Il Pd sceglie come manifesto della “Festa dell’Unità” l’immagine di un paio di gambe e di una minigonna rosa svolazzante a commento della scritta “Cambia il vento” e si scatena subito la reazione di una parte del mondo femminista: «È un messaggio sessista». Il comitato “Se non ora quando?” bolla l’immagine come segno inequivocabile di maschilismo e invita il Pd a ritirare la campagna pubblicitaria e le donne e boicottare la storica manifestazione. «L’abbinamento fra lo slogan e l’ennesima immagine strumentale del corpo femminile ci lascia stupite e attonite» si legge in una nota. Perché tanto accanimento? «Non è stato ancora recepito che il corpo delle donne non venga più usato per vendere qualsiasi cosa. Se a un uomo gli fanno volare una cravatta perché alle donne fanno volare la gonna?» questa è la, legittima, domanda, che si fanno le donne del comitato. Ma dietro questa presa di posizione non c’è forse una confusione di segni e forse anche un dispendio interpretativo che rischia di rivoltarsi contro di noi? È vero che la pubblicità, di destra e di sinistra, attinge spesso al solito abusato repertorio di dettagli del corpo femminile, cosa che non avviene con il corpo maschile, ma una reazione così intransigente e priva di dubbi ci fa pensare che stiamo rischiando un passo indietro nell’uso di quegli stessi simboli che non molto tempo fa ritenevamo rivoltosi e progressisti.
Anche se alcune di noi non hanno partecipato alla grande stagione del femminismo, basterebbe rivedere il documentario di Alina Marazzi, “Vogliamo anche le rose”, per ricordarsi quanto la rivoluzione culturale passasse anche attraverso l’abbandono dei “costumi” castigati (e punitivi) che la scena pubblica degli anni Cinquanta aveva confezionato per madri e mogli, e come togliersi il reggiseno e accorciarsi la gonna fossero diventati gesti storici. Dobbiamo tornare forse indietro di cinquant’anni? Bisogna riprendere a considerare la minigonna un capo d’abbigliamento più consono alle cattive ragazze o alle ragazze-oggetto, piuttosto che un segno di liberazione sessuale? Si dirà: nell’immagine scelta dal Pd vediamo soltanto un paio di gambe e non la figura intera di una donna (con tutta la testa) dotata di accessorio-minigonna. È vero. Ma se guardiamo bene la fotografia, non ha niente di offensivo e alla fine neanche di sessuale. Se c’è un archetipo in funzione, è quello famoso di Marilyn Monroe con il suo vestitino bianco al vento. Troppo indecente? Vogliamo far ritirare tutte le fotografie di Marilyn dal mercato perché sono di esplicito richiamo sessuale e sessista?
Se poi vogliamo essere precisi, questo riferimento nel manifesto c’è ma è molto sbiadito. In verità la fotografia scelta come campagna pubblicitaria del Pd è lontana anni luce da quel modello, evocando alla fine di più una “ragazza del muretto”, una scolaretta liceale, che una diva. Non sarà l’immagine esteticamente più azzeccata dell’universo, ma non è neanche la fotografia più oscena che abbiamo visto circolare negli ultimi anni. Ricordo un video di Vasco Rossi: per tutta la durata del brano, la telecamera inseguiva un culo di donna in jeans senza alzare mai l’inquadratura. Non risulta che quel video sia stato accusato di oscenità, che ne sia mai stato chiesto il sequestro. Ma dobbiamo poi arrivare ad evocare la censura? Speriamo di no. Il fatto, poi, che questo questo grido d’allarme arrivi contro un manifesto del Pd che una volta tanto non è esteticamente raccapricciante, suona quasi divertente. Lo scandalo nasce forse dalla percezione dell’abbinamento Festa dell’Unità – quindi discorsi seri, quindi discorsi politici, quindi grande festa popolare – con un’immagine più ludica? Se il ragionamento fosse questo, sarebbe un ragionamento che ha in sé conseguenze pericolose, perché nessuno vuole arrivare (vero?) ad avere nostalgia del rigidismo centralizzato del vecchio partito comunista che ha contribuito in varia misura a tagliare il corpo dalla testa delle donne. Il manifesto che circola non ci fa vedere la testa della ragazza. Ma non per questo la nega, o almeno a noi non pare. Sono ben altri i messaggi offensivi che ci assediano e di cui neanche ci accorgiamo più.
leggi anche http://giuliacerino.wordpress.com/2011/06/24/donne-senza-gonna-fatevi-una-risata/
puzzailsignorvincenzo
28 giugno 2011 at 18:07
Moraliste da voltastomaco, il manifesto può piacere o no ma basta con queste censure culturali medioevali.
paolo
25 giugno 2011 at 14:10
Qui di seguito vi trascrivo un articolo trovato in rete risalente al 1993 che parla della diatriba sulla minigonna fra integralisti cattolici e cattolici “più tolleranti”.
Secondo me chi si scandalizza ora per il manifesto del PD può essere paragonato ai Lefebvriani di allora:
Anatema. Contro la minigonna ma, soprattutto, contro “Famiglia Cristiana” che non la ritiene strumento del demonio. Mai i Paolini l’ avessero detto. A scoppio ritardato perche’ sul settimanale l’ argomento e’ stato toccato in aprile, ma con raddoppiato vigore, e’ arrivata la reazione di “Si’ si’ , no no”, periodico della Comunita’ San Pio X, legata a monsignor Lefebvre, scomunicato, uscito nel 1988 dalla Chiesa cattolica per tornare all’ integralismo piu’ duro e alla messa in latino. Con una spiccata e spiegabile simpatia per tutti i movimenti nostalgici, dalla destra ai movimenti monarchici. Anni fa il periodico “Si’ si’ , no no” annuncio’ collusioni massoniche del Vaticano. Oggi e’ il settimanale dei Paolini, una voce del cattolicesimo progressista, ad attirarsi gli strali dei conservatori: l’ accusa e’ nientemeno che quella di “sovvertire la morale cristiana”. Perche’ ? In aprile arriva a “Famiglia Cristiana” una lettera con l’ invito alla Chiesa a “richiamare le donne che eccedono negli abbigliamenti discinti”. Risponde il titolare della rubrica “Colloqui con il Padre”: forse non e’ il caso di occuparsi tanto di abbigliamento femminile “perche’ ci sono gia’ troppi problemi nella vita personale, familiare e pubblica”. E del resto i tempi in cui il preside di una scuola di Vigevano presidiava i corridoi armato di metro per misurare la decenza delle alunne sono ormai lontani quanto il ‘ 68 e i Beatles. Non e’ cosi’ per tutti, evidentemente: “Famiglia Cristiana” sembra proprio tenere ad essere tutto fuorche’ cristiana. E mai possibile che ignori le devastazioni provocate dalle nudita’ femminili?”, chiede l’ ultimo numero del periodico della Comunita’ Pio X. “Il Padre . prosegue l’ articolo . non vuole occuparsi di mode scandalose per paura di perdere di vista problemi e vizi piu’ grossi. Ma lo sa che nel vizio carnale ci cascano tutti o quasi tutti? Il peccato impuro (e sapesse quante volte provocato da nudita’ femminili) se non e’ il piu’ grave e’ certamente il piu’ comune… e quello che porta piu’ anime all’ inferno”. “Non gli e’ mai passato per la mente . chiede il commento . che questi stessi problemi gravi sono legati in gran parte alla moda femminile?”. La conclusione e’ rapida e lampante: donna, minigonna, sesso, perversione. “Il guadagno facile forse non e’ anche quello della donna che si denuda sul marciapiede per adescare e guadagnare?”. Parola di “Si’ si’ , no no”. Con buona pace di Gesu’ Cristo che con queste parole (“sia il vostro linguaggio si’ si’ , no no, il superfluo procede dal Maligno”, Matteo, 5, 37) raccomandava ai discepoli di non giurare mai, ne’ sul cielo, ne’ sulla terra e neanche sulla propria testa. Di non essere mai troppo certi del fatto proprio, insomma, di andarci piano con le sentenze definitive.
paolo
25 giugno 2011 at 14:00
E’ vero che nella vita si possono cambiare le idee, che la rigida coerenza equivale spesso a stupidità e così via. Però si parla di indecenza per un manifesto che di volgare ha ben poco perché sembra che offenda qualche comitato femminista. Se invece qualche altro si sente offeso perché un altro manifesto che rappresenta due omosessuali “politicamente corretti” che ostentano la loro diversità viene tacciato di bigotto, arretrato, per non dire di peggio (razzista, omofobo, bla bla bla).
Mi sa tanto che viviamo ancora in una Italia dove la democrazia ed il rispetto delle idee altrui sono una pura illusione.
Ciao a tutti.
Jennifer
25 giugno 2011 at 11:10
Il manifesto in questione è brutto, prima di tutto. Quelle mani scheletriche e livide fanno venire la nausea.
Il vento è cambiato nonostante il PD. Due sindaci della cosidetta sinistra estrema ed uno dell’ Italia dei valori alla faccia del PD che propone sempre gli uomini sbagliati e non si libera di intrallazzatori vari, che non hanno niente da invidiare a quelli degli altri partiti.
Io insisto nel dire che la vita delle donne cambierà veramente quando saranno sicure che, in caso di gravidanza, avranno un posto garantito al nido così come ce l’hanno all’ospedale per partorire.
Anche questo manifesto sembra fatto apposta per parlare d’altro.
filippo boatti
24 giugno 2011 at 21:09
Facciamo a capirci, non è tanto questione di sessismo… l’autrice dell’articolo non si accorge che non c’è nulla di più “centralizzato” di questo messaggio apparentemente ludico e sbarazzino. Concordo che non è volgare, ma è una truffa, un falso ideologico molto più che se pubblicizzassero le calze. Bene o male le calze sono indossate dalle donne e ti mostreranno sempre delle gambe di donne. Siamo sicuri che invece il PD in questo momento non preferisce mascherare con un messaggio sbarazzino la sua cronica mancanza di argomenti? Saluti.
Claudio
24 giugno 2011 at 19:47
Le signore femministe sono sempre più insopportabili con le loro isterie, con il loro battere i cazzotti sul tavolo ed i loro aut aut, è ora che qualche uomo a sinistra (se ce ne sono ancora) cominciasse a rispondere per le rime, altrimenti tra non molto tempo queste si puliranno le scarpe sulla nostra testa