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Caso Battisti, la lezione del Brasile

Andrea Colombo Pubblicato da
il 9 giugno 2011.
Pubblicato in Diritti, Esteri, Giustizia, gli Altri.

Tra Pd e Pdl è una bella lotta: indignazione generale, parole grosse, toni esasperati. La nazione offesa insorge in difesa della sua calpestata dignità. Fioccano le proposte isteriche, tali e tante che il Parlamento repubblicano pare trasformato in una versione picchiatella di Hyde Park Corner. Ancora manca un matto che proponga di dichiarare guerra al Brasile, ma per il resto il catalogo delle idiozie è completo, dal boicottaggio economico all’idea balzana di schedare come complici i cittadini italiani che dovessero andare in vacanza a Bahia o Ipanema…
Qualunque giudizio si dia della sentenza della Corte costituzionale brasiliana che ha fatto di Cesare Battisti un uomo libero, di vergognoso in questa faccenda c’è soltanto l’indegna cagnara con cui un Italietta degna di Achille Starace strepita per la libera decisione di un libero Paese. Con lo scolapasta ben calzato sulla testa, i nostri chiassosi condottieri di destra e di sinistra sembrano aver dimenticato per la strada un paio di intangibili princìpi, tipo il rispetto per l’autonomia di un Paese sovrano e delle sue istituzioni. Passi per il Pdl: da gente come Gasparri e Castelli nessuno si aspetta un sobrio senso delle proporzioni e se gli capita di dire qualcosa di sensato quasi ci si ritrova stupiti e un po’ delusi. Ma D’Alema…. D’Alema!
Però qualcosina sul merito dell’ignobile (sic), vergognosa (sic), insultante (sic), incomprensibile (sic), oltraggiosa (sic), incivile (sic) sentenza va pur detta. Cesare Battisti è un uomo di rara antipatia e le sue dichiarazioni dal Brasile costituiscono un florilegio di idiozie che fa il paio col delirio collettivo di cui sopra. Però è anche un imputato condannato (in contumacia) nei processi italiani dell’emergenza, e chiunque se ne sia occupato sa che in quei processi dei principi elementari del diritto si faceva barbecue di maiale. La sola garanzia lasciata intonsa era quella di finire con decine d’anni di galera sul groppone.
L’Italia, sia chiaro, ha poi corretto la direzione di marcia. Terminata l’emergenza i processi sono tornati una faccenda più civile. Spesso le corti d’appello o di cassazione hanno riequilibrato la macelleria sentenziata da quelle d’assise a guerra non ancora finita. La magistratura di sorveglianza ha preso atto per tempo della mutata situazione concedendo a quasi tutti gli ex terroristi misure alternative alla detenzione, in ottemperanza al principio costituzionale che fa del reinserimento e non della vendetta lo scopo della pena.
Nel complesso, nel fronteggiare un fenomeno di lotta armata senza pari in occidente l’Italia non si è comportata affatto male. Però qualcuno, per un motivo o per l’altro è rimasto impigliato nella rete. Di tutti i brigatisti coinvolti nel sequestro Moro, per esempio, uno solo torna ancora in carcere la sera, e per sommare la beffa al danno è proprio quello che una vulgata ottusa considera assoldato dai servizi. I condannati in contumacia fanno parte di questo esiguo gruppetto: per loro il tempo si è fermato, l’emergenza è ancora roba di stringente attualità. Nessuno trova nulla da ridire contro sentenze scritte con l’accetta.
Il Brasile ha ravveduto un certo fumo persecutorio in una sentenza che condanna lo stesso imputato per due omicidi avvenuti contemporaneamente a centinaia di chilometri di distanza. Inconcepibile!
Il Brasile ha trovato discutibile una sentenza, emessa in contumacia e in anni in cui l’abitudine italiana di ignorare ogni diritto della difesa era nota nel mondo e frequentemente denunciata.
Forse sarebbe stato rassicurante se l’Italia, invece di offendersi e strepitare, si fosse impegnata, come è buon uso in questi casi, a ripetere il processo. Stavolta considerando la difesa un particolare non trascurabile e superfluo. Invece la sua classe dirigente si è abbandonato alla scomposta gazzarra che occupa in queste ore le agenzie di stampa. C’è da stupirsi se i brasiliani hanno preferito non fidarsi?

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8 Responses to Caso Battisti, la lezione del Brasile

  1. Pitocco

    20 giugno 2011 at 10:55

    sarebbe il caso di ricordare che battisti è rimasto per anni in Francia senza che nessuno mai ne parlasse, così come per anni Ruhullah Musavi Khomeini fu ospitato sempre dalla giacobina Francia.
    Da chi erano protette queste due sublimi personalità?

  2. Alessandro

    18 giugno 2011 at 17:01

    magari fossimo ancora nella cultura del “né con lo stato né con le Br” , significherebbe che un minimo di opposizione sociale sarebbe ancora possibile…

  3. walter

    17 giugno 2011 at 09:51

    ovvio che non esiste paragone tra Battisti ed Eichmann, ma è un giochino troppo banale caricaturalizzare una posizione…. posizione paradossale, lo ammetto, ma utile a rompere il muro polveroso e ipocrita dell’equilibrismo e dell’indifferenza ( “…Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti….” : do you remember Antonio Gramsci?) .
    Ma forse siamo ancora nella cultura de ” nè con lo stato nè con le Br”.
    Nel merito: avrei capito e forse sostenuto una campagna internazionale che chiedesse la revisione del processo come condizione contrattata per il rientro.
    Ma non ce n’è traccia apprezzabile.

  4. andrea colombo

    15 giugno 2011 at 15:18

    Bisogna non sapere dove sta di casa la serietà oppure essere fuori di capoccia per paragonare Battisti ad Eichmann.

  5. walter

    14 giugno 2011 at 18:28

    se fossimo un paese serio e determinato, orgoglioso della resistenza democratica e popolare contro il terrorismo, ci ricorderemmo dell’esempio degli israeliani, che cinquant’anni fa circa organizzarono un blitz in Sudamerica per andare a prendersi il criminale nazista Eichmann…..

  6. Paolo

    13 giugno 2011 at 07:40

    anch’io ho provato ad inserire messaggi su questo argomento, ma mi sono stati censurati!

  7. Alessandro comunista

    11 giugno 2011 at 21:10

    Questo è il tipo di commenti che appaiono sul sito del Manifesto:

    “Che dire dell’ orrido e rivoltante cesare battisti? Un criminale ed assassino che dovrebbe pagare fino in fondole proprie colpe, su cui non esiste praticamente ALCUN dubbio possibile. Altro che starsene in spiaggia a prendere il sole…

    Di fronte ad una vicenda tanto enorme, insensata, beffarda ed assurda come questa, fossi uno dei familiari delle vittime, molto probabilmente saprei benissimo cosa fare… Oltre tutto, da quelle parti non mi costrerebbe neppure troppo!

    Anzi, se qualcuno aprisse una raccolta fondi x quel nobile scopo, darei sicuramente un obolo, neppure tanto simbolico!!! 10-06-2011 19:48 – Fabio Vivian”

    Lo riporto qui approfittando della mancanza di filtri, perché miei commenti in cui facevo notare che questa è istigazione a delinquere, ma più che altro facevo notare il mio disprezzo per l’autore di questo commento, non sono stati fatti passare dalla redazione del Manifesto.

  8. Luca Di Risio

    10 giugno 2011 at 00:32

    Non credo sia cambiato granché da allora per quanto riguarda la magistratura e i diritti della difesa nei processi. Anzi il colpo di stato latente sotto il quale questo paese si trova inizia proprio da quegli anni, con le leggi d’emergenza e i “poteri speciali” dati alla magistratura nella lotta contro il terrorismo. C’è da supporre quindi, che putacaso Andreotti fosse fuggito in Brasile di sicuro non avrebbero concesso l’estradizione neanche per lui, viste le amenità ridicole sentite in quel processo.