Prendi la Palmiro Togliatti dalla via Prenestina e ti blocchi. È domenica mattina, un grumo di auto ingolfa l’arteria a est di Roma. E pensi che anche questa volta il fenomeno Vendola ha fatto centro: la manifestazione “Cambia l’Italia” al teatro di zona, il Tendastrisce, richiama gente come mosche. Qualche metro più avanti ti devi ricredere, perché il fiume di persone si dimena in realtà verso il solito mercatino domenicale allestito in uno dei piazzali tra nastri d’asfalto di periferia e campagna. Ok, previsione troppo affrettata, evidentemente. Poi però ci arrivi, al Tendastrisce. Nichi Vendola sta parlando di Libia e nel teatro si entra a fatica. Sì, ha fatto centro.
In molti hanno scritto che la manifestazione al Tendastrisce è stata una iniziativa autonoma per lanciare il cantiere del centrosinistra. È così?
C’è una prima doverosa considerazione sulla composizione di quella platea. Non so quale partito oggi in Italia, privo di qualunque mezzo economico e senza rappresentanza parlamentare, possa essere in grado, con una specie di tam tam, di organizzare un evento così straordinario per composizione, qualità e quantità della platea. È come se tutti i popoli della sinistra, più un pezzo di mondo popolare, più una presenza vivacissima di giovani generazioni, abbiano plasticamente rappresentato quale sia la domanda di cambiamento nel paese. Mi pare un ottimo punto di partenza.
Berlusconi è in crisi, eppure è ancora lì e riesce perfino ad allargare la sua maggioranza. Errori e omissioni del centrosinistra?
Rispondo guardando alla domanda che si è manifestata nella società. Quali sono stati i conflitti fondamentali che hanno messo in campo concretamente il tema della fuoriuscita dal berlusconismo? Il conflitto studentesco e giovanile, i ragazzi che si arrampicano sui tetti degli atenei, come a dire che hanno la necessità, a partire dall’istruzione e dalla formazione, di guadagnarsi il diritto a scrutare l’orizzonte del futuro: evidentemente bisogna andare sui tetti per vedere il futuro. E poi: la questione sociale che vive dentro a una miriade di conflitti aziendali e di fabbrica e che ha avuto il suo punto più forte e politicamente rilevante nel percorso che porta da Pomigliano a Mirafiori, dove si è incarnata nello stile e nel paradigma di Sergio Marchionne l’alternativa all’articolo 41 della Costituzione. È Marchionne in sé il nuovo precetto costituzionale della destra liberista.
Vuol dire che, sulla proposta di modifica dell’articolo 41 della Costituzione, prima di Berlusconi viene Marchionne?
Se uno dice che la responsabilità sociale dell’impresa e il rispetto della dignità delle persone sono un impaccio a vivere nell’economia della competizione globale, beh questo è esattamente quello che aveva detto Marchionne. Il terzo conflitto è quello agito dalle donne che disvelano la materialità dell’ideologia, cioè il bisogno di rompere l’egemonia culturale berlusconiana a partire dall’analisi e dalla denuncia di quel mix di sessismo e maschilismo che Berlusconi ha trasformato in una sorta di lingua ufficiale della sua destra ruspante.
Di fronte a tutti questi conflitti, il centrosinistra appare inadeguato. Sono tanti i commentatori che lo sottolineano, esaltando di contro le capacità di Vendola. E parlo di analisti non ascrivibili alla sinistra, per esempio Panebianco sul “Corsera”…
Trovo stupefacente la modalità liquidatoria con cui talvolta veniamo trattati da alcuni leader del Partito Democratico. Viceversa, da luoghi non sospettabili di empatia nei nostri confronti riceviamo un’attenzione analitica intelligente e rispettosa. Penso all’articolo di Ernesto Galli della Loggia, quando sostiene che la mia proposta politica sfugge alle coordinate dello storicismo provvidenzialistico e incrocia il tema della vita: da questo punto di vista, ci riconosce l’autenticità di una ricerca in mare aperto. L’altro è Angelo Panebianco, che considera quello che lui osserva come mix di orecchino e Carlo Marx, cioè l’insieme degli ingredienti che in qualche maniera costituiscono la forma della mia personalità pubblica, non come un rozzo eclettismo ma come uno sforzo di ricostruzione della sinistra nei tempi nuovi. Invece ci troviamo talvolta di fronte a nessuna interlocuzione perché si allestisce una campagna sul leader narcisista, sulle sue affabulazioni favolistiche, sulla sua ossessione per le primarie, sul fatto di essere solo un fenomeno mediatico: tutto questo è un modo di sottrarsi al confronto. Io ho posto una questione e non l’ho posta solo agli altri, ma a me, a tutti: il bisogno di costruire non solo unità, la più larga possibile, ma di produrre innovazione culturale e politica nel senso più forte e pregnante del termine. Le vecchie culture politiche della sinistra non possono ripresentarsi ciascuna come rendita di posizione in un conflitto permanente che è prevalentemente di tipo simbolico e ideologico: i riformisti e il riformismo, i radicali e il radicalismo, ognuno con il suo corredo di bandierine da sventolare. Ma è possibile, amici riformisti, che non ci sia nulla da riformare nel modello di mobilità legato al mito della velocità e dell’auto privata che inquina? E agli amici radicali: possibile che del vecchio welfare non ci sia nulla da mutare in relazione a come sta esplodendo nel mondo la questione del diritto al lavoro e del diritto al reddito per ognuno?
Quindi è questo il senso della frase pronunciata al Tendastrisce: «Sul liberismo non ci avrete mai»? Non è una formula che esclude compromessi con le altre culture del centrosinistra?
Io ho preso sul serio una proposta che mi è apparsa molto segnata dal politicismo, ma che è diventata prevalente nel centrosinistra, da D’Alema a Di Pietro passando per il manifesto. Vale a dire: la proposta della coalizione da Vendola a Fini, coalizione antiberlusconiana, dettata dalla crisi democratica. Io l’ho considerata una strategia velleitaria, se inquadrata in forma di proposta di legislatura, l’ho trovata tatticamente incauta, visto che ogni volta che veniva evocata si metteva in fibrillazione la pattuglia parlamentare di Futuro e libertà. Però poi mi sono assunto le mie responsabilità. Il centrosinistra è il mio luogo e se nel mio luogo tutti dicono “coalizione larga per l’emergenza democratica”, allora io li prendo sul serio e dico: se l’emergenza è democratica, allora indichiamo qual è il recinto dell’azione necessaria da svolgere per riportare l’Italia verso la normalità. E il recinto non può che essere segnato dal tema delle regole: legge elettorale, conflitto di interessi, pluralismo del sistema informativo. Altro non può entrare perché questa è l’emergenza democratica che può veder convergere forze naturalmente antitetiche. E se questo è il recinto, che c’entra un tecnocrate di profilo liberista a governare questa transizione? Ci vuole un politico e Rosi Bindi non solo ha il carisma democratico per guidare questa transizione, ma è anche una donna che ci ricorda che la crisi democratica è anche fatta della violenza istituzionale nei confronti della dignità delle donne. Dopodiché ognuno per la sua strada. Lo dico con un esempio greve e chiedo scusa, ma io e l’amico Andrea Ronchi che ci facciamo nello stesso governo? Lui è un privatizzatore e io sono un ripubblicizzatore dell’acqua: non c’è possibilità di convergere sulle idee di società, di beni comuni, sul modello economico e di sviluppo, sulle politiche sociali e del lavoro.
Un’affermazione che può essere rivolta anche a quella parte del Pd che ha costituito comitati a sostegno della privatizzazione delle risorse idriche…
Le primarie servono a discutere di queste cose in piazza con i cittadini perché formalmente il Pd ha raccolto le firme per l’acqua pubblica, non ha raccolto le firme per il referendum contro la privatizzazione. Andiamo a sentire il popolo nostro. Io sono convinto che sulla difesa dell’acqua pubblica e sull’idea che l’acqua non può essere merce tra le merci si guadagna non soltanto il consenso di tutta la sinistra, ma quello della stragrandissima maggioranza degli italiani. È una battaglia che rafforzerebbe il centrosinistra.
A questo proposito: crede che l’affermazione di Fassino a Torino abbia messo al sicuro le primarie come strumento di selezione di candidati e leader?
Ho sempre pensato che le primarie non fossero un fiocco di neve pronto a sciogliersi al primo raggio di sole. Coincidono con l’immagine del nuovo centrosinistra e sono elemento forte di fuoriuscita da quello che ha realizzato il berlusconismo e cioè una rivoluzione passiva, un modello di privatizzazione della politica. Le primarie sono una ripubblicizzazione della politica. Naturalmente non sono un processo compiuto, ma uno strumento, una leva.
Cosa pensa della proposta di Veltroni di istituirle per legge e per ogni partito?
Istituire le primarie per legge significa intervenire sul capitolo della riforma elettorale, che infatti è uno dei temi da affrontare. Bisogna discutere. Le primarie in un partito sono una modalità di selezione della rappresentanza. Il voto di preferenza è una modalità molto differente. Le primarie sono la selezione dentro una platea più ristretta, il voto di preferenza è la selezione in una platea tendenzialmente universalistica. Però discutiamo, nessun tabù. Purché questa discussione non venga fatta all’insegna della furbizia, della convenienza contingente o di come aggirare i problemi. Non viviamoci gli uni con gli altri come problemi ma come alleati, come arricchimento. Io non solo non ho mai inteso lanciare un’Opa sul Pd ma non so neanche cosa sia l’Italia se non guardo a soggetti politici organizzati e a un popolo sparso di centrosinistra nel cui cuore c’è il popolo democratico. E parlo con loro con spirito di sincerità e verità e con rispetto: lo stesso che mi piacerebbe riconoscere nell’atteggiamento dei miei interlocutori. Ma come? Per una manifestazione come quella di domenica 27 febbraio, l’unica reazione è quella affidata a un responsabile di settore che dice “non prendiamo lezioni sul fallimento del liberismo”?
Stefano Fassina, responsabile economico del Pd.
Sì, non si può discutere così. La sinistra europea, da Tony Blair all’Italia, dalla Spagna alla Grecia, non è stata forse segnata fortemente dall’egemonia liberista? Questa sinistra non ha scelto il culto delle privatizzazioni da un lato e la guerra dall’altro come strumenti di modernizzazione per poi accorgersi che la modernizzazione e la modernità sono nozioni che non sempre coincidono? Quello che sta accadendo nel Mediterraneo è uno schiaffo anche per la sinistra modello Tony Blair, per chi ha pensato che la democrazia e la libertà si potevano esportare non in tutti i luoghi dove venivano violate, ma comunque sempre con gli strumenti della guerra. Così si è prodotto il pantano dell’Afghanistan e dell’Iraq, mentre i popoli i cui dittatori erano amici e complici di tutto l’Occidente, senza bisogno di bombardieri umanitari, hanno schiuso un percorso straordinario, epocale di libertà. E qui non c’è una lezione per la sinistra europea?
Si possono conciliare giustizialismo e garantismo con Berlusconi ancora al potere?
Ogni volta che qualsivoglia potere assume un volto arbitrario e irresponsabile bisogna allarmarsi. Noi oggi dobbiamo liberarci da questa vera e propria malattia che è il nodo politica-giustizia in Italia. Berlusconi evoca problemi veri come quelli legati all’estenuante lentezza dei processi in maniera del tutto strumentale perché non li vuole velocizzare ma sciogliere con l’acido di una permanente delegittimazione. Il delitto principale di Berlusconi non è il “Rubygate”, della cui sostanza penale lui dovrà rispondere in un pubblico dibattimento dentro il processo, e sottrarsi a quel processo e al suo giudice è una violenza nei confronti della nostra idea di legalità e democrazia. Ma il suo delitto principale è aver condannato la generazione dei coetanei di Ruby a vivere il presente in assenza di memoria consapevole del passato e di visione serena del futuro. Il suo delitto principale è sociale, è il blocco e il regresso dell’Italia, la paralisi degli ascensori sociali, la fine del ceto medio, la lievitazione delle forme di povertà e soprattutto la patrimoniale sul lavoro dipendente, sui ceti medio-bassi, perché qualsiasi operaio a 1.200 euro al mese paga percentualmente il doppio delle tasse che paga Berlusconi che ha garantito a sé e al suo ceto una crescita esponenziale della ricchezza, sottraendola al mondo della produzione e del lavoro e trasformandola in finanza. E quando la finanza si autonomizza rispetto all’economia reale è inevitabile il cortocircuito in società.
E sono in cantiere altri “delitti”, come il decreto Romani che mette un tetto alla produzione di energia solare.
È assolutamente oscura la politica energetica di questo governo, anzi chiarissima. La ricetta è di non sottrarsi alla dipendenza da combustibili fossili e usare il tema del fabbisogno energetico per alimentare il più gigantesco circuito affaristico che si possa immaginare: quello legato all’energia nucleare. Il tutto in una realtà in cui anche le energie rinnovabili, che dovrebbero essere – insieme al risparmio energetico – la frontiera vera di un nuovo modello di sviluppo, sono state drogate da un ricorso assolutamente sproporzionato alla logica delle grosse imprese. Invece c’è un altro modello che io voglio promuovere, quello della “generazione diffusa di energia”, un modello fatto di pannelli fotovoltaici sul tetto di ogni casa, di una energia dolce e democratica, la stessa di cui ci parla Rifkin. Ma vedo che c’è pigrizia intorno a questi temi, anche da parte di una certa sinistra.
Tornando al nodo politica-giustizia, che ne pensa di ricette come il ritorno all’immunità parlamentare, fin qui proposte dall’Udc ma anche da singoli del Pd?
È difficile discutere ora di queste questioni. Il conflitto che Berlusconi ha attivato con il Parlamento, umiliandolo con la compravendita di deputati e senatori, il conflitto che ha aperto con la giustizia, ritenendosi sovrano premoderno non sottoponibile al controllo di legalità, credo abbiano avvelenato i pozzi e impedito una discussione sul merito delle questioni. Berlusconi è la pietra sepolcrale che ostruisce il cammino alla riflessione e a una riforma della giustizia. Il garantismo resta una delle bandiere più belle della sinistra, che pure si è lasciata tentare dal diavolo giustizialista, immaginando che ci potesse essere una riforma della società frutto della potenza delle inchieste giudiziarie. Nel frattempo, la destra si è impadronita di quelle bandiere, producendo però un garantismo peloso e oggi noi ci troviamo di fronte a una società ottocentesca anche dal punto di vista del formalismo giuridico: giustizialista con i giustiziati e garantista con gli iper-garantiti. Il fatto poi che nel dibattito su questi temi non si faccia il minimo accenno alle condizioni di 70mila detenuti nelle carceri è davvero segno di barbarie e assuefazione ad una situazione che ci è costata varie condanne dalla Corte di giustizia europea. Dunque, chiedermi dell’immunità parlamentare ora è come chiedermi che ne pensi dell’abuso delle intercettazioni: è una porcheria, ma è difficile aprire una battaglia perché quello che Berlusconi intende fare è sterilizzarne l’uso non l’abuso.
Tutti questi ragionamenti sbattono contro il rischio che non si torni a votare in primavera…
Non ho mai costruito la mia politica come se fosse chiromanzia. Dall’inizio ho sempre sostenuto che c’è una crisi organica e strutturale del centrodestra e una crisi di credibilità delle nostre classi dirigenti. Mi sono messo in gioco per far passare il messaggio che è necessario giocare una partita che non sia tutta chiusa nei palazzi, ma aperta nella società, nei movimenti, nelle “casematte”, come direbbe Gramsci. Una grande battaglia non legata ad un anti-berlusconismo vissuto come tirannicidio, ma come capacità di prefigurare una credibile e forte alternativa di governo. È questo che serve. Se si muove una battaglia tutta parlamentare scommettendo sulle defezioni dell’esercito opposto e poi questo non avviene, si corre il rischio che la propria gente venga presa dallo sconforto. Ecco perché è importante guardare alle vertenze dei movimenti, alle ansie e alle domande dei territori proprio perché per noi la politica non è un talk-show.
Al Tendastrisce ha detto che se dovesse ritirarsi, le cose che dice dovrebebro restare patrimonio collettivo. Non ha mica intenzione di uscire di scena?
L’ho detto perché non voglio essere visto come un esercizio autarchico con poteri divinatori, ma come una possibilità che si è determinata per sconfiggere il centrodestra e anche la cattiva politica del centrosinistra. Questo mi ha fatto diventare un leader, penso che così si possa costruire una cultura politica adeguata alle sfide del XXI secolo, senza recinti, steccati, ideologie paralizzanti, paraocchi.
Giuseppe Gloria
11 marzo 2011 at 23:00
A PRECISINO,
ma il suo ragionamento non tiene. Se anche gli elettrodotti che trasportano energia possono essere fonti di morti per tumori dovute alle onde elettromagnetiche allora mettiamoli sottoterra . Ma a che prezzo ??
O eliminiamoli come volete fare voi con il nucleare. Ma se siete conseguenti allora dovrete eliminare anche tutte le centrali a combustibili fossili, dovrete eliminare il traffico automobilistico e qualsiasi mezzo di trasporto che utilizzi combustibili fossili (navi, aerei ) a causa delle morti dovute alle polveri sottili. Restano solo il solare e l’eolico . Non vi sorge il dubbio che non bastino ??
precisino
11 marzo 2011 at 14:08
gli elettrodotti non sono una fonte di energia, servono solo a trasportarla (anche quella prodotta dalle centrali nucleari!)
Giuseppe Gloria
11 marzo 2011 at 09:12
Caro Catalano
A proposito di nucleare.
Il discorso sulle scorie e’ sicuramente importante ma credo sara’ superato quando la scienza introdurra’ i reattori COMPLETAMENTE AUTOFERTILIZZANTI che utilizzeranno tutte le scorie per produrre nuovo combustibile . Oggi esistono gia’ molti reattori che sono PARZIALMENTE AUTOFERTILIZZANTI e sono anche in stato avanzato gli studi per combustibili che producano scorie con cicli di esaurimento molto piu’ brevi di quelle da lei riportati..
In ogni caso io non sostengo che il nucleare sia sicuro (parlo del nucleare serio e non di quello bolscevico che ci regalo’ Chernobyl) . Ma anche le altre fonti di energia hanno i loro rischi . I campi elettromagnetici creati dai grandi elettrodotti provocano – a quanto sembra – un notevole aumento dei tumori nelle aree a loro adiacenti ( il problema è sotto studio a Civitavecchia dove esistono grandi elettrodotti che si dipartono dalla locale centrale a carbone). E dove mettiamo l’aumento delle malattie respiratorie e delle morti relative causate dall’’immissione nell’atmosfera di polveri sottili risultanti dalla combustione dei combustibili fossili (centrali tradizionali, traffico, trasporti etc. ) ?
I verdi battono molto sulle energie “Pulite” cioe’ il solare/elettrovoltaico, l’eolico e l’idroelettrico . Quest’ultimo oggi in Italia produce circa il 12% del fabbisogno ma ci dimentichiamo quanto costo’ in termini di vite umane e di danni la tragedia del Vajont!E ci dimentichiamo anche che non vi sono altri siti sicuri disponibili per costruire bacini idroelettrici sicuri, essendo tutti quelli disponibili gia’ utilizzati.
Il solare e l’eolico sono sicuramente le piu’ pulite! Ma per arrivare ad una produzione che assorba diciamo almeno il 10 % del nostro fabbisogno energetico quanti km quadrati e quante creste di colline dovremo deturpare alla faccia delle nostre bellezze panoramiche che tanta importanza rivestono per il turismo e per l’arte italiana?
Quello che io sostengo è un “mix” energetico composto dalle varie fonti incluso il nucleare e incluso il risparmio energetico (molto importante anche questo) , che ci permetta di aspettare che la scienza scopra l’energia “pulita “ .
Giuseppe Gloria
P.S. aspetto sempre le risposte del Pres.Vendola agli altri miei punti del 5 marzo. Sono sempre piu’ pessimista!
Marcos
9 marzo 2011 at 15:20
Bella intervista, fatta e riportata bene. Tantissimi gli spunti che fanno muovere i pensieri. Tanti i riferimenti che ci obbligano a pensare ai grovigli berlusconiani che abbiamo davanti ed a cosa sia necessario fare per ricostruire questo dannato/amato Paese… Bravo Niki.
maria
9 marzo 2011 at 14:33
Presidente,l’ho sempre seguita e la seguo con ammirazione e rispetto;la sosterrò nelle sue decisioni politiche ma le chiedo di prestare attenzione alla nostra Puglia e di dare un segnale coraggioso di pulizia all’interno della struttura della Regione : troppi dirigenti e troppo poco professionali quando non manifestatamente ignoranti del ruolo che occupano.M a come sono stati reclutati? Certo avevano più di un santo in paradiso e intanto ragazzi serissimi e preparati sono senza lavoro . Oggi da questo si deve partire : basta raccomandazioni , i posti non si devono dare per avere consenso elettorale;quello si deve ottenere per l’autorevolezza della persona e delle proposte. In attesa di un segnale forte le auguro in bocca al lupo, per tutto ciò che La aspetta.
Principe
7 marzo 2011 at 22:21
.. Nichi sei grande!!!!
FRANCESCO CATALANO
6 marzo 2011 at 21:09
@GiuseppeGloria da Roma…non contesto per principio nessuno dei tuoi punti che così come posti rientrano nella normale dialettica politica e diversità di idee che è il sale della democrazia. SU UN UNICO PUNTO NON CONCORDO E NON CONCORDERO’ MAI E NON ACCETTO DIALOGHI O DISCUSSIONI: IL NUCLEARE. TI pongo io una domanda. A parte il problema delle scorie (è davvero ridicolo oltre che assurdo pensare di progettare e gestire depositi di scorie per periodi di tempo di decine di migliaia di anni, a meo che non si dichiari o pensi che nn ce ne importa una emerita minchia di chi verrà dopo di noi)…COSA ACCADREBBE SE UN PAZZO COME GHEDDAFI UN BEL GIORNO, SNIFFATA UN PO’ DI COCA IN PIù DEL SOLITO SI SENTA DIO INTERRA E SPARI UN MISSILE SU UNA CENTRALE NUCLEARE? O PENSI CHE NON CI SARANNO MAI PIù GUERRE NEI PROSSIMI DECENNI SOLO PERCHè ABBIAMO VISSUTO QUALCHE DECENNIO DI “PACE” (MICA SECOLI, SONO 60 ANNI SONO)?
Giuseppe Vinci
6 marzo 2011 at 18:53
@ Giuseppe Gloria
Dice bene quando parla al passato dell’AQP (Acquedotto Pugliese). E’ vero, fino alla gestione Fitto, la rete idrica dell’AQP era un colabrodo, anche economico.
Ci sono voluti più di 5 anni per rimettere a nuovo la rete idrica e rendere davvero pubblico ed efficiente il servizio.
Per quello che mi riguarda, da imprenditore pugliese fiero e geloso della Puglia, non posso che prendere atto del vero cambiamento introdotto dalla gestione Vendola, nonostante inesauribili problemi causati dal PD.
Di esempi se ne possono fare tantissimi!
Non servono interminabili papiri intrisi di politichese per cambiare il paese. Serve mettere in pratica una gestione all’insegna della condivisione e della partecipazione. Serve rispetto delle leggi. Rispetto dell’alterità. Rispetto dell’umanità.
Fornaro Tonino
6 marzo 2011 at 18:49
E’ molto difficile argomentare una linea politica con riferimenti alle grandi idee del 900 e a categorie fondamentali come liberismo ,statalismo ,comunismo,capitalismo ecc, senza incorrere in pessime semplificazioni anch’esse frutto della riduzione della politica a violenza verbale ,superficialità e populismo . Esempio.Tacciare di fumosità ,di sognatore ,di bolscevico o , come fa il sig.Gloria ; scomodare dati e giudizi da propaganda elettorale mettendo in parallelo il nuclere con i costi dell’energia elettrica in Italia ignorando quante voci sono presenti nella bolletta che disperdono milioni di euro a favore di corporazioni e altro. Scomodare la socialdemocrazia del 900 per anteporla a non si è capito a cosa ecc. ecc. Per rispondere in modo credibile a Vendola e a SEL usiamo argomenti e categorie pertinenti ai contenuti esposti. Economia e lavoro : scomodiamo Rifkin o Stiglitz non Gramsci o Marx .La globalizzazione finanziarie e quella industriale sta creando equilibrio tra i paesi e tra i cittadini all’interno di essi?Il rapporto tra il modello di sviluppo attuale e la Terra è sostenibile? I beni naturali come l’acqua e l’aria possono rientrare nelle categorie economiche e delle regole del mercato ? Oppure , i “monopoli” naturali :aeroporti ,grandi porti , energia di base ,le grandi vie di comunicazione possono essere sottratte al controllo pubblico ?Nessuno Stato liberale si è ritratto da queste prerogrative . Welfare: è pensabile uno sviluppo economico democratico senza un accettabile equilibrio nella redistribuzione delle risorse tra i diversi livelli di un a società ? O pensiamo ancora che l’arricchimento dei pochi possano far cadere le briciole dai loro tavoli a favore di chi sta sotto?
Scienza ,ricerca ,cultura .Pensiamo che le regole del mercato possano assicurare una scuola e una università libera che formi cittadini liberi e capaci. Non rispondete che negli USA le università sono private perchè l’80% dei finanziamenti a tutte le università sono statali.
Voglio chiudere qui ,invitando gli interlocutori a semplificare meno questi grandi temi che Vendola e SEL pongono e di fronte ai quali l’attuale PD sembra smarrito e non è buona cosa.
Pingback: Caro Pd…
carlo riz
6 marzo 2011 at 11:42
uniamo le forze in un bel partito socialdemocratico di tipo europeo.. recuperiamo in forme nuove la nostra storia ..nicki è sulla buona strada, il pd è cmbattuto: costruiamo associazioni culturali miste che favoriscano il processo di unificazione politica tra pd e sel di cui v’è bisogno..
WLADIMIRO
6 marzo 2011 at 01:38
Da “sognatore” m’affaccio a questa realtà con la determinazione di partecipare al movimento che sta prendendo vita. Dalla commozione risvegliata dal “sogno” si riaccende il desiderio volenteroso di impegnarsi.
admiral
5 marzo 2011 at 21:08
Nichi sei grande, chi si ferma e perduto facci sognare per una italia migliore.-
Giuseppe Gloria
5 marzo 2011 at 20:16
Gentile Presidente Vendola,
ho sentito alcune notti fa’ (grazie ad un’attacco di insonnia)su Radio Radicale un suo discorso molto trascinante.
Non sono riuscito a capire dove si svolgeva l’evento a cui lei partecipava.
Lei ha iniziato inneggiando alla “Liberta’ “ , incitando i giovani a credere nella Liberta’.
Sono assolutamente d’accordo da vecchio liberale.
Subito dopo, pero’ , lei ha dichiarato di essere comunista e di porsi come obbiettivo una maggior partecipazione dello Stato ( la nazionalizzazione dell’acqua e’ un suo punto qualificante ) .
Ha poi attaccato con violenza il “Liberismo “ e i liberisti e chi vuole le privatizzazioni.
Le faccio alcune domande :
1) come puo’ inneggiare alla Liberta’ e dichiararsi comunista dopo che e’ stato dimostrato senza possibilita’ di smentita ( sopratutto dopo l’apertura degli archivi del Cremlino, ma anche molto prima grazie alle testimonianze che voi comunisti dichiaravate false) che il comunismo –nei paesi dove e’ andato al potere – ha ammazzato 90 milioni di persone ??
2) come puo’ inneggiare alla Liberta’ e nello stesso tempo auspicare un ritorno allo statalismo quando nei paesi dove questo statalismo ha imperato si e’ dimostrato fallimentare . Si e’ dimostrato fallimentare anche in Italia negli anni del Centro sinistra dove l’IRI gestiva – per conto dello stato – anche i panettoni e il nostro debito pubblico aumentava fino a oltre il125% del PIL??
3) lei vuole la nazionalizzazione dell’acqua ( sia della produzione che della distribuzione) . Non le dice niente che l’Acquedotto Pugliese gestito dagli enti locali perdeva quasi il 50% dell’acqua distribuita per mancanza o cattiva manutenzione delle tubazioni e perche’ molta acqua era rubata dalle tubazioni senza che nessuno intervenisse?
4) Lei non vuole il nucleare : non le basta che circa il 20% del nostro consumo ci viene fornito dalla Francia dove l’85% viene prodotto dal nucleare e le cui centrali distano meno di 200 km dai nostri confini? non le basta che il cittadino italiano paghi l’energia elettrica un buon 30% in piu’ della media europea ? .
5) Perché lei –e gli antinuclearisti – continuate a minacciarci di una possibile Chernobyl , senza dirci mai che un conto era il nucleare serio e un conto era il nucleare bolscevico. Lei dovrebbe sapere che Chernobyl fu costruita negli anni ’50 SENZA CUPOLA DI CONTENIMETO SUI REATTORI . Stalin aveva deciso pochi anni prima di morire, di lanciare un piano per la costruzione di alcune decine di centrali , non tanto per produrre energia per i suoi sudditi, ma per avere combustibile per le sue bombe atomiche!. La cupola di contenimento era obbligatoria – gia’ dagli anni ’50 – per tutti i reattori dei paesi che avevano aderito alla convenzione di Vienna sponsorizzata dalla IAEA ( e quindi dall’ONU) ma l’ineffabile sua URSS mai aveva voluto aderire alla suddetta convenzione fregandosene della sicurezza edella salute dei suoi sudditi.. Pochi anni prima di Chernobyl negli USA ( a Tree Mile Island) successe un’evento simile a Chernobyl (cioè una grave fuoriuscita di radioattivita’ dal nocciolo del reattore ) . La presenza della cupola di contenimento impedi’ il rilascio di radioattivita’ nell’ambiente circostante perché i- da lei odiati – USA si erano conformati alla Convenzione di Vienna a cui avevano aderito decenni prima come tutti i paesi civili della da lei odiata democrazia liberale..
6) Ultima domanda : lei auspica che i redditi di lavoro dipendente e le pensioni siano tassati con l’aliquota attualmente in vigore per i redditi da capitale (12,50%)i e viceversa questi ultimi siano tassati con l’aliquota base dell’imposta sul lavoro dipendente (25%). Idea molto bella. Ma mi sa’dire come si assorbirà il minor gettito dei titoli del nostro debito pubblico (con cui lo Stato Italiano si finanza sul mercato internazionale e quello interno ) e/o il maggior peso degli interessi che lo stato dovra’ pagare per reggere alla concorrenza degli altri titoli di debito pubblico ? Si parla di una differenza di circa 60 Miliardi ( quasi 4 punti di PIL ) ??
Attendo –senza troppa fiducia – le sue risposte .
Giuseppe Gloria
Roma
specchioditalia
5 marzo 2011 at 19:13
Parole..parole! Ben dette, per carità. Scrive Sartori, opinionista non certo di destra, che una molto probabile, quasi certa, vittoria di Vendola alle primarie sarebbe la fine della sinistra. Personalmente concordo ed è chiarissima quindi la ragione per cui non è troppo benvisto da quelle parti. Insomma, un novello “pifferaio magico”. Oltretutto non si riesce a comprendere, anzi proprio non si sa, quale programma presenterebbe. Le parole sono belle, ma dov’è la sostanza?
giovanni
5 marzo 2011 at 19:06
Con buona parte del Pd sarà difficile intavolare questioni inerenti al centro-sinistra.
Sel continui la sua ascesa.
Alessandro
5 marzo 2011 at 11:13
Ma dei sognatori frustrati della socialdemocrazia ne vogliamo parlare? La logica conseguenza della deriva socialdemocratica dei partiti ex comunisti è, qui in Italia, Berlusconi. Ma quanto gli volete bene a Berlusconi per continuare a parlare di socialdemocrazia, che ha miseramente fallito non solo in Italia, ma in tutto il mondo! La socialdemocrazia è stata sconfitta dalla storia! Non se ne può più dei veterosocialdemocratici, veri responsabili della fine delle speranze di cambiare la società! e si potrebbe continuare a lungo utilizzando lo stesso modo di argomentare degli anticomunisti…
federico
4 marzo 2011 at 22:39
parole seducenti ma vuote di contenuto politico e di strategia.
I nuovi orizzonti sono estremamente fumosi: cosa si vuole, il comunismo? il socialismo? una società senza automobili?
Mi pare che ci sia un minestrone di massimalismo, ecologismo un po’ ipocrita e così via.
Perchè non abbiamo il coraggio di dire semplicemente che per l’Italia sarebbe già una rivoluzione farne un paese civile e normale come i paesi avanzati dell’Europa centro-nord?
Non c’è niente da inventare e nessun orizzonte da scoprire; le esperienze positive per società basate sul welfare e sui diritti ci sono già e si chiamano in un modo che a sinistra abbiamo schifato: SOCIALDEMOCRAZIA.
nel breve termine, siamo in emergenza democratica come altre volte nella storia. Quindi bando ai personalismi e larghe unità non solo per riformare la legge elettorale e fare una legge per regolare il conflitto di interessi (mi sembra un po’ pochino!).
C’è un debito pubblico che sta schiacciano due nuove generazioni e schiaccerà tutte quelle successive se non si pone rimedio? Cosa dice Vendola a tale proposito?
Vogliamo vedere proposte serie e fattibili, non slogan seducenti per attirare i sognatori frustrati della rivoluzione!!
Antonio Esposito
4 marzo 2011 at 20:12
Caro Niki,
non credo che qualcuno abbia paura di te, sinceramente.
Non perdere tempo a parlare di noi del PD, hai un partito da strutturare.
silvano gazzarri
4 marzo 2011 at 16:03
come si fa a commentare niki, è sempre troppo grande !!!!!!
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