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L’ultimo scacco di Lucio, irregolare della politica e del giornalismo

gli Altri Online Pubblicato da
il 29 novembre 2011.
Pubblicato in Attualità, Cultura, gli Altri, Politica.

Lucio Magri se n’è andato. Di solito è una formula retorica, un modo di dire adoperato per evitare la crudezza nuda delle parole “è morto”. Lucio no. Lui se n’è andato davvero. Quando lo ha deciso lui. Quando la vita, a 79 anni e senza più la moglie Mara vicina, gli è sembrata insopportabile.

Se n’è andato dalla vita come aveva fatto tante volte dai partiti, troppo indipendente e troppo acuto per obbedire o per ingoiare strategie di cui non era convinto e di cui intravedeva, spesso a ragion veduta, l’esito fallimentare. Ne è uscito, con una scelta forte, il suicidio assistito in Svizzera esattamente come era uscito dalla Dc, dal Pci, dal gruppo del manifesto, dal Pdup, da Rifondazione. Non perché vinto e battuto ma perché deciso a non farsi battere.

Anche in questi ultimi anni, dopo aver abbandonato la politica attiva, Lucio era rimasto attentissimo a tutto quel che succedeva nel mondo che era e sarebbe sempre rimasto il suo. Passava ore a Montecitorio, spesso di fronte a una scacchiera. Tutti ne conoscevano l’intelligenza affilatissima e l’acume politico, molti gli chiedevano un parere, un’interpretazione, una previsione e lui c’azzeccava quasi sempre.

Di quei comunisti inquieti che hanno fatto la storia della sinistra italiana nella seconda metà del Novecento, e che sono cresciuti o passati quasi tutti per la redazione del manifesto se sono andati molti negli ultimi anni. Luigi Pintor, Carla Casalini, Rina Gagliardi… Il posto di Lucio è con loro, in una sede di partito nuovo o nella redazione di un giornale unico al mondo: ovunque si provi a inventare una sinistra che cerchi di essere diversissima da quelle che ci sono state ma senza prendere la scorciatoia infame che scambia l’innovazione per l’abbandono e la trasformazione per il rinnegamento.

Ciao Lucio.

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