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Sinistra, cittadinanza e reddito: mandiamo in “Tilt” il sistema Monti

Lorenzo Misuraca Pubblicato da
il 27 novembre 2011.
Pubblicato in Attualità, Diritti, gli Altri, Politica.

Come fare politica a sinistra al tempo di Mario Monti, senza arrendersi a un ruolo di mera testimonianza? È forse la domanda più difficile tra chi, nei partiti e nei movimenti, ha dato fondo alle proprie energie in questo ultimo anno e si è trovato con un finale imprevisto alla caduta di Berlusconi. Un mese prima era il preludio a uno scenario di grande apertura alla partecipazione, un giorno dopo la salita al Colle del Cavaliere, è stato chiaro a tutti che l’esecutivo Monti chiudeva molti spazi. Tanto che alcuni, tra cui Fausto Bertinotti, ritengono la sinistra impossibilitata a governare in questa fase.

Tra le poche reazioni da sinistra, è molto interessante quella di Tilt, la rete di sinistra che mette insieme diverse realtà collettive di tutta Italia, tra cui il Leoncavallo, le fabbriche di Nichi, l’associazione antimafia daSud, i militanti di Sel e Idv. Tilt, che ha un forte taglio generazionale (la maggior parte dei componenti sta tra i 20 e i 35 anni), è nata da tre mesi e ha formalizzato la costituzione come associazione a Pisa tra il 25 e il 27 novembre. Al centro della tre giorni, un confronto su cittadinanza e reddito. Proprio sul rilancio di strumenti di reddito minimo garantito, la generazione precaria articola un’idea di uscita da sinistra dalla crisi, che si lega alla riforma del welfare, alle politiche di genere, all’antimafia sociale, al diritto all’abitare e a un’idea di cittadinanza includente nei confronti dei migranti.

A Pisa se n’è discusso con Nichi Vendola, Adriano Sofri, Francesco Forgione, Concita De Gregorio e Corrado Formigli nei dibattiti serali. Sofri, in particolare, ha notato con un certo divertimento come nel documento di Tilt, la rivendicazione di soldi abbia un ruolo centrale e di come nel ’68 un riferimento così esplicito al “vile denaro” fosse un tabù nel movimento. Forse anche questa è la cifra di una capacità di lettura del reale che tenta di non restare al rimorchio di un governo italiano, e non solo, in cui la politica in senso tradizionale sembra aver abdicato senza condizioni all’economia e alla finanza. I tempi sono lunghi, ma a sinistra in molti non si arrendono all’idea di morire montiani.

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10 Responses to Sinistra, cittadinanza e reddito: mandiamo in “Tilt” il sistema Monti

  1. Ellie

    6 dicembre 2011 at 08:30

    It’s much eaiser to understand when you put it that way!

  2. Marco Possanzini

    29 novembre 2011 at 17:30

    Rispondo sinteticamente al signor Maurizio. Innanzitutto mi permetta di darle del tu, anche perchè è più facile parlare con il cuore quando ci si da del tu. Ho letto la tua mail e percepisco molta rabbia nelle tue parole. Percepisco solo quella. Non ho letto daparte tua nessuna proposta, nessuna idea di futuro, sembra quasi che tutto vada male quindi tutto va bene. Sei proprio sicuro che il problema siamo noi? sei proprio certo che le nostre rivendicazioni e le nostre proposte di futuro alternativo siano così strampalate e lontane dalla realtà dei fatti? La tua descrizione del mondo giovanile, ma non solo, è speculare alle descrizioni che spesso da la tv, è molto vicina alla mentalità secondo la quale la pizzeria è piena quindi va tutto bene. Io ti invito, lo faccio senza polemica e senza retorica, a partecipare alle nostre iniziative e alle nostre proteste di piazza, conoscerai giovani bellissimi e attivissimi che non hanno dimenticato a casa il senso civile. Seppur fanno fatica a costruirsi un futuro, si impegnano gomito a gomito con gli altri per contrastare una deriva di povertà che sta travolgendo tutti. Noi lottiamo per il reddito, per la qualità del lavoro, per la sicurezza sul lavoro, per i diritti e credimi, non c’è cosa più difficile che difendere un diritto sacrosanto. Lo sai quanta gente muore, ogni giorno, di lavoro? lo sai? secondo te è sbagliato rivendicare più sicurezza nei luoghi di lavoro? sembrerebbe, dal tuo punto di vista, che una persona dovrebbe lavorare e basta, senza preoccuparsi troppo della sicurezza, come del resto accade in molte realtà dove lo sfruttamento è pane quotidiano. Bhe per noi lo sfruttamento equivale ad un tentato omicidio e ci battiamo affinchè i diritti delle persone, tutte, siano riconosciuti e tutelati. A partire dal reddito. Descrivere i giovani come fai tu è ingiusto e, dal mio punto di vista, lontano mille miglia dalla realtà. Per chiudere questo commento ti dico che noi non ci lamentiamo, noi non sbraitiamo con la gomma in bocca e con i vestiti firmati, noi ci rimbocchiamo le maniche perchè vogliamo ricostruire questo paese ripartendo dal concetto di giustizia sociale e partendo dal concetto che le logiche del prodotto interno lordo non possono essere l’alibi per giustificare lo sfruttamento dell’uomo su l’uomo. A tutto c’è un limite. Nessuno vuole il reddito senza il lavoro e ti informo che la nostra generazione è quella che, attraverso il nuovo mercato del lavoro, regge in piedi questo paese a costo quasi zero. Siamo ricercatori, insegnanti, impiegati, operai, braccianti, infermieri, medici, operatori sanitari, ecologici, tutti accomuncati dalla stessa sorte: la precarietà a vita. Combattiamo gli abusi, l’evasione fiscale e contributiva, vogliamo flessibilità ma non precarietà, vogliamo contrinuire ma senza versare il sangue, vogliamo più diritti per le donne, per le mamme e per le giovani coppie, vogliamo tante cose che, in questi anni, ci hanno sottratto. Buon Lavoro a Tutti Noi e Buona Fortuna

  3. Maurizio C.

    29 novembre 2011 at 12:20

    Ritengo che il sig. Lorenzo si voleva rivolgere a me e non a Giorgio, per cui rispondo sinteticamente.
    No, purtroppo indovina solo l’età perchè sono oltre i 45, per il resto le accenno che avevo cominciato da capo a 40 anni ed ora sto per farlo quasi di nuovo; inoltre le assicuro che sia il lavoro che la retribuzione non sono affatto adeguati e sicuri!!!
    Sto lottando e faticando usando tutto quello che ho di energie fisiche ed intellettive, compreso dei magnifici amici, e non sono affatto disperato e tanto meno mi passa per la mente accusare i soliti di ingiustizia e cose del genere anche se una pulita la farei volentieri, ma sarebbe solo un illusione. Le cose si cambiano se cambio io.
    Mi sono invece rotto alla grande della gente che si lamenta, all’età di 16/20 anni col melafonino tra le dita, vestiti firmati e tanto di moto/auto che dice che la scuola fa schifo perchè non ha soldi, che il lavoro non c’è, che le banche rubano, che i ricchi non regalano, che gli imprenditori sfruttano ecc… Ma sanno di cosa parlano? Sanno cosa fanno gli extracomunitari per riunire le loro famiglie in Italia e in Europa e che tra poco reggeranno loro l’Europa? Sannop cosa hanno fatto i loro nonni? Sanno che non esitono più panettieri, idraulici, elettricisti ecc…??? Ma hanno davvero voglia di studiare prima e di lavorare poi? Per carità, sono solo dei dubbi e non dico che i problemi non ci siano, ma se tanto mi da tanto gli adolescenti del Burkina Faso insieme alle loro famiglie, dovrebbero darsi fuoco nelle piazze per le giornate che vivono!! Io ci sono stato in Burkina ed ho imparato cosa significa l’attaccamento alla vita dei ragazzi che giocavano con bottiglie vuote… e pare che siano persone come noi e non mi risulta nemmeno che siano dei malati di mente! Ora, dopo aver visto queste cose, torno in Italia e ricevo come una coltellata vedere sfilare la gioventù che sbiascica frasi sentite in TV mentre masticano gingomme e trascinano piedi stanchi di andare a spasso… E che cavolo un po’ di palle!!!! Mi stia bene.

  4. Lorenzo Misuraca

    Lorenzo Misuraca

    29 novembre 2011 at 02:05

    Giorgio, questa idea che basti rimboccarsi le maniche per tirare avanti mi sembra molto brunettiana. Non so quanti anni hai, probabilmente non 30, oppure sei uno dei pochi di questa generazione ad essere riuscito ad avere un lavoro adeguato e una retribuzione dignitosa. Ma ti assicuro che oggi nella maggior parte dei casi non basta lavorare sodo, perché è quello che fanno tutti i precari che non arrivano a fine mese.
    E poi un conto sono le azioni individuali che ognuno nella sua vita fa, un conto è la politica che consiste nell’occuparsi di questioni collettive, per migliorare la vita di chi vive in un paese, in un determinato momento storico. E tra queste questioni ci sono anche i diritti. Non vedo perché darsi da fare a lavoro, per chi ce l’ha, e rivendicare diritti siano due cose in contrapposizione.

  5. GiorgioIV

    29 novembre 2011 at 01:04

    Perché intanto non cominciate a mettere a posto ,l’orologio che registra l’ora dei commenti? E’ tornata da circa un mese l’ora solare…

  6. Maurizo C.

    29 novembre 2011 at 00:29

    Ma scusate non è il caso di chiedere a Sofri cosa volesse dire?
    E magari poi si scopre che voleva dire che, secondo lui, la sinistra di oggi non ha più le palle che aveva una volta? Il fatto è che, le palle non ce l’aveva ne la sinistra di ieri che mitragliava gli avversari ne quella di oggi che è
    diventata borghese e moralista… Ma davvero credete che il problema è (…il reddito oggi non è più soltanto una somma stechiometrica di valuta, ma è uno strumento per liberare le giovani generazioni,…) ecc… Ma che volete inventare che già non esista?
    Le palle ce l’hanno coloro che amano e costruiscono, non coloro che rivendicano solo diritti e additano gli altri come nemici o responsabili dei problemi, siano essi di destra/centro/sinistra/sud/nord/padroni/finanza/sindacati ecc…
    E’ coraggioso ed ama l’uomo chi è propositivo e per primo comincia a costruire/lavorare su ciò che ha, non chi si lamenta e sbandiera ciò che manca o i diritti che qualcuno sempre gli deve… Un padre, se ha una famiglia che deve mangiare, non perde tempo a protestare ma si ingegna per portare a casa la pagnotta e pure onestamente e magari cresce un figlio che renderà più grande quel Paese. L’Italia è stata fatta così nel dopoguerra, non da chi poi ha buttato le bombe (la folle destra) o sparato sui “padroni” (la “coerente” sinistra).

  7. alex

    29 novembre 2011 at 00:18

    che c’entra la sinistra con Conchita De Gregorio? Una che guadagna al mese quanto un operIo GUADAGNA IN UN ANNO………

  8. Marco Possanzini

    28 novembre 2011 at 15:41

    Nessuno ha chiesto a nessuna “vecchia frattaglia” di dare voce a un nuovo movimento. Adriano Sofri ha semplicemente raccontato, dal suo punto di vista con l’eleganza e la semplicità che lo contraddistinguono, come il mondo abbia subito radicali modificazioni, quasi genetiche. Questa sua riflessione è intimamente legata, come giustamente sottolinea Lorenzo Misuraca, alla necessità di reddito. Una volta il rapporto fra lavoro e reddito, fra reddito e potere di acquisto, era completamente differente rispetto ad oggi. Nel “vituperato 68″ i beni superflui costavano molto di più rispetto ai beni necessari, oggi la situazione è completamente ribaltata. Riempire un aereo low cost ,19,90 euro per andare a Londra, oppure riempire una pizzeria a 10.00 euro per persona, è facilissimo anche durante il recesso economico che viviamo. Il difficile oggi è comprare un’appartamento, pagare le bollette, l’assicurazione dell’auto, pensare di mandare un figlio a scuola e magari all’Università post Gelmini ecc.. Precarietà e sfruttamento sono le parole chiave che descrivono una realtà sociale prossima al tracollo. Le incertezze economiche e quindi reddituali, la precarizzazione e l’incertezza di un lavoro, sono i mattoni per costruire la società della paura e della depressione. Credo che Adriano Sofri volesse sottolineare proprio questa differenza, il reddito oggi non è più soltanto una somma stechiometrica di valuta, ma è uno strumento per liberare le giovani generazioni, e non solo loro, dalla paura del futuro e dalle ingiustizie sociali che oggi più di ieri viviamo quotidianamente.

  9. Lorenzo Misuraca

    Lorenzo Misuraca

    28 novembre 2011 at 15:13

    Credo che Sofri intendesse il fatto che nel ’68 c’era, almeno nel pezzo di movimento di cui lui faceva parte, un idealismo diverso, in cui i soldi non erano il centro delle rivendicazioni, ma al contrario venivano visti con sospetto, come agenti di corruzione dei desideri.
    Io l’ho trovata una riflessione interessante, come tutto il suo intervento. Forse lui l’ha detto come uno sfottò… ma invece io ho letto un segno positivo: che essendo oggi la politica in mano all’economia, è proprio dal reddito – e non più dal lavoro, ad esempio – che bisogna partire per aprire spazi di partecipazione, desideri e democrazia in questa nuova fase in cui ci troviamo.

  10. piero elia

    28 novembre 2011 at 15:01

    Come sempre Sofri la fa fuori dal vaso. Succede a guardare sempre solo la punta del proprio naso. Ma dov’era quando a milioni nelle piazze chiedevano il salario garantito? Non saranno certo queste frattaglie della vecchia sinistra a dare voce a un nuovo movimento.