.

    L’uomo che riceveva soldi da Silvio Berlusconi per una/un rivista/giornale………

    Speriamo che sulla sua tomba non scrivano, quando passerà, (finalmente), a miglior vita: “fulgido esempio di vero comunista”.

    Perché scompaiono sempre e solo i migliori?

  10. BOMBACCI

    2 gennaio 2012 at 17:43

    @Andrea Colombo
    Condivido l’articolo. Dopo la levata di scudi contro la modifica dell’art. 18 sembrava che l’esecutivo avesse deciso di passare la mano sull’argomento. Era un’impressione sbagliata. Il discorso di Napolitano riporta l’argomento al centro della discussione. Fa’ seguito, ma guarda un po’, la telefonata di Monti ai leader sindacali. Cresce in me, magari mi sbagliassi, il convincimento che il tema del lavoro e delle cd. privatizzazioni siano davvero obiettivi prioritari. Il timore è che il lavoro non venga affrontato con una riforma di sistema (riduzione drastica contratti di lavoro con chiara predominanza di quello a tempo indeterminato, susidio di disoccupazione esteso a tutti unito a efficaci procedure di formazione per il reinserimento (prevedendo forme premiali ad amministrazioni che riescono a ricollocare lavoratori in meno tempo..sì perchè dimenticavo la politica del lavoro va fatta dal Pubblico non dal privato..non lo demonizzo ma non è roba sua..). In un’ottica del genere la valenza dell’art. 18 potrebbe anche essere ridimensionata ma..prima si tutela il lavoro poi tutte le altre riforme. Purtroppo il governo tornerà alla carica e chi ha sentito Napolitano dovrebbe aver capito che è per la riforma del mercato del lavoro secondo l’impostazione fatta balenare dall’esecutivo Monti. Non comprendo allora le approvazioni dei sindacati (Camusso compresa..): non le comprendo per cui le temo.
    PRIVATIZZAZIONI
    Sulle privatizzazioni temo che ci sarà la definitiva svendita del patrimonio italiano .Le prossime mosse saranno: smembrare definitivamente la rete ferroviaria (RFI) da FS SpA (le ferrovie) e fare lo stesso con la rete del Gas (Snam). Ulteriore colonizzazione straniera e bancarizzazione della penisola. La creatura ferroviaria di Montezemolo potrà fare utili concorrendo con Trenitalia sulle tratte profittevoli e chi se fotte dei pendolari nelle tratte a minor profitto (il capitalismo all’italiana, i costi allo Stato e i profitti ai privati grazie alle concessioni dello Stato…) VEDRETE CHE SARANNO LE PROSSIME MOSSE PESANTI RELATIVE ALLE LIBERALIZZAZIONI/PRIVATIZZAZIONI ALTRO CHE FARMACIE E TASSISTI. ..ASPETTO DI LEGGERE UNA BELLA INCHIESTA SULL’ARGOMENTO DE GLI ALTRI (se non vi era venuto in mente mi permetto il suggermento).
    Un governo lo si giudica dai risultati: credo che questo esecutivo ne porterà di pesanti ma in senso assolutamente contrario all’equità tanto decantata!
    SINISTRA. Non vedo (appoggio o meno al governo) proposte chiare e che definiscono un’IDENTITA’ POLITICA.
    IL GOVERNO MONTI NON HA UCCISO LA POLITICA HA PRESO ATTO DEL DECESSO E NE HA PRESO IL POSTO.
    ancora @Andrea Colombo .Ho visto i commenti all’ultimo articolo su casapound(“ci avete proscritto..): complimenti per la tenacia, per quel che vale ti esprimo solidarietà nel senso che ritengo assurdo che ci si debba battere (meno male solo metaforicamente e tramite internet) per affermare il diritto di manifestare seguendo le regole che una democrazia decide di darsi..
    @la redazione de Gli Altri
    ho visto la pubblcità dell’IDV sul settimanale, i punti programmatici..ci potrà essere una comunanza di obiettivi ..ci saranno tante ragioni e va bene ma vi confesso che con Di Pietro non riesco proprio a vederla la Sinistra per mille ragioni..sarà un mio limite se Gli Altri vorranno spiegare…

  11. morigianca

    2 gennaio 2012 at 10:50

    la storia si ripete e non insegna mai niente .operai smettetela di sbavare su le classi ricche odiatele eribellatevi anche passivamente ’4