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Ministri e giornalisti, arroganti e incendiari. Per fortuna c’è la Cgil…

Aurelio Mancuso Pubblicato da
il 21 dicembre 2011.
Pubblicato in Attualità, gli Altri, Lavoro, Politica.

È davvero curioso che commentatori e ministri sollecitino in queste ore la Cgil, e nella fattispecie la sua energica segretaria generale Susanna Camusso, a moderare i toni delle critiche rispetto alla proposta di mettere mano all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. In particolare sia ieri sera a Porta a Porta con un commento a un servizio sul tema, e oggi sul Corriere della Sera, Antonio Polito, acuto commentatore e in genere equilibrato osservatore con robusta memoria storica, invita a non ritornare al passato, quello dello scontro ideologico.

Nel servizio di Porta a Porta l’accostamento (involontario?) alle critiche mosse dal più grande e rappresentativo sindacato italiano, con la possibilità che si riacutizzi un periodo di tensione violenta nel nostro Paese, ha lasciato davvero sbigottiti. Insomma, se si critica la devastante riforma delle pensioni e si pone un altolà alle provocazioni sull’articolo 18, si alimenta un clima pericoloso e di cui ci si assume la responsabilità. Non di meno le parole pronunciate dal ministro dell’Interno e da altri esponenti del governo (notiamo che la consegna del silenzio si è trasformata in un presenzialismo traboccante in ogni rete nazionale, alla faccia della sobrietà ed essenzialità dei “professori”) non fanno che accreditare la tesi che la crisi può innescare reazioni violente e che, quindi, il sindacato deve usare toni moderati. In altre parole bisogna star buoni e attendere con pazienza che le arroganti affermazioni di questi giorni passino e si giunga alla nuova bella proposta preconfezionata dalla compagine Monti.

Non provano vergogna tutti questi commentatori, ministri, professori e compagnia cantante nel tirare per la giacchetta la Cgil e il sindacato tutto, rispetto alla tensione sociale che può trasformarsi in violenza? Basta riandare ai tristi decenni del terrorismo rosso e nero, per rammentare quale fu il ruolo della Cgil per isolare i terroristi, il tributo di sangue e di aggressione che dovette subire, mantenendo posizioni che altri, che oggi chiedono moderazione, non possono vantare. La Cgil è un caposaldo della vita democratica italiana, e i cosiddetti “moderati”, farebbero bene a riattivare la propria memoria, prima di tinteggiare come estremiste posizioni, che si ritrovano nella tradizione concretamente riformista occidentale.

Davvero si pensa che dopo un pianto in diretta, seguito da una granitica difesa di un provvedimento devastante come lo stravolgimento delle regole sulle pensioni, e oggi un piglio arrogante sul tema del mercato del lavoro, possano trovare una bonaria accoglienza da una delle poche istituzioni sociali ancora in piedi della sinistra italiana? Per fortuna che la Cgil c’è! Con tutti i suoi errori, arretratezze, incertezze ha saputo riallacciare una trama comune con il resto del sindacato italiano (risvegliatosi dopo gli abbagli presi negli ultimi anni del berlusconismo) e, ricordiamolo, mentre i media di centro e di sinistra sprecavano decine di pagine sulle notti magiche del Cavaliere, la Camusso promuoveva una rete diffusa delle ragazze e dei ragazzi precari, manifestazioni contro le manovre di Tremonti e per la difesa dei diritti delle donne, dei migranti, delle persone lgbt.

E se questo è passatismo, allora saremo pure noi d’antan e ad Antonio Polito, che ci è caro, rampogniamo che i diritti quando si difendono si perdono, quando si promuovono ne fanno scaturire di nuovi; è su questo che oggi, anche nella discussione sull’articolo 18 pretendiamo che si rifletta, da parte di tutti gli attori in campo. Lo sventolio delle bandiere della paura lo si lasci ai leghisti e ai demagoghi di tutte le risme, se no da moderati e sobri immediatamente ci si trasforma in autoritari, che non è certo una bella nomea per un governo tecnico, nato per fattori eccezionali, che non ha un diretto consenso popolare.

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2 Responses to Ministri e giornalisti, arroganti e incendiari. Per fortuna c’è la Cgil…

  1. rita

    24 dicembre 2011 at 08:47

    Tutta questa energia della Camusso io non l’ho proprio vista.
    Ho visto solo delle mosse di facciata e veramente poco convinte, fatte così, tanto per far vedere che ci si dava da fare.
    E di colpo anche il linguaggio ha ritrovato quella sobrietà che si era persa in tutti questi anni di sdegno permanente e di paroloni forti (vergognoso, scellerato, indecente …)
    E la manovra parte prima è “finalmente” legge, grazie anche alla CGIL e alle sue iniziative finte e di maniera.
    Non condivido caro Mancuso.
    La CGIL, che tra l’altro si ostina a mantenere quel dogmatismo tipico del sindacato-chiesa, non mancando perciò di dare periodicamente dei servi agli altri due, per me è anche peggio di CISL e UIL, perchè più falsa, opportunista e ipocrita.

  2. Sam Moser

    21 dicembre 2011 at 21:45

    La CGIL ed i sindacati in generale devono essere i primi ad essere riformati ed i primi ad essere un grosso problema sia per i propri aderenti che per l’Italia e la sua competitivita’. Mi dispiace ma il mondo e’ cambiato e non ci si puo’ ne’ rifare al passato ne’ graniticamente rimanere ancorati ad un “modus operandi” ne’ utile ne’ attuale. Tutti vogliono equita’ ma i primi ad essere equi dovrebbero essere proprio i sindacati e appunto la CGIL. Ormai e’ diventato un carrozzone politico vecchio stile ed ha contribuito non poco anche alle reazioni del mercato e alla ingenerazione del precariato nella nostra societa’. Ci dovrebbe essere un contratto unico valido per tutti e non tutte queste schifezze con varie sigle. Tutti dovrebbero essere consci che il trattamento dipende ovviamente dai risultati e dalle capacita’ e pure i signori dirigenti dovrebbero essere piu’ facilmente responsabilizzati e licenziabili. L’art. 18 non e’ un mostro sacro ne’ la non licenziabilita’ un totem attorno a cui danzare. La liberta’ e la democrazia e il diritto al lavoro per chi voglia e debba farlo bene quelli sono valori che vanno tutelati a tutti i livelli mentre alla fine la stessa CGIL ha creato delle belle divisioni e disparita’ con delle azioni nel corso degli anni poco saggie. Nessuno contesta l’idea del sindacto ma deve essere per forza de-politcizzato, non deve essere il braccio dei politici di un certo colore e deve difendere realmente i diritti dei piu’ deboli e dei lavoratori in generale ma non lo sta facendo. Comunque non si puo’ scrivere un trattato sui sindacati : la realta’ e’ che sono un retaggio corporativo dell’era fascista rivisto in chiave post-fascista con una forte influenza direttoria di stampo Sovietico che forse puo’ aver fatto del bene ed aver avuto una rilevanza concreta e positiva al di la’ della politica ed aiutato in certi momenti storici ma adesso e’ tutto da rivoluzionare.