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Tenera Valse, una sex worker che vi sorprenderà

Alessandra Di Pietro Pubblicato da
il 8 maggio 2011.
Pubblicato in Cultura, Diritti, gli Altri, Sesso.

Portami tante rose (Cooper, pp. 226, euro 13,50) è il mémoire di una donna colta e gentile che per consapevole scelta esercita il mestiere di prostituta con la specialità di essere slave (nel genere sadomaso è una dominata). Ed è un’opera preziosa per almeno due motivi: rara testimonianza diretta di una sex worker non interessata a diventare starlet o ancella del potere e narrazione di una vita eccentrica, a tratti eretica, dunque patrimonio collettivo di libertà.

L’autrice è sempre presente alle sue scelte, i suoi gesti non sono mai sciatti, nulla è lasciato al caso nel senso di essere trascurato, a cominciare dal nome d’arte. Tenera per segnare la volontà di riprendersi gli aspetti del femminile tanto vituperati -  accoglienza, arrendevolezza, tenerezza, dolcezza – e dargli un senso di forza. Valse come anagramma di Slave che rovesciandone il significato (valse come valere) mostra l’intenzione: essere una dominata consapevole, indagare i giochi del potere e della sua sottrazione nella relazione con l’altro/a, segnare i confini del dolore rafforzandosi, una pratica che si rifà alle filosofie orientali e non al folclore di certa  propaganda sadomaso.

Tenera, poi, è stata per dodici anni una professoressa di lettere antiche in un prestigioso liceo della capitale, avendo cominciato prestissimo la sua carriera (la più giovane insegnante d’Italia fu il suo record da talentuosa ragazza meridionale). Quale migliore campo di formazione per una contemporanea sex worker? Diventare una creativa del sesso dopo aver mortificato la propria creatività dentro l’agonizzante sistema scolastico;  rinnovare ogni giorno la vitalità dell’eros dopo aver provato con somma frustrazione a vitalizzare il sapere nella relazione con gli studenti che la scuola preferisce distratti, inattivi e al massimo solo obbedienti; re-inventarsi professoressa della sessualità con la stessa perizia e la stessa fantasia un tempo applicata alle lezioni di greco: adesso però il suo lavoro le rende  (in denaro e in gratificazione), mentre prima era solo  (o quasi) un vuoto a perdere. 

Portami tante rose è “un’operetta” dove Tenera racconta tutto delle sue personali esperienze del sesso, spiega la scelta di vendere l’amore, dettaglia specialità e incontri, ma non cede allo sterile voyeurismo né si perde in boriose rivendicazioni intellettuali, pur esprimendo un forte pensiero politico soggettivo, anche sul sistema scuola.  Perché Tenera è una femminista e parte da sé e dalle sue relazioni, da quel che conosce meglio, e questo le permette di essere un’osservatrice privilegiata in grado di raccontarci cosa impara sul sesso, sulle relazioni e sull’amore attraverso i tantissimi corpi di uomini e donne che incontra  (non solo) a pagamento. Il nostro appuntamento è nella sua bella e stravagante casa, arredata con gusto, strapiena di libri – la sua passione – , una sorta di atelier dove sono in mostra i bei quadri che dipinge in uno stile ricercato. Tenera ha un fidanzato, un solido rapporto che dura da qualche anno. Cominciamo da qui.

Il tuo mestiere e la tua relazione non si intralciano

Il sesso è un gioco, è ricerca di piacere e di benessere, non va caricato di altri significati. Farlo coincidere con l’amore è una trappola, tantomeno considerarlo un pezzo del sistema famiglia. I maschi lo sanno, infatti sono storicamente capaci di separare il sesso dalla propria moglie e abituati a sottrarre denaro per il proprio piacere dal bilancio familiare. Le donne invece no. Le poche che vengono da me in via autonoma, senza il marito, sono ricche e potenti.

Quindi anche per le donne la libertà sessuale passa per il denaro e per il potere?

Mi pare che sempre più donne siano presenti al loro piacere, lo vivono ma non lo testimoniano pubblicamente, non c’è uno spazio di riconoscimento collettivo di questa libertà per via del pregiudizio che ancora è fortissimo: essere considerate una puttana. Sicuramente se le donne avessero più posizioni pubbliche, politiche, sociali di potere ci sarebbe più libertà e meno stigma.

Le tue clienti donne sono pochissime, però ne incontri molte in coppia.

Vengono per non perdere il proprio uomo e il proprio uomo spesso le porta perché non vuole perdere del tutto la sessualità con la sua donna.

Triste?

Sì, perché capisci che gli uomini sanno nominare il loro desiderio, le donne no.

E tu che cosa fai?

Mi dedico molto alle donne e sentendosi accolte si lasciano andare, stanno bene. E scopro che molte di loro avevano una fantasia lesbica che non hanno mai avuto il coraggio di realizzare.

Dalla tua esperienza, racconti una sessualità femminile frustata.

No, è solo molto differenziata. Rifletto però su un fatto. Le storie più belle le ho avute con donne tra i 50 e i 60 anni. Esaurita la missione di essere mogli e madri, aver cresciuto i figli e mollato il marito, ancora ben tenute, si dedicano al loro piacere con una consapevolezza e un entusiasmo per il proprio e per gli altri corpi che è una meraviglia.

Grazie, sono belle cose da dirsi tra noi quarantenni. Tu dici di annoiarti con i rapporti vanigliati, sesso e basta, preferisci incontri  bdsm dove sei una slave

Che è una alta e rara specializzazione. Sul bdsm c’è molta confusione, si crede che sia violento per esempio o che le slave siano disponibili alle prepotenze. Invece per chi lo pratica con correttezza, le regole sono precise e i master sono uomini gentili. Nella mia esperienza so che i miei incontri sono un set dove i maschi per esempio imparano a canalizzare l’aggressività e l’istintualità, e gli fa un gran bene anche nella vita quotidiana.

Tu prendi 350 rose per incontro di un’ora e mezza circa: la rose è il termine gergale con cui indicare l’euro. Prezzo alto, ma non altissimo.

Per quel che ho imparato, più sali con la tariffa, e più i clienti sono personaggi orribili, preferisco mantenermi su una quota accessibile che mi fa incontrare uomini e donne piacevoli.

E’ stato difficile darti un prezzo?

Sì, ma decidendo di farmi pagare  e quanto farmi pagare ho sottratto al denaro il potere di comprarmi.

Chi sono i tuoi clienti?

La fidelizzazione del cliente mi annoia: l’adrenalina di non sapere con chi avrai a che fare è parte dell’eccitazione del mio lavoro. Comunque il parterre è vario: personaggi importanti, impiegati, uomini grassi, gente famosa, operai, persone con disabilità.

Perché non fai vedere la tua faccia?

Non sono ricca e non ho potere, non posso rischiare di perdere le poche sicurezze che ho, la casa, i clienti, gli affetti. Toglierla però è una grande tentazione

Chi è per te Pia Covre?

Una madre intellettuale, un riferimento culturale, uno dei pochi punti fermi per una libera discussione sulla prostituzione in Italia.

Dopo questo coming out impegnerai il tuo nome per la difesa dei diritti civili delle prostitute?

La mediazione  politica mi va stretta, ma se c’è bisogno di Tenera Valse, io ci sono. Penso però che bisognerebbe allargare il campo di azione oltre i diritti delle prostitute, farne una questione di diritti civili tout court: penso che intanto ci servono tanti, tantissimi salotti culturali fatti almeno per ora solo da noi donne.

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59 Responses to Tenera Valse, una sex worker che vi sorprenderà

  1. Giusy

    13 giugno 2011 at 12:23

    “Portami tante rose” difficilmente avrà successo, non solo presso un pubblico di lettori semplici ma anche da parte di quelli spocchiosi di critici, i quali sembrano saperla lunga su letterati ed artisti. L’inconsistente libro, non possiede alcuna caratteristica che lo fa sollevare di rango. Tanto più l’artista. Lo scritto sembra soltanto un resoconto autobiografico di scarsa qualità. In altre parole, non possiede la giusta intelligenza lirica. Sembra soltanto una scadente illustrazione di censurabili fatti visti in chiave intimistica.
    Einstein ha detto che “il vero segno dell’intelligenza non è la conoscenza bensì l’immaginazione”. Socrate aveva già detto prima: “Io so che sono intelligente, perchè so di non sapere nulla”.
    Ecco, l’autrice non può essere inclusa tra gli intelletti che vengono chiamati “intelligenze emozionali”, menti che sono in grado di suscitare delle forti e contrastanti emozioni in situazioni contingenti, quali quelle letterarie, sociali e politiche. La Valse con il suo libro, non sembra capace di suscitare emozioni che dovrebbero nascere da “pensieri scomodi”, controcorrente, non conformisti, se vogliamo anche reazionari ma, allo stesso tempo, stimolanti. “Portami tante rose” non stimola nulla, nemmeno di intellettivo, sembra che sia stato scritto solo per fini pubblicitari. Tra le righe si comprende anche qual’è il motivo di questa campagna promozionale! Agiatezze da…? lasciamo libera interpretazione a ciascuno.

  2. PelA

    13 giugno 2011 at 09:12

    Se ci si mette in gioco bisogna accettare i commenti, anche quelli non positivi, altrimenti che democrazia è? ma il libro chi incuriosisce? quante sono le persone che hanno acquistato il libro? sarebbe opportuno conoscere i dati! Così facendo si potrebbe quantificare la giustezza o meno della critica contraria.
    Da quello che si evince la puntuale critica di professionisti è tutta contraria alla pubblicazione, la quale è ritenuta di poco conto e nemmeno adatta per giornalini popolari. Ci sarà un motivo o no?
    Grazie!

  3. AleP

    12 giugno 2011 at 23:03

    Il libro incuriosisce e pertanto non capisco molti dei commenti fatti sopra

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  5. rosa folini

    10 giugno 2011 at 12:06

    Portami tante rose – Tenera Valse
    “Ci sono persone, che hanno il potere di rendere incolore la propria vita, persone che per fortuna sono diverse da tantissime altre, e riescono a proporre in modo sciatto tutto il loro grigiore.
    Con una scrittura dilettantistica, attraverso le pagine del suo libro, Tenera Valse, permette al critico di esaminare la sua diseducativa storia. Per buona sorte non comune al pianeta donna. Con una narrazione a dir poco leggera, la Valse vuol far credere al lettore di aver trovato con la forza della libertà intellettuale, il coraggio di cambiare la propria vita da professoressa di lettere antiche in un prestigioso liceo della capitale, a escort. Riferisce di essere una femminista convinta, ma incoerentemente, nell’esercizio della sua funzione di prostituta, pratica anche il sadomaso ed è una dominata. Altro che femminismo!
    Con il libro ci narra tutte le sue personali immoralità sul sesso: come svende il proprio corpo, specialità e incontri a pagamento, relazioni e applicazioni di tante depravazioni con uomini e donne di potere, per cui, si illude di poter convincere il lettore di cosa impara dal sesso, che il sesso è un gioco e ricerca di piacere e di benessere.
    Ma alla Valse non sembra che gli sia chiara la rappresentazione mentale di:
    • cosa vuol dire dignità di donna in una femminista;
    • differenza tra sesso e amore;
    • vendere il proprio corpo a pagamento come una schiava;
    Quindi cosa starà a significare per la Valse essere una donna libera e femminista?
    Questo avrebbe dovuto spiegare nel libro! Forse avrebbe avuto un discreto seguito!!!
    Per cui, ritengo che questo prodotto è stato scritto da Tenera Valse in codice “chiacchiericcio”, vale a dire in modo indecoroso e volgare solo per fini reclamistici. Pubblicità che potrebbe portare delle agevolazioni monetarie nello svolgimento della sua tanto sbandierata professione di escort.
    Portami tante rose? robaccia da non leggere!!!
    Tenera Valse(valere)scrittrice? bocciata!!!
    Rosa Folini

  6. riccardo

    9 giugno 2011 at 14:52

    Se consideri gli insegnamenti di persone sicuramente più illuminate di te (Kant), semplici deliri e falsi moralismi per me va bene. Ma permettimi di complimentarmi: sei un fenomenale esempio per la società, soprattutto per i giovani!
    Anzi, senza sprecare troppe parole con chi non le merita, ti accontento, credo, che la prostituzione sia un ottimo dispositivo per far passare dei soldi da uno ricco e un po’ scemo – perché uno che paga per fare finto sesso è un po’ scemo, ma questa non è una valutazione etica – ad una “escort” che è disposta a fornire un servizio, qualunque servizio esso sia, non è infamante. Di più, se la professione della prostituta esprime obiettivi moralmente alti, come l’arricchimento personale: non vedo cosa c’è di indecente nel mettere in vendita il proprio corpo, per soddisfare, ripeto, un consumatore ricco e scemo, come una serva o una schiava. Ben fatto congratulazioni!

  7. Alessandro

    8 giugno 2011 at 16:08

    Al di là dei deliri di chi usa tanti nomi per esprimere gli stessi concetti, la frase “se faccio qualcosa per ottenere un vantaggio il mio comportamento non è morale” è un ennesimo delirio, visto che tutte le azioni sono finalizzate ad ottenere qualche risultato, e il raggiungimento di un risultato è di per sé un “vantaggio” (anche nel caso del suicidio), ma vorrei evitare di sprecare troppe parole con chi invece ne usa tante, e a sproposito, per semplicemente far notare che quando tutte queste chiacchiere vengono fatte a proposito della prostituzione, con lo scopo evidente di criticare la parte normalmente più debole, cioè la prostituta, il movente non è la morale kantiana, ma il semplice moralismo (se non peggio)…

    Alessandro quello vero

  8. Riccardo

    8 giugno 2011 at 10:38

    Alessandro, vedo che ti piace giocare, scrivi commenti a mio nome mostrando di essere privo di etica o se ti piace di più quest’altro termine: di moralità. Getta la maschera e non essere codardo. Questo comportamento da immaturo, non fa altro che dimostrare la tua fragilità razionale e mentale.
    Comunque, poiché non mi piacciono le polemiche ed i pettegolezzi da gossip, te li lascio tutti evidentemente sono il tuo pane quotidiano, ti chiarisco per questa volta e non tornerò più su argomenti e persone che non mi portano in aggiunta nulla di nuovo e non mi interessano, il concetto di moralità, così forse capirai che l’accezione nella condizione di prostituta non è una cazzata. Non aggiungo altro commento oltre quello vero da me espresso il 7 giugno u.s. alle ore 14.31.
    Morale ha significato quasi coincidente ad etica, oppure è essa stessa interpretata come oggetto dell’etica. In questo caso la morale rappresenta la condotta diretta da norme, la guida secondo la quale l’uomo agisce.
    Il termine morale, significa ciò che è attinente alla condotta e quindi suscettibile di valutazione e quindi di giudizio.
    Etica, dal greco ethos (“condotta”, “carattere”). L’etica è la disciplina che si occupa di considerare e valutare l’insieme degli atti che costituiscono la condotta (l’agire) dell’individuo.
    Nella società attuale, spesso si parla di comportamento o atteggiamento “etico” in contrapposizione ad un atteggiamento “interessato”. Tale visione corrisponde al noto concetto kantiano di “imperativo categorico”: secondo Kant infatti “il carattere essenziale di ogni determinazione della volontà per la legge morale è che la volontà sia determinata semplicemente dalla legge morale come volontà libera” (Critica della Ragion Pratica, pag. 94-95). Cioè: se faccio qualcosa per ottenere un vantaggio il mio comportamento non è morale.

    Nell’attività del prostituirsi, sia il cliente che la prostituta tentano di usare l’altro come mero mezzo per raggiungere un fine, senza però riuscirvi, perché i loro fini si contraddicono a vicenda. Entrambi intendono andarsene avendo guadagnato qualcosa, ma ognuno perde più di quanto aveva previsto nell’accordo. Lo scambio sessuale in tale contesto potrà anche essere consenziente, ma in ogni caso dimostra una crudele insensibilità per gli interessi dei partecipanti. Questo mancato interesse per le persone rende la prostituzione ingiusta nella morale kantiana. Ancora peggio, essa intrappola i partecipanti in una rete di inganni e contraddizioni dalla quale non si può uscire incolumi: è una forma di interazione profondamente distruttiva. La moralità non può essere ridotta a un accordo, a un contratto e a una questione di prezzi di mercato.
    Riccardo quello vero

  9. riccardo

    8 giugno 2011 at 08:24

    Mi devo ricredere, ho scritto una marea di cazzate, e la prova ne è che Alessandro è d’accordo con me!

    in particolare è una cazzata la frase “senza un minimo di moralità si definisce “prostituta””!