Siamo alla sfida finale. Mentre scriviamo è in corso il direttivo della Cgil dove il capo della Fiom, Maurizio Landini, mette sul piatto il suo “niet” all’accordo che Susanna Camusso ha siglato con Confindustria insieme alla Cisl, alla Uil e all’Ugl. Nei giorni scorsi la Fiom con un secco comunicato avvertiva che quell’accordo doveva, per statuto, passare il voto formale e certificato di tutte le lavoratrici e dei lavoratori delle categorie interessate. Inutile cercare di strappare a Landini valutazioni politiche sulla situazione interna al più grande sindacato del paese, la sua “casa madre”, l’organizzazione che ha resistito, a fianco della Fiom, all’attacco frontale della Fiat, del governo e di Marcegaglia, fino a quando, due settimane fa, alla fine ha ceduto quasi di schianto ed ha siglato l’accordo. Landini rifiuta l’utilizzo di categorie “altre” per ragionare solo e soltanto in termini sindacali.
Landini, che succede alla Cgil? Ha dichiarato giorni fa che Camusso ha firmato per ragioni politiche, non sindacali. Quali sono queste ragioni politiche?
Penso che abbiano pesato richieste sul recupero dell’unità sindacale… Ma non mi interessano queste ragioni, mi interessano le ragioni sindacali che mancano e in base alle quali l’accordo non andava accettato. Se non mettiamo a fuoco che all’intesa manca una premessa fondamentale, e cioè la democrazia sindacale, non si possono capire le ragioni della nostra opposizione. Se passa l’idea che possano essere le Rsu a decidere gli accordi nelle fabbriche senza che mai venga verificato il rapporto tra le rappresentanze e i lavoratori, se si apre alla derogabilità dei contratti e, con le clausole cosiddette di tregua, alla limitazione del diritto di sciopero… Be’, vedo qui tre motivi strettamente sindacali per dire di no. Tra l’altro la derogabilità dei contratti è stato il motivo per cui la Cgil non ha firmato l’accordo confederale, quello dei metalmeccanici e quello del commercio, nel 2009.
Allora perché Camusso ha firmato?
Suppongo che abbia prevalso la volontà di rispondere alle sollecitazioni ad uscire da una situazione di difficoltà. E alla fine non lo so perché ha firmato, non mi interessa. La valutazione resta la stessa: quell’accordo lì non è in linea con le decisioni che sono state prese nel congresso della Cgil. Punto. La mia contrarietà è di natura strettamente sindacale. Tra l’altro è stato possibile discutere quell’accordo solo dopo che era stato siglato. C’è un problema di metodo che mi sembra importante.
Siamo allo scontro frontale.
Lo chiamerei confronto. Anche in questo senso va la nostra richiesta che l’accordo venga votato dai lavoratori interessati: devono conoscere i due punti di vista dentro la Cgil, e noi certamente andremo ovunque a spiegare il nostro, contrario alla firma. E poi, il voto sull’accordo è previsto dallo statuto della Cgil e troverei davvero singolare che un’organizzazione decidesse di non rispettare il proprio statuto.
Ok, chiamiamolo confronto. Però durissimo. Sono volate parole forti, come “tradimento”.
Queste sono vere e proprie sciocchezze, è la categoria del tradimento che è una sciocchezza. Non è una parola che ho pronunciato io e non penso proprio di pronunciarla. Siamo di fronte a diversi punti di vista che devono avere la possibilità di esprimersi. E ci sarà chi vince e chi perde in base a come la pensano i lavoratori e le lavoratrici.
Camusso ha sempre messo l’unità sindacale in cima alla scala dei valori. Forse questa firma punta ad un recupero sui tanti accordi separati.
Ma questa intesa non evita gli accordi separati! Per quello che ci riguarda, in ogni caso noi presenteremo a settembre la nostra piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale, che è scaduto. Tra l’altro nel frattempo ci sono state le sentenze della magistratura che confermano che il contratto del 2008 è ancora in vigore. E chiederemo a Federmeccanica che nel contratto nazionale ci sia una regola che preveda il referendum, il voto di tutti i lavoratori, per l’approvazione dell’accordo. È questo l’unico modo per evitare gli accordi separati.
E con la Fiat? Pensate di vincere attraverso la via giudiziaria?
No, non lo pensiamo, lo speriamo, perché la via giudiziaria è sempre incerta. Abbiamo fondati motivi giuridici però, nei comportamenti antisindacali della Fiat in violazione dell’articolo 2112, dove si parla del trasferimento delle imprese. Del resto per la Fiat si è visto che persino quell’accordo con Confindustria non è sufficiente.
Già, la Fiat vuole una legge. E il ministro Sacconi non è contrario a dargliela…
Per carità. Il governo ha già fatto abbastanza leggi contro i lavoratori. Comunque proprio chiedendo una legge la Fiat ammette che quello che sta facendo in Italia non ha precedenti. Se invece Fiat riuscisse ad ottenere una legge contro il sindacato, be’… abbiamo imparato che leggi sbagliate si possono cancellare con il referendum. Ma quello che davvero servirebbe in Italia nessuno lo discute: una legge che dà diritto ai lavoratori di votare sempre i propri delegati e gli accordi. E pensare che l’accordo del 1993 di cui parlano tutti prevedeva non solo l’istituzione delle Rsu votate dai lavoratori, ma c’era anche una richiesta di tutte le parti per una normativa che rendesse i contratti validi erga omnes.
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Quel vizietto liberticida della querela
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