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Feltri: «Berlusconi ha annoiato gli elettori. E anche me»

Laura Eduati Pubblicato da
il 5 giugno 2011.
Pubblicato in gli Altri, Politica.

Vittorio Feltri, si sa, buono al suo posto non ci sa stare. Quando c’è da strigliare il Cavaliere lo fa senza giri di parole, come oggi che definisce la nomina di Alfano a segretario del Pdl una “pecetta”. Silvio, però, è sempre stato sensibile ai suoi rimbrotti e ai suoi consigli. Sarà per questo che è pronto a richiamarlo al timone del Giornale di famiglia? Qui di seguito l’intervista rilasciata a “Gli Altri” a urne ancora aperte. Feltri, da segugio qual è, aveva fiutato la disfatta…

A intervista conclusa, Vittorio Feltri confessa: «Da giornalista non mi dispiacerebbe affatto se Pisapia e De Magistris diventassero sindaci. Finalmente avrei qualcosa di nuovo da scrivere. Ogni giorno mi metto alla macchina da scrivere e mi dico: di che cosa parliamo oggi? Ancora Berlusconi? Alla fine mi ero anche stancato». In realtà il colloquio che segue è avvenuto nella mattinata di lunedì, a urne ancora aperte. «Io penso che il centrosinistra prenderà sia Milano che Napoli», aveva esordito il direttore editoriale di Libero, probabilmente pronto a passare nuovamente a Il Giornale («ma non parliamo delle mie vicende personali»). E dunque la conversazione si è srotolata come se Pisapia e de Magistris avessero già conquistato la poltrona, provando a immaginare le future sorti del premier e del centrodestra. Perché un fatto era certo, anche prima dello scrutinio: «Gli elettori si sono stancati. Berlusconi parla sempre di se stesso e dei suoi problemi con la magistratura. Non ha mantenuto la promessa di attuare una vera rivoluzione liberare. Non ci ha nemmeno provato».

Milano mecca dei gay, Milano islamizzata, Pisapia ladro di macchine. Anche lei pensa che la campagna urlata del centrodestra e voluta espressamente da Silvio Berlusconi sia stata impostata in maniera sbagliata?

E’ stata una campagna elettorale emotiva, giocata su temi che comunque hanno un fondamento nella realtà. Chi ha buona memoria della Milano negli anni ’70 e ’80,non è sereno all’idea che Pisapia, oggi uomo perbene e garantista vero, frequentasse a quel tempo l’ala più estrema della sinistra. Accusarlo di furto d’auto è stata una decisione infausta, ma la mentalità e gli orientamenti di Pisapia, peraltro ex parlamentare di Rifondazione comunista, non sono un mistero per nessuno.

Non è chiaro se tende a dare maggiore responsabilità del fallimento a Berlusconi, che ha voluto estremizzare il voto di Milano, oppure dare la colpa alla debolezza di Moratti e Lettieri.

Guardi, sono convinto che sia inutile accapigliarsi sulla poltrona da primo cittadino. Le casse di Milano, come le casse di tutti i Comuni italiani, sono vuote. Questo significa che un sindaco ha le mani legate. Per quanto riguarda il duello Moratti-Pisapia, sono preoccupato per le sorti dell’Expo. Sono sicuro che se avesse vinto la signora Letizia, avremmo avuto maggiori garanzie per una buona gestione anche economica dell’evento. Può darsi che la giunta Pisapia farà delle meraviglie, ma conservo le mie preoccupazioni.

Se Moratti ha perso, è anche perché non è stata un buon sindaco?

Credo non sia riuscita, anche, ad entrare in contatto con la città. Faccio l’esempio dell’ecopass, che da sempre considero un errore: è stata una tassa che ha colpito le fasce più povere. Ci feci anche un titolo: “Moratti, sei scema?”. Berlusconi purtroppo ci ha messo del tempo per capire che era il candidato sbagliato.

Sarebbe stato meglio un candidato leghista, come aveva avvertito Bossi?

Non sta a me dirlo. Certo, a Milano non sarebbe stato difficile trovare un amministratore capace e con qualità più appariscenti. Il secondo errore, certo, è stato quello di politicizzare il voto amministrativo. Berlusconi e i suoi si sono tuffati in un clima emotivo che, col senno di poi, non ha giovato. Personalmente davo per persa Milano, anche prima del primo turno. Avvertivo una certa ostilità nella classe sociale medio-alta nei confronti di Letizia Moratti.

Molti analisti sottolineano che è stata proprio la borghesia milanese ad abbandonare Berlusconi e Moratti.

La borghesia milanese non è mai stata un monolite. Negli anni Settanta c’erano persone come Giulia Maria Crespi, proprietaria del Corriere della Sera eppure simpatizzante per la sinistra estrema, e persone come Indro Montanelli che fondò Il Giornale proprio per dare voce alla borghesia di destra. Io credo che questo ceto si sia scocciato soprattutto di sentire Berlusconi parlare di sé e non dei problemi concreti.

Angelo Panebianco sul “Corriere della Sera” ha scritto che Berlusconi è in declino non per gli scandali sessuali né per i suoi problemi con la magistratura, bensì perché ha non ha mantenuto la promessa di smantellare il corporativismo. Concorda?

Totalmente. Tanto che ho scritto la stessa cosa appena tornato a Libero. Titolai: “Berlusconi è bollito?”. Il fatto è che il premier non ha nemmeno provato a fare la rivoluzione liberale, i suoi elettori si sono stancati di sentirlo parlare soltanto dei suoi problemi, delle signorine di Arcore, dei magistrati. Anche l’opposizione parla sempre di Berlusconi, si sono formati due blocchi contrapposti monotematici e furiosi come tifoserie calcistiche, che hanno accantonato il dialogo e la politica vera. Tutto ciò, era inevitabile, è venuto a noia ed è normale che le alternative come Pisapia e De Magistris riuscissero a spuntarla.

Ora Bossi potrebbe mollare Berlusconi?

Può succedere di tutto, ma è difficile fare previsioni. A me pare che la Lega, lontana dal Pdl, non ha alcuna opportunità di tornare al governo. Il suo interesse è quello di andare avanti per un altro anno, portare a casa qualche legge e far crescere il suo consenso nel Nord.

Siamo alla fine di Berlusconi?

Berlusconi è stanco, deluso, non sa che pesci pigliare. Ma il berlusconismo non può morire dalla sera alla mattina. La verità è che siamo in un momento di caos, esattamente come Tangentopoli. E proprio come nel ’93 è impossibile fare delle previsioni: tutti pensavano che Occhetto, avendo campo libero, avrebbe vinto a man bassa e invece si presentò Berlusconi…

Se Berlusconi ha fallito la rivoluzione liberale e per questo ha stancato i suoi elettori, cosa rimane del berlusconismo?

La speranza di attuare quella rivoluzione. Gli elettori delusi per forza di cose orienteranno il loro voto altrove, ma la destra rimane. E non spariscono nemmeno le rivendicazioni del premier, lo strapotere dei giudici. Forse sarebbe bastato introdurre nuovamente l’immunità parlamentare, invece di rincorrere questo o quel lodo. Ormai è andata così.

La destra potrebbe rivolgersi a Tremonti.

Non sono in grado di fare valutazioni, stimo molto Tremonti ma è appena successo un terremoto. Prima contiamo i danni, e poi cominceremo a capire. Peraltro, se cadesse Berlusconi, per il Pd non sarebbero rose e fiori: il partito di Bersani non può ignorare che Milano e Napoli sono andate a candidati estranei al Pd.

Torniamo agli slogan aggressivi. Sarà stato un errore di strategia politica, ma è stata ampiamente supportata da quotidiani come “Libero” e “Il Giornale”. Nessuna autocritica?

“Fuori le Br dalle procure” può essere uno slogan infelice che ritarda il processo riflessivo, ma va a toccare un problema che esiste ovvero lo strapotere della magistratura. Il giornalismo è per definizione popolare perché si rivolge a tutti, è chiaro che deve usare il linguaggio della gente. Gay, islam, rom: non sono invenzioni giornalistiche ma questioni reali che preoccupano la gente e in un titolo di tre parole per forza di cose dobbiamo sintetizzare e portare al parossismo. Il problema non sono i giornali o la televisione, tutti usano toni forti e urlati come Santoro e Floris. Ma non credo che quei programmi facciano cambiare l’opinione pubblica, così come non la cambiano i nostri titoli: l’elettore vota a partire dai fatti concreti, e il fatto concreto è che Berlusconi non ha mantenuto la promessa di modernizzare in senso liberale l’Italia.

(pochi minuti dopo il responso delle urne, l’edizione online di Libero titolava: “Ora godetevi il comunismo”)

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