Domenica, ore 19.10. Mario il commissario sale al Quirinale per ricevere l’incarico di formare il nuovo governo, mentre Silvio il tiranno deposto scocca il suo ultimo videomessaggio alla nazione. Sarà pure una fiabesca coincidenza, ma negli stessi minuti in cui si spezza l’incantesimo fra il popolo e il suo grande imbonitore, a casa Di Pietro uno specchio va in frantumi.
Ahia! Sette anni di governo Monti…
Non scherziamo. Al capo dello Stato l’abbiamo detto chiaro e tondo: poche settimane per ripulirci la faccia davanti all’Europa e poi subito al voto. Il governo Monti deve durare solo il tempo dell’emergenza, altrimenti diventa incostituzionale. Su questo punto Napolitano si è mostrato ragionevole e comprensivo.
Sarà. Altri hanno fatto le loro controdeduzioni: avanti fino a fine legislatura.
Altri lo hanno detto, ma noi escludiamo di dare ossigeno a una vera e propria coalizione bipartisan che tiri la corda fino al 2013.
Passino i caroselli contro il premier, passi anche il suo gesto dell’ombrello. Ma qui la democrazia è stata messa in mora, depotenziata. Cosa c’è da festeggiare?
La democrazia non è stata depotenziata, è stata annullata. La democrazia e la politica, nella sua accezione più nobile, sono le vere vittime di questa crisi. Affidare il paese a una classe di tecnocrati che sono più abituati a far quadrare i conti che a stimolare l’azione politica ci lascia fortemente perplessi. Ma l’Italia è stata commissariata perché umiliata dai suoi stessi governati, le responsabilità ricadono su coloro che non sono stati all’altezza del loro compito. Detto ciò, le urne restano lo sbocco necessario, obbligato e urgente.
Napolitano non ha mai mollato la regìa della crisi. Come giudica il suo operato?
Napolitano è il vero capo del governo dell’emergenza, Monti è un premier eterodiretto dal capo dello Stato. È un’anomalia, ma ritengo che in questa fase politica è una fortuna che il Quirinale abbia preso in mano le redini della situazione, piuttosto che lasciare gestire tutto a Berlusconi e vivacchiare un altro anno e mezzo.
Le sirene dell’unità nazionale hanno stregato anche l’Idv. Avete lasciato alla Lega l’esclusiva dell’opposizione…
Ancora due mesi con Berlusconi a palazzo Chigi e i mercati ci avrebbero divorato. Meglio affidare la transizione a soggetti terzi, che non hanno a che fare con la politica, piuttosto che lasciare il pallino a un premier dimissionario e impresentabile. Noi non potevamo consentire che questa fase fosse gestita da un governo moribondo interessato a portarci al voto con questa legge elettorale.
Lei è sicuro che Mario Monti non abbia a che fare con la politica?
Intendo dire che la questione non va posta nei termini tradizionali di fiducia: non abbiamo nessuna intenzione di appoggiare un governo sorretto da una coalizione politica, per quanto estesa sia. Non intendiamo partecipare a riunioni di maggioranza, con Cicchitto e con Gasparri per intenderci, perché una maggioranza non esiste. Il raccordo operativo sono le commissioni parlamentari e i presidenti di commissione: nessuna alleanza politica fra i gruppi e neppure riunioni informali con Casini, per esser più espliciti. Siamo fieri sostenitori del sistema bipolare e non possiamo accettare che il bipolarismo sia inquinato da inciuci o larghe intese. Non siamo parte dell’esecutivo Monti, l’apertura di credito dell’Idv riguarda solo la figura del presidente del consiglio incaricato di gestire la fase di transizione per portarci il prima possibile alle urne, per ricondurre la democrazia nel suo corso naturale, sostanziata dalla volontà popolare.
Governo a tempo, niente politici e subito al voto. È una posizione più affine al Pdl, che al Pd…
Anche il Pd ha posto la condizione di un governo di scopo. Certo, al contrario dell’Idv ha messo meno paletti e non ha indicato nessun termine. Noi esigiamo tempi certi e una nuova legge elettorale. Se il governo e il parlamento faranno melina è già pronto il referendum: ogni altro tentativo di prolungare l’agonia di questa legislatura risulterebbe in contrasto con la volontà dei cittadini.
Qualcosa, nel frattempo, questo governo dovrà pur fare. Preoccupati?
Abbiamo le mani libere e valuteremo i singoli provvedimenti: tutto ciò che eccede la materia dell’emergenza economica per cui il governo Monti è stato chiamato ad operare, sarà vagliato con attenzione. Quel che avrebbe fatto Berlusconi non è detto che lo possa fare Monti, solo perché ha la faccia pulita. Prendere una coltellata da una persona per bene o da un delinquente non fa molta differenza.
Appunto. Qui si parla di privatizzazioni a tappeto, alla faccia dei referendum sui beni comuni.
Un governo non eletto dal popolo non può avere il potere di derogare alla volontà popolare. I cittadini si sono pronunciati in modo chiaro e solenne su quei quesiti e il capo dello Stato deve vigilare affinché non ci siano strappi da ciò che è stato democraticamente stabilito. Nessuna legge in contrasto con quella pronuncia può essere emanata, men che meno da un governo tecnico che non ha legittimazione elettorale.
Macelleria sociale, sono parole sue.
È un rischio ancora molto concreto. Ci siamo liberati di Berlusconi per avere più credibilità al cospetto dei partner internazionali, siamo disposti a saldare il conto con l’Europa, ma nessuna fiducia al buio. A Santa Lucia, in questo momento preferisco San Tommaso. Vedere, toccare e poi credere e decidere. Il governo tecnico non è la panacea di tutti i mali, e non ci rassicura. Siamo preoccupati che a pagare il conto siano sempre i più poveri, i meno garantiti. In questo senso ci aspettiamo un’azione di equità. Monti parla di lotta ai privilegi, agli sprechi, alle corporazioni: su questa strada siamo disposti a seguirlo. Nei primissimi giorni del suo mandato deve presentare la cosiddetta “legge del buon esempio”, applicare alla classe politica per prima i sacrifici che si intendono chiedere agli altri.
Il professor Monti è lo stesso che ha tessuto le lodi della Gelmini e di Marchionne.
Infatti noi siamo allarmati. Ecco perché bisogna tornare nei tempi più rapidi a rilanciare l’iniziativa politica, con una coalizione di centrosinistra per vincere le prossime elezioni e con un programma che tuteli le classi sociali più deboli.
La foto di Vasto è ancora sul suo comodino?
L’alleanza Pd-Idv-Sel è l’unica possibile, ed è l’unica su cui intendiamo impegnarci. Il Terzo Polo si chiama così proprio perché vuole stare per conto suo.
Magari questo bonus di tempo vi aiuterà a farle, queste benedette primarie.
Le primarie restano lo sbocco naturale per una coalizione che debba selezionare non solo la classe dirigente, ma anche il programma.
Ermanno Mosele
25 novembre 2011 at 01:04
Il qualunquismo lo vedo in Di Pietro. feroce critico di tutto e di tutti. Vergine politico e quasi un unto del Signore. Il nuovo messia. Intanto dopo le feroci parole usate per il figlio di Bossi, il Trota, questo Martin Lutero pseudo fustigatore dei vizi altrui, ha fatto eleggere il figlio Cristiano (un vero e proprio Caciocavallo molisano) nel consiglio regionale del Molise. Infatti Di Pietro e l’IDV non hanno mai più detto nulla contro il nepotismo di Bossi e tanto meno mai più parlato del Trota.
Alessandro Antonelli
19 novembre 2011 at 18:34
Sono d’accordo con te, paola, inutile che ora ci si lamenti. Non credo affatto che il tuo sia qualunquismo, piuttosto scorgo una punta di rassegnazione, e non vorrei che questa rassegnazione contagiasse anche chi – a differenza dei politici, costretti nei loro tatticismi – ha il diritto (direi il dovere) di riabilitare la politica attraverso un sano esercizio di critica. Parola ormai bandita tra i plauditori del nuovo corso. Insomma, mi piacerebbe che si uscisse dalla retorica del “ce lo siamo meritato” e che non si considerasse la messa in mora della democrazia (e della politica) come lo sbocco unico e inevitabile del basso impero berlusconiano.
un abbraccio
paola
19 novembre 2011 at 18:04
“La democrazia non è stata depotenziata, è stata annullata. La democrazia e la politica, nella sua accezione più nobile, sono le vere vittime di questa crisi. ”
Diciamo che la maggior parte dei nostri politici di ogni schieramento (qualcuno più di altri) ha fatto veramente di tutto perché ciò accadesse. Inutile che ora ci si lamenti.
Faccio notare che il mio non è qualunquismo, solo spirito di osservazione.