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Galli della Loggia: «Governo oltre le regole. Andiamo alle urne e riformiamo la Carta»

Katia Ippaso Pubblicato da
il 27 dicembre 2011.
Pubblicato in Attualità, gli Altri, Politica.

Una cosa è certa. Ernesto Galli della Loggia non è uomo che ragiona sull’onda degli stimoli ballerini del giorno. È per questo che i suoi commenti – condivisibili o meno – conservano una nota di “pensiero pensato”, un certo grado di personale convinzione. La sua teoria dello stato d’eccezione, per esempio, non nasce ieri, come non può dirsi riflessione dell’ultima ora quella relativa ai poteri fuori misura del Presidente della Repubblica. Anche in fatto di revisione costituzionale, Galli della Loggia, professore ordinario di Storia Contemporanea, editorialista storico del Corriere della Sera, ha le sue idee precise che vanno contro le correnti dominanti. In un momento in cui tutto sembra vacillare e le opinioni si sfibrano già nell’atto stesso di essere pronunciate, non è superfluo seguire la linea dei suoi “pensamenti” sulle azioni di questo governo e sulle necessità di costruzione di un futuro che poggi su basi di più ampie legittimazioni.

Il governo Monti ha avuto via libera ma con grandi difficoltà e senza risparmiarsi aperti scontri con varie parti sociali. Che scenario si profila e quanto tempo si potrà andare avanti con questo “motore di riserva”?

L’espressione “motore di riserva” la devo all’editorialista dell’Avvenire, Marco Olivetti, ed è perfettamente adeguata allo stato delle cose. Un motore di riserva entra in funzione fino al punto di diventare una sorta di reggitore sussidiario del sistema, con il fine che esso un giorno riprenda a funzionare. Ma come può riprendere a funzionare il sistema? In un solo modo. Arriverà un momento in cui si dovrà chiedere conferma agli elettori del proprio operato. Questa conferma saranno i partiti a doverla chiedere, ma le politiche che i partiti hanno sostenuto (o non sostenuto) non erano le politiche di un governo eletto dall’elettorato.

Le cose possono precipitare da un momento all’altro?

Potrebbe accadere un drammatico peggioramento della situazione economica, e allora si rimetterà tutto di nuovo in gioco.

A pochi giorni dall’insediamento di Monti, lei sottolineava la mancanza di immagine identitaria di questo governo solo apparentemente tecnico.

Intendevo dire che mancava in capacità di comunicazione, che invece sarebbe stata indispensabile. Proprio perché si trattava di un governo composto da persone per lo più sconosciute al grande pubblico, necessitava un surplus di comunicazione. Per chiedere sacrifici di questo tipo, bisogna saper parlare alla gente. La politica non può che articolarsi attraverso un discorso, e questo discorso non c’è stato.

Non pensa che criteri come “rispettabilità”, “reputazione”, “buona educazione”, “austerity” siano radicati nel dna della borghesia italiana, e che la stessa borghesia fatta di gente perbene e stimabile non aspettava l’ora di tornare ai suoi vecchi fasti respingendo indietro tanti anni di euforia berlusconiana? Non si può dire questo “lavoro dell’immaginario”?

Certo che lo è. Ma dovendo lei scegliere i suoi governanti, cosa preferirebbe, persone rispettabili o persone non rispettabili? Naturalmente il discorso sulla rispettabilità è stato enfatizzato perché per anni e anni abbiamo avuto un presidente del Consiglio che in Europa era considerato impresentabile. Il senso era: chiunque, purché abbia una faccia perbene.

Ma questa faccia perbene può essere quantomeno ambigua, non immediatamente leggibile.

L’ambiguità semmai era nell’antiberlusconismo, che non ha incarnato una dimensione politica, ma moralista.

L’ultimo discorso di Giorgio Napolitano, che ha richiamato alla necessità di misure severe e di grandi sacrifici, ci ha fatto venire in mente la conversazione che facemmo qualche tempo fa, sempre sugli Altri, a proposito dell’anomalia italiana: i poteri pressoché illimitati del presidente della Repubblica.

Quel discorso fatto in occasione della conferenza degli Ambasciatori è anche condivisibile, il problema è che il nostro presidente della Repubblica fa i discorsi che dovrebbe fare il presidente del Consiglio. Li fa lui perché non è un tecnico. Il potere di esternazione è fra i poteri non del tutto definiti e non definibili ma di certo ampi del presidente. La domanda è: se facciamo questi discorsi, riacquisteremo autorevolezza in Europa e nel mondo?

Lei che dice?

Ho l’impressione che la riacquisteremo sicuramente agli occhi dei giornali europei, e quindi agli occhi dell’opinione pubblica che i grandi giornali controllano. Ma non credo che influenzeranno le decisioni dei governi che rappresentano più gli interessi nazionali e meno l’opinione pubblica dei loro Paesi.

A proposito di mezzi di comunicazione, Alfano lamenta che i giornali italiani dettano l’agenda politica.

Non credo proprio. Lo spread detta l’agenda politica, non i giornali, che si limitano a fare da specchio. Il fatto è che i politici leggono troppo i giornali, anzi leggono solo le prime tre pagine, e si passa tanto tempo a commentare i commenti dei commenti. Quello che i giornalisti continuano a fare è denunciare certi privilegi dei politici, ma di certo non dettano la loro agenda.

Come si esce da quello che lei con una certa insistenza chiama “stato d’eccezione”?

Basterebbe un passo in avanti – andare alle elezioni – per far sparire lo stato d’eccezione. Al tempo stesso, si può continuare in maniera pericolosa in questa direzione. Siamo in una situazione d’emergenza che significa aver fatto senza legittimazione un passo oltre le regole, ma è un’idea non condivisa da altri commentatori e politici. Forse la penso così solo io.

Uscire dallo stato d’eccezione può significare intervenire sulla Carta costituzionale?

Possiamo immaginare che quelle regole vadano rispettate, oppure che vadano cambiate anche per fronteggiare stati d’eccezione come questo. Si può rimettere in discussione la seconda parte della Carta costituzionale, che regola i rapporti tra il presidente della Repubblica, il Governo e il Parlamento.

Quali paure e quali desideri emergono dai ventenni che frequentano le sue lezioni di storia?

Il loro maggiore desiderio (avere un lavoro) coincide con la loro più grande paura (l’impossibilità di averlo).

Sembrano lontani, remoti.

Sì, sono lontani. Questo non vuol dire che non siano informati. Le notizie le leggono, magari non attraverso i giornali, ma tramite internet, la tv. Votano, ma con indifferenza. Direi che prevale in loro un sentimento di rassegnazione e di scetticismo.

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2 Responses to Galli della Loggia: «Governo oltre le regole. Andiamo alle urne e riformiamo la Carta»

  1. Sam Moser

    31 dicembre 2011 at 22:37

    Molto interessante e condivisibile. Sansonetti aveva pienamente ragione. Buon Anno.

  2. Pingback: Full Metal Government | Informare per Resistere