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Giustizia, riformare e depenalizzare

Piero Sansonetti Pubblicato da
il 9 marzo 2011.
Pubblicato in Diritti, Giustizia, gli Altri.

Che in Italia esista la necessità di una radicale riforma della giustizia, a me pare evidente. Perché? Per tre ragioni.

Prima. La macchina della giustizia è lentissima, vecchia, non riesce in nessun modo a soddisfare le esigenze di una società moderna e dinamica. Le sentenze definitive, sia nel penale che nel civile, arrivano dopo dieci o venti o anche trent’anni dal momento nel quale si è consumato il reato o si è aperto il contenzioso. E una sentenza che arriva con vent’anni o trenta di ritardo è sicuramente ingiusta.

Seconda. Il potere dei magistrati è molto forte. Insindacabile e privo di contrappesi. I magistrati sono una casta unica e cioè esercitano sia il compito dell’accusatore si quello del giudice, non sono eletti e non sono direttamente responsabili delle sentenze e degli errori, non sono sottoposti ad alcun tipo di verifica da parte di autorità esterne, e dalle loro decisioni e dalle loro attitudini – o addirittura dal loro arbitrio – dipende la vita di milioni di persone. Grazie al rapporto specialissimo che settori consistenti della magistratura hanno stretto con l’informazione, e il patto di mutuo soccorso tra giudici e giornalisti, la magistratura oggi è in grado di influenzare in modo drammatico la vita di moltissimi cittadini, anche a prescindere dall’iter processuale e dalla sentenza, perché l’uso mediatico dell’avviso di garanzia può condizionare in modo formidabile la vita pubblica e anche la vita privata.

Terza. Il sistema delle garanzie processuali è molto limitato rispetto a quello di molti altri paesi dell’Occidente. Sia per le stesse ragioni che ho illustrato nei primi due punti; sia perché i poteri della difesa sono generalmente di gran lunga inferiori ai poteri dell’accusa; sia per la possibilità, da parte dell’accusa, di poter ricorrere più volte contro le assoluzioni (cosa che altrove, per esempio in America, è impossibile).

Se queste osservazioni sono vere – e a me paiono dati di fatto – è difficile negare la necessità di una riforma. Naturalmente si tratta di discutere le linee della riforma, evitando che questa diventi una specie di vendetta della politica sullo strapotere dei giudici, perché una scelta di questo genere porterebbe ad una eccessiva riduzione del peso della magistratura, che invece deve essere salvaguardato perché l’equilibrio tra i tre poteri è decisivo per lo Stato di diritto, e se oggi il potere giudiziario è dilagante, e questo non va bene, non va bene neppure se diventa un potere troppo ridimensionato e subalterno agli altri due.

C’è un punto, però, del quale nessuno discute. Né i “garantisti” di centrodestra, che sostengono Berlusconi e la sua volontà di riforme; né i “legalisti” di sinistra, che si oppongono alla riforma e chiedono che lo strapotere dei giudici non sia intaccato. Questo punto è molto semplice: la necessità di riformare non solo la struttura della giustizia e eventualmente il codice di procedura, ma anche – anzi soprattutto – il codice penale.

Perché? Non credo che ci siano dubbi sul fatto che la riforma della giustizia debba avere una impronta garantista. E il garantismo, certamente, è fatto anche di regole. Ma non solo. Non esiste la possibilità di un garantismo che si realizzi senza la riduzione delle pene e la depenalizzazione di un gran numero di reati. Del resto solo in questo modo si può affrontare l’altro grande nodo sociale – direttamente collegato alla questione della giustizia – che è il nodo carcerario.

Il problema però è questo: la destra “garantista” è disposta a render il suo garantismo così coerente da non essere solo un garantismo di regole ma anche sociale? Cioè, è pronta a trasformare una politica garantista in una politica antirepressiva, che vive dentro una idea di società fondata sull’iniziativa e sulla solidarietà e non sul concetto di colpa e sullo strumento della pena?

Naturalmente è difficile che la destra entri in questa ottica. Però la destra è spinta da Berlusconi verso una riforma garantista, seppure dettata da motivi diversi dalle ragioni libertarie. Ma allora – chiedo – la sinistra non dovrebbe cogliere l’occasione di questa pulsione liberale della destra per spingere in questa direzione, anziché nella direzione opposta? E cioè, il modo migliore per opporsi a Berlusconi non è quello di chiedere che la riforma della giustizia sia più garantista, molto più garantista di quella proposta dal centrodestra?

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6 Responses to Giustizia, riformare e depenalizzare

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  3. Maurizio

    10 marzo 2011 at 10:45

    Sono in parte d’accordo con Sansonetti. Ritengo che alcuni reati vadano depenalizzati e che la magistratura si assuma le sue responsabilità in caso di errori. Colpendo chi sbaglia, come per ogni lavoro. In questo caso ancor di più, dato che si decide della libertà e della reputazione di ognuno, che può essere messa ancora più a repentaglio nell’Italia di oggi in cui esiste un eccessivo legame fra media e alcuni settori della magistratura.
    Tuttavia, bisogna anche valutare il contesto in cui viviamo. Un contesto, cioè in cui ogni intervento del genere è volto a garantire immunità e privilegi a Berlusconi e i suoi sodali. E quindi dietro legittime richieste di imparzialità e responsabilità dei giudici si nasconde il tranello della destra berlusconiana. Quindi, prima liberiamoci di quest’essere, poi, una volta divenuti un Paese più o meno normale, parliamo di riforma della giustizia. Altrimenti ogni atto servirà a legittimare la battaglia di Berlusconi e del PDL contro un potere dello Stato.
    Non sono inoltre d’accordo con la separazione delle carriere fra PM e magistrati, che porterebbe i primi a essere dei superpoliziotti la cui bravura verrà misurata in base a quante persone verrebbero inquisite e portate a processo, a prescindere dalla “verità”.

  4. francesco arcuri

    10 marzo 2011 at 02:35

    Le valutazioni di Sansonetti, come quasi sempre, sono lucidissime.
    Il Giudice in Italia non è un ayatollah, non ha potere divino.
    Il Giudice in Italia deve applicare la legge e rispettare lui per primo la legge.
    E’ interesse di Tutti i cittadini che nei (pur rari) casi in cui un Giudice che violando la legge, provochi un danno ai cittadini per dolo o colpa grave (che dovranno accertare altri magistrati e non certamente i poltici) paghi come pagherebbe qualsiasi altro cittadino.
    La difesa aprioristica degli interessi di “casta” lasciamola agli appartenenti alla “casta” (ed è legittimo che lo facciano) ed anche ai servi sciocchi.
    L’unica cosa che occorre salvaguardare ad ogni costo, perchè è un bene per ogni cittadino, è la reale indipendenza non solo della Magistratura nel suo complesso ma anche e soprattutto quella di ogni singolo magistrato; indipendenza dal potere politico e dall’Esecutivo, ma anche dagli interessi di “casta”.
    No a pretese “punitive” per i magistrati.
    Sì a norme di salvaguardia dei diritti del cittadino e che assicurino una effettiva terzietà del Giudice.

  5. Nando Marincione

    9 marzo 2011 at 16:14

    Non si deve scendere a patti con questa becera destra che non si può arrogare il diritto di attentare alla Costituzione sventolando la bandiera delle presunte riforme come quella sulla giustizia che sono pensate esclusivamente a vantaggio di Berlusconi e non certo per rendere la giustizia più giusta per i cittadini i cui diritti sono stati peraltro affossati da questa maggioranza prevaricatrice e contraria ad ogni forma di democrazia compiuta asservita alle supreme volontà del Faraone di Arcore. Partecipiamo in massa alla manifestazione del 12 marzo p.v. in difesa della carta costituzionale ridotta a carta straccia dal governo più reazionario nella storia della Repubblica.

  6. roberto biamino

    9 marzo 2011 at 11:29

    Condivido e sottoscrivo le Sue idee.Ma fino a quando prevarrà la logica del ” muro contro muro ” , la concezione aprioristica che col ” nemico Berlusconi ” non si combina neppure una partita a briscola , la Sinistra per derà tutte le occasioni per
    contribuire , da opposizione o da maggioranza , alle profonde riforme necessarie a modernizzare il nostro Paese