Pubblichiamo questa lettera mentre si accende lo scontro sull’articolo 18 tra i sindacati e la ministra del Welfare, Elsa Fornero, che dopo le lacrime versate nell’annunciare i sacrifici ora invita le parti sociali ad abbassare i toni. La Fornero si dice preoccupata per gli attacchi personali nei suoi confronti. Ha tutta l’aria di una censura preventiva del dissenso, con la scusa dell’odio sociale. Noi, però, non ci lasciamo irretire e portiamo in dono questo pacco natalizio…
Egregia ministra,
solo un senzadio come Odifreddi poteva trattare con cinismo le sue lacrime e definirle «di coccodrillo». Sotto sotto, credo che in lui ci sia anche il risentimento dell’accademico, del professore escluso dal consesso dei tecnici chiamati a governarci – e chiunque sa quanto astio possa covare tra colleghi quando qualcun altro affianco riceve un premio o si distingue, chieda chieda a suo marito, o a qualche amico fidato, ne avrà, no?, del Collegio Carlo Alberto, dell’Observatoire de l’Epargne Européenne o dell’Università di Maastricht.
Odifreddi è uno snob, tratta i numeri, la matematica, la scienza come astrazioni del pensiero; lei invece sa bene quanto le cifre, le statistiche siano carne e sangue.
Lacrime, appunto.
Invece, lei ha toccato il mio sentimento. Invece, io l’ho vista come la madonnina addolorata dei sette dolori, che offre al mondo il suo cuore trafitto dai pugnali.
Io ho capito quanto le siano costate quelle lacrime, quale miracolo esse siano: lei viene da una terra asciutta e dura, il Canavese; i suoi concittadini, i Sancarlesi, vengono chiamati brusatà, proprio perché era zona scarsa di acque. Ogni goccia è sacra, per ammorbidire e smuovere la zolla, per irrorare i campi, per renderli fertili: lei ha bagnato questo nostro paese prosciugato, disidratato dal sentimento della cosa pubblica. Non essendocene nel cielo né in terra, l’acqua l’ha trovata dentro di sé.
Lei non ha idea di quanto bene abbia fatto con quel suo gesto, ai nostri vecchi. Parlo di cose che so, Le scrivo da un piccolo paese, ormai quasi solo abitato da anziani, sono stati contadini nella loro vita lavorativa, artigiani, piccoli commercianti, donne di faccende domestiche perlopiù. Vivono di piccole cose ora, quello che possono permettersi, e di grande fede. Ho sentito dire che si vanno organizzando dei pullman di fedeli. Lo fanno già talvolta, durante l’anno, con l’aiuto della parrocchia. Vanno a Cascia, a Pietrelcina, al Divino Amore.
Ora vorrebbero venire a Montecitorio, a trovarla. A vederla. A toccarla.
La Madonnina di San Carlo Canavese. In Parlamento. Chi l’avrebbe detto?
Anche da noi, giù al paese, sa, ci sono i soliti cinici, perdigiorno che vivono di sussidi pubblici, perlopiù. E loro non vogliono crederci alle sue lacrime. Dicono sia un falso miracolo, controverso, come quello della madonnina di Civitavecchia o di Siracusa e che d’altronde la chiesa, cioè il parlamento, non è che abbia proprio detto una parola ufficiale sulla cosa [quello poi, il suo sodale di Banca Intesa Sanpaolo, il ministro Passera, l’ha chiamata con un nome per un altro, bisogna pure capirlo, lo so, gli sembra di stare in consiglio d’amministrazione, in famiglia, mica al governo]. Sono inaciditi, questi vecchi, da tutto quell’agio che lo scialacquo dei governi precedenti ha loro concesso, minimi di pensione stratosferici, le pillole per la pressione o per il cuore senza ticket, la dentiera aggratis – quando mai s’è sentita una cosa così. E poi non vogliono morire. Che ci vorrebbe così poco a risolvere il problema del sistema assistenziale, dico io, basterebbe morissero. Una moria, come quella delle vacche. Invece niente. E sputano sentenze. Dicono che vorrebbero smontarla, per vedere come è fatta dentro, che ci dev’essere il trucco, chessò, una vernice speciale, una qualche pompetta idraulica ben celata.
Dicono che avrebbe fatto bene a dimettersi, piuttosto, se proprio aveva il cuore lancinato. Che sarebbe diventata la loro Giovanna d’Arco, altro che madonnina di San Carlo Canavese.
Vede bene, signora Fornero, come a volte troppo amore è sprecato. Forse deve avere avuto Lei stessa un ripensamento, perché da ultimo appare con un piglio asciutto, duro come la sua terra.
Però, io credo nei miracoli. E i miracoli hanno questo, di bello, che si ripetono.
Però, ecco, la prossima volta, si tenga accanto questo mio pacco di kleenex di cui Le faccio dono di Natale. I kleenex non sono per Lei, che se li può comprare, ma può porgerli ai Suoi fedeli che Le si accalcheranno intorno.
Per vederLa, per toccarLa.
Per abbrancarLa.
I senzadio, dopo lo scempio blasfemo – è successo pure a Roma, il 15 ottobre, ricorda?, quando i black bloc gettarono per terra una madonnina tirandola giù dalla sua edicola, suscitando l’indignazione dei benpensanti e dei malpancisti – si lasciano andare alle lacrime. Lo faranno pure, dicono, per pareggio di bilancio, con le Sue.
Li perdoni in anteprima, per sempre, o almeno fino al 2016, al 2028, insomma a una qualche finestra del futuro.
Con devozione
Jennifer
26 dicembre 2011 at 19:07
Io le ho viste come le lacrime di chi aveva perso una battaglia che, a quanto pare, non è invece stata sostenuta.
La discussione sull’articolo 18 mi ricorda quela sull’aborto: un tentativo di stendere una cortina fumogena per cancellare un articolo che si è dimostrato molto valido.
Pare che i contenziosi che crea a livello nazionale siano pari a 50: un numero ridicolo.
Forse i giudici del lavoro sono inadatti a considerare “la giusta causa”? Io ne dubito fortemente. L’unico sciopero al quale hanno partecipato tutti i lavoratori che io ricordo è quello organizzato una decina di anni fa in difesa dell’articolo 18.
D’altra parte anche per l’aborto abbiamo dovuto sostenere ben 2 referendum che sono stati una bella vittoria in un’Italia cattolica ma non stupida.
Sam Moser
22 dicembre 2011 at 01:30
Bell’articolo. Trovo posizioni giuste sia in Bombacci che in Colombo. Caminiti e’ stato elegante ma forse un po’ troppo “gentile”. Io non mi formalizzo e onestamente non so quanto l’Art. 18 sia una vera difesa. La vera difesa del lavoro e’ il lavoro medesimo e la crescita economica. Poi ci sono vari settori, pubblico, privato, misto. Sono d’accordo sul tenere certe industrie essenziali nelle mani almeno parziali dello Stato ma questo deve garantire qualita’ ed eccellenza. Il resto, ad iniziare dal baraccone pappamentare della RAI dovrebbero dismetterlo immediatamente onde tagliare costi ed evitare ulteriori balzelli secondo me anche incostituzionali sulle spalle della gente. Sono d’accordo con 1 contratto unico. Tempo indeterminato e PRECISE modalita’ per il licenziamento basato su un fatto preciso : danno del lavoratore alla collettivita’ aziendale fatta di capitale, lavoro, proprieta’ e dipendenti. Se legittimato da giusta causa dopo una serie di richiami e notifiche ( 3 senza averle curate ) allora si puo’ licenziare ma l’azienda deve pagare 3, 6, 9, 12 mesi – aseconda dell’azianita’ ed altri criteri – il lavoratore e all’azienda subentra lo Stato con dei meccanismi precisi di mobilita’ e reinserimento. Con quesa idiozia dei contratti con mille nomi e a termine nessuno mai entra in un posto con magari l’idea di poter far carriera o crescere all’interno dell’azienda: non e’ solo un fatto materiale ma anche psicologico. Inoltre si evitano pretestuosi escamotages per avere tutti precari invece che tutti assunti come forza lavoro per cui anche qui materialemtne e psicologicamente nei confronti el datore di lavoro ci deve essere una responsabilizzazione. Le necessita’ talvolta in contrasto devono trovare un giusto medio ed una giusta risoluzione per evitare problemi all’insieme azienda ma anche al singolo e all’insieme dei lavoratori. Niente piu’ scuse. E” una responsabilizzazione reciproca e soprattutto ci devono essere sanzioni e controlli importanti – ma si sa che l’Italia e’ il paese del bengodi – che i diritti dei lavoratori vengano rispettati. Trovo piu’ equo e piu’ garantista la forza non tanto dell’Art. 18 o dei sindacati ma dei lavoratori che una volta tolta questa artificiosa costruzione possono lavorare con dignita’ ed equita’ senza differenziazioni ridicole e allo stesso tempo essere piu’ liberi e forti: ovviamente a tutto cio’ non ci dovrebbe essere la “boutade” di alzare gli stipendi come se fossero delle palline ( la Fornero mi ha scioccato da grande “tecnica” ed “economista” con questa sua proposta che non sta ne in cielo ne in terra ed esula dalle regole di tutto il mondo e suona tanto di economia fallimentare programmata stile Soviet o Nazi-Fascista ) ma gli stipendi si alzerebbo immediatamente se si tagliassero i ridicoli carichi fiscali si stipendi, salari ed il carico aziendale assurdo. Insomma se ci fossero dei tagli importanti nel baraccone politicom i lavoratori e le aziende ne beneficierebbero perche’ se non devono pagare i costi della politica, dei partiti, delle lobby, della Rai & Co cantante, di sicuro la spesa si abbassa, il carico fiscale diminuisce, e di conseguneza i salrat diventano piu’ polposi….ma questa e’ fantapolitica…siamo in un paese di arraffoni e maneggioni. ‘O Rre Napuletano ha fatto un colpo di Stato, ha messo dopo mesi di consultazioni usando come alleati i piccioni di Fini, Casini e Bersani, un unto dei banchieri e della finanza NON per risolvere il problema del debito o economia Italia ma per risolvere i problemi delle banche veri padroni di Bankitalia e dell’Europa. Il popolo e’ fuori in Italia come nel resto dei paesi da tutta la decisione democratica e rappresentativa…e’ una vera disgrazia che un uomo libero di destra ( ma abbandonerei oggi stereotipi ) ed un uomo libero di sinistra non possono accettare. Ed e’ per questo che stimo ed ammito gli Altri, Sansonetti e tutto il gruppo. Nelle altre testate fatte salve alcune eccezioni si leggono veline del Minculpop. Nessuno ha il coraggio di contrastare i Caltagirone i DeBenedetti i Berlusconi & Co. quando si scrive sui giornali di proprieta’ di uno di questi gruppi…e’ una vergogna. La Fornero dopo le lacrime e’ apssata adesso a calrsi le braghe perche’ “minacciata” dalla CGIL … ma non funziona cosi’. Non si puo’ minacciare ne sentirsi minacciati. Se sono dei tecnici facciano il loro lavoro tecnico ma a quanto pare di tecnico c’e’ solo la rapina alla povera gente…
BOMBACCI
21 dicembre 2011 at 18:01
Grazie Andrea..
sono contento di leggere anche l’intervento su Gli Altri di Aurelio Mancuso sull’argomento.
Penso che sia necessaria una risposta (come dice Andrea) subito sul piano della comunicazione.
Rifiutiamo il termine “Riforma del Mercato del Lavoro” ma propagandiamo lo slogan “No alla legge Licenziamenti Facili” oppure dopo la legge truffa e usando la metafora di Andrea “No alla legge capestro”. Campagna “Sono un lavoratore non una merce”..
Rifiutiamo lo slogan “c’è una metà di lavoratori ipergarantiti”..Ipergarantiti? Ipergarantiti da cosa? I lavoratori di Termini Imerese che erano a tempo indeterminato sono stati ipergarantiti? Purtroppo ci sono migliaia e migliaia di ipergarantiti che si trovano in mezzo ad una strada. Io non voglio mai scadere nella volgarità, chiedo scusa in anticipio ma ..”eh che c..zzo possibile che dobbiamo sentire la Marcegaglia che ci parla di ipergarantiti..o le stesse parole pronunciate da giovani professori universitari (ora sottosegretari) diciamo così “ben nati”
Dinanzi ai partiti che appoggiano il governo tecnico inviare mail, raccolta firme per Campagna “Non nel mio nome”..
..sono idee sparse e disordinate ma credo davvero che sia meglio iniziare e da subito una propaganda e campagna d’informazione e di comunicazione adeguata..
p.s. non cadere mai nella tentazione (nonostante le divergenze del passato), anche a fronte di singole uscite infelici, di tornare a distinzioni tra sigle o rinfacciare quella o quell’altra cosa..il tema è troppo importante..
andrea colombo
21 dicembre 2011 at 13:38
concordo in tutto, volevo dire, sia con lanfranco che con Bombacci
andrea colombo
21 dicembre 2011 at 13:38
Concordo in tutto, anche in quello che è in apparenza un particolare: l’immensa inferiorità che stiamo dimostrando sul fronte della propaganda.
Questi hanno un obiettivo ambizioso e lo stanno realizzando: non solo ti vogliono impiccare, ma la corda te la devi preparare da solo e possibilmente devi pregare il boia di procedere perché “non c’è alternativa ed è per il bene dei nostri figli”
BOMBACCI
21 dicembre 2011 at 12:41
” LA SOBRIETA’ DEL MALE”
Bell’articolo davvero..leggerlo è un piacere (anche per la forma).
Poichè nell’incipit si anticipa la questione articolo 18 e riforma mercato del lavoro mi permetto di aggiungere che alla Madonnina piangente si aggiungerà la via crucis che prevederà due tappe principali.
Dopo una manovra pesante,recessiva e che non risolve i problemi per chè in realtà di origine finanziaria e di livello europeo, un governo di tecnici che non realizzerà la sospensione della democrazia ma che ha una mandato popolare molto mitigato (checchè ne dica il “compagno Presidente”), si appresta ha compiere due passi fondamentali e che rischiano, a mio avviso, di mutare la società italiana se non per sempre per lunghi decenni.
1) PRIVATIZZAZIONI ..svendita del restante patrimonio industriale italiano in mani pubbliche (in altri Paesi è assolutamente lecito, legittimo e comprensibile avere settori strategici in mano pubblica..circa il miglioramento dei criteri di gestione è tutta un’altra questione.
2)RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO E ARTICOLO 18
L’art.18 tutela solo una metà dei lavoratori e non impedisce i licenziamenti (basti pensare alla cassa integrazione e successive mobilità..). La storia dell’ingessatura normativa italiana in uscita mi sembra una balla smentita dai fatti. Ciò che impedisce è la continua pressione ricattatoria ai danni del singolo lavoratore (tema di cui non si parla abbastanza). Soprattutto sembra non avere cittadinanza un principio elementare ma che viene sbrigativamente degradato a demagogia o populismo. Se la tutela riguarda solo la metà dei lavoratori aumentiamo al tutela non togliamola. Si è consentita la flessibilità senza vere reti di protezione sociale ed ora siamo in una situazione in cui le aziende sembrano tutte bisognose solo di lavoratori atipici. Improvisamente sono cambiate le esigenze imprenditoriali? Niente più a tempo indeterminato? Di quanti anni ha bisogno un’impresa per capire se ha bisogno o meno di un lavoratore? In realtà non vi è nessuna esigenza a tempo determinato da parte dell’azienda ma solo un modo per tenere sotto ricatto il lavoratore e come per le merci potersene servire a seconda dei bisogni del momento. Il rischio imprenditoriale sparisce gli utili aumentano. Dopo il prodotto just in time il lavoratore just in time ( Vi confesso che ho sentito manager che parlavano di lavoratori che assumevano a tempo determinato e che comunque volevano fidelizzare..non assumere o meno ma fidelizzare!) Contratto unico ma a tempo indeterminato. Bisogna disboscare la jungla di normative esistenti nel nostro paese. Un contratto di inserimento con tempi certi per formazione e successiva assunzione, uno a tempo determinato solo per lavori chiaramente stagionali, il resto a tempo indeterminato. IL PROBLEMA E’ CHE L’ARIA CHE TIRA E’ PESSIMA: LA STRATEGIA E’ GIA’ VISTA. Il principio relativo al superamento dell’art.18 prima si inizia ad affermarlo “timidamente” da parte di confindustria, poi i giornali direttamente di proprietà iniziano a martellare, poi si inizia a mettere il tema al centro da parte del sistema massmediatico come se fosse la panacea di tuti i mali dell’Italia. Ne parlano tutti anche i prgrammi di gossip, poi si inzia a parlare ed usare termini come tabù, battaglia di retroguardia, etc etc. LE BATTAGLIE SI VINCONO PRIMA DI TUTTO CON LA COMUNICAZIONE. BISOGNA REAGIRE. Oltre ad una difesa non sarebbe opportuno giocare in contropiede? Modifica art. 18? Va bene niente tabù ma prima reddito di cittadinanza, sussidio di disoccupazione, sostegno per la crescita e formazione del cittadino ( quando si vuole si possono trovare bei nomi) per chi viene licenziato fino a quando non trova nu’altra occupazione. Il finanziamento magari anche con le somme ottenute grazie all’evasione fiscale (per la quale magari sono stati condananti tanti bei nomi che parlano di non arroccarsi nella difesa di vecchi principi e parlano di tabù). Una simile riforma solo prima di poter dialogare sul tema della riforma del mercato del lavoro. Per una volta PRIMA OTTIENE IL LAVORO POI SI DISCUTE DI RIFORME. Magari chiedere insiene anche un sistema di governance dell’impresa con una partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori. VEDIAMO SE NON SARA’ LA MARCEGAGLIA A PARLARE DI TABU’. CREDO SIANO BATTAGLIE DA COMBATTERE SUBITO E ANCHE SUL PIANO DELLA COMUNICAZIONE.
Non so quanto sia produttivo scomodare frasi altisonanti ma sinceramente confesso che la situazione mi fa paura ..
Commissariamento – Svendita patrimonio dello Stato – Riforma mercato del lavoro (in realtà indebolimento del lavoro e della sua rappresentanza..il termine riforma del mercato del lavoro è già una truffa lessicale ai danni dei lavoratori). SI DEVE REAGIRE.. anche si facesse oggi non saprei dire se si riuscirebbe a fermare il baraccone che si sta lanciando a tutta velocità..
P.S. Mi scuso se mi sono dilungato ma credo che sia un tema che GLI ALTRI debbano mettere al centro dell’attenzione!