Il botto mi capita sotto gli occhi a metà pomeriggio, direttamente sulla mia bacheca di Facebook. “Dopo lo scivolone su Jobs, i dirigenti di Sel Roma dovrebbero solo dimettersi!”, tuona un iscritto al partito della Capitale.
Certamente il manifesto con il simbolo di Sel dentro una iMela su sfondo nero e un malinconico “Ciao Steve”, ha colpito nel segno, nel bene e nel male. In molti, tra tesserati e simpatizzanti, girando per Roma hanno sgranato gli occhi vedendo i manifesti, senza gradire la trovata ad effetto.
Del resto, l’ondata di commozione per la morte del fondatore della Apple ha invaso senza scampo tutti i media, vecchi e nuovi. Twitter e Facebook si sono riempiti per un’intera settimana di sentiti ringraziamenti all’innovatore, al guru, al santone del benessere immateriale. A colui che ci ha cambiato la vita con stilosi e costosi oggetti Hi-tech.
Jobs come Madre Teresa di Calcutta, nessuna macchia, solo salvezza e redenzione. Nei giorni che sono seguiti al trapasso del geniale creatore del Macintosh, in pochi hanno sollevato critiche all’acritica santificazione di Jobs. Qualcuno si è limitato a far notare che Jobs era pur sempre un milionario americano, non propriamente un profilo da eroe della sinistra mondiale. Altri hanno spammato pezzi e video sulla Foxconn, la fabbrica cinese che produce iPad in cui le condizioni di lavoro sono così aspre che diversi operai negli scorsi mesi si sono suicidati. E nonostante ciò, il manifesto di Sel Roma non ha fatto altro che seguire la scia di emotività che aveva colto tutti o quasi, come una sorta di delirio religioso.
Dal punto di vista comunicativo, probabilmente, il vero errore degli ideatori del manifesto è stata la tempistica sbagliata. Fosse uscito il giorno dopo la morte di Jobs, in molti avrebbero avuto la vista troppo annebbiata dalle lacrime di commozione per notarlo. Una settimana è stata sufficiente per leggere la questione con un maggior distacco.
La doccia fredda per gli ideatori del manifesto, dopo che critiche e fotomontaggi ironici stavano montando sul web, è arrivata dallo stesso Steve Jobs di Sel, Nichi Vendola, che con una nota su Fb ha chiarito: « Fare del simbolo della sua azienda multinazionale – per noi che ci battiamo per il software libero – un’icona della sinistra, mi pare frutto di un abbaglio» e poi la stoccata: «Penso che il manifesto della federazione romana di Sel, al netto del cordoglio per la scomparsa di un protagonista del nostro tempo, sia davvero un incidente di percorso».
Ma le lamentele degli stessi iscritti di Sel, la vergogna esibita come un mea culpa, e appunto la richiesta di dimissioni, sembrano francamente esagerate per un manifesto infelice. Al massimo dovrebbe andare su tutte le furie la tesoreria del partito, visto che stampare centinaia, forse migliaia di mele Apple contraffatte, deve pur essere costato qualcosa.
Queste botte di delusione sono figlie della stessa emotività scoppiata attorno alla venerazione sul cadavere mediatico di Steve Jobs. Un’emotività schiacciata sul presente che non sa prendere le misure alle proprie reazioni, che non sa distinguere tra il padreterno e un geniale inventore del XX secolo. E che, di converso, non è capace di muovere una critica senza stracciarsi le vesti.
giovanni de caprio
14 ottobre 2011 at 10:23
@maurizio. Rispetto molto le tue idee. Non era sarcasmo il mio. Però devo ammettere che mi piacerebbe superare questa rigida distinzione fatta di etichette, definizioni. Credo che i tempi siano maturi per un mondo totalemnte nuovo. E perchè chiudere la porta a chi può contribuire anche con il capitale?perchè non batterci per una società in cui ci possono stare vincenti non al prezzo della vita dei perdenti? Seguo con interesse questo settimanale perchè vedo che è un’officina di idee nuove, di un socialismo al passo con i tempi, perchè solo qui leggo persone “Veramente” libere. E allora, se per un nuovo socialismo abbiamo bisogno della mela perchè è un messaggio positivo, ben venga. Per raggiungere l’obbiettivo di un mondo senza più gente che muore per 3 euro e 90 l’ora, che è presa a calci perchè gay, che crepa su un barcone in mare aperto , abbiamo bisogno di innovazioni come quelle di Jobs che hanno permesso la circolazione delle notizie e delle idee nel mondo, Senza farne icone o pellegrinaggi mediatici, su questo sono d’accordo. Non abbiamo bisogno di montezemolo e di della valle…….abbiamo già dato……!
Maurizio
14 ottobre 2011 at 10:00
Sulla qualità dell’uomo non discuto. Sulle sue idee geniali neanche. Così come è un errore dare credito alle agenzie di rating. Se qualcuno del mio partito l’ha fatto, cosa di cui dubito fortemente, dato che non ho mai trovato dichiarazioni in tal senso, ha sbagliato. Non considero il fare i miliardi una cosa negativa in sè, assolutamente. Nè spero in un ritorno di una rigida dottrina da PCUS. Tuttavia, non ritengo che un miliardario possa essere un simbolo per il nostro partito, che si pone l’obiettivo di rappresentare e aiutare le classi sociali meno abbienti e le persone emarginate. Persone che non si potevano neanche permettere uno dei prodotti della Apple, per intenderci. Viviamo in uno stato confusionale, questa è la verità. Per cui il simbolo di una multinazionale può diventare il simbolo di un partito di Sinistra. Per me così non è. Sarò anche vetero, ma non faccio di Jobs un’icona perché ha avuto buone idee e perché ha detto “Stay hungry, stay foolish”. Ha avuto ottime idee, ci ha guadagnato sopra, bravo. Ma più dei vincenti, per deformazione, tendo a preoccuparmi dei perdenti. Di chi crepa a lavoro. Di chi crepa per quattro euro l’ora in un palazzo fatiscente. Di chi viene preso a calci perché gay o lesbica. Di chi viene dal Nord Africa e rimane stipato in un’isola per mesi e mesi. Questi sono i miei simboli. Non Steve Jobs.
giovanni de caprio
14 ottobre 2011 at 02:19
Mah……mi sembra che tu sia vittima di un malinteso: il miliardario è il male perchè è miliardario. Roba da curia del PCUS …che purtoppo sopravvive. Personalmente non credo che di per se avere miliardi sia una macchia o un reato. Bisogna poi vedere come si sono fatti i miliardi. Se vengono da un idea geniale che ha portato progresso – e non puoi negare che il progresso tecnologico sta aiutando il nascere di una nuova coscienza civile come dimostrano le rivolte che nascono su facebook – io non ci trovo nulla di scandaloso: uno come Jobs si è arricchito ma ha anche dato qualcosa all’umanità. Se poi i miliardi vengono dallo sfruttamento della vita altrui e dalla speculazione più abbietta, la cosa è ben diversa mi pare. Purtroppo però negli ultimi giorni molti tuoi compagni di partito hanno sottoloineato con molta energia la ” retrocessione” da parte di Standard & Poor’s e delle altre agenzie di rating del debito pubblico del nostro paese, a voler sottolineare il fallimento economico del governo italiano. Mi pare che dare credito alle strutture più perverse del capitalismo sfrenato, come le agenzie di rating, sia un po’ più grave d che piangere Steve Jobs. Che miliardario o no resta un grande uomo.
Maurizio
13 ottobre 2011 at 10:36
Non piangere il capitalista perché, pur apprezzando il suo genio e la sua lungimiranza, sempre capitalista rimane. E non può essere un mio simbolo, così come non può esserlo Della Valle. I dirigenti di SEL romani dovrebbero dimettersi immediatamente perché non riescono a distinguere fra mode e Sinistra. Perché hanno messo il simbolo di un partito su quello di una multinazionale. Perché hanno messo il Partito in forte imbarazzo. Perché, sempre alla ricerca del guru, hanno dimenticato che il guru pensava al proprio tornaconto personale, non ai suoi dipendenti. In ultimo, perché hanno speso fior di soldi per attaccare manifesti ignobili, e se la Apple farà causa a SEL per uso del suo logo, SEL perderebbe pure la causa. Quindi, se ne vadano e lascino a persone più intelligenti le cariche che ricoprono.
giovanni de caprio
12 ottobre 2011 at 21:54
non mi scandalizzerei tanto……in fondo se guardiamo a casa nostra molti ” di sinistra” ( ma ha ancora un senso questo ossessivo ricorso alle etichette…?) strizzano l’occhio ad imprenditori illuminati. Illuminati da cosa poi, vallo a sapere. Prendiamo Della Valle, ad esempio. E che non è certo geniale come Steve Jobs. Ma che in compenso è nemico giurato del Cavaliere. Basta una scorreggina del signor Tod’s, ma neanche tanto roboante – sai, di quelle che appena le senti e ti domandi ” ma sarà stato lui?? “- che subito spunta la cordata di sinistra che lo incorona come il proprio paladino. Ovvio, se è nemico di Berlusconi…….è nostro amico. Insomma, chissenefrega dove produce le scarpe ( brutte poi….) che rivende a 300 o 400 euro al paio.
Se facciamo la corte a Della Valle perchè non piangere un uomo che almeno ha innovato qualcosa per l’umanità intera?