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Sanremo 2011: trasversale, tricolore, tricarico, trito e ritrito (però Morandi è simpaticissimo)

Susanna Schimperna Pubblicato da
il 20 febbraio 2011.
Pubblicato in Cultura, gli Altri.

Assolutamente vedibile. Musicalmente poverissimo. Terribilmente retorico. Un Sanremo multicolore e tricolore, in cui Morandi ha vinto per simpatia, comunicativa, semplicità, e Benigni perché può fare e dire qualunque cosa, diventare persino il più straordinario cantore di un Risorgimento tanto dorato quanto falso, ma resta unico, credibile, geniale, pulito, mai meschino, mai acido: un trascinatore di folle, se mai gliene dovesse venire la voglia.

È vero che col refrain “Stiamo uniti” l’eterno ragazzo ha un po’ esagerato. A forza di ripeterlo, a chi non ha vent’anni è tornato il ricordo di Peppino de Filippo e del suo Pappagone: “Siamo vincoli o sparpagliati?”. Ma la fatica che ha fatto per far dire due parole a Elisabetta Canalis, così convinta di essere una diva da ritenere superfluo essere anche sensatamente parlante, ci ha toccato il cuore. E quando Canalis, dopo il monologo di Benigni, ha ostentato stucchevoli palpiti, quasi svenendo perché “come si fa adesso ad andare avanti”, lui è stato magnifico e munifico: nemmeno un’occhiata storta, un sopracciglio contrariato.

Belen Rodriguez, inchiodata al cliché della “sensuale”, ma anche al dovere di essere accettata dalle famiglie, ai balletti scosciati ha alternato siparietti rassicuranti, come la canzoncina con pathos accompagnata dal papà alla chitarra. Però affascinante, brava, con personalità, presenza, forza. Quando le Iene, dopo l’incantesimo di Benigni, hanno letto Gramsci, si è temuto che anche lei avesse un attacco emotivo. Invece è andata avanti, apparentemente senza alcun eroico sforzo su se stessa. Super.

Musica. Max Pezzali, il prototipo del rock-pop più leggero, ha messo finalmente una nota di consapevolezza in un testo interessante, metafora calcistica sul tempo che passa. Un brano carino, che non è stato premiato. Buttato fuori Tricarico, un brano certo non tra i peggiori. Anna Oxa molto confusa: vegana e new ager, ha adottato sul palco un look e modi da sciamana posseduta. Notevole. Ma non si capiva bene cosa stesse a fare lì, piuttosto che sul campo di battaglia ad incitare la sua tribù (con parole naturalmente incomprensibili, come suo solito). Confusione anche per altri cantanti. Al Bano ingiudicabile. Canzone di quelle che restano nelle orecchie, perfetta per catturare l’attenzione già al primo ascolto (a chi piace il genere, ovviamente). Ma il brano è la copia carbone di Flatbush Waltz di Andy Statman. Ecco, evidentemente Al Bano ha preso uno spartito per un altro, si è sbagliato, si è confuso. Ha lasciato la sua canzone, quella vera, in camerino. Confusa Patty Pravo che ha mandato in scena una sua replicante, per di più vecchio modello, così poco umana, palesemente di plastica (e stonata). Confusi i BTwins, ma non per colpa loro. Giovanissimi, sorridenti. Hanno dovuto mettersi nel ruolo degli stremati d’amore, capirai, con quella canzone “Mi rubi l’amore”. Tra i non confusi, Anna Tatangelo. Abituata a essere odiata, si è divertita ad apparire una volta nelle vesti di fatalona e un’altra truccata e pettinata da fanciulla cartolina degli anni 40. Tanto, più antipatica di quanto sa di essere, non potrebbe. E quindi fa quello che le pare. Mi piace.

Ospiti. Come sempre inutili. Per far parlare i giornali, per catturare non si sa quale platea. Arrivano lì per dire poco, promuoversi molto, prendere soldi per “esserci” e non per “fare”. Un dubbio su De Niro: ma seguiva la traduzione all’auricolare o quella di Elisabetta Canalis? In realtà, a un certo punto confuso sembrava anche lui.

La passerella infinita di personaggi che dovevano pubblicizzare programmi tv prossimi futuri è stata poi particolarmente fastidiosa, ai limiti della decenza. Fastidiosa anche la solita gag con la diva straniera, nello specifico Avril Lavigne, che dice di amare tanto il cibo e gli uomini italiani scatenando l’applauso. Con fiducia aspettiamo che prima o poi, a dichiarazioni del genere (elaborate dagli autori e suggerite dai conduttori), scenda il gelo. Speriamo di non dover aspettare troppo.

Roberto Vecchioni. Ha vinto il festival e lo meritava. Molto nella linea Aznavour, Jacques Brel. Un po’ troppe dediche e un po’ retoriche – una volta dedica la vittoria agli italiani, un’altra alle donne, e poi ai lavoratori, ai soldati che muoiono ingiustamente –. Ma è lui. Coerente, preparato, appassionato.

Paolo e Luca. Capirai, i giornali avevano titolato “La politica sbarca a Sanremo”. Sono rimasti delusi. In nome della par condicio o di un’autentica trasversalità-equidistanza-imparzialità (qualcuno ci crede?), hanno scherzato su tutti. Scherzato, attenzione. Non certo fatto satira. D’altra parte, perché aspettarselo. Sono piaciuti, hanno fatto sorridere molta gente. La satira è nel fatto che la Rai deve pescare dal serbatoio Mediaset perché non è capace, evidentemente, di scoprire e coltivare talenti.

Il giorno dopo il Festival. Sto vedendo il programma “Domenica In”, su Rai1. Roberto Vecchioni, ospite, parla pochissimo, tacitato da Vittorio Sgarbi che sposta il discorso sul cachet di Benigni. Ad Al Bano nessuno contesta la somiglianza impressionante del suo brano con Flatbush Waltz. Il momento clou è una telefonata di Maria De Filippi. Appunto.

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7 Responses to Sanremo 2011: trasversale, tricolore, tricarico, trito e ritrito (però Morandi è simpaticissimo)

  1. puzzailsignorvincenzo

    3 marzo 2011 at 00:18

    Il professore esimio Vincenzo Puzza non aveva intenzione di arrecare disturbo taluno nel dibattito, ma ci terrebbe assaie a specificare che il pezzo “La notte dell’addio” interpretato da Luca Madonia nella serata di giovedì non fu la canzone in gara, denominata invece “L’alieno”.

  2. Susanna Schimperna

    Susanna Schimperna

    1 marzo 2011 at 23:17

    Non andremo in puzza per questo, lo dica al professor Puzza. Anzi, i suoi momenti goduriosi nell’ascolto delle esecuzioni suddette riempiono di goduria e gaudio anche noi. Il che, di questi tempi, merita un ringraziamento.
    susanna schimperna

  3. puzzailsignorvincenzo

    1 marzo 2011 at 22:45

    Il professore esimio Vincenzo Puzza ha apprezzato assaie la canzone di Patty Pravo e financo l’esecuzione di La notte dell’addio eseguita nella serata di giovedi da Luca Madonia con puranchesso la collaborazione di Franco Battiato.

  4. Lo Scrocco

    28 febbraio 2011 at 19:38

    La mia Susy…è sempre la mia Susy :-) )))

  5. Susanna Schimperna

    Susanna Schimperna

    24 febbraio 2011 at 21:31

    il primo commento mi è oscuro.
    al secondo rispondo :-) ))
    (susanna)

  6. Altro

    24 febbraio 2011 at 20:46

    :) ))

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