Socialize

FacebookTwitter

Se la libertà di stampa vale solo per il Corriere della Sera

Laura Eduati Pubblicato da
il 5 settembre 2011.
Pubblicato in Attualità, Cultura, Diritti, gli Altri, Lavoro.

Il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, ha scritto un commento all’acido solforico contro la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, incolpandola del fatto che domani, 6 settembre, il quotidiano non potrà uscire nelle edicole. E questo perché i poligrafici del Corriere hanno aderito, a maggioranza, allo sciopero generale proclamato da Camusso.

In realtà la direzione del giornale sostiene che non sono i poligrafici, astenendosi dal lavoro, i veri responsabili della mancata uscita. E’ proprio colpa della Cgil, che d’imperio avrebbe ordinato ai poligrafici di incrociare le braccia – sottintendendo che questa è una vendetta bella e buona di Camusso contro il Corriere per via delle sue posizioni critiche nei confronti del maggiore sindacato italiano.

E’ una posizione, quella di de Bortoli, davvero difficile da difendere. Innanzitutto perché ogni lavoratore aderisce liberamente allo sciopero, e non sarà certo la segretaria Camusso a decidere chi sciopera. In secondo luogo, sempre per l’astensione dei poligrafici, non uscirà nemmeno l’Unità, che notoriamente ha posizioni molto più morbide nei confronti della Cgil. Quindi l’ipotesi del “colpo di stampa” non regge nemmeno per un minuto.

Molti giornalisti di area riformista e conservatrice hanno fatto propri i ragionamenti capziosi – e autenticamente politici – di Ferruccio de Bortoli. Tra questi Pierluigi Battista, editorialista del Corriere. Il quale ha speso l’intera giornata su Facebook commentando indignato l’odioso “ricatto” della Cgil. E cancellando ripetutamente i commenti di coloro che, pensandola diversamente, decidevano di affidargli un pensiero difforme. Battista, insieme ad altri, ha poi aderito ad una pagina Fb, di quelle che si aprono per le grandi cause, dal titolo “Per la libertà di stampa: Corriere in edicola il 6 settembre”, nella quale viene scritto che Camusso avrebbe consigliato personalmente ai poligrafici del quotidiano di scioperare ad oltranza (sic) se la proprietà avesse deciso di andare in stampa ugualmente – e come, ci chiediamo.

Sia detto polemicamente: il suddetto gruppo per la libertà di stampa del Corriere (e non per l’Unità) non è aperto a tutti. Per aderirvi, anche solo per partecipare al dibattito ed esprimere educatamente un dissenso, occorre inviare una richiesta agli amministratori della pagina. L’art.21 della Costituzione, insomma, vale soltanto per invito e r.s.v.p. È un esperimento degno di nota: un diritto costituzionale per pochi intimi, il circolo delle belle lettere con tanto di dress code. In fondo fare parte dell’élite comporta anche un minimo di privacy.

Ciò che davvero colpisce è l’astio nei confronti di Camusso e della Cgil. La segretaria viene chiamata “fascista”, e quello del Corriere un caso di aperta censura. Colpisce maggiormente che a questi signori giornalisti e  a queste signore giornaliste, come tante Giovanne d’Arco immolate nel fuoco della libera espressione, non interessi proprio nulla, ma davvero un accidenti, dei fatti reali: della manovra economica, del caos del governo, della crisi, delle borse, dell’erosione dei diritti, dell’incapacità dell’Italia. E delle motivazioni che hanno spinto la Cgil a convocare uno sciopero generale di otto ore – anche questo, lo sciopero, è un diritto costituzionale.

Be Sociable, Share!
Puoi seguire gli aggiornamenti di questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Both comments and pings are currently closed.