Socialize

FacebookTwitter

De Magistris: «Questa manovra è una mazzata. La politica riparta dal basso»

Katia Ippaso Pubblicato da
il 17 dicembre 2011.
Pubblicato in Attualità, gli Altri, Politica.

Luigi de Magistris è allarmato ma non depresso. Difficile non essere allarmati ma anche difficile essere depressi se si è sindaco di una città come Napoli, la stessa città di Napoli milionaria che, conscia di vivere un nuovo dopoguerra, sta tirando fuori ogni dote immaginativa e fisica di cui dispone per non soccombere. Più che altro, de Magistris è sbalordito, e preoccupato: «Non me l’aspettavo proprio, e soprattutto non era di questo che avevamo bisogno». Parliamo della manovra Monti che taglia senza intelligenza ferendo da una parte sola. Non era Eduardo a dirlo?: «Muoiono sempre gli stessi». Muoiono perché è facile accanirsi su chi già non ha niente. Muoiono perché costretti a quei “sacrifici”, parola che nessuno dovrebbe riuscire non solo a pronunciare ma alla fine neanche a pensare. E invece si pronunciano e si pensano e passano come scelta “responsabile” e benedetta. E proprio adesso che il conflitto sociale si inasprisce, una politica come quella del sindaco di Napoli, attenta ai movimenti e alle forme di organizzazione dal basso, diventa una fonte di energia “alternativa”.

Quali sono gli effetti immediati della manovra su un’amministrazione come quella di Napoli?

Come amministrazione comunale, siamo molto preoccupati per quello che sta accadendo nel Paese. L’ultima manovra Berlusconi che era stata presentata come manovra di emergenza – 220 milioni di tagli orizzontali – aveva comportato rischi gravi di ripercussione sul welfare, sui diritti e sui servizi pubblici. Cade Berlusconi e il governo tecnico (ma in realtà è un governo politico) di Monti presenta una manovra di tagli immotivati senza nessun piano concomitante di sviluppo. Nessun tipo di intervento sui punti della liquidità e dell’indebitamento, che fanno soffrire amministrazioni importanti come la nostra. Per noi è una mazzata.

Appena eletto sindaco, lei dichiarava: «Vogliamo trasformare la depressione in indignazione sociale, e quindi in energia positiva e partecipazione». Come si fa ad instillare energia positiva dopo questa “mazzata”?

In questi mesi, abbiamo impedito che i tagli del governo potessero avere ricadute irreversibili sui diritti e sulle fasce più deboli. Non abbiamo toccato l’area sociale. E la città ha manifestato a tutti i livelli – cooperative, teatranti, studenti – una grande capacità di partecipazione democratica. Se prendiamo per esempio l’ambiente, da un lato è vero che abbiamo subito tagli pesanti sulla raccolta differenziata, ma dall’altro sono cresciuti i movimenti spontanei di comitati e associazioni che sono intervenuti direttamente. Ma se continuiamo così, non si sa su cosa possiamo contare se non su noi stessi.

Rispetto alla manovra di governo, quella di Antonio Di Pietro è stata una delle poche voci dissenzienti…

Devo dire che l’Idv si sta comportando in maniera corretta, anche se non vanno tutti nella stessa direzione. Ma il presidente sta esprimendo un giudizio forte di dissenso.

Lei è a capo di una corrente che si sta muovendo dal basso…

L’idea di una rete dei Comuni per i beni comuni (il 28 gennaio c’è l’appuntamento di Napoli, ndr) rappresenta un altro modello di sperimentazione politica che si oppone completamente al progetto governativo. Enti locali, associazioni e movimenti stanno facendo un lavoro importante. Credo che sia un processo inarrestabile.

Prima parlava dell’ambiente. A Durban, la conferenza globale sul clima (la più lunga ed estenuante dal 1995) si è risolta in un mezzo fallimento. Dobbiamo concludere che le azioni più produttive di senso non possono che partire da un livello locale, territoriale?

Tutti gli appuntamenti internazionali nei quali i poteri forti si sono incontrati per cambiare il corso della storia, sono stati un fallimento. Per ideare un nuovo modello sociale ed economico, oltre che politico, è necessario agire dal basso e dal piccolo. Penso agli esempi del Teatro Valle Occupato, penso al Forum per l’Acqua Pubblica che si è tenuto a Napoli, penso al lavoro strutturale fatto dalla Fiom nelle fabbriche.

Cosa si aspettava da questo governo?

Molte figure di questo governo hanno la mia stima, a partire da Monti. Capisco che si siano assunti un compito di responsabilità, ma i sacrifici che vengono richiesti sono inaccettabili, oltre che insensati. Si poteva intervenire in maniera efficace riducendo, ad esempio, le spese militari, ed annullando le missioni all’estero.

Qual è il pensiero che più la sconforta in questo momento?

Mi sconforta la non equità in materia economica. Mi sconforta l’alleanza tra i poteri economico-finanziari che sono sempre più saldi e agiscono in maniera trasversale.

E cosa la conforta invece?

Il nostro Paese ha sempre avuto una voglia di riscatto e di rinascita, e la sta tirando fuori anche adesso. Si apre una stagione politica molto interessante. Ma è necessario che le forze politiche più sane siano in grado di veicolare il conflitto sociale.

La foto di Vasto è destinata a diventare una foto ricordo?

Penso che la svolta verrà da forze che sono esterne ai partiti ma non si può trascurare il lavoro di alcune personalità che agiscono anche dentro le forze partitiche.

Per esempio?

Non voglio fare i nomi perché ogni volta che mi sono esposto si è scatenato un putiferio.

Torniamo alla foto scattata: Vendola, Bersani e Di Pietro avvolti da un unico catartico sorriso.

Di Pietro e Vendola stanno ampiamente affrontando i temi di cui stiamo discutendo adesso. Per quanto riguarda Bersani, è chiaro che la base del Pd non può fare i salti mortali vedendo il proprio segretario stretto tra Alfano e Casini. Al tempo stesso, credo che anche Bersani si stia rendendo che le energie migliori non possono venire dal partito. Le azioni più importanti in Italia hanno avuto altri percorsi e altre firme: i referendum sull’acqua, le amministrative di maggio e Napoli e Milano, le tre grandi manifestazioni delle donne, degli studenti e degli operai.

Be Sociable, Share!
Puoi seguire gli aggiornamenti di questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Both comments and pings are currently closed.

One Response to De Magistris: «Questa manovra è una mazzata. La politica riparta dal basso»

  1. Sam Moser

    17 dicembre 2011 at 19:21

    Non ho purtroppo nessuna stima per De Magistris. Non credo che si debba incominciare da un De Magistris ( anche se e’ giusto ascoltare le opinioni di tutti ) a parlare di politica a meno che non la si voglia ancora relegare ad una brutta parola e a quello che ancora ci stiamo portando disgraziatamente dietro da anni. Persone nuove, idee nuove, azioni nuove : oggi non viaggiamo su locomotive a vapore o carretti tirati da asini per cui la politica deve essere nuova e con personaggi nuovi. Non voglio entrare in merito ne’ in polemiche sterili perche’ basterebbe poco e solo un paio di commenti a lapidare qualsiasi persona di questa politica ( politic e pappamentari ) quindio a sentire retorica, cose ovvie o commenti che lasciano il tempo che trovano cosi’ banali ed ovvi non c’e’ piu’ ne’ tempo ne’ ragione.

    Complimento comunque per Gli Altri….