Come sempre è un piacere politico, oltre che personale, vedere riunite migliaia di donne, che coltivando percorsi autonomi, anche confliggenti con la politica, riempiono le piazze, elaborano punti di vista di genere rispetto all’attuale crisi e soprattutto rispetto alla prospettiva di uscirne. Ciò che è mancato nella piazza di Piazza del Popolo del post Berlusconi, era un vero e proprio collante ideale, un obiettivo generale su cui agire ed essere protagoniste nell’agorà. Le tesi politiche ci sono, la questione centrale del lavoro, il precariato, le diseguaglianze di trattamento economico e di carriera. Anche rispetto alla politica il messaggio è forte: cinquanta per cento di rappresentanza nelle istituzioni, ruoli, tempi e pratiche non più maschili, m pensate dalle donne e gestite insieme agli uomini.
Dopo il 13 febbraio, quando un moto di popolo, raccolto e convogliato nella prima manifestazione di “Se non ora quando” voleva liberarsi da Berlusconi, ora il movimento sicuramente si interroga su come proseguire. Centinaia i comitati sorti nelle città italiane, reti d’interesse e di approfondimento, attivi sul web e strutturati in diversi laboratori, fermentano e permettono un positivo radicarsi, coinvolgendo sempre più anche ambiti, storie personali e collettive, che non si erano mai impegnate direttamente nel movimento delle donne.
Ora questo enorme patrimonio ha probabilmente bisogno di scrivere un suo alfabeto, com’è sempre accaduto per tutti i movimenti che vogliono “liberare” qualcosa o qualcuno. Essere pragmatiche è sicuramente un buon inizio, ma essere contenute ed eccessivamente omissive, per non scontentare un’area culturale piuttosto che un’altra, alla lunga spegne l’entusiasmo, contrasta con la stessa vita concreta delle persone cui s’intende rivolgere, in primo luogo con la quotidianità delle giovani e delle giovanissime, ancora troppo poche rispetto a una platea composta essenzialmente da quaranta-settantenni. Suggerimenti e ulteriori critiche un maschio non è debito si spinga a proporne. Colpisce, care sorelle di “Se non ora quando” che a fronte di una piattaforma dove i diritti civili e le libertà sono assenti, si possa poi ascoltare dalla piazza il bellissimo intervento della segretaria nazionale di Arcilesbica. Il diritto di tribuna delle differenti posizioni è una buona pratica tipica del movimento delle donne, ma ciò non compensa il silenzio nei documenti nazionali, nelle prese di posizione pubbliche delle portavoce. L’assenza dei diritti civili e delle libertà fa percepire, dall’esterno, questo movimento così forte e importante, come una buona proposta moderata, senza tempo, anzi dentro una riflessione arretrata e ossificata che tristemente distingue le attuali classi dirigenti politiche, economiche e sociali del Paese.
Non è necessario essere rivoluzionarie, sarebbe sufficienti sentirsi europee, riformiste, per accorgersi che manca la metà del mondo, che attraversa tutte e due i generi, e le differenti identità sessuali. Infine, le alleanze (quell’insistere sulla necessità che giustamente gli uomini devono cambiare) non sono neutrali e certamente serviranno per concretizzare alcune ottime proposte contenute nella piattaforma nazionale. Senza il nemico Berlusconi tutti i movimenti di cambiamento, in un momento di drammatica transizione, troveranno le loro parole unificanti, l’augurio che il primo sia “Se non ora quando”.
Jennifer
18 dicembre 2011 at 15:39
I problemi delle donne sono ben precedenti a Berlusconi e non verrano risolti certo dalla sua scomparsa, vera o presunta. Al suo articolo quasi in poitichese oppongo delle considerazioni terra terra: quello che affligge le donne e le tiene molti passi indietro è la mancanza di asili nido e di aiuti concreti alla famiglia. Se un uomo avesse le stesse incombenze non riuscirebbe ad andare avanti.
Da qui la scelta di molte donne di rinunciare alla maternità che non è certo una bella notizia per la società.
Quindi: asili nido in numero sufficiente e non si dovrà più blaterare di quote rosa che, secondo me, sono una pessima idea.
rita
12 dicembre 2011 at 18:30
Secondo me invece non c’era da aspettarsi granchè da una manifestazione come quella di ieri, organizzata secondo me solo per cercare di dare un minimo di continuità e quindi di credibilità a quella dello scorso febbraio; credibilità che a me poi non è mai risultata, dato che i diritti e la dignità delle donne furono solo il pretesto falso e ipocrita, mentre il vero scopo era la solita guerra santa contro Berlusconi.
Soprattutto ci fu il risveglio di un moralismo furibondo scatenato ovviamente dallo scandalo di Berlusconi ANCHE puttaniere, che alla fine centrò l’obiettivo (credo del tutto consapevolmente) di ristabilire quell’idea di donne di serie A e donne di serie B, quella differenza tra sante e puttane tanto cara a una certa mentalità maschilista e che al contrario altre donne, qualche decennio prima, avevano cercato di cancellare.
Data la scarsa affluenza (a quanto pare) di questo secondo appuntamento, credo comunque che non ci sarà una terza volta e sinceramente me lo auguro.