Come praticare il bondage, godere e sopravvivere

Tenera Valse Pubblicato da
il 25 settembre 2011.
Pubblicato in Cultura, gli Altri, Sesso.

Scrivo queste righe su bondage e bdsm dopo essermi sottoposta a una bella sessione. Ho praticato bondage, cioè mi sono fatta legare dal mio partner. Non lo dico per voyeurismo ma per comunicarvi il piacere che si prova e per dire che non si tratta di pratiche perverse.

Ormai sono tanti che mi chiedono: «Ma cos’é bdsm? Che cos’è il bondage?». Io in genere mi faccio legare (cioè sono una slave, schiava d’amore) e potrò parlarvi di questa pratica dal mio punto di vista, ma il Bdsm è un gioco condiviso quindi quello che dirò vale anche per chi lega (master o dominante). L’espressione bdsm non è ancora molto popolare ma se diciamo sadomaso o s/m capiamo tutti. Infatti il bdsm comprende l’arte di legare detta bondage (B&D) e l’arte del dominare e sottomettersi all’altro (D/S & S/M) in uno scambio mentale e fisico che soddisfa. Si fa insieme ed è consensuale, perciò non ha niente a che vedere con la violenza e l’abuso dell’altro, né col teatrino di certe scenografie alla moda. Si pratica con una profonda consapevolezza di sé e una forte autenticità, senza improvvisazioni. L’antica arte giapponese del bondage richiede abilità nel legare senza far male e svariate conoscenze sul funzionamento del corpo umano. Col bondage si raggiunge un buon livello d’intesa e di intensità tra i partner, si frequentano nuove emozioni, si rappresentano con la gestualità il senso di appartenenza e l’affidamento dell’uno all’altro. Non lo si dovrebbe mai praticare per scaricare le proprie frustrazioni quotidiane sul partner.

Non di rado mi sono imbattuta in donne che si dicono slave per camuffare o nascondere insicurezze psicologiche e la non accettazione del proprio aspetto fisico (certe giovanissime slave un po’ cicciottelle ad esempio si ritenevano brutte) oppure in dominanti uomini con un difetto di incosciente onnipotenza che usavano le proprie partner come cavie. Tanto da metterne a repentaglio la salute fisica e psicologica, qualche volta anche la vita. In questo senso il gioco bdsm insegna una cosa da noi in Italia poco praticata: la responsabilità del potere. Il dominante fa da guida ed è sua la responsabilità del corpo che mette la propria incolumità nelle sue mani. Non c’ è spazio per defaillance: per cui, anche se si è molto esperti, non va assolutamente praticato se si è ingerita o fumata qualche sostanza, se i riflessi sono appannati.

Ognuno può scegliere il ruolo che gli si confà indipendentemente dal sesso biologico e dalla propria identità di genere, ma c’è da dire che noi donne abbiamo ancora molte difficoltà a ritrovarci nelle vesti di slave anche se vorremmo vivere la nostra passività senza inibizioni. E – sia detto ai maschi – c’è un motivo! Spesso storicamente il ruolo del dominante a letto è coinciso con la figura dell’uomo autoritario e maschilista e con l’abuso del corpo delle donne come oggetto; il processo di emancipazione da questi comportamenti è ancora in corso. Ma dominanza erotica e violenza maschile non hanno nulla a che spartire. Mentre in sintonia con i ruoli socialmente dominanti che vanno assumendo le donne è facile trovare tante mistress, e da parte loro i maschi negli anni hanno accettato di perdere a letto quelle prerogative di supremazia sessuale che la cultura del machismo aveva affidato loro e in parte imposto. Questo per certi versi ha giovato, per altri no, e non è raro sentire amiche che lamentano poca passionalità del partner.

Dunque, uomini, se volete trasformare il vostro sentire dominante in piacere per la vostra partner questa è la via! Bondage e bdsm ci avvicinano al godimento erotico senza senso di colpa e ritegno morale. Almeno a letto ognuno di noi dovrebbe poter allentare le difese e proporsi all’altro veramente nudo. E questa è la cosa più difficile nella vita di coppia! E dunque legarsi a vicenda aiuta a fare esperienza del potere: un esercizio utile in una società come la nostra dove abbiamo qualche difficoltà a intendere che il bene comune deriva da un’azione reciprocamente responsabile. Quanto alla violenza, più che incentivarla, come si potrebbe pensare erroneamente, bdsm e bondage aiutano piuttosto a incanalarla, a regolare gli impulsi di aggressività e di passività, a frequentarli e a renderli meno molesti, più praticabili. Nel bdsm il dolore si mima, si evoca, si esorcizza, si vive insieme, si supera o si sublima. Il bondage – in particolare – va appreso e praticato scrupolosamente perché, anche dopo aver imparato le tecniche resta rischioso e richiede controllo: può diventare – anche senza accorgersene – una sfida alla morte o un modo di esorcizzare il malessere esistenziale. Bisogna avvicinarsi alle corde con lo stesso rispetto che si devono al mare o alla montagna.

Esistono pratiche come breath play e giochi di soffocamento poi che andrebbero trattati con estrema cautela e non si imparano mai una volta per tutte: ogni corpo reagisce diversamente in condizioni diverse e ha una resistenza variabile. Sarebbe utile, se principianti, avere un tutor presente, un personaggio fuori dal gioco, un occhio esterno e consapevole con gli strumenti giusti per risolvere una situazione che può degenerare. Lo dico per esperienza! Le corde organiche o sintetiche, per essere tagliate in caso di pericolo necessitano di numerosissimi secondi. Un coltello o un temperino non basta anzi è sconsigliabile. Quando si praticano bondage e Bdsm sarebbe il caso di avere sempre con sé un kit di sicurezza (che comprende Emt, scissor o cesoiette) Ma soprattutto occorre stabilire un confine. Qualcuno lo chiama limite. Quello che talvolta dimentichiamo. Anche fuori dal bdsm.

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5 Responses to Come praticare il bondage, godere e sopravvivere

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  3. Julian

    28 settembre 2011 at 13:17

    ……peccato allorché, dato il forte senso laico che ha “GLI ALTRI”, pare propio che non si possino evitare le lezioncine alla faccia della sessualità, grezzi manuali d’uso di cui ovviamente sfugge sempre il significante.
    Come mio commento vale sempre quello del 20 sett 2010 su “il pene ed i suoi miti”. Saluti, Julian.

  4. Pingback: Post di oggi 25 September 2011 | Rassegnata stampa, opinioni non richieste di Simone Grossi

  5. Aurelio

    25 settembre 2011 at 19:18

    COMPLIMENTI… :-)
    un articolo serio e documentato… ben scritto e per certi versi da manuale…
    l’unico che abbia mai letto così completo e chiaro.