Immunità parlamentare, perché no?

Franca Chiaromonte Pubblicato da
il 23 febbraio 2011.
Pubblicato in Diritti, Giustizia, gli Altri, Politica.

La scelta di presentare al Senato un disegno di legge costituzionale di modifica dell’articolo 68 della Costituzione in materia di immunità parlamentare, volutamente e dichiaratamente bipartisan, è figlia di una riflessione che porto avanti coerentemente da molto tempo, senza escludere quei periodi in cui nel nostro Paese i rapporti tra politica e magistratura sono stati difficili (Mani pulite fu l’apice ma la più recente attualità credo che per taluni aspetti sia ancora più preoccupante).

Il mio disegno di legge non è di tipo ordinario ma di modifica costituzionale e con questo mia intenzione era l’esprimere un’opzione molto chiara, quella di tornare alla Costituzione, una strada che richiede di per sé dei tempi formali assai lunghi e proprio questi empi lunghi dovrebbero di per sé scongiurare le polemiche che ingiustificatamente stanno crescendo in questi giorni. Il disegno costituzionale impegna, infatti, le due Camere parlamentari ad un iter oneroso. Forse è per questo, proprio per una eventualità di revisione popolare che, nonostante quello che alcuni commentatori politici hanno sostenuto o vanno sostenendo, il Governo non pare innamorato (se non per cercare inutilmente divisioni tra noi del Pd) da questo disegno di legge che poco sembra rispondere alle esigenze di tempi brevi sul fronte dei processi e della riforma della giustizia. Ma anche il centrosinistra appare terrorizzato dal giudizio del “popolo” che come all’epoca di Mani pulite potrebbe leggere come un atto di malafede quello di riproporre l’immunità a parlamentari che sembrano rivolgere il proprio impegno più agli interessi privati che al bene collettivo e questo ogni giorno di più. E se in alcuni casi pare difficile dargli torto, perché impegnarsi in una campagna politica e culturale così difficile e controproducente?!

Le motivazioni, al contrario, per spendersi in questa difficile battaglia sono, a mio modesto parere, molte.

L’intento, infatti, non è che quello di ritornare alla Costituzione, e farlo non solo riproponendo quasi integralmente l’articolo 68 della Costituzione (con le evidenti modifiche necessarie ad armonizzarlo ad alcune riformualzioni del codice), ma immergersi nuovamente nelle motivazioni e nello spirito che i nostri padri costituenti adottarono nel formulare l’allora articolo 67 della Carta costituzionale, vale a dire affrontare e risolvere il delicato rapporto tra i due Poteri dello stato, garantendo ad entrambi le legittime garanzie ed autonomie. L’originario disegno di legge non faceva altro che stabilire in particolare che senza l’autorizzazione a procedere della Camera di appartenenza un membro del Parlamento non potesse essere sottoposto a processo penale come pure che il Presidente del Consiglio e i ministri fossero sottoposti al giudizio della Corte costituzionale. D’altro canto, però, formulando l’articolo 110, i costituenti hanno pure garantito alla magistratura di non essere vessata da ingerenze politiche conferendo al Csm amplissimi poteri di autogoverno e limitando le competenze del Ministro della Giustizia. Si tratta, dunque, di un gioco di pesi e di controbilanciamenti assai delicato, rotto nel 1993 in conseguenza dell’abolizione della cosiddetta autorizzazione a procedere nei confronti dei parlamentari. Difficile, mi pare, dimostrare che questa modifica costituzionale abbia davvero inciso in maniera positiva a correggere questo panorama politico che anzi si è andato, come tutti possono facilmente osservare, sempre più arroccando nei suoi privilegi riuscendo anche a non essere più troppo dipendente degli umori degli elettori (la brutta legge elettorale che ha abolito le preferenze!).

E’ prendendo atto di questa situazione e assumendomi la responsabilità etica e politica personale (e qui ha certo ragione Bersani) del ruolo del legislatore che ho depositato il disegno di legge e che sto tentando di tenere aperto questo dibattito in maniera limpida e trasversale.

Sono altresì consapevole dei tanti abusi che sono stati commessi in questi ultimi anni dalla classe politica ma ricordo che la sospensione dei procedimenti come si evince dalla parola stessa non equivale certamente alla loro eliminazione. Ed infatti nella legge che ho depositato non viene riproposta l’autorizzazione a procedere ma solo la sospensione temporale delle azioni giudiziarie.

Sono dunque consapevole della delicatezza dell’argomento e della scarsa opportunità politica in questo quadro nel quale di giorno in giorno emergono fatti politici e giudiziari sempre più gravi, ma la mia battaglia, proprio per i motivi che ho tentato di elencare, non può e non deve essere schiacciata all’imminenza, alla quale concretamene non può appartenere. Un anno e mezzo di percorso legislativo è un tempo troppo lungo per poter essere utilizzato da un Governo indebolito ed alla ricerca di ricette di fuoriuscita immediate.

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9 Responses to Immunità parlamentare, perché no?

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  2. Giovanni De Caprio

    4 marzo 2011 at 10:56

    ma che bel quadretto…..non c’è che dire, l’Italia indignata e moralista, i paladini dell’etica, pronti a tagliarsi un paio d’organi ( non dico quali…..) pur di liberare il Paese dall’odioso miliardario. Perfino chi , come la senatrice Chiaromonte o Piero Sansonetti, dimostra di non aver smarrito il buonsenso e la capacità di ragionare, viene cassato senza pietà dal popolo della dignità e dei musetti contratti. Se non ricordo male della mia adolescenza, negli anni in cui la sinistra faceva la sinistra e i giacobini non erano ancora nati, la difesa delle garanzie, la tutela dei diritti civili, erano la bandiera della sinistra illuminata. Ricordo nei cortei ” se vedi un punto nero spara a vista o è un carabiniere o un fascista”. Come cambiano i tempi. E come cambiano i compagni.

  3. Toni33

    2 marzo 2011 at 01:38

    La proposta della senatrice Chiaromonte di reintroduzione della immunità parlamentare ha il pregio di voler porre fine ad uno scontro politico-istituzionale che paralizza il Paese.In sostanza si usa un mezzo che vale rimedio per il raggiungimento del fine che dovrebbe essere la pacificazione generale.Ma le cose non stanno così.E per capire a fondo è opportuno partire dai motivi che indussero i costituenti ad introdurre in Costituzione la immunità per i parlamentari.Durante il ventennio fascista opinioni non in linea con il regime erano punite con la persecuzione,o nei casi meno gravi con la galera.Era quindi necessario impedire che il parlamentare non fosse libero di esprimere le proprie opinioni e metterlo al riparo da possibili incriminazioni.Era questa la ratio ispiratrice della norma costituzionale.Altra cosa sono i reati comuni,taluni gravissimi,dei quali il parlamentare è accusato di aver commesso durante l’esercizio del mandato,o addirittura prima dell’ingresso in politica.Ora,concedere il beneficio del differimento dei processi,come propone la senatrice Chiaromonte,a parte il contrasto con il principio di uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge,è sicuramente un grave vulnus allo Stato di diritto,già pesantemente violato dalla presenza nelle istituzioni di certi personaggi.Nè si può far finta di niente se la Corte dei Conti si allarma per l’aumento degli odiosi reati di moda,la corruzione e la concussione.Ma pure a volerne apprezzare i buoni propositi,la senatrice Chiaromonte si renda conto che Berlusconi non cerca la serenità per governare,ma insegue la impunità e lo fa attraverso una serie di leggi che oltre ad offendere il diritto rischiano di aggravare le già disastrose condizioni della giustizia.Per quanto accade nella vita pubblica servirebbe invece una stretta nel senso che chi è inquisito non può candidarsi ad assumere cariche pubbliche,ed il parlamentare indagato deve rassegnare il mandato.
    Le istituzioni hanno bisogno di un bagno purificatorio che le affranchi dall’inquinamento in cui versano.Altro che immunità!

  4. Giuseppe Bianchi

    25 febbraio 2011 at 17:42

    Ho sempre considerato il diritto come qualcosa che vada interpretato in favore dei bisogni della gente e non del potere. Da quanto leggo riproporre questo patto bipartisan sull’immunità parlamentare servirebbe a garantire ai due poteri dello Stato di non interagire in nome della propria autonomia. Credo che questo sia un tipico esempio di come si possa in una democrazia , erroneamente individuare l’organo di potere in se come destinatario assoluto del diritto.

  5. Vittorio Pappo

    25 febbraio 2011 at 13:42

    Forse ci si dimentica che con l’attuale legge elettorale maggioritaria, che assegna la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento al Partito o coalizione più votata l’immunità per i membri della maggioranza diventerebbe automaticamente anche impunità certa, e questo anche credo per la minoranza. Solo un sistema elettorale perfettamente proporzionale, come era quello vigente al tempo dei padri costituenti, potrebbe giustificare l’immunità parlamentare.

  6. nicola fiorillo

    25 febbraio 2011 at 13:10

    Dissento del tutto. La situazione politica italiana, già da anni prima di Berlusconi, è ben diversa dal 1948, quando entrò in vigore l’attuale Costituzione. In Italia c’è una completa frattura ed incomprensione tra classe politica e popolazione : forse i parlamentari sanno cosa significa avere un parente che deve aspettare ore in una corsia affollata di pronto soccorso o cosa significa salire quotidianamente su mezzi pubblici affollati o cosa significa fornire di carta igienica i propri figli che vanno a scuola perché nella scuola manca?
    Una reintroduzione dell’immunità imbestialirebbe gli italiani che proprio non la capirebbero; qualora ,senza la maggioranza parlamentare dei due terzi, fosse sottoposta a referendum approvativo(che non avrebbe quorum) l’80% degli italiani sicuramente la boccerebbe, a giusta ragione.

  7. mario

    24 febbraio 2011 at 16:48

    sto aspettando con ansia gli articoli: “Farsi la minorenne. E che sarà mai?”, “Dire balle in Parlamento. Come se la verità fosse sta figata” e l’imperdibile “Il mio diritto a non capire una minchia pensando di essere intelligentissimo”.

    Non so come avete fatto a costruire questo software mentale che, grazie a raffinatissimi e articolatissimi algoritmi, riesce sempre ad ogni questione a scacare una risposta perfettamente in linea con l’attuale maggioranza.

    l’immunità nasce per difendere il parlamento dal fascismo + berlusconi vuole l’immunità = berlusconi è un antifascista.
    le mignotte sono di sinistra + berlusconi va a mignotte = berlusconi è di sinistra
    bravi veramente.

  8. Mattia

    24 febbraio 2011 at 14:42

    Ma un momento peggiore per ritornare a parlare di immunità, non lo si poteva scegliere?

    Autolesionismo alè…

  9. marco tarantino

    24 febbraio 2011 at 09:43

    I nostri padri costituenti venivano da una dittatura che, se pur sconfitta politicamente, aveva ancora una certa forza sociale e un certo potere, e c’era la necessità di permettere alla classe politica di poter esercitare la propria funzione senza condizionamenti e limitazioni. E’ per questo che era nata l’immunità parlamentare, non certo per proteggere i politici con uno scudo che permettesse loro di delinquere allegramente essendo al di sopra della legge.
    Reintrodurla ora, in un momento in cui non mi pare che vi sia un attacco alla libertà di azione politica (perlomeno non dai poteri occulti dello stato) mentre invece vi è un livello di corruzione della classe politica altissimo (citando la corte dei conti), mi pare sbagliato, controproducente e anche autolesionista.