Socialize

FacebookTwitter

Torino, Firenze: il ministro Cancellieri si deve dimettere

Lanfranco Caminiti Pubblicato da
il 14 dicembre 2011.
Pubblicato in Attualità, Diritti, gli Altri.

«Io non sono razzista» – dice la ragazzetta che ha innescato la miccia dell’assalto al campo Rom di Torino inventandosi lo stupro. Ormai è un mantra. Un minuto dopo che hanno sparato, incendiato, saccheggiato, dicono sempre così, «Io non sono razzista». Sono credenti e vanno in chiesa, danno qualche maglione dismesso alla raccolta per i poveri, hanno persino un amico di nome Mohammed, qualcuno li ha già capiti e perdonati, come potete credere siano razzisti? D’altronde, ormai è andata, che si può fare?
Magari, chissà, l’avrebbe detto anche il signor Casseri, dopo la strage di Firenze, se non avesse deciso di toglierci l’incomodo di stare a ascoltarlo, suicidandosi.
Voi credete che non ci sia relazione fra l’assalto di Torino e la strage di Firenze? Io invece sì.
Tutto questo distinguere, tutta questa attenzione a non allarmare, tutto questo indicare invece il cuore buono e generoso di questo nostro popolo – il ministro Riccardi, un altro tecnico, presumo, addetto alla ricomposizione conciliativa degli antagonismi sociali di cui si dice allarmato per l’ecceccessiva presenza (troppo antagonismo? qui ce n’è troppo poco), è un monumento di questa ipocrisia –, come se in un popolo non ci sia sempre nello stesso tempo l’una l’altra contro mostruosità  e generosità, ricchezza spropositata e povertà, accaparramento e lotta, mi fa venire il voltastomaco.
Tutta questa spoliticizzazione mi fa venire il voltastomaco. Una è solo una ragazzetta impaurita, l’altro è un pazzo, che ci possiamo fare? Commemorare, pregare, cos’altro?
Il signor Casseri è un pazzo isolato, certo. Pure i ragazzi della Columbine School, che raccoglievano armi e libretti nazisti e hanno ammazzato un po’ di loro compagni, erano pazzi isolati, certo. Pure la piccola rete “domestica” recentemente scoperta in Germania che ha ammazzato un po’ di turchi, era fatta di pazzi isolati, certo. Ma c’è sempre una relazione fra quello che si è prima e dopo che si è fatta una strage. Il signor Casseri non è andato in piazza Signoria a sparare ai turisti intorno il David, o a Ponte Vecchio a tirare contro i commercianti, o a Prato per far fuoco sui cinesi. È andato a cercarsi i senegalesi ambulanti, i negri, i suoi nemici di prima. Di prima che compiesse «il gesto di un pazzo isolato». Proprio come i ragazzi della Columbine non sparavano ai bisonti o ai pellerossa, né i giovani neonazisti tedeschi alle alci nella Foresta nera. È contro ciò per cui si accumula l’odio che si innesca una follia. È dove si accumulano armi – quanti sono gli uomini di legge che ammazzano le loro fidanzate, le loro mogli, i loro figli, dato che hanno le armi così a portata di mano? – che possono essere usate per uccidere con facilità.
L’assalto di Torino ripete pari pari l’assalto di Ponticelli, a Napoli – anche lì fu una bugia, l’aver rubato un bambino, a innescare la miccia; la sparatoria di Firenze ripete pari pari la “strage di san Gennaro” con il tiro a segno dei camorristi a Castelvolturno.
Forse pensava a questa storia qua, di Castelvolturno, il capo della procura di Firenze Giuseppe Quattrocchi – qualcuno ha il potere di rimuoverlo, di mandarlo a fare multe nei parcheggi abusivi? – la cui prima dichiarazione è stata che, a sparare, si trattasse di «un uomo con alto livello culturale». Il signor Casseri non era un bruto camorrista che biascica una lingua incomprensibile persino nelle trascrizioni e sono analfabeti perlopiù (beh, almeno un libro lo leggono i camorristi, visto che ormai glielo trovano in tutti i covi: Gomorra). Cos’è un’attenuante, l’alto livello culturale? Cos’è, la dimostrazione dell’impossibilità di prevenire simili mostruosità l’alto livello culturale? È un «alto livello culturale» avere stampato un libercolo in cui si delira di cazzate nazistoidi? Anche il signor Anders Breivik, che ha ammazzatato 77 giovani in Norvegia, aveva scritto lucidissimi documenti pieni di stronzate e ha un «alto livello culturale»? La difesa della razza, la rivista odiosa di Telesio Interlandi, era di un «alto livello culturale» secondo i parametri del signor capo della procura di Firenze, Quattrocchi? Un alto livello culturale consente di tenere in casa una 357 magnum – una cartuccia micidiale, in dotazione peraltro a carabinieri, polizia e guardia di finanza, proprio per il suo alto potenziale distruttivo di molto superiori alle armi di guerra, quali il calibro 9 parabellum –, con tanto di timbro e bollo?
Perché il ministro dell’Interno non ha sentito il bisogno, il dovere, di spiegare – no, non in parlamento che ormai è un’aula sorda, ma con una qualche dichiarazione ai giornali, alla televisione, a Porta a Porta – che cazzo sta succedendo? Anche lei fa somme e sottrazioni per i saldi invariati tutto il tempo dei consigli dei ministri?
Perché il ministro dell’Interno non ha invece perso tempo a dirci che è molto preoccupata perché «le cause di disperazione sociale e di marginalità possono prestarsi a strumentali forme di sovversivismo o, peggio, alimentare mai del tutto sopite tentazioni eversive», riferendosi ai No Tav, e con ogni evidenza a ogni protesta sociale radicale, e non ha trovato un minuto per dirci che cazzo è successo a Torino e a Firenze?
Dopo la strage di Oslo, tutte le polizie europee dovrebbero essere state allertate sulla pericolosità di quel magma confuso e indistinto dell’estrema destra da cui veniva Breivik. Il ministro Cancellieri ha verificato questo allerta? I suoi uomini – dato che le sta molto a cuore, come ha dichiarato, utlizzare persino «giovani hacker che ci possano aiutare a contrastare fenomeni nuovi, come quelli dei “Black Bloc” e dei “No Tav” che volano sulla rete»  – hanno pure dato un’occhiatina sulla rete, così, giusto per fare, a quanto si agita nell’estrema destra?
O si limita a gongolare, sempre accanto a Monti, per «rilanciare le prefetture quale unico riferimento statale a livello decentrato», una cosa che neppure nel fascismo si osava dire?
Non voglio leggi più liberticide e repressive, e non credo nei concorsi morali. Ma bisogna guardare negli occhi il mostro, per sconfiggerlo, e non fare finta di niente.
E per non fare finta di niente ci vuole la politica. Non, la corsa alla spoliticizzazione.
Si dimetta, ministro. Sarebbe un buon gesto, politico e non tecnico, per la coscienza di questo paese.

Be Sociable, Share!
Puoi seguire gli aggiornamenti di questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Both comments and pings are currently closed.

22 Responses to Torino, Firenze: il ministro Cancellieri si deve dimettere

  1. andrea colombo

    20 dicembre 2011 at 16:24

    @Alessandro
    Ci sono due punti, invece, sui quali probabilmente non siamo d’accordo. Uno riguarda solo l’Itaia, l’altro è universale.
    Quello italiano è semplice: qui siamo ancora in attesa del cittadino, cioè della rivoluzione liberal-borghese, che è un passo avanti di un certo rilievo rispetto alla condizione del suddito che è quella italiana. Di qui una parte dell’importanza specifica che dovrebbe assumere la “democrazia borghese” in Italia per tutti, inclusi i nemici della democrazia borghese.
    Questo sarebbe stato vero anche vent’anni fa o quarant’anni, e tutto sommato lo era. Altrimenti di fronte, per fare un esempio, all’omicidio di Pino Pinelli ci saremmo limitati a dire che era una cosa ovvia dal momento che il potere di classe difendeva se stesso e così via.
    Quello che non sarebbe stato vero quarant’anni fa è invece il secondo punto, quello “universale”.
    Posto che negli ’80 abbiamo assistito non a una ristrutturazione ma a una rivoluzione industriale e posto che detta rivoluzione è stata gestita in tutto e per tutto dal capitale che ci aveva sconfitto in campo aperto alla fine del decennio precedente (controllori di volo usa-minatori inglesi- 35 giorni) ci troviamo ora di fronte all’ultimo passaggio di un’offensiva storica che prende di mira precisamente la democrazia a tutti i livelli, nei luoghi di lavoro come in Parlamento.
    Sarebbe lungo dissertare sul perché il capitale, a trent’anni dal suo trionfo, abbia bisogno di eliminare ogni elemento di democrazia come condizione per la propria stessa sopravvivenza nelle forme attualmente date o almeno per la sopravvivenza dei rapporti di dominio instaurati nel medesimo trentennio. Per farla breve diciamo che secondo me è così. Ne deriva che alcuni elementi che decenni fa, in una geografia sociale e politica tanto diversa da ricordare un continente scomparso, sarebbero giustamente apparsi come di estrema retroguardia hanno acquistato oggi una valenza radicale e sovversiva assoluta.
    Fondamentalmente due: democrazia e diritti sindacali.
    Per essere ancora più chiari: nel ’69 parole d’ordine in sé poco significative (“cinque lire di aumento sulla paga base uguali per tutti”) acquistarono nelle circostanze specifriche una valenza rivoluzionaria. Infatti innescarono il ciclo conflittuale più avanzato di tutto l’occidente nel dopoguerra. Direi che oggi democrazia e diritti sindacali svolgono un ruolo simile, ma in forma amplificata.

  2. Alessandro

    19 dicembre 2011 at 19:19

    Andrea, sei veramente buffo, scrivi un commento per criticare me (le cose non sono semplici come vorresti tu, ti ci puoi riempire la bocca quanto ti pare, la tua visione va benissimo quando si gioca a soldatini, mi pare un problema un tantinello più serio) ma oltre a non scrivere niente che contraddica quanto ho scritto io, scrivi cose con cui sono perfettamente d’accordo.

    Sai qual è il problema? Che queste cose le hai scritte adesso, ma la maggior parte del tuo tempo (quello che dedichi a questo sito) lo perdi a straparlare di libertà, di diritti di parola e di manifestare, ed altre belle cose che esistono solo nel mondo dei sogni!

    La classe non si riconosce più, è vero, e questo è il problema massimo che si trova ad affrontare chi vorrebbe cambiare i rapporti sociali ed economici tra gli esseri umani, ma cosa fanno gli Altri per contrastare questa tendenza? NIENTE!

  3. andrea colombo

    19 dicembre 2011 at 19:00

    Alessa’ credimi le cose non sono semplici e lineari come vorresti tu.
    Prendi il proletariato, ti ci puoi riempire la bocca quanto ti pare e, grazie caro, so da solo che il proletariato esiste e che la lotta di classe non è mai stata feroce come in questi anni, sia pur se combattuta da una parte sola.
    Però quando hai detto proletariato non hai detto niente. la composizione della classe complicava tutto già nei ’60, e paragonato a quello che è successo dopo quelle trasformazioni erano addirittura invisibili….
    idem per le manifestazioni. la tua visione va benissimo. quando si gioca a soldatini non nella realtà
    e finiamo con gli immigrati. il punto non riguarda la realtà ma la percezione della stessa da parte della classe, e dico proprio la classe dei bei tempi, quella di fabbrica o dei quartieri operai. capita che quella percezione spesso somigli molto alla trista descrizione di bombacci.
    E’ una percezione sbagliata? In reraltà gli italiani si comportano peggio degli immigrati? Ma non mi dire!!! Anche perché quando me lo hai detto quella percezione (per caità sbagllata, sbagliatissima) resta. E con quel nodo devi fare i conti.
    Di esempi di quanto i rapporti di classe si siano complicati dopo la rivoluzione politica e industriale degli anni ’80 ne trovi a decine. Da quel tunnel non c’è modo di uscire fino a che la classe, trasformata sino a essere irriconoscibile persino a se stessa, non troverà modo di ripensarsi appunto come classe e non come esercito di schiavi.
    non siamo noi degli Altri a credere che la classe non esista più, è la classe medesima a non riconoscersi più.
    Mi pare un problema un tantinello più serio

  4. Alessandro

    19 dicembre 2011 at 18:43

    bravo Bombacci, evita accuratamente di entrare nel merito della questione!
    se vuoi te la riepilogo: a proposito di due immigrati che sono stati uccisi, tu parli di come si comportano gli immigrati…
    aggiungo solo una cosa, al “popolo” ci si può riavvicinare solo chi non ne fa parte…

  5. BOMBACCI

    19 dicembre 2011 at 17:06

    Gentile Rita
    ha colto in pieno una molla, forse la principale, che mi ha spinto a scrivere i post “incriminati”. Un altro aspetto parte dalle diverse analisi relative alle fasce sociali e ai voti espressi nel corso delle ultime politiche. Le elezioni locali (chiaramente più recenti) sono più indicative come trend ma presntano anche delle peculiarità non riscontrabili nelle elezioni per il governo del Paese. Insomma desta non poca preoccupazione verificare come il voto operaio, ma anche quello dei disoccupati, sia rivolto più al centro destra che alla sinistra. Non parliamo delle risultanze al Nord con la Lega. Si possono consultare le analisi fatte dalla CGIL (non da confindustria). Quando dico che i voti contano. Quando dico che bisogna riavvicinarsi al popolo (quello reale non quello immaginato). Dico, in sintesi (e magari poco efficacemente) che evidentemente vi sono dei temi che una sinistra che vuole andare al governo (se non si va al governo non si cambiano le cose..) deve o dovrebbe porre al centro di un ripensamento o di una nuova analisi. Tra quest temi vi può essere quello dell’immigrazione? Un tema del genere, e una certa dose di ipocrisia di cui lei ha parlato, nel trattarlo può avere allontanato potenziali elettori? Simili “scontenti” non vanno assecondati in certi istinti ma ascoltati sì e bisogna trovare risposte convincenti e concrete. Dinanzi a certi dati non è il caso di porsi il problema?.. Tutto qui..Grazie ancora..

  6. BOMBACCI

    19 dicembre 2011 at 16:42

    Alessandro
    scrivere che il mio post è finalizzato a cercare una giustificazione ad un omicidio è demenziale.
    Sono sempre disponibile a rivedere criticamente quanto da me scritto, le mie opinioni dinanzi a ragionamenti che concorrono a farmi mutare idea. Sono disponibile a spiegarmi meglio se rischio di essere frainteso assumendomi “la colpa del fraintendimento” ( quando accenna ad un’analisi materialistica scevra da xenofobia mi conferma che il senso, almeno in parte, era più che comprensibile). In questo caso, però, temo che manchi la volontà di ascolto annientata da un dogmatismo rancoroso che suona vuoto come barattolo bucato. C’è chi coltiva le idee sul terreno della curiosità intellettuale e del confronto anche aspro ma corretto; chi preferisce coltivarle nel rancore ed in un chiuso dogmatismo sterile. Non posso negare che nel secondo caso il concime di sicuro abbonda.
    Se si volesse prendere seriamente la sua teoria sul diritto di manifestare il proprio pensiero,nonostante il latore della stessa( lo sa meglio di me che non ne è l’autore), non si potrebbe che salutare un convinto assertore di un regime totalitario. L’importante è esserne consapevoli però..però..mi rendo conto che tra ragionare e urlare e/o ripetere slogan passa un abisso che nè io né lei intendiamo attraversare: va da sè, ciascuno in direzione opposta. ..

  7. rita

    19 dicembre 2011 at 14:38

    Alessandro,
    io credo che Bombacci volesse semplicemente sollevare il solito problema dell’ipocrisia che riguarda anche il tema dell’immigrazione, in aggiunta e non in conseguenza al fatto trattato e alle considerazioni dell’autore del pezzo.
    Però potrei sbagliarmi, Bombacci me lo dirà, se ne avrà voglia.

  8. Alessandro

    19 dicembre 2011 at 13:22

    Bombacci, parlare in termini di italiani che vivendo in certi quartieri devono subire certi comportamenti (degli immigrati), commentando l’uccisione di due immigrati, non è un tentativo di analizzare la realtà al fine di modificare lo stato di cose presenti, ma solo il cercare una giustificazione per l’assassino.

    Sia gli italiani che gli immigrati devono subire i comportamenti da stronzi sia di italiani che di immigrati, e se si vuole fare una classifica dei comportamenti più da stronzi vincono nettamente gli italiani (che sono di più, e hanno maggiori mezzi, soprattutto economici, per fare gli stronzi), e gli ultimi fatti di Firenze ne sono solo una riprova.

    Ciò non toglie che si può benissimo fare un’analisi materialistica, e quindi non ideologica, del fenomeno dell’immigrazione, e si può benissimo concludere che il fenomeno dell’immigrazione è un prodotto del capitalismo, funzionale agli interessi della classe borghese, che comporta un peggioramento delle condizioni di vita dei proletari autoctoni, ma senza per questo scadere nella xenofobia che di per sé non può che contribuire al peggioramento delle condizioni di vita di tutti, indipendentemente dal luogo di nascita.

    Ciò detto, non me ne frega niente se le tue opinioni sono espresse sul sito degli Altri, non sarà certo l’impedimento della tua libertà di parola su questo sito di cosiddetta sinistra che migliorerà le cose, visto che le tue opinioni sono riportate molto più efficacemente e pesantemente da tutta la macchina della propaganda borghese.

    La mia critica agli Altri non è che fanno parlare tutti, ma che il loro unico scopo nella vita è quello di far parlare tutti, come se questo avesse una qualche pur minima utilità per i proletari (che gli Altri probabilmente pensano non esistano più).

    E qui vengo ad Andrea Colombo. Il diritto a manifestare, così come la libertà di parola, sono principi che esistono solo nel mondo delle idee, non nel mondo reale. Nel mondo reale se una vera opposizione sociale vuole manifestare lo può fare solo a due condizioni: 1) che il suo manifestare non abbia nessuna influenza reale sullo stato di cose presenti; oppure 2) che sia dotata di una forza tale da vincere ogni divieto di manifestare, o di rendere impossibile che qualcuno ci si provi ad imporre un divieto. Il “diritto a manifestare” non ha niente a che vedere con queste due condizioni, figuriamoci poi il diritto a manifestare dei fascisti!

  9. andrea colombo

    19 dicembre 2011 at 12:13

    Interessante la tua teoria alessandro…. spiegamela meglio però, che qualcosa mi sfugge.
    dici che per chiedere il diritto di manifestare bisogna pensare che tutti condividano il medesimo diritto è “una teoria tutta idelogica che non ha alcuna attinenza col mondo reale” ? Pensa che a me pare detta “ideologia” pare una banalità e chi la confuta un nemico della liberà.
    ma come vedi a puoi scrivere la tua ideuzza staliniana su questo sito esattamente come scrive Bombacci sugli immigrati

  10. BOMBACCI

    19 dicembre 2011 at 11:25

    @Alessandro
    ero perfettamente consapevole che trattando del tema dell’immigrazione in modo diverso dal: “la colpa è tutta degli italiani che sotto sotto, tranne coloro che hanno diritto di manifestare determinate idee (solo determinate idee), sono tutti dei cripto nazisti”. La mia opinione è:
    1)il tema del’immigrazione troppo spesso viene affrontato dalla sinistra in modo ideologico e troppo poco attento a quella realtà che va affrontata tutelando la dignità di tutti..di tutti anche degli italiani che vivono con estremo disagio determinate situazioni;
    2) porsi il problema in modo da recuperare ( che non significa seguire pedissequamente gli istinti ) larghe fasce di popolazione che per mille motivi voterebbero a sinistra e che oggi magari votano altrove se non all’opposto ( i voti contano)
    3) l’ho fatto in modo provocatorio..molto probabile..
    Tutto ciò non rende meno deprimente dover leggere commenti relativi alle mie parole dinanzi alla tragedia di Firenze. E’ una tragedia! Oggetto dei miei post, però era altro..usare i morti per strumentalizzare una posizione che non si condivide non meriterebbe risposta riuscendo a qualificare da solo l’autore di un simile mediocre tentativo d manipolare il pensiero altrui.
    Offendere chi non la pensa come te, manipolarne il pensiero raffiguandolo come un mostro, negare la libertà di manifestare a chi non la pensa come te ..davvero sono questi i criteri necessari per poter scrivere su Gli Altri?
    Un’ulteriore parola di Sinistra: LIBERTA’ DI PENSIERO.
    p.s. Ho visto che si è rivolto ad Andrea Colombo per “commentare/disprezzare il mio pensiero..poteva rivolgersi direttamente a me per un confronto ho pensato..poi rileggendo meglio ho capito che forse sotto sotto la tesi era che bisogna consentire la libertà di esprimere solo certe opinioni..limitare la libertà di pensiero, di espressione..davvero le sfugge la posizione che si va ad assumere?

  11. Alessandro

    19 dicembre 2011 at 09:30

    Ma Andrea Colombo, oltre a insistere sulla sua teoria che per avere il diritto di manifestare bisogna chiedere il diritto di manifestare per chiunque, teoria tutta ideologica che non ha alcuna attinenza col mondo reale ovviamente, non ha niente da dire sulle parole di un Bombacci che a fronte di un duplice omicidio di immigrati parla di “come si comportano gli immigrati” ?
    Ma forse ad Andrea Colombo interessa solo che un Bombacci abbia il diritto di esprimere le sue indegne idee xenofobe, e tanto meglio se lo fa sul sito degli Altri!

  12. andrea colombo

    18 dicembre 2011 at 11:18

    caro sandro. Sansonetti non ha firmato nessun appello in difesa di casaPound, ma in difesa del diritto a manifestare per chiunque. Inclusi i fascisti, gli integralisti islamici, i patiti di osama bin laden, i sostenitori del diritto a fare sesso anche con i bambini, i negazionisti e gli stalinisti. Proprio tutti.
    Tu non sei d’accordo e sono affari tuoi.
    ne riparleremo quando vieteranno a te di manifestare, anzi quando lo rifaranno, perché già lo stanno facendo. Lo faranno sempre di più e tu non avrai nessunissimo argomento da opporre, perché chi di diveto ferisce….
    infatti quando alemanno ti ha ordinato di startene zitto e buono, dopo il 15 ottobre, nel momento forse più delicato della storia italiana da venti se non trent’anni, zitto e buono te ne sei stato, e anche io se è per questo, e tutti noi… Chi è tanto folle da entrare nella logica dei divieti da quella logica verrà senza nessunissimo dubbio strangolato. Con l’ultimo respiro potrà sempre rantolare: “Vietate le piazze a casapo….agggggghhhhh”.

  13. sandro

    18 dicembre 2011 at 02:15

    Il discorso e’ molto semplice :un militante di casa pound,che tiene una rubrica
    sul sito ufficiale di casa pound,che sposa le tesi razziste di casa pound,che probabilmente la notte andava a caccia di immigrati con quelli di casa puond,
    professava idee razziste ,antisemite,negazioniste nelle iniziative ” culturali “di casa puond.Insomma un giorno questo tipo qui coerentemente a quello che professa lui e casa pound a preso una pistola e a ucciso 2 persone perche’ di colore.Per me il folle non e’ lui.Lui e’ semplicemente un nazifascista assassino,militante di casa pound.I folli sono tutti coloro che da sinistra hanno dialogato con questi.Quante denunce hanno fatto gli studenti aggrediti,quante denunce sono state fatte dagli universitari.Ma piazza navona ve la siete scordata?E i militanti di casa pound arrestati per rapina?e’Renato Biagetti ve lo siete scordato? e Dax a milano? e Abba?E i cortei contro i rom? le aggressioni continue al centro di roma contro la comunita’ lbtg?i I manifesti perenni contro gli immigrati a p. vittorio non li avete mai visti?Intere campagne politiche basate sull’ odio contro i diversi prima o poi a cosa dovevano portare?
    Ripeto i l folle non e’ lui. il Folle e Sansonetti che firma appelli in difesa di Casa Pound

  14. BOMBACCI

    15 dicembre 2011 at 12:08

    @Lanfranco Caminiti
    ne corso della sua risposta è passato dal lei al tu e viceversa. Mi adeguo al suo incipit e userò il lei. E’ possibile che abbia scritto banalità dal suo punto di vista..veda il lato positivo: le ha dato l’opportunità di chiarire ancora meglio il suo pensiero. Ecco sarò banale, portatore sano di stronzatelle : la sinistra buonista non l’ho detto, penso un po’ troppo lontano dalla realtà questo sì (e questo non significa volere gli sceriffi o i progrom). Ho visto nella sua risposta ragionamenti ma anche il vizio di attaccare qua e là etichette ma va bene..mi ha dato sostanzilmente anche del criptofascista..ma sì, chi pone un problema secondo schemi diversi è fascista..e va bene..oddio va bene..e anche produttivo mi chiedo? Insomma per farla breve..a chi vive determinati disagi (e dico disagi per usare un eufemismo), a chi vive in determinati quartieri e deve subire (sì subire determinati comportamenti) leggiamo insieme la risposta e l’analisi di Lanfranco Caminiti. Le cose saranno più chiare e i voti per la sinistra fioccheranno..perchè non si vuole solo fare analisi magari si vuole anche governare ( è cosa poco originale ma servono i voti)..

  15. (A)

    15 dicembre 2011 at 11:27

    non si capisce che cosa state scoprendo, ma che siete scesi dal pero 5 minuti fa?
    Cos’ avrà da dire la Concia ora che gli bastonano i militanti del pd? eppure sono passati anni dagli accoltellamenti in sardegna, da piazza navona, dall’ assalto alle case occupate di casalbertone e che voi eravate troppo presi a sorseggiarvi lo spritz

  16. Lanfranco Caminiti

    Lanfranco Caminiti

    15 dicembre 2011 at 09:28

    egregio bombacci, la prego, non mi superi in banalità.
    la sinistra di capalbio, l’unica immigrazione di cui parla è quella delle donne di servizio e dei giardinieri che curano le ville. come ogni comunità ricca e separata per via dell’esclusione del denaro non si curano proprio della questione, se non per pagare o meno i contributi.
    guardi che la “sinistra” è già molto più realista di quel che propetta lei: a padova, per dirne una, il sindaco diessino fece erigere un muro per separare un quartiere malfamato e immigrato (era proprio per non lasciare alla lega i temi dell’immigrazione, la tattica politica che a lei sembra nuova, tutta da scoprire); il signor filippo penati fece a gara, sempre per non lasciare i temi alla lega, sulla questione della sicurezza, a mostrare i muscoli in lombardia. e ci vinse la provincia, e divenne il consigliori politico di bersani. e via così (potrei dirle del braccialetto di rutelli durante l’elezione contro alemanno, degli spostamenti dei campi rom di veltroni, della legge turco e e e).
    questa storia che la sinistra è buonista è proprio – mi consenta, senza offesa – una stronzatella.
    il punto è che inseguire gentilini, il sindaco di treviso che è un’epitome di propositi agitati contro i negri e i rom, sul suo terreno “ideologico” – si dice così? – e prgmatico paga un pochino nell’immediato, ma non sembra risolvere le questioni.
    si potrebbe sempre, certo, per essere competitor con la destra, organizzare direttamente delle squadre d’azione per pestarli, così si raccoglierebbero più voti nei centri commerciali.
    il senso comune razzista sta a destra come a sinistra. si è radicato nella società. io credo, peraltro, che sorga quasi spontaneamente in una qualsiasi comunità, la cui prima reazione è di resistenza rispetto qualsiasi intrusione e mescolanza.
    lei ritiene che dopo la strage in francia di aigues mortes contro gli italiani che lavoravano alle saline pagandosi meno dei francesi doc, oppure dopo i linciaggi negli stati uniti (anche lì ci fu di mezzo uno stupro inventato), i nostri connazionali avrebbero dovuto ammettere che forse,sì, stavano rompendo troppo i coglioni ai nativi e tornarsene a casa?
    il punto perciò non mi sembra quello di “rilevare” gli umori dei centri commerciali, né tanto meno quello di assecondarli – dovessi sempre assecondarli, dovrei anche ammettere che contro la crisi c’è un gran borbottio ma alla fin fine non è che ci sia sta gran reazione: vuol forse dire che ha ragione monti?
    il punto è che qualsiasi territorialismo esclusivo è perdente e suicida per la sua comunità (succede anche alle bestie, non solo agli uomini).
    badi bene, non sto dicendo che qualsiasi territorialismo è perdente, anzi.
    io non mi intendo granché di umanitarismo e caritatevolezza, quindi non saprei dirle in merito.
    per quel che poco che capisco, dei flussi migratori, della mobilità globale, di economia, di saperi e risorse di braccia e di menti, io credo che oggi ci sia bisogno di maggiore dinamica espansiva.
    proprio il contrario di qualsiasi politica di “autarchismo” (che sia italico o europeo, poco cambia).
    certo, se si accetta il quadro di “crisi” (la sua ideologia) siamo già nell’ottica del tutti contro tutti, per sopravvivere, e alla fine avrà ragione la destra (in senso lato), che agita i temi che dovrebbero essere cari alla sinistra (contro la finanza, contro quest’europa, contro il globalismo, contro il governo dei banchieri ecc ecc) ma svolgendoli tutti esattamente all’opposto, cioè per una maggiore chiusura.
    quindi, sì, c’è una destra che bazzica gli stessi temi tuoi ma li conclude proprio per una orribile fissità.
    ohibò, è esattamente quello che successe in italia e in germania, dove fascismo e nazionalsocialismo costruirono la loro iniziale base di massa (e, nel caso del nazismo, il loro successo elettorale, come nel caso del fascismo l’investitura istituzionale) proprio agitando contro il capitalismo della crisi.
    per finire sta roba qui, a me sembra che la politica sia sinora abbastanza mancata al compito di come affrontare questa storia: quella di sinistra si è spesso abbarbicata a una prassi di cattolicesimo caritatevole (quando, come ho detto, non ha pensato bene di essere più leghista dei leghisti per essere realista).
    quella dello stato è stata orribile o assente.
    perciò, imputo al ministro dell’interno la sua immediata “sensibilità” sui pericoli della sinistra eversiva nel momento della crisi, ma una assoluta mancanza di sensibilità sui fatti di torino e firenze.
    non che una sua attenzione mi risolverebbe il problema.
    però, o alziamo la questione delle “responsabilità politiche” – di un quadro generale che ci consenta anche di intervenire nello specifico e di programmare dei passi, delle azioni – o restiamo impantanati nella questione accoglienza/espulsione.
    la rivolta di rosarno, ormai quasi due anni fa, pose questioni del lavoro, dell’illegalità, della mafiosità di un territorio, del ruolo dello stato (inerte per anni) e non si limitò alla questione dell’accoglienza.
    non è che sia cambiato moltissimo (la ndrangheta c’è, si lavora ancora per pochi soldi, hanno messo su una baraccopoli di container). però, nel territorio – mi creda, io vivo lì quasi sempre – non c’è più solo un’imperante indifferenza o il buonismo o il razzismo mafioso e sparacchiante.
    è cresciuta una consapevolezza. cresciuta, non dico neppure maggioritaria.
    il lavoro negro e nero è diventato un “soggetto”, sociale almeno se non proprio politico.
    infine, sulla questione di casa pound, per non sembrare di voler glissare.
    non ho detto e non penso che casa pound sia il mandante morale o pratico dell’assassino di firenze, non credo ai mandanti morali e tutta questa improvvisa canea contro la lega razzista (da parte del pd, cje la considerava ier l’altro, una costola della sinistra e da parte persino di esponenti del pdl, che ci stavano al governo) ha solo il sapore di farle pagare di più l’opposizione al governo monti (non che la lega non ci abbia messo del suo).
    però, appunto, la teoria dei “gesti isolati” – come quello in norvegia – spiega pure poco.
    le “follie logistiche” (l’assassino di firenze non ha ammazzato la suocera o il dentista che gli aveva fatto male nell’ultima estrazione ma ha pianificato la sua follia) si nutrono di sordi rancori sociali, ideologici.
    politicizzano nel corpo di una nemicità assoluta – da estinguere – quello che è un istinto sociale di individuare la differenza irrimediabile di una diversità e distinguersene.
    nessun “concorso morale”, quindi, a meno non vengano riscontrati circostanziati e precisi elementi, ma francamente non mi pare sia questo il caso, e nessuna richiesta di inasprimento di leggi sul manifestare, anche solo perché le norme avrebbero immediatamente un carattere liberticida in generale, contro qualsiasi radicalità.
    avrebbero l’effetto di “clandestinizzare” quanto c’è di incerto e oscuro, e invece è sempre necessario far emergere, publicizzare ogni spinta radicale, anche estrema, anche opposta.
    credo pure che il tempo politico che attraversiamo non debba essere caratterizzato dalla scelta del “fascismo” (del primo o del terzo millennio) come l’incrocio dei mali contro cui concentrare l’idea e la pratica di una politica alternativa di sviluppo, progresso, democrazia e libertà.
    abbiamo già dato, c’è stata una spirale micidiale, spesso favorita e pilotata o quanto meno coperta da poteri molto forti, anche internazionali.
    so pure che nella pratica spicciola, quotidiana, nell’organizzazione delle lotte, nelle scuole, nei quartieri, si può inciampare nella presenza di una destra eversiva, sociale, che agita i tuoi stessi temi, che fa opposizione generale, con – come cercavo di dire prima – prospettive diametralmente opposte, e persino orribili.
    e nel fare politica spicciola, quotidiana, non è che si vada per complessità di grandi temi, si cerca sempre la sintesi, lo slogan, l’effetto immediato di agitazione e comprensibilità. di agibilità, perché se non ci sei, se non resisti, se non conquisti, se ti cacciano – e sentir recitare i cantos di pound invece che faccetta nera mentre mi bastonano sulla testa, non è che mi faccia stare meglio – hai voglia a essere complesso nei tuoi temi.

  17. mic

    15 dicembre 2011 at 01:18

    tornando sul tema dell’articolo, piuttosto interessante, io ho trovato abbastanza impressionanti le dichiarazioni di casa pound e di Iannone a seguito degli omicidi di firenze. Dal mio punto di vista trincerarsi dietro il “non è la nostra cultura” o “è un pazzo” e non far trapelare un dubbio, una interrogazione su di sè, visto che questo Casseri frequentava casa pound e aveva alle spalle anche pubblicazioni con Di Tullio, dà l’idea della pochezza morale e politica di questa realtà. E poi non buttiamola troppo in caciara con il razzismo diffuso: c’è un ambito in cui certi comportamenti e certe opinioni che definiamo razziste sono considerate interessanti e apprezzabilli. L’assassino di firenze pubblicava apprezzate speculazioni sui protocolli dei savi di sion, ed era anche per questo noto in un ambito che fa del complottismo la chiave di lettura del mondo.

  18. nicola

    14 dicembre 2011 at 18:37

    concordo con l’autore dell’articolo
    e ritengo ammirevole l’ammissione di tonino cafeo di aver sbagliato nel credere possibile un dialogo con formazioni fasciste. la dialettica democratica sarebbe in teoria da perseguire sempre,ma a volte semplicemente non è possibile .
    quale confronto ci può essere con chi rimpiange la dittaura del ventennio?

  19. BOMBACCI

    14 dicembre 2011 at 17:11

    SINISTRA POPOLARE E IMMIGRAZIONE:UN CASO IRRISOLTO
    concordo con ANDREA COLOMBO ..e non voglio mancare di rispetto a nessuno ma davvero mi sembra che l’articolo di Lanfranco Caminiti contenga qualche banalità
    1) Basta valutare diversamente atteggiamenti o condotte a seconda se chi le commette è più o meno vicino ideologicamente. Determinati fatti di sangue squalificano certe organizzazioni sindacali particolarmente pugnaci? Determinati fatti di sangue squalificano intere comunità, condannano persone accomunate con il criminale dalla stessa nazionalità o dalla stessa religione? In certi casi anche se questi fatti di sangue vengono rivendicati proprio in nome della religione? In questi casi non è tutto un fiorire di distinguo? Credete davvero che la gente comune non è in grado di cogliere una simile ambiguità.? Si può rifiutare tutto di casa pound ma non per questo attribuirgli l’atto di un maniaco criminale. Non è giusto anche se si ritiene utile alla causa.” O si è democratici con tutti o non lo si è con nessuno”.
    2) Basta con la sinistra da salotto, la gauche caviar, la sinistra che sta con il popolo ma non troppo vicino. Basta con la sinistra da rustico in Toscana. Il popolo va per centri commerciali con la moglie ed i figli urlanti..non frequenta i cinema d’essai con la rassegna di non so quale c..zzo di regista slovacco. La sinistra o è popolare o non è e il tema dell’immigrazione è un enorme buco nero nella costruzione di una proposta di sinistra di popolo. Bisogna vivere in certi quartieri e capire qual’è la situazione. Come si comportano i “migranti” e i “rom” (sono stato politicamente corretto?) e si capisce anche perchè in certi quartieri ceti e fasce di popolazione naturaliter di sinistra adesso non la voterebbero mai! (io ci vivo). E’ una questione che la sinistra se vuole essere popolare (se vuole esserlo..) vuole porsi realisticamente o no? Vuole confrontarsi con la realtà? In modo concreto non con favolette o con sproloqui belli da ascoltare ma poco concreti. Non dicendo che bisogna aspettare. Volete sentire una bella bestemmia? Per quello che in certi quartieri si deve sopportare gli italiani sono fin troppo tolleranti! …Adesso potete cacciare quache teoria sociologica (per educazione la leggerò ma risolve poco)..potete darmi del razzista..ma se la sinistra vuole comprendere determinati ceti popolari certe domande deve porsele e dare risposte in base alla realtà non in base a quello che andrebbe bene per qualche figlio di papà universitario che gioca a fare il rivoluzionario. nel caso contrario si sceglierà di fare la sinistra di Capalbio, dei docenti universitari, deegli architetti con il loft..la destra si occuperà delle periferie, dei centri commerciali, di Rimini e Riccione ..si può criticare Tony Blair ma sottoscrivo quello che rispose quando gli dissero che il cantante degli Style Council avrebbe appoggiato il Labour Party . “sono contento ma spero che ci voti anche chi ascolta Madonna”..

  20. andrea colombo

    14 dicembre 2011 at 16:21

    @Tonino, sorry di che cavolo parli?
    non si può essere volterriani, come dici tu, o democratici e libertari, come dico io, con qualcuno sì e con qualcun’altro no.
    O lo sei “proprio con tutti” o non lo sei con nessuno. In base a quale criterio decidi quale manifestazione vietare “a priori”? E chi lo decide? Perché se lo decide Alemanno dopo il 15 ottobre sai che lista rossa viene fuori. Ma dai…
    Ci sono nessi tra le parole e i fatti? Ma no! Ma le parole in questione non sono quelle di CasaPound, a cui dai troppa importanza. Son o le parole della cutlura diffusa che ieprversa da trent’anni.
    Alle origini di quello di cui parla lanfranco c’è molto di più quella marea di operai che quando facevamo la campgana elettorale a mirafiori con giordano nel 2008 arrivava in fila indiana per dire tutti la stessa cosa: “io ero di snistra ma ora non più perché voi pensate solo ai negri (sic)”. C’è quello che è andato a farsi giustizia da solo al pigneto contro i romeni con che guevara tatuato sul braccio. c’è quel copagno piuttosto noto a roma che commentando quel fattaccio una volta mi ha detto: “l’errore è stato lasciare questi temi alla lega. una violta le ronde le facevamo noi”….
    non è casapouind, o lo è in misutra irrilevante. E’ la legge turco/napolitano e vorremo dire che pesa più nel formare la coscienza dei paese il santo presidente piuttsot che Iannone, a cui peraltro quella legge manco piaceva tanto

  21. Tonino Cafeo

    14 dicembre 2011 at 13:28

    E’ vero. Mi sono convinto che abbiamo ecceduto , gli Altri in testa, nell’essere volterriani proprio con tutti. Recuperare alla dialettica democratica gruppi come Casapound e simili si sta rivelando più che una pia illusione un tragico errore. Ha ragione Lanfranco. Reimpariamo a leggere i nessi fra le parole e i fatti e prendiamo provvedimenti. C’è un senso comune razzista di massa che bisogna combattere prima che sia troppo tardi.

  22. ahp68

    14 dicembre 2011 at 12:56

    a regà, ma che volete?

    firmate appelli perchè le organizzazioni giovanili di casapound possano manifestare in piazza, e poi vi scandalizzate se uno dei suoi esponenti passa dalle parole ai fatti e si mette a sparare contro i senegalesi? ma ve la ricordate l’articolo su quel tal guelfo che avete intervistato a maggio 2010, per chiedergli che cosa ne pensa?

    ma “st’occhiatina sulla rete, così, tanto per fare, a quanto si agita nell’estrema destra” perchè non la date voi?